“Calling for Mommy”

“Mamma”, piange mia figlia quando è arrabbiata o dispiaciuta “mamma, mamma, mamma”. John Hart, blogger e scrittore gay di Toronto, proprio non riesce a capire perché sua figlia adottiva possa implorare l’aiuto della madre quando ha bisogno di “conforto e rassicurazione””. Hart, qualche giorno fa, ha affidato il suo sfogo alle pagine di uno dei più noti siti per genitori omosessuali maschi, dove spiega che la bambina sa benissimo che lui è il “daddy”, mentre il suo partner è il “papà”, e allora, si chiede “Da dove salta fuori la questione della mamma?”.

Nell’articolo dal titolo “Calling for Mommy”, il blogger riferisce che la bimba ha tre anni e ha vissuto con loro da quando aveva nove mesi e mezzo. “Immagino che non ricordi niente prima della padronanza del linguaggio, che la rende consapevole di quello che dice”.

Il papà omosessuale non riesce a darsi pace e ricorda così che anche lui da ragazzo ha potuto contare su una madre che ha incoraggiato i suoi interessi e ha provveduto a rassicurarlo quando ne aveva bisogno. “La cena può essere comprata” si legge nel pezzo, “ma queste qualità no”. Eppure, scrive convinto il blogger gay “conforto e rassicurazione non sono un monopolio delle madri, allora perché sembra chiamarne una?”

…Quello dei figli cresciuti all’interno delle coppie omosessuali è un fenomeno abbastanza recente, ma non mancano i primi studi che evidenziano tutta una serie di problematiche.

(Da “Deriva etica”; in “La Verità”, Milano,13 aprile 2017 p. 13)

 

6 responses to this post.

  1. È di grande interesse!
    La coppia gay maschile, nell’adottare un bimbo ha “dimenticato” che per nascere è necessario l’intervento di una donna e che ognuno di noi possiede un “reparto” molto ben attrezzato per raccogliere e immagazzinare ricordi di accadimenti. Si chiama, in parole povere, inconscio. Questo cosiddetto inconscio non è qui solo ad uso e consumo dello psicanalista, ma è qui anche per ognuno di noi, e, al momento giusto “butta fuori” ciò che secondo lui può essere necessario. Può obbligarci a “ricordare”, sempre inconsciamente, e può anche aiutarci a sviluppare una qualsivoglia malattia. Lui si ricorda, non solo della vita intrauterina e del momento in cui “ha visto” la luce, ma anche di quello che gli è accaduto in una vita precedente. Sa che una donna l’ha “cullato” per 7, 8 o 9 mesi al caldo del suo utero e si ricorda anche che si chiama MAMMA… e che può essere solo di sesso femminile… e che non potrà esserci nessuna mamma con gli attributi maschili.
    Buona notte.
    Quarc

    "Mi piace"

    Rispondi

    • Caro Quarc,
      Grazie per l’autorevole intervento, che con semplicità e naturalezza coglie il “nocciolo” della vita!
      Parli di utero e di inconscio, di quanto l’uno dona e l’altro riceve e registra spontaneamente e direttamente.
      Parli di un tempo breve, (7, 8 o 9 mesi) d’intensissimo interscambio d’infinita dolcezza, leggerezza, gioia ma anche tristezza o disagio.
      Tutta energia d’amore, che nutre e sostiene il sentimento dell’esistere.
      Sì, per “natura” la vita è felice se obbedisce a se stessa. E se viene rispettata nella sua essenza. La Natura stessa ce lo insegna!
      Secondo me, un figlio/a adottato da una coppia maschile gay, per quanto amore, cura, attenzioni e sicurezza possano ricevere…nei momenti di grande nostalgia continueranno ad invocare un solo “MONDO” e a chiamare struggentemente una sola MAMMA!

      Grazie ancora caro Quarc, buona giornata.
      Nives

      Piace a 1 persona

      Rispondi

      • Cara Nives,

        Questo è un argomento importantissimo, perché ne va della vita di una persona. Nello stesso modo come si parla moltissimo delle violenze su minori, bisognerebbe, almeno secondo me, assimilare a certe violenze anche la pretesa, da parte di gay, di adottare un bimbo senza essere una “vera” famiglia. È una violenza!
        Se qualcuno è gay, o è diventato gay, sono affari suoi; non deve però “abusare” di bimbi… coll’adozione.
        Buon Pomeriggio.
        Quarc

        "Mi piace"

        Rispondi

        • Buongiorno caro Quarc,

          sono d’accordo con te! In questa anomala famiglia, una creaturina innocente non potrà mai avere piena consapevolezza di se stessa. Non potrà crescere con naturalezza, semplicità, libertà, verità.
          Anch’io penso che i diritti sacrosanti degli adulti, non sono superiori a quelli dei bambini. Pretendere questo è un atto di puro egoismo e violenza. Una persona adulta è libera di scegliere chi essere e come vivere, ma non può permettersi, (anzi, non può sentirsi autorizzata) di condizionare con le sue scelte, un’ indifesa vita nascente.

          Grazie Quarc, buona giornata!
          Nives

          Piace a 1 persona

          Rispondi

  2. L’articolo fa riflettere molto!!!!!!

    Piace a 1 persona

    Rispondi

    • Sono figlia, mamma e nonna. Ho dedicato la mia vita alla cura della famiglia e quindi alla naturale crescita di ogni suo componente.
      Il mio ultimo lavoro è stato l’assistenza notturna a persone ammalate gravi. L’ultima loro parola pronunciata prima di morire, è stata…”Mamma”!
      Forse mi sbaglio perché non sono un medico psicologo, ma secondo me, la bimba cresciuta dalla coppia gay, chiama “mamma” nei momenti di grande nostalgia inconscia…forse della sicurezza, della tenerezza e del calore dell’utero materno.
      Ciao Lucetta, buona serata!
      Nives

      Piace a 1 persona

      Rispondi

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: