Il Papa della Vita

18 Maggio 1920 – 18 Maggio 2020

“Il Figlio che non doveva nascere”

HO SOGNATO IL PAPA

Era il 1980 e il “figlio che non doveva nascere” aveva pochi mesi. Non mi ero ancora ripresa dal difficile parto quando, in una soavissima  indimenticabile notte, ho sognato il Papa. Giovanni Paolo II in persona bussava alla porta di casa chiedendo ospitalità per la notte.  Il giorno successivo avrebbe dovuto recarsi in Visita Pastorale alla Diocesi di Venezia e si sentiva molto stanco.

Quel mattino tutti dormivano ancora. Era molto presto e Papa Karol (molto famigliarmente) era venuto in cucina per la colazione. Sembrava di fretta. Il caffè era pronto e fumante e l’aria fresca del mattino entrava dalla porta finestra del piccolo poggiolo dell’appartamento. Gli uccellini, molto più allegri del solito…sembravano cinguettare e svolazzare e invitare il Papa ad uscire dalla cucina, per godere della loro gioia di vivere.

Papa Woityla non seppe trattenere il dolcissimo sorriso, uscì per incontrarli e respirando a fondo, in loro compagnia, sorseggiò il piccolo caffè. Si fece tardi e….prima di lasciare la mia casa,

appoggiando teneramente la testa sul mio cuore disse:

“RITA…

GRAZIE PER LA VITA!”

(“Il figlio che non doveva nascere” dormiva beato nella sua culla,

mentre il Papa ci lasciava Benedizione, Festa e Gratitudine.)

A qualche mese dal mio dolcissimo indimenticabile sogno,  durante il discorso sulla Vita, S.S. Giovanni Paolo II sembrava parlare di noi…quasi a testimoniare la Sua discreta ma diretta, incommensurabile preghiera d’intercessione.

Oggi, 18 maggio 2020, ricorrono i 100 anni dalla nascita di questo grande Pastore della Chiesa.

Solamente oggi ho saputo che pure Lui è stato un “Figlio che non doveva nascere”…per questo, oggi il mio cuore è colmo di meraviglia, di lode e gioia!

GRAZIE GRANDE INNAMORATO DELLA VITA!

GRAZIE DI CUORE NOSTRO CARO SAN GIOVANNI PAOLO II

Rita/Nives

 

 

Festa del Lavoro 2020

1° maggio 

Il Presidente della Repubblica SERGIO MATTARELLA, in questo giorno senza celebrazioni, dice che IL LAVORO se l’è portato via il COVID-19.

Papa FRANCESCO ci ricorda il LAVORO DI DIO e la MISSIONE affidata all’uomo, invitandoci a pregare…

Il Parroco del mio Paese si è inscritto alla Protezione Civile come Volontario, consegnando, tra l’altro, la spesa agli anziani ammalati.

Il MONDO intero è in fibrillazione per i milioni di persone rimaste senza lavoro.

I POPOLI dell’Africa temono più la fame che il Coronavirus.

Un estremo improvviso capovolgimento di ogni Organizzazione Locale e Mondiale ha minacciato l’intera UMANITA’.

Persino tanti CAPI DI STATO sono sopraffatti dalla paura, si contraddicono, parlano a sproposito.

Eppure la primavera, la NATURA sembra più bella, più trasparente, più organizzata e libera,  e ci invita più che mai a rispondere alla VITA!

Rispondiamo TUTTI allora, al richiamo saggio del canto e del profumo di nostra MADRE NATURA!

Con FIDUCIA, ENTUSIASMO, RESPONSABILITA’, SPERANZA…diciamo SI’ ALLA VITA!

UNIAMOCI in coro e diciamo:

AUGURI UMANITA’!

AUGURI PER UNA CORAGGIOSA, INTELLIGENTE, FECONDA RINASCITA!

