La PACE è una nostra responsabilità

IVAN ALEKSEEVIC BUNIN

“20 aprile 1919 – Tutti covano il desiderio ardente e feroce di assistere alla rovina dei bolscevichi! Non c’è punizione biblica tra le più spaventose che non augureremmo loro. Se il diavolo in persona piombasse in città e camminasse letteralmente immerso sino alla gola nel loro sangue, metà Odessa piangerebbe di gioia.

La quantità di bugie è tale da togliere il fiato. Tutti gli amici, tutti conoscenti, delle cui parole in precedenza mai avrei osato dubitare, oggi mentono ad ogni piè sospinto. Non c’è anima che possa fare a meno di mentire, che possa evitare di aggiungere le proprie menzogne, la propria personale aberrazione a una diceria notoriamente falsa. E tutto per l’insostenibile brama di vedere la realtà coincidere con i propri desideri. La gente farnetica, come se avesse la febbre alta, e a furia di ascoltare questo incessante delirio vieni contagiato e finisci per credere con avidità a quel che si dice. Altrimenti sarebbe impossibile sopravvivere una sola settimana.

E il quotidiano autostordimento acquista particolare forza con le prime ombre, si fa così intenso che ti corichi come intossicato dall’etere, con la certezza che durante la notte accadrà qualcosa, e ti fai il segno della croce con tale, sfrenata decisione, preghi così intensamente, sino a provare dolore in tutto il corpo, che sembra che né Dio, né un miracolo, né le forze celesti potranno negare il loro aiuto.

Ti addormenti, stremato dall’incredibile tensione con cui invochi la rovina di quelli e, superando mille verste, attraverso la notte, il buio, l’ignoto, rivolgi l’anima alle persone care, lasciando che il tuo timore e il tuo amore per loro, il tuo tormento le raggiunga, possa il Signore proteggerli e salvarli poi, di colpo, in piena notte, un sussulto, il cuore prende a battere furibondo: da qualche parte un pum-pam-pam, un picchiare talvolta vicinissimo, quasi grandinasse pietra sul tetto, eccoci, qualcosa è accaduto, qualcuno, forse ha attaccato la città, è la fine, la rovina di questa dannata vita!

Ma il mattino seguente, il ritorno alla realtà dopo una brutta sbornia, ti precipiti subito sui giornali, niente, non è successo nulla, sempre l’identica sfacciata canea, le ennesime “vittorie”. Brilla il sole, la gente è per le strade, in coda di fronte alle botteghe…e daccapo l’ottusità, la disperazione, una nuova giornata lunga e vuota davanti, anzi, non un giorno solo, ma giorni, insulsi, infiniti, del tutto superflui!

Perché vivere, per che cosa? Per quale motivo far qualunque cosa? In questo mondo, nel loro mondo, un mondo bestiale dominato da beceri cafoni, non ho bisogno di nulla….”

* Da “Giorni maledetti”, ed. Voland, Roma, 2021, tr. Marta Zucchelli, pp. 82-83*


ELIE WIESEL

“Il genere umano deve ricordare che la pace non è il dono di Dio alle Sue creature; la Pace è il dono che ci facciamo gli uni con gli altri.”



ROBERTO MANCINI

La pace è una nostra RESPONSABILITA’.

“…….Ricordiamo che non c’è solo la guerra all’Ucraina; nel mondo ci sono altri cinquantanove conflitti in atto, alcuni molto sanguinosi: pensiamo solo alla Siria, dal 2011 più di trecentomila morti, o allo Yemen.

Quando Papa Francesco dice che stiamo vivendo una “terza guerra mondiale a pezzi”, ci conferma che il nostro è un sistema di guerra, cioè che viviamo la guerra come un fenomeno endemico, come qualcosa che abbiamo messo in conto.

