Stabat Mater

“Come un nulla senza possibilità,

un nulla morto dopo la morte del sole,

come un silenzio eterno senza avvenire,

senza la speranza stessa di un avvenire,

risuona interiormente il nero.”

(Vasilij Kandinskij)

 

Solamente Tu…”Madre sempre Vergine”…”Figlia del Tuo Figlio”...

Solamente Tu sai, ma come allora…non comprendi!

Il dolore è estremo; inumano nell’umano.

Tu Madre sai, e ancora speri!

O Figlia di Tuo Figlio…o Cuore trafitto mille volte…

insegnaci a Sperare!

Mostraci la vittoria dell’Amore!

Prendimi per mano.

Conducimi alla Luce!

Voglio essere con Te in quel Giardino…

per piangere di gioia!

(Nives)

 

Sculture della Val Gardena

 

In un’importante estate di molti anni fa, ho avuto l’ occasione di visitare le nostre splendide DOLOMITI (Patrimonio dell’umanità).

Ero una turista speciale in Viaggio di Nozze…che soggiornava per qualche giorno nella magia di Valli incantate.

La ridente e bellissima Val Gardena – Alta Badia, è adagiata ai piedi dei Gruppi del Sella col suo Piz Boè; del Puez-Odle col Sassongher; del Sassolungo col Sassopiatto, e del Massiccio dello Sciliar  col Spitze Santener che affettivamente veglia sulla sua fiabesca Alpe di Siusi.

Pascoli alpini

Con occhi e cuore colmi di amore, pace e gioia mi sono lasciata rapire dal fascino delle cose, delle persone, della storia, delle tradizioni e delle leggende.

Ameni pascoli e parchi naturali dall’aria fresca e purissima m’inebriavano di profumi d’erbe e fiori appena falciati, ma anche di pane fresco e dolci, e resine e legni…

Pascoli alpini

Ricordo mandrie di cavalli selvaggi al galoppo, pacifiche mucche che si beavano al sole…carretti colmi di fieno, gente serena, sorridente, schietta. Visibilmente stanca ma fiera del grembiule blu che indossava.

 

Ogni luogo, cosa, persona, lasciava trasparire il cuore…e al cuore arrivava…

Anche le curatissime cittadine di Ortisei, Castelrotto, Selva, Corvara…ecc…pur essendo cittadine essenzialmente turistiche, mi avevano colmata di stupore per l’ordine e l’arte, l’anima e il decoro.

Anche oggi, come allora i negozi espongono prevalentemente sculture in legno, in cere, in metallo…e tessuti e manufatti pregiati.

Vere e preziose Opere d’arte, amorevolmente create con paziente lavoro, durante le fredde giornate invernali dai lunghissimi silenzi.

Ogni Opera esprime l’essenziale del sè e si dona con poesia e amore.

Nives

P.S – Le foto sono personali

Un metro oltre l’orizzonte

(Avere nuovi occhi……per Ricominciare)

“Ogni uomo deve cercare la Sorgente del suo essere.” (Gandhi)

“Quanto più l’uomo si conosce, tanto più progredisce.” (Gandhi)

“Chi vuol salvare il suo tempo, non fa neppure una sola cosa inutile.” (Gandhi)

“Finché non c’è armonia tra corpo, mente ed anima, nulla riesce bene.” (Gandhi)

“La musica non sgorga solo dalla gola. Hanno la loro musica anche la mente e i sensi e il cuore.” (Gandhi)

“Più potente di qualsiasi parola è un pensiero puro.” (Gandhi)

“Prima o poi, ciò che abbiamo nel cuore si manifesta anche all’esterno.” (Gandhi)

“Un saggio ha affermato che solo nel silenzio ci prepariamo alla realizzazione personale. E la nostra vita futura sarà intonata alla realtà profonda.” (Gandhi)

“Lo stesso saggio dice che dalla pace del cuore nasce una forza profonda che non viene mai meno.” (Gandhi)

“Scopro ogni giorno di più l’importanza del silenzio. Il silenzio è necessario a tutti, ma è veramente d’oro per chi deve lavorare.” (Gandhi)

“Se vedessi la bellezza interiore, ogni altra bellezza impallidirebbe fino a diventare insignificante.” (Gandhi)

“Quando possiamo dire di aver impegnato nello sforzo tutte le nostre migliori energie? Quando vi portiamo tutti noi stessi, senza alcun limite. Normalmente, il successo corona un simile sforzo.” (Gandhi)

“L’uomo prova una gioia incontenibile quando raggiunge qualche cosa che va oltre le sue speranze.” (Gandhi)

