Nutrire il Pianeta

EXPO DEI POPOLI 2015

L.FAHSER, alla Conferenza presso la Facoltà di Scienze Forestali dell’Università di Freiburg, racconta come un progetto in Brasile, dichiaratamente rivolto all’autosufficienza e alla soddisfazione dei bisogni di base, abbia finito per distruggere sia la foresta sia la comunità che intendeva sostenere:

“Con la creazione della prima facoltà di Scienze forestali e l’istituzione di una cattedra sui moderni saperi silvicolturali, si è raggiunto un punto fermo per le foreste del Brasile. Una maggior conoscenza dell’economia ha incoraggiato gli studiosi ad andare in nuove direzioni; la foresta naturale, con le sue molte specie, è stata sostituita con imponenti piantagioni di abete e di eucalipto; i lavoratori – deboli ed inaffidabili, in quanto esseri umani – sono stati sostituiti da potenti macchinari per il taglio degli alberi; catene montane fino ad allora inviolate sono state conquistate, usando gru di corda, come elegante mezzo di trasporto.

Dal momento in cui è iniziato l’aiuto allo sviluppo delle foreste, la superficie forestale del Paranà si è ridotta dal 40% all’attuale 8%; sono aumentate la steppa, l’erosione, le inondazioni stagionali: Gli esperti più qualificati del Brasile hanno ora spostato il loro interesse sull’Amazzonia del Nord, dove c’è ancora abbondanza di foreste e dove essi sono in grado di “sperimentare” piantagioni di alberi di cellulosa (per esempio, Gmelina arborea), con periodi di rotazione di appena sei anni.

Che è successo alla popolazione locale nei vent’anni circa del progetto, a quelle persone i cui bisogni fondamentali dovevano essere soddisfatti dal progetto, che diceva di volerli aiutare ad aiutare se stessi? Il Paranà ha sostanzialmente perso tutte le sue foreste ed è ora ricoperto di agricoltura meccanizzata. La maggioranza degli Indios e degli altri lavoratori, che vivevano in quell’area a livello di sussistenza o come piccoli coltivatori, sono silenziosamente scomparsi, sono diventati poveri e sono andati ad ammassarsi nelle favelas attorno alle grandi città. Nella silvicoltura prevale ora l’unità produttiva ad alta intensità di capitale, secondo il modello meccanizzato dell’America del nord e della Scandinavia. Bastano ora gli esperti, e pochi salariati nei periodi lavorativi di punta.”

(Brano tratto dal saggio – MONOCOLTURE DELLA MENTE – “sistemi di sapere come sistemi di potere” di Vandana Shiva)

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