Archive for maggio 2014

Il Paese delle Farfalle

BORDANO

BORDANO

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farfalla colorata

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Murales, Bordano, Friuli Venezia-Giulia, Italy

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notizie da Bordano

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POSTER CONCORSO

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PRIMO PREMIO 

Murales a Bordano

BORDANO

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MORETTI ENNIO Farfalle

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Murales a Bordano

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Il domani avrà i tuoi occhi

occhi… innamorati!

CONFINI CHE UNISCONO

Forse abbiamo bisogno di una conversione profonda!

“Partirono cantando, i pochi che tornarono…ancora cantavano”

La canzone del Fiume Piave

“COR HABEO”

cuore amore

“La cartolina trova spazio nell’unica fessura di quel vagone piombato.

Lo percorre all’inverso volando, quasi per salutarlo, poi scivola verso terra finché trova l’appoggio di un prato.

Qualche giorno dopo un contadino la intercetta per caso nella scia di una falce. La spedisce così al mittente, pensando che l’abbia perduta. Ma Etty Hillesum non potrà rileggerla. Morirà ad Auschwitz pochi giorni dopo aver affidato al vento quel suo ultimo pensiero: “Abbiamo lasciato il campo cantando”. 

Vorrei seguire con voi la scia di questa cartolina per provare a dire qualcosa sul coraggio.

Mi aiuta una riflessione di Giovanni VannucciIn un suo incontro il monaco di Stinche utilizza le leggi della fisica per spiegarci come si muove la vita.

sasso cuore

Prendete una pietra, ci dice, e poi lasciatela. Cade a terra, naturalmente, per effetto della legge di gravità.

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Guardate invece una pianta. Ha un peso simile a quello di un solido, ma un movimento contrario: non scende giù, ma sale, indirizzando verso l’alto i rami e le foglie: è la vita che ha dentro che fa la differenza. Ciò che è inanimato si muove verso il basso, ciò che è vivo segue direzioni diverse: “la vita – ci dice Vannucci – consiste in una prodigiosa violazione di tutte le leggi del mondo fisico”.

attraverso il cuore

Nella nostra realtà quotidiana la forza di gravità è rappresentata da mille motivi che ciascuno di noi ha per scivolare giù: pesantezza, limiti, paure, destini avversi. Un pool di forze che, con concentrazioni diverse, ci invitano a mollare, a lasciarci cadere. Questa corrente dal pollice verso, specie quando le cose non vanno, ci sembra la più naturale, inevitabile come una legge della fisica.

cuoricino

Eppure,  se ci guardiamo intorno, ci accorgiamo che non è tutto così scontato, anzi notiamo spesso che proprio dove il peso delle situazioni negative cresce, sale anche la spinta ad opporvisi, che dove sembra inevitabile la disperazione, trova spazi imprevisti la speranza.

Ecco il coraggio : il coraggio consiste nell’ostinata scelta della direzione contraria a quella che ci viene impacchettata dalla sorte, nell’opposizione coriacea alla forza di gravità dell’appiattimento, del realismo cupo, dell’apatia.

sguardo sul mondo

il coraggio segue la vita sempre, anche quando farlo sembra inutile. A chi scrive quel biglietto Etty, durante il trasferimento dal campo di Westerbork al lager polacco? Lo scrive a chiunque possa raccoglierlo, lo scrive per piantarlo nella vita di chi resterà. “Abbiamo lasciato il campo cantando”  non sono le parole di un addio, è la frase di chi vuol far presente che non si può arrestare mai il movimento di ascensione dell’uomo.

sassi cuore

Non è una questione di eroismo. Al contrario: se notiamo poco coraggio intorno a noi è perché il coraggio è così sparso nel nostro vivere quotidiano, che spesso non lo riconosciamo.

Il coraggio è quello di chi affronta a viso aperto una malattia sua o di un famigliare, di chi ha perso tutto ma ricomincia, di chi, se vede un’ingiustizia, la denuncia.

E’ un coraggio che opera forse di più in dimensioni intime che pubbliche, ma che c’è, esiste, tutti ne possiamo disporre.

cuore d'acqua

La radice etimologica della parola coraggio è “COR HABEO” – “ho cuore” . Se ci pensate è proprio il cuore l’organo che, primo, marca la differenza tra ciò che è inanimato e ciò che è vivo.