“Quando il cuore di un uomo è ripieno di luce celeste, scompaiono dalla sua strada gli ostacoli.” (Gandhi)

“Non c’è alcuna gioia che possa essere paragonata con quella del pacifico compimento del proprio dovere.” (Gandhi)

“La tranquillità del cuore è la maggiore sapienza.” (Gandhi)

“Il puro pensiero è una cosa talmente sottile e, al tempo stesso, talmente potente che può pervadere tutto.” (Gandhi)

“La modestia e l’umiltà nutrono l’uomo e lo aiutano a crescere.” (Gandhi)

“Ci andrà tutto bene se, anche nelle ore di lavoro, saremo coscienti della presenza di Dio in noi.” (Gandhi)

“Dio cammina a piedi.” (Gandhi)

titolo

Tracce:

Don Luigi Verdi – Fondatore di https://www.romena.it/

Frasi di M. K. Gandhi da “Ogni giorno un pensiero”  

(Titolo originale dell’Opera: A THOUGHT FOR THE DAY) – E.M.I Bologna

Quadri: Opere di Gustav Klimt – Claude Monet – Luigi Bertelli – Camille Pissarro Pontoise

Il bosco dei Dogi

 

“A (piedi nudi)…calpesto il sacro

morbido tappeto umido del sottobosco,

e m’inoltro intimorita cercando sprazzi di cielo.

Ilari minuscole foglie

come pioggia dorata

vengono… baciando il viso.

Fruscia il vento

e gli alberi del Cansiglio

danzano.

L’emozione va

a Venezia.

Fa battere forte il cuore

l’immagine dei rugosi antenati

danzanti sott’acqua.

Forti, indistruttibili, umili e leggiadri sempre.

Fiere solide Fondamenta.

Invisibile, quasi incomprensibile

magia della mitica mia Città!

 

Un nido caduto dai rami,

ha punto il piede nudo.

Un sacro nido bagnato,

vuoto.

Ingegnosa opera

nella Conca

che si prepara all’estremo termico.

Più 30° e meno 30° C.

nella Foresta Demaniale Inalienabile!

Felci, anemoni dei boschi, elleboro verde,

acetosella.

Splendidi colori di faggeti

ricordano l’intenso profumo

primaverile del fior di stecco

dai vivaci colori.

E le genziane e i crochi

e il geranio argenteo.

Pian del Cansiglio Catino prealpino.

Foresta spesso nebbiosa

dai fusti collonari.

Rifugio di cervi e caprioli

di linci, orsi bruni, scoiattoli,

sparvieri, aquile reali….e uomini.

………….

O Cimbri boscaioli

cultori del legno

maestranze abili d’antichi mestieri.

Voi Minoranza etnica

della Regione Veneta.

O Voi solerti custodi della vita forestale.

Almeno Voi ricordate quei milioni di faggi, querce, abeti.

Ascoltate quel grido

che dal fango della Laguna

geme snervato.

Non più canto

di perenni Fondamenta

ma fievole voce,

“bandiera bianca sul ponte”

che sventola il coraggio

…………

mentre cigola alle onde

il Mose arrugginito,

il Leone di San Marco risvegliato.

………..

O sì Popolo Cimbro, alzate la voce

all’illustre “Serenissima”

inconscia del Bosco sommerso.

Ruggisce il Robot che

onora le grandi navi,

Che come una Sfinge sfida

la forza del mare.

E Venezia

fragile come una foglia,

evanescente come un sogno

poggia preziosa sulla Foresta.

………

O Popolo Cimbro dite al mondo

le sue Fondamenta!

Dite l’umile forza innamorata

che Venezia salverà!”

(Nives)

I Video sono tratti da YOTUBE

Le emozioni condivise sono di Rita (Nives)

 

 

 

La poesia dell’ago

Da “Palestra dei piccoli scrittori – Poesia dell’ago”

In “La Domenica dei Fanciulli”

Torino, 3 aprile 1905, p.282

 

 

 

 

