Sulla vetta più alta

Due grandi nella vita

Prima ancora che sulle cime degli “Ottomila” raggiunte insieme:

Romano e Nives

ripartono per il Tibet dopo due anni

di una verticale contro il dolore.

“E’ una storia che sa di montagna, che nasce e si alimenta dove l’aria inizia a rarefarsi e il respiro si fa corto. E’ la storia di Nives Meroi e di suo marito Romano Benet. Da 25 anni sono sposati e insieme, in doppia cordata, hanno scalato senza ossigeno, montagne dai nomi impronunciabili. Addiritura 11 dei 14 “ottomila metri” che dominano il mondo. La loro è una storia di successi. Di conquiste. Ma anche di ritirate e sconfitte. Molte volte la montagna ha avuto la meglio sui loro tentativi. Ammantandosi improvvisamente di nebbia. Coprendosi di neve. Spazzando via ogni cosa con la furia dei suoi venti. Stavano salendo per guadagnarsi anche la dodicesima cima, due anni fa. Mancava poco. Ma all’improvviso l’apripista Romano non sta bene. Sono i sintomi di una evenienza che lo costringerà a fermarsi per due anni a causa di una malattia che fa tremare i polsi anche a chi come lui, ha visto molti abissi spalancarsi sotto di sé. Decidono di rientrare, lasciandosi alle spalle quel dodicesimo Ottomila, che porterebbe Nives ancora più vicina ad essere la prima donna che scala tutti e 14 i giganti della terra. Due anni di cure, caratterizzati da quell’altalena di speranze e cadute che ben conosce chi combatte o ha combattuto la stessa sua battaglia. Alla fine, il responso è positivo. La malattia è alle spalle. Quante siano le cicatrici rimaste nell’anima non ci è dato di sapere. Oggi, Romano e Nives annunciano di voler riprendere la via delle montagne. I progetti sono tanti. Il primo, un trekking in Nepal: “Tranquillo”.

Per molti versi sembra una storia estrema la loro. E per molti versi lo è. Estrema come le cime che risalgono. I rischi che corrono. Le vertigini che provano. La bellezza che sfiorano. Dall’altro non è che la storia di una vita. Di un matrimonio. La loro parabola non è molto diversa da quella di altre coppie. Per Romano e Nives la sfida si svolge verticalmente, per la maggioranza di noi, la sfida e orizzontale. I nostri ostacoli stanno nel quotidiano. Grandi o a volte infinitamente piccoli, con cui ci arrabattiamo tutti i giorni. Ma non per questo il nostro cammino è meno eroico o meno degno di rispetto. I nostri “ottomila” li scaliamo ogni giorno un po’. Raramente veniamo indennizzati con panorami mozzafiato. Il nostro andare per lo più procede nella nebbia, nello smog. Intorno a noi, invece, del silenzio immoto che ci parla dell’Infinito, rumore continuo.In questo scenario è arduo resistere.  Far sì che la nebbia non ci penetri, la noia non ci conquisti, la sciatteria non inizi a logorare i nostri rapporti con gli altri. Tante, quasi troppe, a volte le pietre d’inciampo sulla nostra via. Iniziamo così a vivere la quotidianità a basso regime, come una inevitabile condanna da scontare. Infelici. Insoddisfatti. Stressati. anche Nives e Romano conoscono la sconfitta. E’ la nebbia che si alza all’improvviso rendendo impraticabile quella manciata di metri che li divide dalla vetta. E’ la malattia che li coglie senza preavviso. E’ normale dice Nives. “Per un alpinista le ritirate, le sconfitte sono altrettanto numerose che non le riuscite”. Per noi no. Per noi, le sconfitte, in molti casi, sono decisive. Generalmente noi, gente di pianura, abbiamo una bassa soglia di tolleranza. Anzi, non chiamiamo neppure sconfitte i nostri “inciampi”. Diamo loro tanti nomi: tradimenti, disinnamoramento, problemi coi figli, coi vicini, licenziamenti e tanti altri ancora. Forse disabituati ad essere in balìa di forze molto più grandi della nostra volontà, come venti che spirano “con la forza di buttarti a terra e spezzarti una gamba”, temperature che gelano il respiro al suo formarsi, altitudine che rende piombo il sangue, non sappiamo fare i conti con quanto ci sovrasta. Per noi sempre ci devono essere dei colpevoli. Spesso, il primo indagato è il nostro compagno di cordata: il marito, la moglie. Forse, se imparassimo ad alzare lo sguardo oltre la cortina di nebbia entro cui ci muoviamo e sopratutto a scegliere una cima virtuale verso cui dirigere i nostri passi, forse -dico forse- potremmo iniziare anche noi a verticalizzare i nostri passi. E a dare al nostro incedere il senso di un cammino. Ma, l’aver individuato una ragione, un motivo a questo nostro muoverli. Nives e Romano andranno in Tibet. E hanno deciso di andarci insieme. Credo sia questo il loro segreto. “Un alpinista non è un estremista del coraggio. Ma uno che non si scoraggia mai” spiega Romano. Nives non ha cambiato il suo compagno di cordata, perchè non ce l’ha fatta. Non lo ha lasciato al campo-base per cogliere da sola il suo record. Insieme sono scesi dalla montagna. Per curarsi. Per prendersi l’uno cura dell’altro. Per due anni. E ora sono pronti a ripartire.”  (Corinne Zaugg)

due grandi nella vita

sulla vetta più alta

9 responses to this post.

  1. E’ una storia bella perchè è vera!
    Testimonia che è possibile l’amicizia, l’amore, la reciprocità…
    anche nella coppia!
    Ci parla di fatiche e conquiste…vissute con saggezza e disponibilità!
    Di rinunce, buon senso…e coerenza!
    Ci dice che è possibile decidere liberamente… per la condivisione e la gioia!

    Grazie a Te…gentile Amica!

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  2. Posted by solitamente on 25 ottobre 2011 at 13:13

    Che bella storia di Vita!!!! Grazie :)

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  3. Non sempre la salita è dolce!
    Ma può comunque essere fantastica!
    Se a condurci…rimane…l’amore!

    Un bacio!

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  4. Nives cara, la vita è una dolce salita che lascia di tanto in tanto
    riposare per sempre o per un periodo ognuno di noi.
    Affrontarla con coraggio e dedizione non è compito facile, ma se al nostro fianco
    troviamo chi ci ama e aiuta, allora possiamo anche tornare a salire di nuovo con
    con ritrovato entusiasmo.
    La Tua bella e significativa storia ne è l’esempio.

    Un abbraccio forte, e
    sereno fine settimana
    Gina

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  5. Molto bella questa storia…..sa di buono.

    Ti auguro un sereno wwek-end,
    Luciana

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  6. Buon giorno Lucia!
    Che bello averti quì! Ti ho già indirettamente conosciuta, a “casa” delle mie Amiche!
    Anche a me piace la tua sensibilità!
    Sarò felice di accoglierti, di condividere emozioni e sentimenti….su quanto di più bello
    e vero…ci circonda!

    A presto!

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  7. Entro ora nel tuo blog per la prima volta, ti faccio i complimenti per gli argomenti trattati. tornerò.
    Un saluto Lucia

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