Amenità letterarie

la famosa Diga del Vajont

“La diminuzione della pressione atmosferica ha una diretta e perniciosa influenza sull’estro poetico. L’alpinista è sempre tanto commosso da sentire il bisogno di raccontare le sue emozioni. Se non vi fossero i registri ai rifugi, certo imbratterebbe le pareti col proprio nome e con qualche frase ammirativa: i registri sono dunque una specie di acchiappamosche delle idee. Riconosciuta questa particolare diffusissima manifestazione del mal di montagna, si è provveduto a rimediarvi collocando in ogni luogo di sosta i vespasiani dello spirito. Così i libri sono ormai dappertutto, in ogni rifugio e su ogni cima. Gli alpinisti che vi appongono la firma, sono persuasi, in perfetta buona fede, di compiere un rito di cui non sanno spiegarsi la ragione, ma a cui non saprebbero rinunciare, come a un dovere piacevole. Appena soddisfatto questo bisogno, si sentono liberati da una preoccupazione e se ne vanno contenti. Nessuno s’è mai chiesto dove quei libri vanno a finire: è bello nutrirsi di illusioni.

Questa è la forma più comune, e quasi inavvertita, della malattia nota col nome “furor scribendi”; malattia che purtroppo ammette temibili complicazioni che vengono ospitate e diffuse da pubblicazioni periodiche.

Si tratta di racconti faceti, o terribilmente sentimentali, dove si parla di cengie, di camini, di placche, di appigli, di paretine, di due metri a destra, e su dritti a sinistra, ma sopratutto di strapiombi.

E’ generalmente ammesso che per scrivere d’alpinismo non occorra saper scrivere: basta essere stati su quella vetta. L’alpinista ha gli stessi difetti dell’esploratore. Si spiega l’interesse destato dalla letteratura alpina.

C’è chi fa dello spirito parlando di certe “pillole” che piovono sulla testa, e chi sogna guardando i “rutilanti tramonti de l’occiduo sole”: chi scrive con bella disinvoltura di una “elegante” arrampicata sulla via Preuss del Campanile Basso di Brenta, e chi trova modo di svitarsi le gambe per salire la Cima Grande di Lavaredo.

Esiste un gruppo di “scrittori di montagna” mentre non esistono ancora analoghe associazioni di scrittori di città, di pianura, di palude. La letteratura alpina, sdegnosa, vuol far parte a sè; resta nella solitudine dell’alta montagna, e nessuno ne parla. Quantité négligeable? No: anzi si può dire che soffre di elefantismi; il guaio è che risente troppo della piccozza. Forse perchè la montagna è faticosa, e chi potrebbe scriverne per benino preferisce qualche favola stando a casa.

L’argomento è tale da tentare l’innata arguzia della nostra penna. Ma siamo costretti a non aggiunger parola, perchè ci riteniamo troppo diretti interessati: taluno potrebbe farci presente che questa malattia produce altre conseguenze deplorevoli. Per esempio questo libro.”

“La montagna presa in giro”    di GIUSEPPE MAZZOTTI

One response to this post.

  1. Cari Amici, nel ringraziare per il passaggio, Vi lascio questa lettera di GUIDO REY, inviata a Bepi Mazzotti.

    “Caro Mazzotti, lassù, attorno alla piccola cappelletta profanata, si svolge la lotta fra pastori ed albergatori. Purtroppo vinceranno questi ultimi che hanno dalla loro i potenti e i furbi. Verrà l’anno in cui il poetico suono de’ campani delle mandre aostane sarà sostituito dagli squilli che chiamano a raccolta altre mandre cittadine meno pacifiche e più volgari. Ma io non vi sarò più. Ti abbraccio”

    EccoVi ancora, qualche pensiero di Mazzotti:
    “………Si rende meschino un ideale per non faticare a raggiungerlo: è più comodo. Basta sapersi accontentare”.

    “Quando la montagna non avrà più nulla da comunicarci, o meglio, quando non saremo più in grado di comprenderla, l’alpinismo non avrà più ragione d’essere.”

    “Una sola preoccupazione è rimasta all’autore: piccola e trascurabile, ma che non mancherebbe di turbare i suoi sonni. Egli non può, in coscienza, escludere che qualche interessato permaloso sia così poco intelligente da sentirsi offeso dagli scritti che precedono. In tal caso, facendosi scudo del proprio libro, e ostentando la penna come micidiale lancia, attende a piè fermo il temerario lettore: l’impassibile volto in carta stampata è disposto a subire le più atroci vendette, con la serenità dei forti.”

    Cari Amici, il libro di Giuseppe Mazzotti ” La montagna presa in giro” è un libro saggio, che aiuta chiunque ami la montagna, a comprenderla in profondità…se realmente desidera godere dell’infinita Sua Bellezza.

    Un abbraccio a tutti

    Nives

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