Solo vita

“L’incarnazione di Dio è la certezza che la nostra carne in qualche sua radice è santa, che la nostra storia in qualche sua pagina è sacra. E guardando il fratello nessuno potrà più dire: qui finisce Dio, qui comincia l’uomo, perché il Creatore e creatura sono abbracciati. Finito ed infinito sono dentro di noi in miscela prodigiosa per intensità di progetti, per vigore di trasformazione.

Dio si è fatto uomo perché l’uomo si faccia Dio.” (Ermes Ronchi)

La poesia dell’ago

Da “Palestra dei piccoli scrittori – Poesia dell’ago”

In “La Domenica dei Fanciulli”

Torino, 3 aprile 1905, p.282

 

 

 

 

“Parlare dell’ago a certe signorine è come parlar loro della cosa più spregevole; esse che hanno in mente la poesia dei cieli azzurri, dei boschi neri, dei giardini dove gli uccelli gorgheggiano, del mare placido, delle barchette che si cullano in esso, mentre il bianco splendore della luna vi si riflette, esse non tovano la poesia in quell’arnese così comune, così minuto, destinato al lavoro; eppure la sua poesia ce l’ha anch’esso. Mi ricordo che da piccina mi piacevano tanto quei piccoli aghi lucenti; pure la mamma mi aveva proibito perfino di toccarli, giacché diceva che avrei potuto farmi del male; ma quale gioia fu per me quando ebbi la prima volta in mano un ago e un brandello di tela logora sul quale sbizzarrire quella mia gran voglia di lavorare, descrivendo col filo tanti geroglifici inqualificabili o attaccando bottoni in modo buffo, sì, ma così saldi che poi ci voleva tutta la pazienza della mamma per poterli staccare! Una volta l’ago mi lasciò il suo ricordo sul ditino: voleva esso avvertirmi che nella vita anche in ciò che ci dà o ci promette una gioia, vi è molto spesso nascosta la punta acuta e penetrante del dolore? Mi sembra ancora di vedere la mamma e il babbo che, spauriti dalle mie strida, avevano temuto mi fossi ferita gravemente: così talvolta quell’umile arnese mi ricorda la poesia degli anni innocenti e gai della mia fanciullezza trascorsi tra gli affetti della mia famiglia, o la poesia amara degli affetti perduti, che mi allietavano da bimba e che ora mi tornano al cuore con la tristezza del rimpianto.

Mi ricordo che la mamma, quando apriva il tavolino da lavoro, o mi mostrava la scattolina piena di aghi, mi diceva che con quelli aveva cucite e ricamate le mie camicine, accanto alla culla. Se quei piccoli aghi potessero parlare! Forse mi narrerebbero tutta la soave poesia dei pensieri della mamma ancor giovane, mi direbbero che mentre essi correvano veloci e lisci per la fine della tela e per le trine, la mia mamma li accompagnava nel loro lavorio con i sogni, con le speranze più dolci del mio avvenire e con le ansie del suo cuore amante quando le sembrava ch’io non stessi bene così come avrebbe voluto…Chi sa con quanta stanchezza, ma pure con quanta riconoscenza guarderanno il piccolo e tanto benefico strumento, il quale non potrà rispondere loro che con il suo modesto lucicchio!  Chi sa quali parole direbbe d’incoraggiamento, di conforto, se potesse parlare, e quanto magnificherebbe la nobiltà del  lavoro! Se noi lo lasciamo inoperoso l’ago arruginisce, e quindi facilmente si spezza; ed esso  allora ci insegna, con la triste poesia delle cose morte, che se noi per inerzia non facciamo lavorare il nostro spirito, esso non si mantiene sveglio e lucido, ma poco a poco intorpidisce e in lui vengono meno quelle sue nobili potenze che ci conducono al buono e al bello.”

La Scuola…ieri e oggi

“Ieri, a scuola ogni mattina

con rispetto e disciplina.

Oggi, oltre ogni decenza,

va il maestro in penitenza.”

 

 

 

“La Scuola oggi in Italia si trascina all’insegna dello “sbadigliando s’impara”, quando non si giunge al tragicomico “alunni in cattedra e prof. alla lavagna”. Gli esperti puntano l’indice sui mali cronici della scuola italiana: sovraffollamento delle classi, vuoti di organico, mancanza di innovazione, precariato, eccessiva mobilità…

I tentativi di riformare la Scuola si sono succeduti pressoché ad ogni cambiamento di governo, ma probabilmente una riforma seria nessuno la vuole; né gli alunni, ai quali fa comodo una scuola all’acqua di rose; nè alle famiglie, che tengono più al pezzo di carta, che ad una formazione autentica ed integrale dei figli; né alle stanze del potere, dove le menti pensanti hanno fatto sempre paura. Se può consolare, anche altrove non si balla. Diceva Winston Churchill: “La mia istruzione si è interrotta solo quando andavo a scuola!”

Brano scelto dal Calendario di FRATE INDOVINO (Mese di Settembre 2019)

Visione immaginale

“Un sogno sembra un sogno

fino a quando non si comincia

da qualche parte,

solo allora diventa un proposito,

cioè qualcosa di infinitamente

più grande.”

ADRIANO OLIVETTI

 

 

“Per perdere una cosa

occorre averla

prima posseduta.

Noi non abbiamo

mai avuto nulla

di nostro

in questa vita,

nulla da fare

se non cantare, cantare

con la gola, la pancia, la

testa, il cuore, lo spirito,

con tutta la polvere

delle nostre

anime innamorate.”

CHRISTIAN BOBIN

 

Era ieri

 

 ENZO BIAGI – “Era ieri” – “

“Abbiamo combattuto contro il nazismo e il fascismo, molti hanno dato la vita per la libertà, mai avrei pensato che un giorno nel nostro Paese si tornasse a parlare di epurazione, censura, regime, secessione e si mettesse in discussione la Carta dei Padri della Patria.