Archive for aprile 2015

EXPO

“L’armonia non può essere forzata, può nascere soltanto se scaturisce da se stessa”

(Raimon Panikkar)

 SEMI AUTOCTONI

“Diventiamo ciò che ammiriamo”

(Gandhi)

AUGURI EXPO!

Possedere il Tempo

monfumo

“Le meridiane tracciate in bellavista sulle pareti esterne dei monasteri, esposte a Sud, in eleganti linee pittoriche e architettoniche, indicavano al monaco, fino ad un certo recente passato, l’ora precisa del giorno e l’inarrestabile corsa del tempo. Sul quadrante veniva inciso un motto latino a perenne severo monito del religioso: “fugge il tempo” (fugit irreparabile tempus), “vola il tempo senza sosta” (ruit hora sine mora).

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Proprio così, scorre rapidamente il tempo come il fiume verso la foce. Tutto nel mondo interiore dell’uomo e intorno all’uomo passa inesorabilmente; tutto gli sfugge senza che possa trattenere qualcosa; tutto è un fluire e uno scorrere a ritmi vertiginosi.

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L’esperienza quotidiana conferma che ogni realtà che entra nel tempo è soggetta alla triplice legge del logorìo, dell’oblìo e della fine. Ogni realtà creata non può essere trattenuta gelosamente, perché scivola come l’acqua tra le dita e presto non si ha più nulla. Ogni cosa sfugge all’uomo con una fuga incessante: “come gli uccelli che volano verso terre lontane, come venti che passano per la nostra regione, come le navi che solcano i mari, come le nubi portate via dal vento, come il fumo che si dilegua, come l’ombra che fugge.” (I.Larranaga).

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La sapienza biblica non perde occasione per mettere l’uomo di fronte al suo senso del limite, della finitudine, della relatività di ogni cosa che lo coinvolge e della condizione effimera della sua esistenza. La vita dell’uomo sulla terra è “ebel”, afferma il biblico Qoelet, cioè “è fumo, ombra, soffio, nebbia leggera, vapore, vanità…” è qualcosa di evanescente, di impalpabile; è come alito inafferrabile.

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   “Come ombra è l’uomo che passa”; dichiara amaramente Giobbe, “la mia esistenza davanti a te è nulla” (Gb 14,18); “come fiore che spunta e avvizzisce, fugge come ombra” (Gb 14,2); “sì, sono un soffio i figli di Adamo”, aggiunge il salmista, “insieme sulla bilancia sono meno di un soffio” (Sal.61,10)

Meridiana

Nella dinamica della salvezza, l’oggi ha un enorme valore teologico-spirituale e si esplicita in una triplice articolazione ben distinta l’una dall’altra: si ha il “krònos”, che è il tempo cronologico, scandito dall’orologio; è il tempo misurabile, avvertito nell’avvicendarsi delle stagioni. Vi è poi il “kairòs” che evidenzia il contenuto del tempo, ciò che l’uomo è capace di realizzare; è il tempo propizio, è l’occasione da non perdere, è l’opportunità felice delle grandi scelte e delle definitive risoluzioni della vita. Vi è infine “l’aion” o “eone” ed è il tempo senza tempo, l’oggi senza vespro, cioè l’eternità…

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Così, l’aforisma oraziano del tempo, “carpe diem” (tratto dalle Odi del poeta latino 1,11,8), non suona come un distorto invito al godimento effimero, ma acquista la giusta interpretazione propria del contesto cristiano e assume connotazione di un saggio e urgente imperativo: approfitta del tempo che hai a disposizione, cogli l’occasione che ti viene offerta, vivi intensamente il presente.

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L’oggi diventa la sede della rivelazione e delle segrete ispirazioni divine, il luogo della personale realizzazione, lo spazio acustico dell’ascolto. In definitiva, il poeta latino rivolge un pressante invito a possedere il tempo, senza esserne posseduti. ” (Ubaldo Terrinoni)

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I colori del vento

“Per essere felici c’è solo una strada:

ritrovare lo slancio

di volere davvero.”

(Massimo Recalcati)

Internati Militari Italiani

http://www.lager.it/imi_italiani.html

GRAZIE PAPA’

Grazie per il tuo “no”.

Grazie per la coraggiosa Resistenza non violenta.

Grazie per la tua Fede, Lealtà e Amor patrio.

Grazie per il Lavoro compiuto 

fino allo stremo delle forze…

in favore della Libertà della nostra ITALIA!

Non ti sei mai sentito un’eroe

Ma fiero sì!

Per aver compiuto fino in fondo

il tuo Dovere!

Grazie…a nome mio e dei miei Figli!

(8 Settembre 1943 – 25 Aprile 1945)

rosa rossa

Voglia di Silenzio

“Ogni atomo

di silenzio

è la probabilità

di un frutto maturo.”

(Paul Valéry)

Erbe aromatiche

Oggi piove e fa freschino! 

Non posso tenere porte e finestre aperte…

ed è un vero peccato…!

Inebrianti aromi esalano dalle nuove piantine del giardino,

 come risposta alle carezze della

delicata, benefica pioggia!

Il mio mandala di erbe aromatiche…

respira!

mandala di erbe aromatiche

L’acqua leggera cade,

rinvigorisce foglie appena nate:

di menta, di liquirizia, di timo, di origano,

di rosmarino, lavanda, maggiorana, alloro e salvia…

che respirano!

bocciolo di rosa

Piove!

Non posso nemmeno fermarmi a salvare

i primi boccioli di rose!

Pura delizia… per minuscoli insetti. 

E le delicate primule!

Prelibatezza per zelanti merli che “ristorano”…

il frenetico lavoro al nido sul cipresso!

E i germogli dei semi di girasole dove son finiti?

pisello

Oggi dovrei occuparmi delle dieci piantine, nate

 dai semi autoctoni di pisello nero…

Ma piove!

Forse domani il vaso del giardino sarà vuoto…

e non avrò salvato nessun seme primitivo!

Pazienza! Riseminerò altri semi ricevuti in Dono!

La vita vive!…

E’ questo che conta!

Ma ora…quasi quasi…vado fuori a danzare leggera,

e abbraccio il mandala,

e le ali dei merli…

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A piedi nudi sotto la pioggia…

 respiro, respiro questa  fantastica vita!

O quanto mi piacerebbe!

Ma non ci sono i bambini…

ed io, purtroppo, non sono più una bambina!

Peccato!

Ma fra poco non piove più!

…………..

erbe aromatiche

La figura di Enea

enea_anchise

“Per sintetizzare con un’immagine il senso vivo della Tradizione,

ho fatto ricorso alla figura di Enea.

Davanti alla città che brucia, c’è chi pensa solo a mettere in salvo se stesso,

ritenendo che il mondo coincida con sé.

E c’è chi pensa di morire con la città, come fece la sentinella di Pompei

di cui narrava Oswald Spengler.

Il primo è l’idiota globale, il secondo è il tradizionalista eroico ma sterile.

Enea fugge da Troia in fiamme

Davanti a Troia in fiamme, Enea porta in salvo il suo vecchio padre, Anchise,

caricandoselo sulle spalle mentre il suo genitore stringe i penati,

sacro simbolo di continuità; e conduce fuori il suo piccolo figlio Ascanio,

con cui andrà a fondare la nuova città secondo il mito.

GianLorenzoBerniniEneaAnchiseeAscan

 In quell’immagine scolpita da Gianlorenzo Bernini e nel travaglio della polis che brucia,

si riassume magnificamente il senso della Tradizione vissuta di padre in figlio. (Marcello Veneziani)

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