Cercare con il cuore

GIOVANNI PASCOLI

“Vivi tu, vivi, o santa

natura? Vivi e il dissueto orecchio

della materna voce il suono accoglie?

Già di candide ninfe i rivi albergo,

placido albergo e specchio

furo i liquidi fonti.”

SAINT-EXUPERY

“Coltivano cinquemila rose in un unico, modesto giardino, e non trovano ciò che cercano.

E pensare che quel che cercano lo possono trovare in un’unica rosa.

Ma gli occhi sono ciechi, con il cuore bisogna cercare”.

 

Stabat Mater

“Come un nulla senza possibilità,

un nulla morto dopo la morte del sole,

come un silenzio eterno senza avvenire,

senza la speranza stessa di un avvenire,

risuona interiormente il nero.”

(Vasilij Kandinskij)

 

Solamente Tu…”Madre sempre Vergine”…”Figlia del Tuo Figlio”...

Solamente Tu sai, ma come allora…non comprendi!

Il dolore è estremo; inumano nell’umano.

Tu Madre sai, e ancora speri!

O Figlia di Tuo Figlio…o Cuore trafitto mille volte…

insegnaci a Sperare!

Mostraci la vittoria dell’Amore!

Prendimi per mano.

Conducimi alla Luce!

Voglio essere con Te in quel Giardino…

per piangere di gioia!

(Nives)

 

La Passione di Cristo

 

“L’orrendo, spaventoso e fiero suono

che lampeggiando e rimbombando freme,

le dirupate pietre, e seco insieme

de le spezzate nubi il grave tuono;

le sepolture ch’oggi aperte sono

dal tremendo crollar che ‘l centro preme

de la commossa terra, e ‘l sol che geme

tant’alta offesa, indegna di perdono;

l’aer gravato d’ognintorno d’ombra,

del tempio sì famoso il rotto muro,

e li cangiati di natura modi,

mostran che ‘l Re del ciel morendo il duro

imperio di Pluton da noi disgombra,

felice Croce, dolci e cari chiodi!”

(Matteo Bandello)

Tu che sai cantare, canta.

UCCELLETTO (Arturo Graf)

“In cima a una antica pianta,

nel roseo ciel del mattino,

un uccelletto piccino

(oh, come piccino!) canta.

Canta? non canta; cinguetta.

Povera, piccola gola,

ha in tutto una nota sola,

e quella ancora imperfetta.

Perché cinguetta? che cosa

lo fa parer si giulivo?

s’allegra d’esser vivo

in quella luce di rosa.

Anima mia, nella santa

luce ecco ride ogni vista:

perché se’ tu così trista?

Tu che sai cantare, canta.”

AL CANERINO DI RIMPETTO (Francesco Gaeta)

“O canerino

…..che in gola hai primavera

sul balconcino

…..issato fino a sera,

al soleggiato

…..vicolo parli tu

di ciò che non è più.

…..Un lembo in cuore

di paradiso metti

…..su, al muratore

piccolo in mezzo ai tetti;

…..giù – se febbraio

suoi cieli azzurri aprì –

…..a l’ottonaio

che invoca il mezzodì.

…..E mezzogiorno

sul balconcino arriva;

…..d’oro, a te intorno,

piante e alberelli avviva:

…..guizzante raggio

tra i fini ferri, tu

…..trilli il messaggio

d’eterna gioventù.

…..Io la dimora

lascio per sempre: addio!

…..Grazie per l’ora

di tenerezza e oblio.

…..Grazie, tra quanto

dagli occhi trapassò,

…..pur del rimpianto

con cui ti penserò.”

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Tracce:

Poesie dell’antologia LA PRORA – (Volume primo- anno 1961)

Video di You Tube

 

Mamma chioccia

La chioccia (Giovanni Cena)

“La chioccia empiea di gridi la radura,

ché aveva scorto la vivanda ghiotta,

e i pulcini correan, avidi, in frotta,

quand’ella vide in ciel la macchia scura.

Grifagno roteò su la pastura

il falco, e scese, l’ali chiuse, a rotta:

ella aspettò, stridendo, irta, la lotta,

sopra i pulcini muti di paura.

