Archive for agosto 2012

un CAFFE’….”espresso”

aroma di caffè

Amici, Amiche, A/A//A………nell’augurarVi una felicissima giornata, stamattina Vi invito allegramente a sorgeggiare un CAFFE’ veramente “ESPRESSO”!!!!

ESPRESSO DI ESPRESSIVITA’! ………LA VOSTRA!

Scegliete ed esprimeteVi con fantasia! Ora, più tardi, quando lo volete…

http://shinymetalthings.net/thenakedespresso/

Caffè corretto al cacao, panna, latte, zucchero, ghiaccio, e….caldo, freddo, fumante, intenso, lungo, concentrato….

ESPRESSO!!!…dell’ESPRESSIONE VOSTRA….creata, scelta, personalissima, frizzante, allegra, coloratissima…movimentata!

Sì, ad ogni ora del giorno o della notte, soli o in compagnia….AMICI e AMICHE…sorseggiatevi il vostro originalissimo CAFFE’ ESPRESSO!!!

Ma ora ditemi il caffè che gradite …. ApriteVi alla fantasia….e poi MERAVIGLIATEVI!

Perchè Vi offrirò il vostro CAFFE’ FIRMATO dalla Vostra creatività, dal Vostro gusto o neccessità!

E ve lo offrirò in tazzina, o bicchierino che volete…

A forma di cuore,  o di plastica o di vetro soffiato…

Sarà un CAFFE’ ARTISTICO….ogni volta NUOVO!

Che passerà alla STORIA del CAFFE’!

….e VOSTRA!

P:S: Questa è un’idea di mio figlio Enrico Penzo. Che mi aiuta ad offrire a TUTTI VOI AMICI BLOGGER….un’ARTISTICO E OGNI VOLTA UNICO…CAFFE’ ESPRESSO!

Nives

Timo e Serpillo

“La generosa famiglia delle Labiate, non contenta di averci offerto la salvia, la melissa, il rosmario, la menta, la santoreggia, il lamio e tante altre erbe gioiose e dispensatrici di salute, vuol ancora darci il timo e il serpillo. E’ proprio il caso di soffermarci ad ammirare queste due piccole meraviglie delle radure, dei prati e delle macchie baciate dal sole, dalle foglie lanceolate spruzzate di polvere argentea e dai fiorellini raccolti in delicate infiorescenze, timidamente rosei o lilla pallido. ….Lasciandomi andare alla fantasia, li considero erbe da Paradiso Terrestre, ed ho la fuggevole illusione che forse, dopotutto, Adamo ed Eva,non si sono lasciati turlupinare da quel malfamato pomo che avrebbe procurato tanti dispiaceri e che viviamo ancora nel giardino dell’Eden….

  Il Serpillo (chiamato anche timo selvatico, timo rosso, timo bastardo, pepolini, sermollino, tè delle pastorelle) fiorisce in quasi tutta Europa dalla primavera all’autunno, secondo le zone. Coglietelo quando è maggiormente profumato e fatelo essiccare a mazzetti, appesi in locali ben ventilati.

  Il vero timo (detto anche timo comune) ha abitudini più meridionali ed ha bisogno di sole per far sbocciare in estate i delizioso fiorellini; li coglierete durante le vostre passeggiate e li farete essiccare a mazzetti.

Gli antichi già conoscevano bene queste due erbe, del resto molto affini tra loro anche se alquanto diverse d’aspetto. Teofrasto e Dioscoride, in Grecia, le dicevano benefiche per calmare le convulsioni, lenire infiammazioni al fegato e all’intestino, sedare tutti gli spasmi, ecc….Nei suoi Capitolari, Carlo Magno ne decretava la coltivazione; è un vero peccato che i nostri governi moderni non legiferino in favore di questi doni della natura: molte epidemie si sarebbero risparmiate, e, con loro, tutte le gravose conseguenze per la società che esse comportano.

 

  Il timo e il serpillo hanno le stesse virtù; sono più accentuate nel timo. Sono stimolanti e tonici, quindi indicati per gli organismi indeboliti, le astenie del sistema nerveso (nevrastenia, esaurimento, apatia, e mancanza di “ripresa”) come pure per le disfunzioni del sistema circolatorio (vertigini, emicranie, ronzii alle orecchie, ecc). Fanno bene allo stomaco e al tutto il sistema digerente: questo dovrebbe persuaderci a farne largo consumo in cucina (nelle salse, nelle minestre e per condire le carni) Sono diuretici e indicati per rematismi e gotta. Curano tutti gli incovenienti dell’apparato respiratorio. La mia lunga esperienza di fitoterapeuta mi ha insegnato che la virtù principale del Timo e del Serpillo è quella di essere fortemente antisettici. ” (Maurice Mességué)

La purezza dell’unicorno

di Franco Cardini

Unicorno o Liocorno

“Questo fiabesco simbolo di potenza e di gentilezza, il più bello e il più puro tra i segni araldico-mitologici, ha una preistoria complessa. Il Talmud lo presenta come un animale colossale, dai tratti che rinviano alle immagini draghesco-equine della cultura babilonese, e dice che scampò al diluvio solo perchè legato all’esterno della barca. Nella cultura persiana antica è il Bundahish, un onagro alto come una montagna, a tre zampe, sei occhi e nove bocche, dal terribile grido, e il suo corno può purificare qualunque cosa.

simbolo di potenza e gentilezza

Nella cultura grecal’immagine dell’unicorno fu introdotta dal viaggiatore Ctesia, tra il V e IV secolo a.C. Una tradizione razionalizzante, accolta nel Duecento anche da Marco Polo, vuole che il favoloso animale, sia, semplicemente, un rinoceronte. Ma quelli conosciuti come “corni d’unicorno”, nei nostri musei, sono piuttosto denti di narvalo. In effetti, il formidabile ed elegantissimo dente sinistro del cetaceo Monodon monoceros, spiraliforme, può raggiungere fino a due metri e mezzo di lunghezza. Nel Medioevo fu molto ricercato: se ne fecero lance da parata per i tornei e i potenti lo utilizzarono per purificare cibi e bevande, convinti che il suo contatto eliminasse qualunque veleno.

potenza e purezza

L’associazione della potenza con la purezza fu probabilmente all’origine delle leggende riportate nei bestiari medievali: l’unicorno è un grande animale candido dal corpo di cerco o di cavallo (testa e criniera sono comunque equini), che al centro della fronte reca un lungo corno eburneo spiraliforme. Delicato, ma ferocissimo, può essere ammansito e catturato solo da una vergine. Difficile non riconoscervi la metafora di un’unione sessuale misticamente sublimata.

Nel Medioevo l’unicorno divenne il simbolo dell’indomita castità e fu associato alla Madonna. Sono noti gli arazzi medievali della Chasse à la Licorne conservati nel Cloister Museum di New York, che hanno un trasparente valore cristologico (il casto unicorno incatenato a un melograno è simbolo del Cristo crocifisso), e quelli della Damà la Licorne del Musée de Cluny di Parigi, enigmatica allegoria della cattura dell’unicorno attraverso l’allettamento dei cinque sensi, forse raffinata e ardita raffigurazione della seduzione. Nell’araldica regale britannica l’unicorno rappresenta la Scozia.

simbolo della castità

Molto prossimo all’unicorno è, nella zoologia fantastica e nellemblematica cinese, il ky-lin, associato alla dea Kuan-yin e simbolo della castità che peraltro è augurio di numerosa discendenza. L’unicorno, la fenice, il dragone e la tartaruga sono i quattro “animali benefici” della tradizione cinese, collegati all’impero. L’unicorno vive mille anni e appare sulla terra tutte le volte che nasce un imperatore.

Vacanze

E’ un bel dire che…i compiti vanno fatti tutti!

Anita, Niccolò….e Artù, non ne vogliono sapere!

