Il babbo di Duranti

(Brano …di  RENZO PEZZANI)

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“Una sera, dopo cena, la signora maestra s’era messa a correggere i compiti. Era quella l’ora più dolce della sua giornata. Se chiudeva gli occhi, le pareva di aver intorno tutti i suoi scolari, diventati a un tratto silenziosi.

Talvolta parlava a voce alta, come se qualcuno stesse per ascoltarla. – Bruno, non hai ancora capito l’uso dell’apostrofo…Maddalena, Maddalena, santa pazienza, non vuoi fare il più piccolo sforzo per trovare un’idea piccina così…

Ad un tratto, sentì bussare alla porta. Chi poteva essere a quell’ora?

– Avanti, avanti! – aveva risposto, senza voltarsi a guardare chi sarebbe apparso alla porta.

Era entrato un uomo dai capelli rossastri e arruffati, mal messo, torvo di sguardo e pieno di sospetto.

La signora s’era voltata a guardarlo e, non ricooscendolo per uno del paese, era rimasta un attimo turbata. Ma poi, con semplicità, disse:

– Avete bisogno di me? Mi sembrate in grandi angustie, ed io vorrei davvero fare qualcosa per voi. Sedete, vi prego. Stavo correggendo i compiti dei miei ragazzi. Ne ho trentasei, e a tenerli, vi dico io, ci vuole una bella pazienza! Della fatica che faccio sono tuttavia ripagata dal bene che tutti mi vogliono.

Il forestiero si era messo a sedere nel cantuccio più oscuro della stanza, disarmato dalla coraggiosa semplicità della maestra.

Questa soggiuse:

 – Accostatevi! Non abbiate soggezione. Io intanto finisco di correggere i componimenti. Poi mi direte che cosa posso fare per voi…

Vediamo Borghetti. Oh, sentite cosa scrive:

“La più bella cosa è l’arcobaleno: il nonno dice che è un fazzoletto di colore che il cielo tira fuori per asciugarsi gli occhi dopo il temporale”.

C’è grazia, sentite? C’è grazia davvero! Gli do nove perché lo merita. Vediamo Duranti…

L’uomo aveva di colpo alzato il capo ed era rimasto a bocca aperta a guardare quel foglio che ora la maestra sollevava dal mucchio. – Lo conoscete questo piccolo orso? E’ forte come una quercia, scontroso come un riccio, ma che cuore! Neppure so dove stia di casa. Viene di lontano, ogni mattina, col suo tozzo di pane e il libro. Piova, nevichi, faccia bello, non manca un giorno. Dicono che sia figlio di un uomo che cerca di vivere come può. Ma che ingegno quel ragazzo! Sentite cosa scive:

“Mio padre ama la terra e la lavora cantando. E’ bello e generoso mio padre: non l’ho mai udito dire una cattiva parola. Io spesso l’aiuto, porgendogli gli strumenti da lavoro, portandogli il secchio dell’acqua fresca, perché si ristori dal gran caldo che fa. Se mi domandassero: – Vorresti essere figlio di un re? – io risponderei: – Sì, se fosse mio padre il re.”

Il forestiero guardava la signora, incantato.

La maestra aveva voltato il foglio ed era uscita in una esclamazione quasi accorata:

– No, Duranti, questa macchia non ci voleva! La diligenza conta anch’essa. Ti dovrei dare dieci, ma non avrai che nove…

L’uomo che fino allora aveva taciuto s’era fatto animo per dire: – Dategli dieci, signora. Ve ne prego.

La signora lo guardava sorpresa.

– Quella macchia l’ha fatta per colpa mia.

– Per colpa vostra?

– E’ mio figlio. Egli ha detto di me ciò che vorrebbe ch’io fossi, ma non quel che sono. Non ho terra da coltivare, né finora l’ho amata da lavorarla con gioia. Nulla ho mai dato a mio figlio per meritarmi il suo amore. Io non conoscevo il suo cuorec ome l’avete conosciuto voi. Lasciatemi andare. Ero entrato qui con diverso animo. Non sapevo che vi avrei incontrato l’amore di mio figlio.

La vecchia signora aveva scritto un bel “10” rosso sul compito dello scolaro Duranti.

– Prendete. Portate questo foglio al vostro ragazzo.

La maestra sollevò la lucerna per far lume all’uomo che usciva; poi riprese la correzione dei compiti, ma dovette asciugarsi gli occhi per certe lacrime che la indispettivano, ma che le facevano bene.”

amore

 

8 responses to this post.

  1. Spesso i miei occhi si bagnano “per certe lacrime che la indispettivano, ma che mi fanno bene. Cara Nives…grazie!

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    • Cara dolce Milena….è difficile pensare oggi, che le “lacrime fanno bene”!
      E’ difficile insegnare ai giovani la differenza tra…emozione e sentimento.
      Come nonna mi accorgo che oggi, in generale, si da più valore alle emozioni passeggere che non rimangono dentro il cuore.
      Mentre i sentimenti profondi,PATRIMONIO DELLA PERSONA, sembrano ingestibili,quindi opinabili.
      Ti lascio questa Poesia di LINA SCHWARZ che parla, secondo me…di SENTIMENTI che nascono dal cuore, e vanno verso…un altro CUORE.
      Cose semplici, che dovrebbero venire naturali, che lasciano segno indelebile e si perpetuano…

      “Povero babbo! Stanco, scalmato,
      tutte le sere torna dal lavoro.
      Ma per cantar la ninna al suo tesoro,
      ha sempre un po’ di forza e un po’ di fiato.
      Casca dal sonno, eppure fa un balletto
      col bimbo che gli siede in braccio stretto.
      Non ne può più, ma canta, a faccia a faccia,
      col bimbo addormentato fra le braccia.”