LIVIO BERTOLA (Imprenditore)

…in corsia è passato l’Amore!…

 

“Alle Infermiere d’Italia

che si prodigano al servizio dei sofferenti

Santa M. Bertilla Boscardin

umile fiore di divina e umana bellezza

soavemente insegni

come si accende, si dona, si irradia l’Amore”

 

L’AMORE SI ACCENDE

Prefazione dell’Em. Card. G. Urbani Patriarca di Venezia (Venezia 15 Giugno 1962)

“………Suor Maria Bertilla, infatti, viene presentata in questo lavoro, che volentieri presentiamo alle Infermiere d’Italia, nella sua spiritualità semplice, ma solida e persuasiva…In questa luce ecco le virtù proprie dell’infermiera nei suoi rapporti con i malati e i loro famigliari, con i medici e il personale dell’Ospedale: discrezione e delicatezza, serietà e serenità, calma e fiducia, prontezza e generosità, docilità e consapevolezza, senso dell’ordine, della disciplina, dell’esattezza, della pulizia, del decoro e sopra di tutto la Pazienza scritta a caratteri d’oro, come la virtù che meglio d’ogni altro esprime la carità dei cuori.”

 

P.S. = Questo Libro a me tanto caro, è un ricordo dell’amata sorella Anna Maria. Credo che se non si fosse ammalata a 14 anni, forse avrebbe scelto di essere Infermiera, come Annetta, alla quale tanto assomigliava.

Questo Libro mi ha seguito, durante i 9 anni vissuti presso le Suore Mantellate serve di Maria, ammalate anziane.

Prego oggi Santa M. Bertilla per tutto il Personale Infermieristico che, in Italia e nel mondo, in questo tempo della Pandemia da Covid-19, sta mettendo a rischio la propria vita con tanta dedizione, amore, entusiasmo e gratuità.

Con grande stima e gratitudine.

(Nives)

“Certe anime sono privilegiate ma mi,

vado per la via dei carri!”

(Ebbe a dire un giorno…Santa M.Bertilla)

 

Il Volto Santo

 

“Occorre soffrire

perché la verità

non si cristallizzi in dottrina,

ma nasca dalla carne”

(Emmanuel Mounier)

LUIGI VERDI – (dal suo libro – LA REALTA’ SA DI PANE – )

“Quante speranze nel cuore dell’uomo, quanti sogni, quanti desideri!

Ci piacerebbe un mondo ricco d’amore e di pace, un mondo che non mettesse l’uomo contro l’uomo per il potere, per il prestigio e per il denaro.

Un mondo libero dalla paura di noi e dell’altro, libero dalla paura che l’esistenza trascorra senza la vita.

Ci piacerebbe un mondo che somigliasse allo sguardo di un bambino che ha appena iniziato a scorgere la vita, libero dalla paura di camminare senza lasciare impronte.

Era stato bello aver seguito Gesù fino ad ora, era bello che l’amore contasse più della legge e che l’uomo contasse più del sabato, era bello che due spiccioli di una vedova contassero più delle ricchezze e che nessuno scagliasse pietre su chi aveva sbagliato, era bello sapere di un padre che ogni mattina attendeva il ritorno di un giovane figlio.

Era bello e vibrava il cuore quando parlava; speravamo che fosse lui a far riposare nell’erba il lupo e l’agnello. Con lui il cuore ci ardeva. Ma poi il cuore ha rallentato i suoi battiti di fronte a quella croce, a quel VOLTO solcato da lacrime e sangue, a quegli sputi e all’ironia dei forti.

Spesso gli ideali e i pensieri hanno dei margini di compromesso che la vita non ci consente. In un attimo devi riaprire gli occhi e rileggere la tua storia che si colloca fra Adamo che si nasconde e Gesù che dice:

“Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito.”

Gesù, nell’ultima cena ha su di sé le lunghe e scure ombre del fallimento nel vedere che, coloro in cui ha sperato, non capiscono. Non c’è una vita che porti fuori dal cenacolo senza passare per il monte degli ulivi, il monte della spogliazione, il monte dell’abbandono a Dio.

Ci vuole questa trasformazione del monte degli ulivi, questa trasformazione del pianto, per arrivare poi all’abbandono.

Che logica strana è quella della croce: essere sconfitti per vincere, essere poveri per arricchire, essere inutili per essere indispensabili, scomparire per essere trovati, perdere per trovare, donare per possedere.

Un invito fatto da Gesù a quelle persone che non avevano nessuna possibilità di trovare la via che porta a Dio, pubblicani, peccatori, prostitute. Lui si avvicina in modo che un lembo di cielo scenda sulla terra proprio per loro.

Entra a Gerusalemme per squarciare e aprire il tempio e realizzare così la profezia di Geremia: “Questa casa è una casa di preghiera per tutti i popoli”, un mondo aperto per tutti, dall’alba al tramonto.