Davanti alle analisi più cupe del nostro presente e delle sue crisi, ricordiamoci che abbiamo a disposizione una risorsa fatta di cuore, per questo capace da sola di ribaltare tutto. persino la forza di gravità.”  (Massimo Orlandi)

cuore di cielo

Il Punto di Innesto delle Ali

Quando si impara a volare nella vita? La storia di CARLOTTA NOBILE ci parla di questo. E’ la storia di chi, affrontando una terribile malattia, ha scoperto che le ali per volare stavano spuntando proprio nei solchi delle sue cicatrici…

Carlotta Nobile

I bambini lo capiscono istintivamente, loro lo sanno che per riuscire a non aver paura devono farci amicizia, con la paura. E li vedi giocare con risatine nervose ed eccitate, li senti discorrere tra loro con voci concitate, guardi nei loro occhi il tremore e la voglia di addentrarsi ancora un po’ più oltre. I bambini l’hanno capito che per trovare il coraggio di affrontare le loro paure le devono corteggiare e misurare. E misurarsi con esse. Noi adulti perdiamo con gli anni questo istinto, e le nostre paure si trasformano in nemici da sconfiggere invece che in amici da capire, assumono le orrende forme di draghi e mostri da scacciare e respingere, in ogni modo. Eppure diceva Rilke che i draghi stanno sempre a guardia di meravigliosi tesori…CARLOTTA tutto questo lo aveva intuito e di fronte alla paura più grande e terribile ha fatto come il bambino curioso e tremante: ha guardato negli occhi la sua paura.

Carlotta Nobile

“Dunque ne parlo, ne parlo con chiunque mi chieda di farlo, con chiunque sappia ascoltarmi anche solo per qualche istante. Ne parlo perché voglio che queste cicatrici diventino la mia forza, i trofei della mia vittoria, perché fin dal primo istante ho capito che tutto in me sarebbe stato diverso dopo quella diagnosi, che ogni cosa avrebbe acquisito una forma altra, mai più incastrabile in quella che da sempre avevo stabilito per me stessa. Ne parlo perché so che l’unico modo per convivere con questo peso è portarlo sulle spalle come fosse un premio, un trofeo, un vanto, da mostrare a testa alta senza paura di esserne schiacciata o svilita o indebolita. Perché confido che anche questo dolore possa convertirsi in energia, in forza, in passione e determinazione e diventare infine il mio più grande orgoglio, il mio più grande successo. Ne parlo perché è la mia vita, che in questa veste mi sembra ancora più meravigliosa. Ne parlo perché sento che siamo tutti uniti in un abbraccio.”

Carlotta Nobile

CARLOTTA, CARLOTTA NOBILE:  forse qualcuno nell’estate scorsa avrà sentito per radio o alla tv la notizia della sua morte, perché Carlotta era una violinista affermata ed era Direttore Artistico dell’Accademia di Santa Sofia. Perché CARLOTTA aveva scritto due libri ed era anche appassionata di arte figurativa. perché CARLOTTA aveva ventiquattro anni da quando aveva saputo di essere gravemente ammalata di cancro e aveva affidato ad un blog le sue riflessioni e le sue domande. E le sue paure. Ma su quel blog ciò che vince non è il terrore, non è lo sterile lamento vittimistico, non è il vuoto autocompiangersi, ma la forza coraggiosa e lo slancio temerario di chi sa che forse la sua battaglia la perderà. Ma in quella battaglia e grazie ad essa trova il sapore nuovo della sua vita. “Eccomi qui, sospesa fra ciò che che è facile e ciò che è impossibile. e comunque sempre più sedotta dall’impossibile che dal facile. Sono come un fiume che per immettersi nel mare sceglie la strada più tortuosa, la più lunga. La più difficile. Forse perché, in fondo, credo che vincere con facilità sia come perdere. E che perdere dinnanzi all’impossibile sia come aver vinto. Per il solo fatto di averci provato… Eccomi qui. Pronta a sprofondare pur di non restare in  superficie. Pur di scoprire cosa c’è. Oltre.”

Carlotta con il fidanzato

Fino in fondo, sugli scogli più scivolosi e aspri CARLOTTA ha danzato la sua vita, accompagnata dalle note del suo violino, ma anche dalle sue cicatrici. “Non so più neanche quanti centimetri di cicatrici chirurgiche ho. Ma li amo tutti, uno per uno, ogni centimetro di pelle incisa, che non sarà mai più risanata. Sono questi i punti d’innesto delle mie ali.”

Carlotta Nobile

Sarebbe bello che anche noi trovassimo, nelle paure nelle quali affoghiamo, il coraggio di un battito d’ala, lo slancio per lasciarci trasportare un po’ più in alto, un po’ più liberi, in un cielo reso più pulito dalla nostra lotta e anche dalle nostre lacrime. I bambini lo sanno bene, lo sentono a fior di pelle che quel coraggio poi li farà crescere, che quel brivido li prende per mano e li conduce lontano. Oltre la paura.

