LA LONTANANZA

“Quel che commuove nello spettacolo della distanza – per esempio una pianura collinosa vista da una collina più alta – è la coscienza che quelle plaghe di tinta neutra, quelle tubecole, quelle distese fumose e chiazze – quel colore azzurro di lontananza – sono altrettante cose, oggetti, campagne finite e nitidamente fatte. E’ ricca quella lontananza ch’è fatta di cose reali e perfette.” (Cesare Pavese)


13 responses to this post.

  1. Posted by cavaliereerrante on 15 febbraio 2011 at 14:11

    Ed io ringrazio te, Lady @Nives, non solo per il fertile scambio di idee su questo Autore immenso e irrinunciabile, non solo per l’ interlocuzione riflessiva che ci crei, ogni volta, con i tuoi bei Post, ma anche per la tua presenza costante, delicatissima, straordinariamente efficace a fianco di Lady @Sabby, un’ Amica che porto nel cuore, una Persona bellissima, di raffinata cultura, sincera e modesta, come soltanto un’ Amica generosa può essere !
    Su Cesare Pavese, ritornerò presto, ed esamineremo insieme la sua tragica vicenda anche alla luce della tua acuta ipotesi !
    Un abbraccio .

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  2. Posted by cavaliereerrante on 14 febbraio 2011 at 22:31

    Sì, e probabile !
    Fernanda Pivano, che si laureò in “Lettere” sotto la sua guida ( Lei portò la sua Tesi di Laurea, Relatore Prof. Cesare Pavese, su “Edgar Lee Masters” ), fu sicuramente amata da Pavese, e probabilmente, non ostante la differenza d’ età, anche lei lo amò . Tuttavia, poi lei incontrò l’ uomo della sua vita, l’Arch. Eugenio Sotsass che sarebbe diventato suo Marito e diede un taglio indolore alla sua relazione con il suo ex Professore .
    Poco prima di suicidarsi, Pavese telefonò a Fernanda Pivano per chiederle un appuntamento, poichè aveva bisogno di parlarle .
    Lei, che aveva un impegno con il suo fidanzato, si scusò, promettendogli che si sarebbero visti qualche giorno dopo !
    Ma lui si suicidò, e quell’ appuntamento non avvenne più .
    Fernanda Pivano, non se lo perdonò mai : è sempre stata convinta che, se fosse andata all’ appuntamento e gli avesse parlato, Pavese non sarebbe morto in quella maniera . E finchè visse, non se lo perdonò mai !
    In, non ne sono convinto : lui, aveva già deciso di morire !
    Certo, la ragione più probabile fu la sua accorata solitudine !
    Era amatissimo, da tutti i suoi studenti e da tutti i suoi lettori, aveva una importante storia d’ amore con la bellissima Costance Dowling, ma in cuor suo sapeva che la sua vita non sarebbe stata mai normale, che non sarebbe mai potuto diventare ‘un marito ed un padre’ come tantissimi altri : glielo impediva quel “vizio assurdo” che era la sua stessa vita !
    Ma, carissima Lady @Nives, lui in effetti non è morto mai, se vive così struggentemente in noi ! Io, l’ ho amato tantissimo, e parlare di quest’ Uomo mi dà i brividi ( magistrali, accanto alle sue opere letterarie, Romanzi, Poesie, Saggi critici, le sue traduzioni dall’ inglese, tutt’ oggi insuperate, de “La balena bianca” di Melville e “42° parallelo” di John Dos Passos ), ed una inspiegabile, amarissima nostalgia !

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    • Ho conosciuto Cesare Pavese anni fa, leggendo “Il mestiere di vivere”. Di Lui mi ha colpito la Percezione e Consapevolezza di una Immensità…di una Pienezza così dolce e irraggiungibile, da ridurlo a struggersi, cercandola disperatamente. Fino al suicidio per poterla raggiungere. L’elevata sensibilità lo isolava dal mondo, perchè l’interiorità a volte, è così nascosta anche a noi stessi!!!! In Cesare ho colto anche tanta Fierezza, Sfida, Compiacimento e Disgusto, Impotenza e Odio….ermeticamente chiusi nel loro Limite…Forse Cesare, si è lasciato bruciare dal Suo stesso Fuoco, perchè non ha saputo aprirsi all’Acqua Fresca dell'”ALTRO”. Così tanto preso dalla Potenza della Sofferenza…non ha colto la PRESENZA discreta di COLUI che Ci cammina a fianco, per parlarCi al Cuore.
      Che ne dici SerBruno: si può leggere tale Vissuto, anche alla Luce della Fede? La tua preparazione è così vasta che, sicuramente mi potrai illuminare della tua analisi. Senza impegno, naturalmente! ti ringrazio per la tua bella Persona e la tanta pazienza che mi doni. Ciao!