Quell’uomo trasfigurato, pieno di piaghe, quell’uomo che è preso in giro, quell’uomo a cui vengono tolte tutte le forze, assomiglia tanto alla passione e all’angoscia dell’uomo di oggi.

Noi uomini fuggiamo di fronte al dolore, una fuga simile a quella di Pilato che se ne lava le mani, di Pietro che dice: “Ti seguirò fino alla morte…” e poco dopo afferma di non conoscerlo, di Giuda che ama più il suo obbiettivo rivoluzionario che Gesù, del Cireneo con una croce da sopportare senza mai abbracciarla.

Noi fuggiamo, mentre Gesù va verso la croce, spezzando il pane, lavando i piedi, attirando a sé tutti con il suo cuore aperto.

Non è assurdo che il dolore non porti lontano da Dio chi soffre, ma solo chi ne discute a tavolino, chi non rispetta i tempi lunghi di Dio, chi vede nel dolore degli altri un fastidio da evitare?

La croce ci chiede di verificare se esistono strade diverse dalla sua per giungere ad una vera gioia, o se, come dice Gandhi: “Senza la croce la vita è una morte agitata”.

Gesù non ha inventato la croce e davanti a lei appare debole, fragile e indifeso: ha solo messo nella croce un germe di amore, liberandoci non con la sua sofferenza, ma col suo amore.

Si può sigillare un sepolcro, si può mettere davanti una guardia, ma non si può impedire che la vita abbia inizio in coloro che l’hanno compresa!”

AUGURI A TUTTI

PER UN FIDUCIOSO SERENO TEMPO PASQUALE!

 

Stabat Mater

“Come un nulla senza possibilità,

un nulla morto dopo la morte del sole,

come un silenzio eterno senza avvenire,

senza la speranza stessa di un avvenire,

risuona interiormente il nero.”

(Vasilij Kandinskij)

 

Solamente Tu…”Madre sempre Vergine”…”Figlia del Tuo Figlio”...

Solamente Tu sai, ma come allora…non comprendi!

Il dolore è estremo; inumano nell’umano.

Tu Madre sai, e ancora speri!

O Figlia di Tuo Figlio…o Cuore trafitto mille volte…

insegnaci a Sperare!

Mostraci la vittoria dell’Amore!

Prendimi per mano.

Conducimi alla Luce!

Voglio essere con Te in quel Giardino…

per piangere di gioia!

(Nives)

 

La Passione di Cristo

 

“L’orrendo, spaventoso e fiero suono

che lampeggiando e rimbombando freme,

le dirupate pietre, e seco insieme

de le spezzate nubi il grave tuono;

le sepolture ch’oggi aperte sono

dal tremendo crollar che ‘l centro preme

de la commossa terra, e ‘l sol che geme

tant’alta offesa, indegna di perdono;

l’aer gravato d’ognintorno d’ombra,

del tempio sì famoso il rotto muro,

e li cangiati di natura modi,

mostran che ‘l Re del ciel morendo il duro

imperio di Pluton da noi disgombra,

felice Croce, dolci e cari chiodi!”

(Matteo Bandello)

Il Padre nostro

 

Dal Libro Pregare di Giovanni Vannucci – (Collana “Germogli” Ed. Fraternità di Romena)

(A cura di Massimo Orlandi)

Pregare: Amazon.it: Vannucci, Giovanni: Libri

“Pregare non è mendicare,

ma rendere più intensa

la nostra vita.”

(Giovanni Vannucci Frate nell’Ordine dei Servi di Maria)

 

“Padre Giovanni, com’era, allora, in origine, il Padre Nostro?”

“Io vorrei tanto suggerire a questi giovanotti di studiare l’ebraico…Nell’ebraico ci sono due lingue: la lingua ebraica ufficiale – gli Ebrei parlano l’Ebraico, che è la lingua delle comunicazioni ordinarie – ma poi c’è la lingua sacra, che è differente, e va riscoperta pazientemente, tenacemente, attentamente, ma sopratutto nel silenzio e nell’ascesa del nostro essere. Ora, la lingua sacra ebraica, conosce soltanto due tempi: lo stato di perfezione e lo stato di imperfezione: il frutto maturo che tende verso il marcimento per poter deporre sulla terra il seme, e il frutto non maturo che tende verso la maturità. Quindi c’è un perfetto e un imperfetto (ma non nel nostro senso grammaticale) di una realtà compiuta perfettamente che poi ad un certo momento scoppia per dare origine ad un’altra realtà.