O ire generose! Ma ghermita

rapidamente dentro l’unghie ladre

ascende nel tranquillo azzurro e spare.

Guardano in alto le pupille ignare.

Ed io che vidi, ho l’anima smarrita,

e, ricordando, gemo: “Madre, Madre!”

TRACCE:

Video di YOU TUBE

Poesia tratta da LA PRORA – Antologia italiana (L. Bianchi – V.Mistruzzi) –

Il profumo dei fiori

“Il dolore col suo piccone mina il cuore, ma è un artista sapiente. Approfondisce i canali per i quali possa entrare la felicità e scava nuovi loculi per nascondervi la gioia, dopo che egli se ne è andato.” (Leonardo da Vinci).

“Tremo di piacere quando penso che proprio il giorno della mia scarcerazione l’acacia e il lillà saranno fioriti nei giardini, e vedrò il vento agitare in cangiante bellezza l’ondeggiante oro dell’una e elevare la pallida porpora dei pennacchi dell’altro, così che tutta l’aria intorno sarà impregnata per me dei profumi d’Arabia.

Linneo cadde in ginocchio e pianse di gioia quando vide la prima volta la grande brughiera di qualche altipiano inglese tingersi di giallo per i fulvi fiori aromatici della comune ginestra; e io so che per me, per cui i fiori son parte della passione, lacrime sono in attesa tra i fiori di qualche rosa.

…Provo un singolare desiderio per le cose grandi, semplici e primordiali, come il mare, che per me è una madre, al pari della Terra.

Mi pare che noi tutti guardiamo troppo la natura e viviamo troppo poco con essa. Vedo una gran salute nell’atteggiamento dei Greci. Essi non ciarlavano mai di tramonti né discutevano se le ombre sull’erba fossero effettivamente viola. Ma intesero che il mare era per chi nuota e la sabbia per i piedi di chi corre. Amavano gli alberi per l’ombre che spandevano e la foresta per il suo silenzio meridiano.

…La realtà d’una cosa dipende dal modo in cui la si guarda. “Là dove gli altri, dice Blake, “vedono solo l’alba sorgere sulla collina, io vedo i figli di Dio che gridano gioia”. (Oscar Wilde)

TRACCE:

Foto scelte dalla Galleria Personale

Brani scelti principalmente da “IL SEME” di Giovanni Pastorino

Risveglio

“C’è tanto cinguettar d’uccelli

stamattina, tutt’attorno.

E, mentre il giorno s’apre a fatica

un varco tra le nubi,

quasi par che l’incanto

della verde campagna,

sceso dalla montagna,

sia straripato giù per la città.

Dagli alberi dei parchi,

dai lecci dei viali,

dai filari di bossi e biancospini,

uno squittir di cicaleggi, si leva,

un tramestìo di piccoli piedini,

un sommesso gridìo: quasi

un allegro cianciare di comari.

A frotte,

su le piazze e le ville,

s’inseguon le rondini,

fin sopra le terrazze delle case,

e i vicoli piccini.

Rasentan le grondaie,

i tetti ed i camini.

Scendono, salgono, planano,

discendono: si posano sui nidi

e poi ripartono.

e l’aria è tutta un fremito di stridi.

Ruderi, antri semibui,

macerie e muri in pericolo,

e qua e là qualche capanno

coperto di latta e di stracci.

Volti macilenti di vecchi,

volti tesi di adulti,

volti diafani di bimbi;

e sopra, dardeggiante,

lo stesso sole

che illumina le case dei ricchi.

Un sordo rancore

matura adagio tra le macerie.

I nervi paiono rompersi

per la tensione e l’impotenza.

I colpi di tosse degli innocenti

sono sommersi

dal rombo delle macchine

che sfrecciano,

al di là dello steccato.

Gli anni passano:

lenti ma passano.

Resta, della guerra,

questa nostra vergogna:

di non trovare l’amore che occorre

per sanare le ferite dell’odio.”  (Giovanni Pastorino)

TRACCE:

Poesia tratta dalla pag. 10 del Libro “Il Seme è per sempre”

1957 – Il Seme compie sessant’anni – 2017

Video tratti da YOUTUBE