“Parlare dell’ago a certe signorine è come parlar loro della cosa più spregevole; esse che hanno in mente la poesia dei cieli azzurri, dei boschi neri, dei giardini dove gli uccelli gorgheggiano, del mare placido, delle barchette che si cullano in esso, mentre il bianco splendore della luna vi si riflette, esse non tovano la poesia in quell’arnese così comune, così minuto, destinato al lavoro; eppure la sua poesia ce l’ha anch’esso. Mi ricordo che da piccina mi piacevano tanto quei piccoli aghi lucenti; pure la mamma mi aveva proibito perfino di toccarli, giacché diceva che avrei potuto farmi del male; ma quale gioia fu per me quando ebbi la prima volta in mano un ago e un brandello di tela logora sul quale sbizzarrire quella mia gran voglia di lavorare, descrivendo col filo tanti geroglifici inqualificabili o attaccando bottoni in modo buffo, sì, ma così saldi che poi ci voleva tutta la pazienza della mamma per poterli staccare! Una volta l’ago mi lasciò il suo ricordo sul ditino: voleva esso avvertirmi che nella vita anche in ciò che ci dà o ci promette una gioia, vi è molto spesso nascosta la punta acuta e penetrante del dolore? Mi sembra ancora di vedere la mamma e il babbo che, spauriti dalle mie strida, avevano temuto mi fossi ferita gravemente: così talvolta quell’umile arnese mi ricorda la poesia degli anni innocenti e gai della mia fanciullezza trascorsi tra gli affetti della mia famiglia, o la poesia amara degli affetti perduti, che mi allietavano da bimba e che ora mi tornano al cuore con la tristezza del rimpianto.

Mi ricordo che la mamma, quando apriva il tavolino da lavoro, o mi mostrava la scattolina piena di aghi, mi diceva che con quelli aveva cucite e ricamate le mie camicine, accanto alla culla. Se quei piccoli aghi potessero parlare! Forse mi narrerebbero tutta la soave poesia dei pensieri della mamma ancor giovane, mi direbbero che mentre essi correvano veloci e lisci per la fine della tela e per le trine, la mia mamma li accompagnava nel loro lavorio con i sogni, con le speranze più dolci del mio avvenire e con le ansie del suo cuore amante quando le sembrava ch’io non stessi bene così come avrebbe voluto…Chi sa con quanta stanchezza, ma pure con quanta riconoscenza guarderanno il piccolo e tanto benefico strumento, il quale non potrà rispondere loro che con il suo modesto lucicchio!  Chi sa quali parole direbbe d’incoraggiamento, di conforto, se potesse parlare, e quanto magnificherebbe la nobiltà del  lavoro! Se noi lo lasciamo inoperoso l’ago arruginisce, e quindi facilmente si spezza; ed esso  allora ci insegna, con la triste poesia delle cose morte, che se noi per inerzia non facciamo lavorare il nostro spirito, esso non si mantiene sveglio e lucido, ma poco a poco intorpidisce e in lui vengono meno quelle sue nobili potenze che ci conducono al buono e al bello.”

I quattro mestieri…

I quattro mestieri più antichi e più sacri

Contadino

“Quelle del contadino, del muratore, del fabbro, del legnaiolo sono, tra l’arti manuali, le più compenetrate colla vita dell’uomo, sono le più innocenti e religiose. Il guerriero degenera in predone, il marinaio in pirata, il mercante in avventuriero; ma il contadino, il muratore, il fabbro, il legnaiolo non tradiscono, non possono tradire, non si corrompono.  Maneggiano le materie prime più famigliari e debbono trasformarle agli occhi di tutti, per servizio di tutti, in opere visibili, solide, concrete, vere. Il contadino rompe la zolla e ne cava il pane che mangia, il muratore squadra la pietra ed innalza la casa, la casa del povero, la casa del re, la casa d’Iddio; il fabbro arroventa e torce il ferro per dar la spada al soldato, il vomere al contadino, il martello al falegname; il legnaiolo sega ed inchioda il legno per costruire la porta che protegge dai ladri, per fabbricare il letto sul quale ladri ed innocenti moriranno.

Queste semplici cose, ordinarie; comuni, usuali, tanto usuali, comuni e ordinarie che non le vediamo più, che passano ormai disavvedute sotto i nostri occhi avvezzi a più complicate meraviglie, sono le più semplici creazioni dell’uomo, ma più meravigliose e necessarie di tutte l’altre inventate dopo.”

(GIOVANNI PAPINI)

(Brano tratto dall’Antologia Italiana – LA PRORA – Editore Nicola Zanichelli – Edizione 1961)

 

1° MAGGIO 2019 – FESTA DEL LAVORO

AUGURI!

“Se ami quello che fai, non sarà mai un lavoro.” (CONFUCIO)

 

(Immagini tratte dal web)

Dignità della materia

 

“Quella bellezza che non sanno creare né la natura né l’arte,

e che si dà soltanto quando queste due s’uniscono;

quando all’abborracciato e spesso ottuso lavoro dell’uomo

viene a dar l’ultimo colpo di cesello la natura,

e allegerisce le masse pesanti, toglie la cruda regolarità

…conferisce un meraviglioso tepore a ciò

che fu concepito nel gelo della spoglia, rigida esattezza.”

(Nikolaj Gogol’)