La guerra in atto in Ucraina è certamente frutto di un’aggressione russa, delle scelte omicide di Putin. Ma è anche l’espressione di un sistema globale in cui la guerra è un’istituzione ben radicata e coltivata e in cui, non a caso, l’industria delle armi è la prima nel mondo insieme a quella delle droghe.

Ed è infine, un conflitto nel quale come spesso accade, il bene dei popoli e l’interesse dei governi non coincidono: quando leggiamo Russia o Ucraina dobbiamo capire se parliamo del popolo o del governo. Non è la stessa cosa. I governi stanno dentro una logica nazionalistica o imperialistica, i popoli sono nella quasi totalità le vittime, vengono usati come carne da macello da questi giochi di morte della geopolitica.

E allora il nodo vero da sciogliere non è come sconfiggere una nazione, ma come sconfiggere questo sistema di guerra.

  • Questa guerra è riuscita a dividere anche il popolo della pace su molte questioni. Per esempio su quello dell’invio di armi in Ucraina.

In un mondo in cui la guerra è così radicata purtroppo molti finiscono per credere che esistano guerre giuste. L’idea della guerra giusta è proprio la classica trappola che serve per rilegittimare tutte le volte la guerra, come se fosse la risposta ovvia, normale, risolutiva quando qualcuno ti aggredisce.

  • Che cosa alimenta quello che tu chiami “sistema di guerra”?

Il potere. Il nostro mondo è governato da grandi sistemi di potere e il potere non ha un’efficacia neutra. Non è un mezzo che tu usi: è lui che usa te.

E’ una macchina, un circuito dentro il quale tu ti trovi e che pensa solo ad espandersi. Che cosa vuol dire il fatto che pensa a espandere se stesso? che quando trova un ostacolo o qualcosa che lo disturba, lo elimina. E questo è la guerra.

….C’è una sola forza alternativa al potere: è la nostra umanità. Il potere implode quando trova davanti a sé esseri veramente umani.

  • Di fronte a dinamiche globali così strutturate, cos’è che ciascuno di noi può fare concretamente per far ripartire la strada della pace?

In questo scenario devastato ci sono due aspetti che dobbiamo riprendere in mano: il primo è far rinascere la politica, facendola diventare strumento di tessitura della convivenza, il secondo è far rinascere la responsabilità personale intendendola come creatività, esercizio di non violenza, cura del bene comune.

Noi abbiamo estremo bisogno di ricostituire soggetti della vita politica che sostituiscano, alla logica di potere, la sapienza del prendersi cura della vita comune.

Per fare questo prima di tutto occorre avere delle persone corali, cioè persone guarite dall’individualismo, persone per cui vivere è convivere e che quindi sono profondamente interessate alla qualità del sistema delle relazioni.

Infine occorrono dei movimenti democratici, quelli che Papa Francesco chiama popolari: penso al movimento femminista, al movimento ecologista, al movimento per i diritti civili. Questi grandi movimenti hanno una capacità trasversale che non è legata solo al territorio, ma che cerca di affrontare le grandi contraddizioni del nostro tempo.

Ma più di tutto serve una direzione, serve un progetto di società verso cui muoversi. Se navigo a vista rischio di non trovare la necessaria spinta, se vedo invece un orizzonte davanti a me, come un artista che sogna la sua opera prima di realizzarla, trovo di sicuro passione, creatività, slancio.

Più noi diamo energia, più partecipiamo a una rigenerazione della politica come strumento di cura del bene comune, più arretra, più si inceppa il sistema di guerra.

………..Se smettiamo di arrenderci, se ci esponiamo per il bene comune, se osiamo fare meglio e di più di quello che normalmente facciamo allora avremo le energie interiori, la passione e l’intelligenza di costruire una società come diceva Gino Strada, che faccia finalmente diventare tabù anche la guerra, dopo l’incesto e l’antropofagia.

Il mondo così, avrà restituito nel presente il suo futuro.”

(Dal Giornalino n. 24 – La via della PACE – della Fraternità di Romena – Arezzo)

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