Carlotta Nobile 5

Il suo blog si intitolava “Il cancro…e poi.”  CARLOTTA ha rischiato tutto il suo coraggio su quell’ e poi, su quel che ancora non si vede, ma si avverte nella sua pura essenza. Un distillato di vita. “E capisci che la vita non ti è mai sembrata così straordinariamente meravigliosa, unica, imprevedibile, brillante, preziosa, piena, ricca, che il tuo respiro non è mai stato così consapevole, che ogni più piccola emozione non ha mai avuto in te  una tale grandissima risonanza. E capisci che se davvero serviva tutto questo per guarire nell’anima, allora le tribolazioni del corpo saresti disposta a viverle altre mille volte!”

violino

Questa è CARLOTTA, un fiume assetato d’acqua, un desiderio costantemente vivo di non lasciarsi fermare, di trovare nella sua vita gli accordi giusti. Come sulla tastiera di un violino. Poco importa allora se quella battaglia è stata apparentemente persa in una notte di luglio: i bambini lo sanno ché sfidando le paure possono anche piangere, ma resta in loro l’ebbrezza di un coraggio che hanno sentito possibile. CARLOTTA ha trovato il suo meraviglioso tesoro: il drago è diventato un cucciolo amico, o uno strumento sul quale suonare un’altra e nuova melodia. Il drago è stato addomesticato con uno stratagemma che CARLOTTA ci trasmette con la leggerezza di una nota che risuona nel vento: “L’amore intorno e la disciplina dentro. Solo così possiamo lottare. Solo così possiamo vincere.”

Solo così dalle nostre paure possono spuntare un paio di piccole ali.

(di Maria Teresa Abignente)

gioie trascendentali

Chi non dà…

…non gode.

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“Un uomo mangiava un pomo così di gusto da non accorgersi che un bimbo lo stava a guardare. -Danne un boccone anche a me-, gli disse infine il bambino. – Deve essere ben dolce quel pomo!  Ma l’uomo continuò a mangiare, e non buttò via che il torsolo. – Con la sete che ho, – disse – se ne davo a te non mi sarebbe rimasto niente-.  Si asciugò la bocca col dorso della mano e se ne andò. Ritornò da quelle parti dopo molti anni. Era una giornata calda e aveva sete. Vide una bella pianta carica di pomi e sulla pianta un fanciullo.

albero di mele quadro

– Buttami un pomo, che ho sete. – Il bambino gli disse: – Vieni a prenderlo – L’uomo si alzò in punta di piedi ma i frutti erano una spanna più alti di lui. Allora con gran fatica andò a prendere un sasso e lo portò vicino all’albero per arrivare ai frutti. Ma i pomi erano ancora una spanna più in alto di lui. Prese un altro sasso, lo mise sul primo e si alzò, ma pareva che l’albero nel fratempo fosse cresciuto di un’altra spanna. L’uomo era disperato. Allora il bambino gli disse:

albero di mele

– Ricordi tanti anni fa? Proprio qui mangiavi un pomo e buttasti via il torsolo. Ma nel torsolo c’erano i semi. Dai semi è nata una pianta. – Ah, – disse l’uomo – allora la pianta è mia! – Prendila se è tua! – Sicuro che la prenderò! – E cavata un’accetta, cominciò a menar colpi sul tronco. Al rumore che faceva, un contadino saltò fuori da una casa vicina a vedere che succedeva. L’uomo, senza cessare di picchiare, gli raccontò ogni cosa.

albero di mele

– E dove lo prendeste il pomo che avete mangiato? – Da quel campo laggiù. – Allora, andiamo adagio, perché quel pomo l’avete rubato a me e la pianta è mia. – I due cominciarono ad azzuffarsi, e ne nacque una rissa così rumorosa e violenta che tutta la gente del paese vicino corse a vedere e ciascuno, per dare un giudizio, volle assaggiare di quei pomi. In breve la pianta fu scaricata d’ogni frutto. Non ne rimase che uno sul ramo più alto e l’uomo finalmente poté prenderselo.

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Lasciò che la gente se ne andasse e già si disponeva a mangiarlo, quando s’accorse che un bambino lo guardava. Allora gli disse: – Vuoi dare un morso anche tu?- Il bambino prese il pomo e a piccoli morsi se lo mangiò tutto. L’uomo lo guardava e non faceva nessun gesto per dirgli: – Ora tocca a me –

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Disse invece: – Io ne ho assaggiato un boccone, eppure solo a vederti mangiare, mi sono levato la sete. –

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– Perché – disse il bambino – si gusta più il boccone che si dà, che il boccone che si nega. –

Renzo Pezzani

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