Quella carezza della sera

Il segreto

“C’era una volta un bambino, che andando e stando a scuola teneva sempre chiuso il pugno della mano sinistra. Quando era interrogato dalla maestra, si alzava e rispondeva tenendo il suo pugno chiuso; scriveva, con la destra, e conservava il pugno sinistro ben chiuso.

Un giorno la maestra, anche per dare soddisfazione a tutti gli alunni, gli chiese il perché di questo atteggiamento. Il bambino non voleva rispondere, ma poi, dietro le insistenze della maestra e soprattutto per accontentare i suoi compagni di scuola, decise di svelare il segreto.

“Quando ogni mattina parto da casa per venire a scuola, mia madre mi stampa sul palmo della mano sinistra un forte bacio e poi, chiudendomi la mano, mi dice sorridendo: “Bambino mio, tieni sempre ben chiuso qui nella tua mano il bacio di tua madre!” Per questo tengo sempre il pugno chiuso: c’è il bacio della mia mamma dentro”.

Abbiamo tutti un bacio da conservare nel nostro intimo. Sembra un niente, ma è la forza della vita.” (ANONIMO)

Cantico del sogno

“Figli cari, abbiate un SOGNO! Abbiate un bel sogno, il sogno di tutta la vita. La vita umana che ha un sogno è lieta. Una vita che segue un sogno si rinnova di giorno in giorno…

Figli miei abbiate un SOGNO; passate la vita cercando di realizzare quest’unico sogno, senza distogliervi lo sguardo, senza sostare, avanzando sempre sulla stessa strada.

Ma ricordate: se questo sogno sarà piccolo, anche il frutto della vostra vita sarà piccolo; se questo sogno sarà basso anche la vostra vita sarà meschina. Ma se il vostro sogno sarà bello, sarà grande, sarà originale, anche la vostra vita sarà bella, grande, originale.

Un simile sogno non può avere di mira l’interesse egoistico. Il vostro deve essere un sogno che miri a rendere liete non soltanto tutte le persone, ma tutta intera l’umanità anche quelli che verranno dopo.

Se il vostro sogno sarà cosa che fa gioire tutta l’umanità, farà gioire anche il Signore. Proprio così: il sogno che dovete perseguire deve corrispondere all’intenzione del Signore.”

(Dal testamento di un padre ai figli)


Figli scusateci

“Figli scusateci se per anni vi abbiamo fatto credere che solo la carriera e il denaro sono necessari per diventare “importanti”.

Figli scusateci se vi abbiamo dato cose e non valori.

Figli scusateci se vi abbiamo insegnato la via facile e non la via giusta.

Figli scusateci se abbiamo dedicato più tempo ai rimproveri che ai buoni esempi.

Figli scusateci se non abbiamo trovato il tempo per guardarvi in faccia, per parlarvi, per sorridervi.

Figli scusateci se abbiamo sbagliato operazione: abbiamo fatto la moltiplicazione degli elettrodomestici e la sottrazione dell’amore.

Figli scusateci se non vi abbiamo fatto venir voglia di Dio.” (ANONIMO)


Così prega un padre

“Signore,

…ti ringrazio per i figli che mi hai dato.

Io non li amo abbastanza; sono ancora troppo egoista, troppo poco riconoscente; ora troppo esigente, ora troppo debole; ora troppo impulsivo e ora troppo severo. Aiutami ad amarli meglio, a voler loro un gran bene.

Dammi d’essere sempre paziente, sempre padrone di me stesso, sempre assiduo al lavoro, sempre generoso.

Dammi d’essere fermo e severo quando è necessario, senza mai cessare d’essere buono.

Dammi non già la ricchezza, ma la sicurezza nel lavoro, della casa, del cibo e della istruzione. Fa’ che non sia mai compromessa la pace tra noi, che siamo fedeli alle promesse, che il nostro vicendevole amore cresca sempre.

Fa’ che ci sosteniamo nelle avversità, che ci rallegriamo insieme nel bene che possiamo avere noi e del bene che può arrivare agli altri.

Fa’ che non ci chiudiamo in noi stessi ma ci mettiamo in comunione con il mondo, e la nostra tavola sia ospitale per gli amici e gli sventurati.

Fa’ che la nostra preghiera in comune salga ogni sera a te, per ringraziarti, per chiederti perdono e per prometterti di diventare migliori il giorno dopo.

Fa’ che i nostri figli ti siano fedeli, che nessuno di essi diventi un demolitore dell’umanità, un malfattore, che parecchi si dedichino a te senza riserva e tutti partecipino alle lotte per la fede.

Fa’, o Signore, che così sia; e se non sarà così, dacci coraggio e pazienza, e riporta gli sviati sul retto cammino.”

(J. Lebret)


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