Archive for the ‘Natura’ Category

Castelli in aria

“Guardate come il vento, con le sue carezze ora lievi ora affannose, consola la prigionia degli alberi, come dolcemente muove foglie e fiori e rami per far dimenticare la perpetua schiavitù che lega il tronco al suolo con le funi forti delle radici. L’aria crea nelle piante l’illusione di moto e della negata libertà.

 

 

 

 

 

 

 

L’aria non è così fievole, cedevole, sfuggevole come i semplici credono. Sopra il solido terreno dell’aria noi tutti fabbrichiamo le più ospitali abitazioni del mondo, le più umane e sovrane architetture. Sono i “castelli in aria” unica proprietà inalienabile e inalterabile dei poveri. I “castelli in aria” son fatti della stessa preziosa materia dei sogni, dunque eterni e, talvolta, divini. Non sarebbero più saldi se fossero fondati sulla roccia.

 

Le nuvole si smagliano, i cumuli si sfaldano, i cirri son mangiati dal sole ma i nostri castelli s’innalzano assai più su, nella purezza libera dell’aria superiore, con torri che toccano le stelle, con porte che si spalancano sull’infinito.”

 

 

(Da”La Badia”, a cura di Nicola Lisi, Pietro Parigi, Giorgio La Pira. Ed. Fiorentina, Firenze, 1992, p. 176)

Desiderare l’infinito

 

“Davanti alla bellezza ci si ferma, non per consumarla, ma perché ci promette qualcosa di più grande, di infinito. E’ a questo livello di esperienza che Dio ci viene incontro, incontro a questa tendenza in noi allo stupore di fronte al bello, che lui stesso ha disposto nel nostro cuore creandolo: “Fermatevi, sappiate che io sono Dio.” (Sal 45,11).

L’atteggiamento dell’uomo che si lascia sorprendere dalla bellezza del reale è allo stesso tempo sosta e desiderio verso l’infinito. Una cultura del bello è così anche una cultura della calma e del desiderio, del silenzio e dell’ascolto, della pace e del fervore.

Una cultura dove il gusto di possedere, di gioire è dato dall’attesa dell’infinito. Ecco: una cultura della bellezza è l’attesa dell’infinito, l’attesa dell’eterno. Questo non vuol dire un’attesa infinita, disperante, ma l’attesa di un bene che non si esaurirà mai. C’è nel nostro cuore umano uno spazio di desiderio che sarà sodisfatto, che sarà sodisfatto dall’infinito, che quindi non finirà mai di essere sodisfatto. C’è nel nostro cuore un vuoto, che solo l’infinito può colmare, e che quindi non finirà mai di essere colmato. Credo che sia questo ciò che ci dà l’esperienza della bellezza.

Recentemente facevo una passeggiata con una giovane famiglia nei dintorni dell’abbazia, con due bambini. Quel che mi ha colpito era l’incapacità di questi bambini di fermarsi in un’esperienza di novità, di sorpresa. Bisognava continuamente passare da un’esperienza alla successiva, e non erano mai contenti di nulla. Scoprivano le vacche: trenta secondi di stupore, poi bisognava correre al fiume. Al fiume abbiamo tirato i sassi nell’acqua, abbiamo fatto loro vedere che si poteva farli rimbalzare. Ma due minuti dopo se ne erano stancati. Allora andiamo fino alle rocce in fondo al sentiero, uno spazio misterioso dove, alla loro età e anche più tardi, io avrei potuto giocare delle ore, inventandomi mille avventure. Anche là la cosa non è durata che qualche minuto. Volevano rientrare per bere, poi per tornare a casa, chiaramente passando da un supermercato per comprare un giocattolo col quale si sarebbero divertiti tre minuti. Ero inorridito…Possibile che il bambino che rimane a bocca aperta davanti alle novità del reale sia diventato una specie rara, un animale in via di estinzione del quale bisognerebbe conservare qualche esemplare in uno zoo?

La cultura dei mezzi di comunicazione e d’informazione odierni ha la sua responsabilità in questo fenomeno. E’ la cultura del tutto e subito. Non c’è più posto per l’attesa, non c’è più posto per desiderare l’infinito.”

(p. Mauro Giuseppe Lepori)

 

Luce bianca

 

“Prima di voler conoscere cosa sia la luce, godiamola. Mentre le ultime stelle si spengono una ad una, il cielo all’alba s’imbianca; e un fiume d’oro irrompe sulla terra e il sole, resosi visibile, scroscia giù dalle cime rimbalzando sui fianchi dei monti fino a riempire le valli, e raggiungere il tremolare della marina. Il vento che sale, raccoglie e trasporta il mistero di una musica che parla di miracoli. Le vette colpite dal primo raggio si circondano di un’aureola, come se un essere sovrumano vi prendesse dimora; e l’acqua del fiume o del mare quando si imbeve di luce, si illumina come di un manto di stelle lucenti. Le cose ammantate di luce si vestono di bellezza; la carezza solare trasmette vitalità e canto al fiore, agli alberi, agli insetti, ai nidi, alle foglie, ai frutti. Basta un po’ di sole e si rinnova il volto della vita. Cos’è questo sole? Cos’è questa vita? Cos’è questa luce? La luce che ci appare bianca reca in sè una gamma di radiazioni di varia lunghezza. Lo spettro solare, nel passare attraverso lo sciogliersi delle nubi, talvolta si manifesta in arcobaleno, che è un’insieme di diversi colori che vanno leggermente sfumando l’uno nell’altro e sono: il rosso, l’arancio, il giallo, il verde, il turchino, l’indaco e il violetto. E quando queste radiazioni convergono in un solo punto, allora la luce riappare bianca.”