Ok, ok…comprendo tutto ma…cosa diciamo alla mamma? Alle maestre? Ai compagni di classe? E alla testolina che forse…ha dimenticato quasi tutto… quello che aveva imparato?

Artù…perplesso…. mi guarda con le orecchie abbassate.
(Pure lui, fra poco, deve ritornare a scuola, e dimostrare che non ha dimenticato come ci si comporta in città e con gli sconosciuti…..o mentre si mangia..  o quando si incontra l’antipatico gatto… ecc, ecc).

Ma ecco che subito, la complicità di Anita e Niccolò, spiazza questa nonna…richiamata all’importanza  del gioco!!!…”Nonna, ma d’inverno c’è poco sole, fa freddo, piove…fa buio presto…torniamo alle 16.30, abbiamo la palestra, il catechismo, ancora compiti….Come possiamo far volare l’aquilone, raccogliere  fichi, giocare a palla con Artù, curare il giardino, imparare un ricamo….conoscere tutti i giochi che abbiamo…….. Se non possiamo fare tutto questo in estate, mentre siamo in vacanza…A quando nonna???’

Ok, ok…fate Voi! Vostri sono i doveri e i piaceri….e quello che volete ESSERE!…………..”Ma nonnaaaaaaaa, non si può proprio divertici lavorando????

“Ma..forse…provando con 10 minuti al giorno, e poi 15/20 minuti…concentrandoVi con passione…. forse a poco a poco, allenandovi ogni giorno, potrete diventare veloci e bravi, avere tanta fantasia e forse, è possibile anche divertirsi!…Si sì, si può provare a fare tutto giocando, ma niente per gioco”….Provare per credere!….

Come andrà a finire, Amici miei?………Per ora, Alessandra mia figlia, ricordando le vacanze della sua prima infanzia,  mi lascia fare. (Ma è davvero poco convinta. Dice che oggi non è più come una volta.) Personalmente, continuo a pensare, che le vacanze estive debbano essere un’opportunità di crescita e cambiamento per tutti. Credo che il ritorno a scuola o al lavoro, non debba essere vissuto come una costrizione, bensì come una curiosità e un bene aggiunto. Pure i bambini hanno diritto di fare le loro scelte serene, e gestire fin da piccoli, quel “mondo” che cresce con loro! Credo che hanno solo bisogno d’una guida, come aiuto ad assumersi le loro responsabilità.

Cari amici, e voi che ne pensate?

Amenità letterarie

la famosa Diga del Vajont

“La diminuzione della pressione atmosferica ha una diretta e perniciosa influenza sull’estro poetico. L’alpinista è sempre tanto commosso da sentire il bisogno di raccontare le sue emozioni. Se non vi fossero i registri ai rifugi, certo imbratterebbe le pareti col proprio nome e con qualche frase ammirativa: i registri sono dunque una specie di acchiappamosche delle idee. Riconosciuta questa particolare diffusissima manifestazione del mal di montagna, si è provveduto a rimediarvi collocando in ogni luogo di sosta i vespasiani dello spirito. Così i libri sono ormai dappertutto, in ogni rifugio e su ogni cima. Gli alpinisti che vi appongono la firma, sono persuasi, in perfetta buona fede, di compiere un rito di cui non sanno spiegarsi la ragione, ma a cui non saprebbero rinunciare, come a un dovere piacevole. Appena soddisfatto questo bisogno, si sentono liberati da una preoccupazione e se ne vanno contenti. Nessuno s’è mai chiesto dove quei libri vanno a finire: è bello nutrirsi di illusioni.

Questa è la forma più comune, e quasi inavvertita, della malattia nota col nome “furor scribendi”; malattia che purtroppo ammette temibili complicazioni che vengono ospitate e diffuse da pubblicazioni periodiche.

Si tratta di racconti faceti, o terribilmente sentimentali, dove si parla di cengie, di camini, di placche, di appigli, di paretine, di due metri a destra, e su dritti a sinistra, ma sopratutto di strapiombi.

