lettera di un nonno

“Caro Tommaso,

tu stai per arrivare in un mondo che io non conosco più nemmeno bene. Ci sono numerosi strumenti tecnici che sono adoperati non solo dai ragazzi ma persino dai bambini, che io ho qualche difficoltà ad usare. Quindi ci sono molte cose della vita contemporanea che non sarò in grado di insegnarti; se mai sarai tu, crescendo, che, per divertimento, cercherai di insegnarmi qualcosa che io farò fatica a comprendere bene. Posso invece raccontarti qualcosa della mia vita che potrebbe incuriosirti, tanto è mutato il mondo in un mezzo secolo. Poi, vedi, dalla curiosità per il racconto, all’attenzione, alla riflessione, e quindi al ricordo del tempo, i passi sono più brevi di quanto non si creda. Per ora, ti narrerò solo alcune cose poi, spero, con il tempo, sarai tu a chiedermene altre.

Quando lasciai la mia scuola elementare, dove ha studiato anche il tuo papà e dove sarei contento capitassi anche tu, mi diedero una bella fotografia della scuola dove c’era scritto: “Perchè tu possa ricordare sempre la tua bella “Leonardo” dove hai imparato a credere a obbedire a combattere per vincere sempre”. Allora in Italia c’era la dittatura fascista e “credere obbedire combattere” era un motto che il regime divulgava sopratutto tra i ragazzi nelle scuole. Ti dirò come è andata a finire. Alcuni anni dopo, durante la guerra, il nostro paese fu occupato dall’esercito tedesco che chiedeva obbedienza assoluta ai suoi comandi altrimenti c’era la fucilazione. Da ragazzo, com’ero allora, ho imparato a disobbidire. Ma poi, finita la guerra, quando si trattava di andare a scuola cercando di fare il meglio possibile, ho invece ripreso a obbedire. Bisogna riflettere ogni volta, e saper obbedire o disobbedire secondo ragioni che appartengono alla verità e alla giustizia e sempre con modestia, quasi come una abitudine. Lo so che ti può sembrare una predica un po’ generica, ma si tratta solo di provare, non è difficile.

Quanto al “credere” ti dirò che ho cercato di evitare di credere a sciocchezze, banalità o violenze, ma nella vita non puoi fare a meno di credere a qualcosa e, più di una volta, capita di dover dire che hai creduto a qualcosa che non era come sembrava. A me è capitato proprio così, ma anche per cadere in un errore devi essere in buona fede, e il tuo credere deve avere delle ragioni condivisibili dagli altri perchè nascono da buone intenzioni. Sbagliare si sbaglia, e potrei raccontarti una serie di errori, ma nessuno vergognoso. In ogni caso prima di credere, fermati un momento a riflettere su chi e perchè desidera farti credere qualcosa.

Quanto al “vincere” posso farti un brevissimo elenco di vittorie pubbliche cui ho partecipato e qualche vittoria privata. Ma, nell’insieme, non ho vinto, e con me tanti altri uomini, proprio niente. Anzi, ti troverai a vivere in un mondo più difficile, più pericoloso di quello nel quale sono passato io. La natura non è più la natura, l’acqua è poca, c’è da temere il sole, la nostra vita ha bisogno di una energia che ci avvelena, le città sono inquinate, il mare è in pericolo, la possibilità pubblica di reagire presto e bene molto poca. Altro che “vincere sempre”, questi sono segni di una grave sconfitta. Tu puoi cercare di ricominciare e riuscire laddove non sono riuscito io assieme ai miei coetanei. Lo so che è molto più difficile studiare i verbi irregolari greci in una stanza gelida e senza luce come è capitato a me. Ma io, così come sarò capace, cercherò di aiutarti davvero, prima di diventare, come dice una poesia araba antica, “una nuvola d’oro nel vento”.

Tuo nonno Fulvio

12 pensieri riguardo “lettera di un nonno

    1. Anch’io sono nonna , e trovo tanta saggezza in questa lettera.
      Le parole: “credere, obbedire, combattere”…sono parole forti e importanti, che purtroppo possono essere strumentalizzate, conducendo all’errore interi popoli e generazioni.
      Lo dice bene il NONNO!
      Buona notte anche a Te, caro quarchedundepegi!

      Nives

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  1. Cara NIves, bella lettera davvero, che mi ha riportato alla mente il mio di nonno…

    Lui è vissuto in un epoca ancora più lontana, chissà cosa mi avrebbe scritto!