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  3. Ancora una domanda vorrei farti Ser Bruno. E’ possibile che Cesare Pavese, nonostante il successo, le soddisfazioni, il benessere, i contatti, ecc. ecc; è possibile che tutta la Sua tristezza fosse il fiore e il frutto di un unico sentimento, quello di “NON SENTIRSI AMATO”????. Perchè c’è differenza tra “il NON ESSERE AMATI” e il “NON SENTIRSI AMATI”. Secondo Te, è possibile esser parte di un Mondo d’Amore, senza sentirsi sfiorato da Esso?. Il bisogno d’AMORE che tutti sentiamo, può non esser soddisfatto mai????
    Ciao Ser Bruno, e buonanotte!

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  4. Posted by cavaliereerrante on 13 febbraio 2011 at 10:07

    Resta un mistero, carissima @Nives, quel suo incomprensibile suicidio, con quelle sue disperate parole ( “ora, vi prego, non parlate male di me” ! ) che tutt’ ora ci fanno star male !
    Perchè lo fece ? E’ difficilissimo saperlo ed affermarlo con certezza, tanto complessa è l’ anima umana ( e quella del “grande” Cesare Pavese lo era in inestricabile misura ! ), ma non saremmo lontani dalla verità, a mio parere “errante”, se pensassimo che la causa principale fù probabilmente la sua accorata, struggente, insopportabile, malinconica solitudine .
    In un Libro di sue foto, lo vidi quando a Roma, elegantissimo in smoking e attorniato dal ‘bel mondo romano’ ( aristocratici di nome e scrittori famosi, amici ed amiche, critici letterari di vaglia ), veniva festeggiato per aver appena vinto il Premio Strega con il suo bellissimo “La calda estate” . Bene, accanto a lui, che se ne stà sorseggiando champagne in un raffinato calice in mezzzo a belle Donne che pendono dalle sue labbra, c’ è la riproduzione di una sua lettera all’ attrice statunitense Constance Dowling, da lui conosciuta qualche anno prima e di cui si era perdutamente innamorato . La lettera, tra l’ altro, diceva : “Amatissima Amica mia, qui a Roma mi stanno festeggiando da ogni parte, e mi sento al centro di una attenzione affettuosa che mi commuove e mi esalta, ma …. è troppo tardi” ! Era il 1950, aveva appena vinto il Premio Strega, un ulteriore riconoscimento che si aggiungeva agli innumerevoli altri ottenuti in Italia ed all’ estero, qualche mese dopo, ad agosto se ben ricordo, Cesare Pavese si uccideva in una squallida stanza d’ albergo a Torino .
    Era solissimo, ad uno ad uno erano caduti tutti i suoi ideali, anche quello politico ( lui, si era iscritto giovanissimo al PCI ), poichè presentiva che in Russia le cose non andavano più come il suo ideale richiedeva . Inoltre, non riusciva “ad amare da uomo”, ( e soprattutto “a consumare quell’ amore” ! ) in modo normale ( sposandola o avendo con lei una relazione anche fisica ), la bellissima Dowling .
    Il suo amico, compagno di partito e scrittore Davide Lajolo, ha tentato di capirne le ragioni e di analizzarle con il libro “Il vizio assurdo”, ma come detto il suicidio di Pavese resta un enigma lacerante per tutti !
    Una cosa è certa, amica mia, Cesare Pavese, nel nostro cuore, non è morto mai ! Come per Giacomo Leopardi, non si è mai vista una generazione che non lo ami o non l’ abbia amato, o che abbia smesso di leggere i suoi indimenticabili libri !