E’ generalmente ammesso che per scrivere d’alpinismo non occorra saper scrivere: basta essere stati su quella vetta. L’alpinista ha gli stessi difetti dell’esploratore. Si spiega l’interesse destato dalla letteratura alpina.

C’è chi fa dello spirito parlando di certe “pillole” che piovono sulla testa, e chi sogna guardando i “rutilanti tramonti de l’occiduo sole”: chi scrive con bella disinvoltura di una “elegante” arrampicata sulla via Preuss del Campanile Basso di Brenta, e chi trova modo di svitarsi le gambe per salire la Cima Grande di Lavaredo.

Esiste un gruppo di “scrittori di montagna” mentre non esistono ancora analoghe associazioni di scrittori di città, di pianura, di palude. La letteratura alpina, sdegnosa, vuol far parte a sè; resta nella solitudine dell’alta montagna, e nessuno ne parla. Quantité négligeable? No: anzi si può dire che soffre di elefantismi; il guaio è che risente troppo della piccozza. Forse perchè la montagna è faticosa, e chi potrebbe scriverne per benino preferisce qualche favola stando a casa.

L’argomento è tale da tentare l’innata arguzia della nostra penna. Ma siamo costretti a non aggiunger parola, perchè ci riteniamo troppo diretti interessati: taluno potrebbe farci presente che questa malattia produce altre conseguenze deplorevoli. Per esempio questo libro.”

“La montagna presa in giro”    di GIUSEPPE MAZZOTTI

Topolò

“Viviamo tutti sotto lo stesso cielo, ma allo stesso tempo,

 non  tutti abbiamo lo stesso orizzonte”

(Conrad Adenhauer)

L’estate 2012 sulle Dolomiti

Venerdì scorso, marito ed’io, abbiamo deciso di raggiungere le nostre amate Dolomiti…alla ricerca di un po’ di fresco!
Siamo partiti verso le nove del mattino, con destinazione il lago di Misurina. Dopo un’ora circa di coda per poter uscire dall’austrada di Belluno, e un’altra ora circa….. per attraversare il centro di Auronzo di Cadore…. finalmente siamo arrivati al fresco e desiderato Lago.

Per poter parcheggiare l’auto, abbiamo girato e aspettato pazientemente….ma per sederci in una pizzeria del luogo, dovevamo attendere in piedi il nostro turno. Erano già le 13, ma non avevamo fame, così abbiamo pensato di andare verso S.Candido, in Alta Val Pusteria, dove ci ricordavamo di un chiosco, con invitanti panini e birra austriaca.

La città di S. Candido, non aveva un posto libero per parcheggiare…nemmeno a pagamento. Alle 14.30, stavamo ancora aspettando che qualcuno liberasse un posto per noi. Finalmente….eccoci alla manovra, ma qualcuno, più veloce e furbo….ci ha lasciati a bocca asciutta. Comunque, alle 16, passeggiando nella caotica piazza, gustandoci un fresco gelato…ammiravamo le vette che circondano la città.

Il sole era quasi a picco, e il termometro segnava 30 gradi. Abbiamo così deciso di cercar un bosco e qualche allegro torrente….per bagnare i piedi e respirare un po’ d’ossigeno. Tutto questo l’abbiamo trovato in Val Fiscalina…dopo essersi liberati dell’auto, incastrandola tra camper e roulottes.

Quel 17 agosto 2012, era il compleanno del marito di nostra figlia…e, telefonando per gli auguri, ci invitano al Campeggio di Sesto, dove si trovano in vacanza con amici. Pure qui…occorreva intrufolarsi e pazientare per parcheggire l’auto. I camper sostavano persino in strada provinciale!

Amici! Dalle montagne più belle del mondo….quest’anno 2012, vi racconto di caos, inquinamento, stress, caldo, impazienza, maleducazione, prezzi alle stelle…

Ma dov’è la paurosa CRISI dell’euro? delle banche? del lavoro? delle famiglie?……….

Spiegatemi Voi se potete…perchè mi sembra di vivere in un’enorme paradosso!!!!

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