    Solo una curiosità: leggo “Lo so che è molto più difficile studiare i verbi irregolari greci”, ma secondo me la frase dovrebbe essere “Lo so che è molto più difficile che studiare i verbi irregolari greci”, credo che il nonno volesse dire questo, ricostruire questo mondo è più difficile delle coniugazioni greche!

    Un abbraccio a tutti :)

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  2. Che nonno splendido!!! Ho apprezzato alla fine la chiusura, l’augurio che lascia spazio alla speranza che il nipote riesca “laddove non sono riuscito io assieme ai miei coetanei.”

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    1. Sì cara Lucetta…Nonno e nipote, guardano assieme ad un mondo migliore. Ma con consapevolezze diverse.
      Secondo me, negli occhi limpidi del bimbo, brilla la speranza del cuore del nonno….Ormai appensatito dalla responsabilità dei tanti errori.
      (Comunque umanizzati, dalla buona fede).

      Ti ringrazio della gradita visita.

      Nives

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  3. Cara Nives, Passato e Futuro che camminano nel Presente, l’uno a fianco a l’altro.
    Uno con la consapevolezza della Fine, l’Altro con la speranza dell’ Inizio
    Un abbraccio
    Gina

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    1. E’ verissimo…cara Gina! Ma entrambi vivono la fiducia e la speranza di un mondo migliore. E’ la generazione di mezzo…quella degli adulti oberati di responsabilità e problemi…che fa più fatica a sognare! Non credi?
      Un abbraccione

      Nives

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  4. Un vecchio e un bambino si preser per mano
    e andarono insieme incontro alla sera;
    la polvere rossa si alzava lontano
    e il sole brillava di luce non vera ….

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    1. Ciao Bruno! Come va? Sei stato in vacanza?

      Ti ringrazio per la bellissima canzone di Guccini…è veramente appropriata al Post……Parla delle due generazioni….così tanto simili…nel permettersi di sognare!
      Il bambino e l’anziano sperano e sognano più di tutti! I loro ideali sono puri, veri, essenziali!
      Forse per questo, stanno così bene insieme!

      Sai Bruno…venerdì ho accompagnato i nipotini a trovar le Suore anziane, missionarie, che ho accudito per tanti anni. Alcune si sono aggravate molto, ma sono ancora con la mente lucida… illuminata da ricordi lontanissimi, non del tutto persi, nel tempo e nello spazio.

      Avevo fatto preparare dai bambini 40 sacchettini di caramelle, scelte da loro. (stranamente…hanno scelto quelle fondenti e morbide). Insieme abbiamo tagliato carta trasparente e nastro colorato. Abbiamo fatto un po’ di matematica, contando le caramelle e dividendole senza preferenze. Dopo quasi due ore…abbiamo raggiunto la casa di riposo, dove le Suore vivono.
      Siamo arrivati all’ora dei vespri ed erano quasi tutte in chiesa. Avevamo giusto il tempo per andare nelle stanze delle Suore ammalate gravi.
      Sai Bruno…sento ancora tremare il cuore dall’emozione che mi è presa, nel veder quegli occhi e quei volti che s’illuminavano tutti..nell’avermi riconosciuta, ma sopratutto, nel veder dei bambini di 9 e 8 anni, capitati da loro per caso, che con tanta tenerezza, porgevano delle caramelle, e qualche domanda sulla LORO vita nella MISSIONE LONTANA….tra i bambini orfani, ammalati o estremamente poveri.
      Credo che l’esperienza vissuta da Anita e Niccolò…sia davvero speciale, perchè hanno memorizzato il nome di Suor Maurizia, vissuta in Spagna……di Suor Gemma, che parlava loro in lingua Africana, e poi delle Suore dell’America, del Brasile, ecc,
      Al termine dei vespri, Anita e Niccolò, sono stati accompagnati in chiesa e…passando tra i banchi, hanno consegnato a tutte le Suore, il colorato sacchettino di caramelle.

      Caro Bruno, non so descriverti la gioia che…improvvisamente ha riempito quelle 4 mura, di quel salone sacro…diventato casa del Signore!
      Al termine della visita…le Suore che sono riuscite a raggiungerci, donavano ai bimbi…chi una farfalla ricamata, chi un’omino di conchiglie, chi un’angioletto dolcissimo, chi un fiore, chi un santino…chi una lacrima…….o una carezza….

      Non dimenticherò nemmeno io, la meravigliosa intesa,…la complicità e reciprocità, di questi bambini e anziane…che con la vita, CREDONO NEL SOGNO.

      Scusa Bruno per le tante parole……ma avevo voglia di comunicare la dolcezza di quell’esperienza. Grazie per la pazienza.

      Felice domenica.

      Nives

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