Il canto della mamma

E’ passato ormai più di un anno da quando mamma vive in una RSA vicino a casa. Poco fa ho parlato con la responsabile del piano per avere qualche foto della sua stanza che non ho mai visto, delle persone che con lei vivono, del suo letto, del suo armadio, delle sue cose….che non posso ancora vedere e curare.

Quando la Struttura non è chiusa per Covid-19, posso veder mamma solamente per mezz’ora, due volte la settimana. Ci incontriamo in una sala rumorosa, piena di gente, dove è impossibile comunicare. Ci parliamo con gli occhi. Con quegli occhi, ora più espressivi…che hanno la luce e le emozioni di una vita.

Poco fa, mi è stato detto che mamma oggi è a letto perché non ha voluto alzarsi. Un’operatrice mi ha raccontato che ieri sera, visto che non si addormentava, le ha cantato persino la ninna nanna. Ma si è molto offesa….tanto che hanno riso tutti.

Mamma ha perduto tutta la sua autonomia, tranne la dignità, la memoria e la lucidità. Per questo soffre tantissimo ma non ne parla. Non vuole perdere tempo a raccontare di sé. E’ così poco il tempo per noi che non lo vuole sprecare. Preferisce chiedere di noi, dei nipoti e pronipoti, di casa, del mondo, dei parenti, delle amiche. Niente album di foto, nessun oggetto personale. Dice che vive nella “gabbia d’oro” come l’USIGNOLO che ha già TUTTO, dentro il cuore.

Pure dentro il mio cuore c’è tutto! Anche il suo canto di quando…ero bambina.

Mamma, fin dall’infanzia, quando passava accanto agli scarponi che furono del suo PAPA’ e dei DUE ZII … (mai più tornati dalla grande guerra), cantava “spensierata” VECCHIO SCARPONE.

Cantava ancora VECCHIO SCARPONE…quando vedeva quelli del MARITO (mio padre)…tornato a piedi dai lager tedeschi della seconda guerra mondiale.

Invece, MADONNA AMORE era la canzone dei suoi 15 anni! ….La cantava spesso anche quando ne aveva 20…e la casa si riempiva di spensieratezza e cose belle.

Zia GENOVEFFA, mia sorella ANNA ed io, cantavamo USIGNOLO, mentre LEI sorrideva cantando GRAZIE DEI FIORI!

Oggi mamma non canta più. Dice che ha il cuore logoro come un vecchio vestito strausato. Pensa solo alle figlie giovinette che presto riabbraccerà. Si sta preparando all’oltre, al nuovo, al di più.

E’ troppo per LEI pensare ai VECCHI SCARPONI, al SENSO della sua vita tanto sofferta, al FASCISMO che l’ha educata ma che poi ha dovuto combattere. E’ troppo per LEI rivivere e rinnovare le VECCHIE SPERANZE PER UNA NUOVA ITALIA.

Ora a LEI basta sapere di rimanere una piccola LUCE, dentro il nostro cuore.

Cuori che si stringono nel saperla sola, là, dentro la “gabbia d’oro”, come quell’USIGNOLO che le dava dolore.

Vorrei tanto portarla a casa, magari per una vacanza…vorrei poter essere con lei tutti i giorni.

Ma non si può, è diventato tutto impossibile e…quel triste canto strugge il cuore.


2 pensieri su “Il canto della mamma

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