Così nel Padre nostro non c’è il congiuntivo e l’ottativo, ma c’è soltanto un’affermazione di fede: non “venga il tuo Regno”, ma il tuo Regno viene. Non “sia fatta la tua volontà”, ma la tua volontà è fatta in cielo e in terra. Non “dacci oggi il nostro pane quotidiano”, ma tu dai a noi il pane di oggi e quello di domani (quotidiano significa questa). Tu perdoni a noi i nostri debiti quando noi li perdoniamo ai nostri debitori. Tu non ci induci in tentazione, ma ci liberi dal male. Sono tutte affermazioni di fede, perché, se crediamo in Dio…Cristo dice: “Il Padre vostro che è nei cieli sa benissimo quello di cui abbisognate”; quindi non è necessario chiedere! Però abbiamo bisogno di questa affermazione. “Tu dai a noi il nostro pane di oggi e di domani: Tu non ci induci in tentazione, ma, quando ci troviamo nella prova, ci liberi dal male.” Vedete, è differente…

“Padre nostro che sei nei cieli

Santo è il tuo nome

il Tuo regno viene

la Tua volontà è fatta in cielo e in terra

Tu dai a noi il pane di oggi e quello di domani

Tu perdoni a noi i nostri debiti quando noi li perdoniamo ai nostri debitori

Tu non ci induci in tentazione ma ci liberi dal male.”

 

“Il Viaggio più lungo è quello interiore. Non si nasce umani….si diventa umani.”

(Lidia Maggi – Pastora della chiesa battista di Varese)

Tracce:

Video di You Tube

Edizioni@romena.ithttp://www.romena.it

Il profumo dei fiori

“Il dolore col suo piccone mina il cuore, ma è un artista sapiente. Approfondisce i canali per i quali possa entrare la felicità e scava nuovi loculi per nascondervi la gioia, dopo che egli se ne è andato.” (Leonardo da Vinci).

“Tremo di piacere quando penso che proprio il giorno della mia scarcerazione l’acacia e il lillà saranno fioriti nei giardini, e vedrò il vento agitare in cangiante bellezza l’ondeggiante oro dell’una e elevare la pallida porpora dei pennacchi dell’altro, così che tutta l’aria intorno sarà impregnata per me dei profumi d’Arabia.

Linneo cadde in ginocchio e pianse di gioia quando vide la prima volta la grande brughiera di qualche altipiano inglese tingersi di giallo per i fulvi fiori aromatici della comune ginestra; e io so che per me, per cui i fiori son parte della passione, lacrime sono in attesa tra i fiori di qualche rosa.

…Provo un singolare desiderio per le cose grandi, semplici e primordiali, come il mare, che per me è una madre, al pari della Terra.

Mi pare che noi tutti guardiamo troppo la natura e viviamo troppo poco con essa. Vedo una gran salute nell’atteggiamento dei Greci. Essi non ciarlavano mai di tramonti né discutevano se le ombre sull’erba fossero effettivamente viola. Ma intesero che il mare era per chi nuota e la sabbia per i piedi di chi corre. Amavano gli alberi per l’ombre che spandevano e la foresta per il suo silenzio meridiano.

…La realtà d’una cosa dipende dal modo in cui la si guarda. “Là dove gli altri, dice Blake, “vedono solo l’alba sorgere sulla collina, io vedo i figli di Dio che gridano gioia”. (Oscar Wilde)

TRACCE:

Foto scelte dalla Galleria Personale

Brani scelti principalmente da “IL SEME” di Giovanni Pastorino

L’altra faccia del cielo

AUGURI A TUTTE LE DONNE

“Vanno le donne di ieri, provviste di oli profumati.

Vanno, anzi no, corrono, le donne di ieri

per smuovere il masso dalla tomba,

per lenire ferite indelebili, per profumare

il corpo straziato del loro Maestro.

Vanno, e nell’intimo un presentimento

antico e sempre nuovo:

la loro audacia obbligherà il Dio della Vita

a svuotare i sepolcri, a inventare la risurrezione,

ad affidare loro, oggi come ieri,

la gioia di raccontare al mondo

la bella notizia e cantare,

nel cuore dell’umanità, inni alla vita

che non muore.”

suor Elisa Kidanè – (Eritrea)