La professione nobile

AUGURI AL MONDO DEL LAVORO

UN PENSIERO ALLE NUMEROSE VITTIME INNOCENTI

– CADUTE SUL LAVORO –

Nives
Ciabattino

CESARE CANTU’

Quale arte è vile?

“Meglio un buon ciabattino che un cattivo dottore. Taluno sfigura come prete, mentre sarebbe stato un eccellente fattore di campagna.

Chi si vergogna del mestiere di suo padre non è un brav’uomo.

Dicono alcuni: *E’ un’arte vile; mi voglio scegliere una professione nobile*

Quale arte è vile? Quella del briccone.

Quale è la professione nobile? Quella del galantuomo.

Stimo più il mio vicino falegname che non il milionario, il quale non faccia altro che mangiare, bere e sbadigliare: Stato onorevole è quello in cui uno può meglio conservarsi e perfezionarsi e giovare altrui; disonorano soltanto le arti inutili e le disoneste.”


Contadina che torna

GIOVANNI BERTACCHI

Contadina che torna

“Con lo spiovente carico di fieno,

che ondeggia sul mutar lento dei passi,

torna la stanca al vespero sereno.

Ella durò nel giorno la fatica,

falciando l’erba, rimovendo i sassi,

negli orti, ai prati, per la sponda aprica;

or, sul ritorno suo, canta lontana

le immutate preghiere una campana.

O figli delle valli, ecco il destino;

ecco il destino, o voi delle pianure:

rivisitar fedeli ogni mattino

l’umida zolla che il buon germe serra;

spendere il dì fra pazienti cure,

mietere l’erba della vecchia terra,

e poi…partire. Andarsene una sera,

sul lontano ondular d’una preghiera.”


GIOVANNI PASCOLI

Carrettiere

“O carrettiere che dai neri monti

vieni tranquillo, e fosti nella notte

sotto ardue rupi, sopra aerei ponti;

Che mai diceva il querulo aquilone

che muggìa nelle forre e fra le grotte?

Ma tu dormivi, sopra il tuo carbone.

A mano a mano lungo lo stradale

venìa fischiando un soffio di procella:

ma tu sognavi ch’era Natale:

udivi i suoni d’una cennamella.”


FRANCESCO PASTONCHI

Il pescatore

“Al pescator, dopo la magra cena,

se troppo torva nube in ciel non cresca,

è dolce con sue nasse e con sua esca

andar vagando alla notte serena.

Ma più dolce tornar con rete piena

sul giorno; e, barattata la sua pesca,

dormire ai fiati della brezza fresca

nell’ombra di una barca in sull’arena.

Destato, erra pel lido; ad altri parla

della sua notte; spia l’onde inquiete,

il cielo ampio, la nuvola e la spuma:

Poi, finita la sua gioconda ciarla,

stende nel sole a rasciugar la rete;

e il mar canta per lui che guarda e fuma.”


TRACCE:

Dall’Antologia italiana LA PRORA – Volume primo – 1961

Immagini tratte da GOOGLE IMMAGINI

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