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  5. Posted by cavaliereerrante on 12 febbraio 2011 at 18:41

    Concordo con le riflessioni delle mie Amiche che precedono il mio commento, come ammiro, Lady @Nives, l’indimenticabile, tragico, amatissimo Cesare Pavese, il poetico Cantore delle langhe !
    Ed ancora una volta, le parole profonde di questo grande scrittore, che “ogni generazione”, qualunque siano le mode, non può non amare, mi danno emozione, mi imprimono una nostalgia tenera, suscitano in me riflessioni e memoria .
    Quelle distanze, rendono i paesi piccoli punti nel piano o nidi d’ uccello sulla cima della collina … e le case, le strade, le piazze, viste da lontano, punti ancora più piccoli .
    Eppure, in quegli infinitesimi di spazio in cui la distanza ha trasformato le case, le vigne sul fianco della collina, le ville nel parco scosceso e l’ intreccio delle strade, vivono Persone “grandi come noi” che le guardiamo, anche se esse sfuggono, trasformate in una nullità dalla lontananza, alla nostra vista !
    Così noi, se mettendoci da sotto le stelle, ci vedessimo : non riusciremmo nemmeno ad individuarci, nè ci accorgeremmo delle nostre passioni, dei nostri gridi di rabbia, delle nostre lacrime, delle nostre disperazioni, della nostra stessa esistenza !
    Dall’ alto e da quella distanza, tutto il nostro arrabbattarci, tutta la nostra cattiveria, tutto scomparirebbe in una armonia, che smusando le nostre intemperie, sarebbe l’ unica cosa visibile …
    Se solo riuscissimo a vedere noi stessi “da lontano”, se ci fosse possibile ‘per magia’ vivere e vedere, nello stesso tempo, noi e le nostre azioni “da lontano”, forse … saremmo più buoni !

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    • Di Cesare Pavese sto leggendo “Il mestiere di vivere”. In ogni suo pensiero scopro un tale desiderio di Bellezza e Perfezione, che mi sembra nascere da una struggente malinconia per i limiti umani. Arriva a smarrirsi per la “mancanza di fiducia e di speranza”. Il Suo vivere diventava tanto faticoso e intollerabile…quanto più percepiva alta, sublime, intoccabile, irragiungibile la PIENEZZA, e la PACE. Immergersi nelle profondità dei suoi sentimenti ed emozioni ….e capire che l’Uomo è la Creatura più Infelice, proprio perchè Cosciente. Sentire la Sua ribellione: quasi rivendicazione di diritti ancestrali. La sua “perdizione”per il “non senso”, per la TOTALITA’ nel LIMITE.
      Dimmi SerBruno, che cosa è mancato a Cesare…per non riuscire ad accettare il LIMITE UMANO, per non riuscir a trovare PACE nell’ABBANDONO FIDUCIOSO nelle braccia del MISTERO?????
      Dimmi, può essere che dipenda dall’intelligenza, sensibilità, corpo, spiritualità, cuore…così tanto ELEVATI MA DISTINTI da non riuscir a fare UNITA’ tra loro?????
      Perchè non è riuscito a fare questo SALTO DI QUALITA’????
      Ti ringrazio anticipatamente, SerBruno, per l’analisi che mi invierai….sicuramente più completa!!! Buona domenica!

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  6. Quella distanza che sembra ingannevole, ma che è visibile
    dentro ognuno di noi.

    Buona domenica Nives
    Gina

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    • E’ verissimo Gina che la visibilità interiore, è fonte di grazia ma, spesso di sofferenza per il LIMITE che sentiamo. Ti ringrazio della costante Presenza d’amica sincera, i tuoi pensieri mi aiutano e arricchiscono. Ti abbraccio.

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  7. Chi è attento al mondo e sa trovare le parole giuste per descriverlo è l’uomo più fortunato.
    Cinzia

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    • Sensibilissima Cinzia, credo anch’io a quanto hai detto! Perchè Chi non trova sfogo, nemmeno con parole, al fuoco interiore che arde e brucia, vive una sofferenza senza limiti. Però…l’AGIRE…vale più che il PENSARE E PARLARE….e, come ha detto Qualcuno, anche una sola Goccia d’acqua…fa parte del Mare!!! Un caro saluto.

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  8. Ah…Il buon vecchio Pavese!
    Che sa andare oltre le parole e attraverso esse parlare di ben altro, toccandoci dentro.
    Grazie

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    • Sì Girasole! Le parole che riflettono l’interiorità di una Persona, fanno bene, aiutano, stimolano, elevano. Anche solo PAROLE, possono riflettono l’ IMMENSITA’. Felice domenica.

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