      Ciao Milena, un sorriso

      Nives

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      • Grazie Nives, al tuo cuore grande e profondo. Che bello averti “incontrata”.

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        • Milena…conosci Malala?

          Il suo CUORE GRANDE E PROFONDO è vivo, reale…impegnato, coraggioso!
          Stupendo vero?
          Sembra un piccolo germoglio fiorito nel deserto, tra le macerie della guerra, nel fango dell’odio…

          Per la nostra realtà “pacifica” invece, questo CUORE è da “LIBRO CUORE”…e “annoia”!
          Assurdo vero?
          Tu… che consigli a questa nonna che cerca di “adeguarsi” senza “perdersi” o “ingelosire”?
          (Prima però…considera che il mio cuore è piccolino e poco profondo!)

          Mamma che fatica!

          Ciao Milena cara, ti ringrazio per la tua bontà, un abbraccio grande!

          Nives

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  2. Insieme a quella maestra mi sono commossa anch’io.

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    • Grazie Maestra Lucetta per l’amore ai bimbi, alle famiglie.. alla scuola.
      Grazie!
      La Tua commozione esprime Tutta una vita di Dedizione e Apprensione.
      Quanti successi e anche delusioni!
      Quanto entusiasmo,sensibilità e amore silenzioso….
      Quanta fatica e tempo dedicato…
      Quanta dolce nostalgia…
      Quanto sarebbe ancora bella la sincera allegria dei bimbi che ritornano a Scuola!
      Con stima e gratitudine
      Nives

      RITORNO A SCUOLA

      “Ritorno alla scuola. M’invita
      din dan…la campana un po’ roca.
      Misembra d’averla tradita…
      Su su, la cartella è già a posto.
      Scordato è l’incanto del mare,
      scordati gli svaghi d’agosto.
      La mamma mi dice: – Su ometto!
      E se anchenon parlo, ben sa
      che cosa, nel bacio, prometto.
      Non voglio che accenni, che dica.
      Mi sento felice, e la scuola
      mi sembra una tenera amica.”
      (ZIETTA LIU’)

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  3. Bellissima questa storia.

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    • Ciao Rossana, la bellissima storia è tratta dal Libro di LETTURE PER LE SCUOLE ELEMENTARI del 1963.
      E’ dolce sfogliarlo e sorridere… ogni tanto!
      E’ utile, a volte, confrontare il mutare di sensibilità, di stili di vita, di sentimento di responsabilità ed “adeguata” educazione…comunque proiettata verso il divenire di essenziali ed immutabili Valori umani.
      Come sai sono nonna di due vivaci “adolescenti” che crescono e…a volte, simpaticamente, mi insegnano cose più che normali per loro, ma…astruse per me!
      Nell’inadeguatezza momentanea…mi “aggiorno”!

      Ti faccio sorridere con quest’altra “storia” di Babbi, di Scolari e di Maestri.

      GIUFA’ A SCUOLA

      “Che cosa fosse la scuola Giufà seppe ben presto, per esperienza diretta, allorché non potè più rotolarsi per terra, come aveva fatto sempre, e fu costretto a star fermo sul banco ed ascoltare il maestro che gridava:
      – a e i o u, certo l’asino sei tu.
      E Giufà a ripetere. E il maestro a gridare:
      – Parla in prima persona!
      Giufà non capiva che cosa significasse parlare in prima persona. E fermo ancora a ripetere:
      – a e i o u, certo l’asino sei tu.
      Allora don Gaetano Sillabario, maestro della scuola comunale, montava su tutte le furie e lo cacciava fuori di classe.
      Ma Giufà si era talmente innamorato di questa punizione, che quando non sapeva più tenersi immobile sul banco, urlava:
      – a e i o u, certo l’asino sei tu.
      Per la qual cosa la punizione mutò natura. e il povero Giufà dovette rassegnarsi a restare, per ore intere, con la faccia al muro. Un giorno starnutì scompostamente in mezzo al silenzio della classe. Don Gaetano Sillabario gridò:
      – Giufà, la faccia al muro!
      Giufà si alzò senza dir motto, e si pose innanzi al muro.
      Un coro di risate unanime si levò allora per tutta l’aula.
      Giufà, tranquillo e sereno, versava sul muro una bottiglietta d’inchiostro disegnando una enorme faccia carnevalesca.
      – Che cosa fai, furfante? – gridò il maestro.
      – La faccia al muro – – rispose Giufà. – Non me l’ha detto lei?
      Ma questa fu l’ultima, perché appena giunto a casa, Giufazzo, padre di Giufà, lo legò con una corda per la vita alla trave maestra del soffitto e lo fece penzolare come un salame.”
      (GIUSEPPE VILLAROEL)

      Che dici Rossana?

      Se ferma e immutabile è la fase adolescenziale umana…come EDUCARE oggi, visto che…tutto è opinabile, persino la FIDUCIA tra SCUOLA E FAMIGLIA?
      Perché la FAMIGLIA, considera più attendibile il parere del figlio/a adolescente, che quello della SCUOLA?
      Cosa trasmette ai giovani questa realtà educativa?
      Spesso faccio rifflettere mia figlia che…non mi sa rispondere.

      Ciao cara, ti auguro un mondo di bene!
      Un abbraccio!

      Nives

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