(Da “Parlami di Dio, pensieri per l’estate”. ed. Sacro Cuore, Bologna, giugno 2000, p. 14)

 

Cavalli

Il cavallo è un animale che mi ha sempre affascinato.

Dedico questo bellissimo video

alle Persone libere e innamorate!

Nives

Le margheritine

“Era d’aprile. I monti, tutto intorno, ancora coperti di neve, scintillavano come se, durante la notte, vi fossero nevicate sopra tutte le stelle. Il cielo era di un azzurro fresco e tenue; i prati, in fondo alla valle, già belli e verdi, si andavano popolando di peschi in fiore, di susini in fiore, di viole, di margheritine.

Ora avvenne che nel prato delle margheritine andò a passeggiare la Madonna con in braccio il Bambino Gesù. Essa aveva sulle spalle un manto azzurro ancor più delicato di quello del cielo. Il suo volto e le sue mani eran candidi come la neve. Il Bambino portava una veste rosea come i fiori del pesco.

Appena essa fu in mezzo alle margheritine, queste spalancarono gli occhi per la meraviglia: il prato fu in breve un solo battere di ciglia radiose. Le margheritine non avevano mai visto una così bella mammina, né un bimbo così grazioso. Avrebbero ben voluto domandarle chi mai fosse e donde venisse, ma non osavano; e rimanevano lì, con la domamda in gola. Alla fine, una si fece coraggio e disse timidamente.

“Chi siete voi, o signora?”

I cento occhietti intorno brillarono di curiosità e di gioia. Una farfalla intanto venne a volare intorno a Gesù. Un ruscello nascosto rideva, da lungi, nel silenzio luminoso. Tutta la campagna invece taceva, sospesa.

E la bella signora rispose, con la sua voce soave:

“Io sono la Madonna, la madre di Gesù.

Allora le margheritine, piene di meraviglia, furono felici come non erano state mai. Ma già la Madonna si allontanava lenta lenta, senza piegare l’erba sotto i suoi piedi.

Essa giunse, così andando, su una collinetta ove fioriva un altro popolo di margheritine. Qui fu lei a domandare a voce bassa, quasi in segreto, in modo che nessuno intorno udisse:

“E voi lo sapete chi sono io?”

“Ma certo lo sappiamo: tu sei la Madonna, e questo è il tuo figliuolo Gesù – risposero esse in coro, come uno stormo di bambine contente.

Allora le prime margheritine, quelle che non avevano riconosciuta la Madonna, si fecero tristi tristi, e diventarono rosse dalla vergogna. Da quel giorno in poi vi sono al mondo margheritine bianche e margheritine rosse, le une più belle delle altre, tutte fatte per la gioia di noi, poveri uomini.”

(GIUSEPPE ZOPPI)

Dall’Antologia italiana LA PRORA – volume primo – Edizione 1961

 

La primavera

“Quando il cielo ritorna sereno

come l’occhio di una bambina,

la primavera si sveglia. E cammina

per le mormoranti foreste,

sfiorando appena

con la sua veste

color del sole

i bei tappeti di borracina.

Ogni filo d’erba reca un diadema,

ogni stilla trema.

Qualche gemma sboccia

un po’ timorosa,

o porge la boccuccia color di rosa

per bere una goccia

di rugiada…

Nei casolari solitari

i vecchi si fanno sulla soglia

e guardano la terra

che germoglia.

La capinera prova una canzonetta

ricamata di trilli

e poi cinguetta

come una scolaretta.

I grilli

bisbigliano maliziose parole

alle margherite

vestite

di bianco. Spuntano le viole…

A notte le raganelle

cantano la serenata per le piccole stelle.

I balconi si schiudono

perché la notte è mite,

e qualcuno s’oblia

ad ascoltare quel che voi dite

alle piccole stelle,

o raganelle

malate di malinconia.”

(UGO BETTI)

BUONA NUOVA PRIMAVERA ALLA VITA!

Personalità infinita

“La natura entro cui siamo nati, è solo una verità imperfetta, come la verità del seno. La verità completa consiste nel fatto che siamo nati nel grembo della Personalità infinita e che il nostro vero mondo non è il mondo delle leggi della materia e della forza, ma il mondo della personalità. Quando comprendiamo appieno ciò, si realizza la nostra libertà. Allora noi comprendiamo ciò che dice l’Upanisad.

“Conosci tutto quello che si muove nel mondo in moto come avvolto in Dio, e godi di quello che viene da Lui.”

Rabindranath Tagore – Da Il mondo della personalità

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