il disincanto è astratto

ALBERTO BURRI

“Alberto Burri fu uno dei tanti prigionieri che, racimolati dagli americani sui campi di battaglia della Tunisia, vennero nell’estate del 1943 condotti a convivere nel recinto numero 4 del campo per prigionieri di guerra di Hereford, Texas, dove furono costuditi fino alla primavera del 1946. Così ricorda: “Dipingevo tutto il giorno. Era un modo per non pensare a ciò che mi stava intorno e alla guerra. Non feci altro che dipingere fino alla Liberazione. E in quegli anni capii che dovevo fare il pittore….Ricordo che continuavo a cambiar soggetti, a dipingere nuovi quadri e a cambiarli ancora, un’infinità di volte. Quello è stato il mio vero esordio di pittore, e non c’entrano le garze medicali, il sangue e le bruciature della guerra. Tutte storie.”

“Tutte storie.” Pare di sentirlo, questo artista dalla personalità schiva e tenacemente coerente, che ha segnato in maniera indelebile la cultura, e non solo l’arte, del Novecento. “Il più grande astrattista”, ebbe a definirlo Renato Guttuso. Pochi italiani, tra i quali certamente Giorgio Morandi e Marino Marini, possono vantare una rinomanza e un mercato internazionale tali da essere presenti nelle migliori raccolte d’oltreoceano. Pochissimi, poi, hanno intrapreso una ricerca tanto penetrante da lasciare un segno riconoscibile e unico, capace di influenzare le generazioni seguenti, ieri e oggi.

Nella sua ricerca “il più grande astrattista” lavorò sempre in solitaria, tranne nel 1950 quando aderì al Gruppo Origine, insieme con Ballocco, Capogrossi e Colla. Un’esperienza unica per la cultura italiana di quegli anni.

Dal cretto, dallo spazio bianco raffermo, ferito e venato dallo scorrere ineluttabile del tempo, ai rifiuti e ai materiali di recupero come sacchi o ferri, fino alle muffe: un’interpretazione, a firma di Alberto Burri, del segno cromatico che svanisce, dell’esistenza e della sua potenziale infinita autorappresentazione.

Tutte storie, nel disincanto estremo dell’artista capace di intuire, ma anche consapevole che tutto passa.

testo di Luigi Marsiglia

9 responses to this post.

  1. I famosi buchi di Burri! Anche io li ho postati tempo fa.
    E’ sicuramente un grande dell’astrattismo. Le sue opere mi attraggono e mi inquietano al contempo: di certo non lasciano indifferenti. Un pò meno amo i lavori coi materiali di recupero.
    Hai notato che nelle sue opere pittoriche non manca quasi mai il rosso? “non c’entrano le garze medicali, il sangue e le bruciature della guerra. Tutte storie.” Saranno storie, sarà che conoscendo la sua vita ne siamo un pò influenzati, ma …sono lì nelle sue tele.
    gran bel post. Ciao

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    • E’ vero Marirò…le tele di Burri…nella loro astrazione, sembra che parlino di esperienze, di “tappe” di vita che… come tante tessere, formano un’unico grande mosaico…..che trasfigura un’ intensissima Storia!
      Vedere Burri che pazientemente e con estrema cura…compone le sue emozioni su tela, è per me vedere..la Sua pacificazione col mondo e con se stesso.

      Un abbraccio
      Nives

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  2. Posted by accantoalcamino on 22 settembre 2012 at 07:23

    Belle le tele e bela la loro storia, buon fine settimana :-)

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    • Sai LIbera…a proposito di storia, senti cosa dice Luigi Marsiglia, presentando lla sua recensione sulle opere inedite di Burri, alla Tiennale di Milano del 2009.
      “……..La retrospettiva della Triennale, articolata cronologicamente, si articola su due piani per una superficie totale di 2.500metri quadrati. Si parte dai -Catrami-Muffe-Gobbi-Sacchi-Legni-FerriCombustioni. Poi i cellotex -trait d’union- tra primo e secondo piano: una fase che confluisce nella serie -Nero e Oro- del 1993 e che trova la propria deriva nei -Cretti- dell’anno successivo.
      I CRETTI, aperture contrassegnate dal passaggio casuale e causale del tempo che si rapprende spaccando in questo modo l’opera in essere, rappresentano forse gli elementi più caratteristici della produzione burriana………”
      Caso e causa….-tutte storie-….nella Sua Storia!

      Ciao Libera, ti mando un caro abbraccio…per una felice domenica.

      Nives

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  3. Posted by lucetta on 21 settembre 2012 at 20:27

    Anch’io non lo conoscevo perchè poco interessata alla pittura astratta. O meglio mi riesce difficile capirla, è un mio limite. Ho letto volentieri che era un’artista disincantato e consapevole che tutto passa. Una consapevolezza che l’avrà aiutato a resistere alla prigionia. Ciao Nives e buon fine settimana.

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    • Emozioni intense e brucianti….fuori del luogo e del tempo. Emozioni e sentimenti impressi nei solchi più profondi del cuore. Che, s’ aprono verso l’infinito, quasi come un dono che svanisce nell’astratto, nell’irreale e poi nel disincanto delle “storie”, perchè….”tutte” passano!
      Di questo grande artista dell’astratto, apprezzo la capacità di autoprotteggersi, autodefinirsi…di imparare e disegnare la sua Storia, (era medico e ha capito che doveva diventare pittore)……Ammiro l’impegno per realizzarsi attraverso ogni storia, sfumatura, esperienza, vissuto sofferto, accettato ed elaborato…Nonostante fosse immenso, crudele, estraneo……imposto!
      Lucia cara, credo che il grande Burri, si sia lasciato fare dalla vita. Credo che la consapevolezza della realtà, sia avvenuta pian piano…sia germogliata come un seme prezioso, cercato e curato.La pittura astratta…per Lui, è stata la via verso la Realtà, verso la sua Libertà e Luce.
      Ciao Lucia, ti auguro una domenica tanto serena.
      Nives

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  4. Posted by in fondo al cuore on 21 settembre 2012 at 08:13

    Grazie Nives, non lo conoscevo, ti auguro un buon fine settimana, un abbraccio! :)

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