Archive for the ‘Preghiera’ Category

La brezza

“Come se tu,

senza volerlo,

mi toccassi

per dire

qualche mistero,

improvviso ed etereo,

che neppure sapevi

dovesse esistere.

Così la brezza

dice sui rami senza saperlo

un’imprecisa

cosa felice.”

(Fernando Pessoa)

Semplicemente fedeli

Via della Resurrezione - Fraternità di Romena - Toscana

“Credo nella durata,

credo nel crescere delle querce

lento e sicuro,

credo nella fedeltà

di chi sta dentro un percorso

che è tutto un “adesso”.

Credo a chi lotta

per un po’ di dignità e un po’ di cibo,

a chi rimane semplice

come un albero nella tempesta,

come una foglia

che vibra sull’albero,

come il primo fiore dell’anno.

Semplicemente fedeli

a curare ogni gemma,

vegliare tenendo acceso

il fuoco d’inverno,

dormire accanto

al canto della Sua Fonte.”

(Luigi Verdi)

“La fedeltà è resistente pazienza,

tenacia, dignità virtuosa.

Fedeli alla bellezza

che ti lavora dentro,

a giorni cuciti nella speranza

di vederci un po’ più chiaro,

a dissodare ogni zolla

del tuo terreno,

a non buttare

nemmeno una briciola

di ciò che la vita ti dà,

a portare a compimento

ciò che l’amore può fare.”

(Luigi Verdi)

 

Non voglio più andare

 

 

“Signore, non voglio più andare alla loro scuola.

Fa, te ne prego, che non ci vada più.

Voglio seguire mio padre tra i sentieri della foresta,

dove si muovono gli spiriti che ogni alba viene a cacciare.

Voglio camminare a piedi nudi

attraverso i sentieri della terra rossa.

Voglio fare la mia siesta appoggiato ad un mango

e svegliarmi quando, laggiù, fischia la sirena dei bianchi.

Signore, non voglio più andare alla loro scuola.

Fa,te ne prego, che non ci vada più.

Dicono che è necessario che un piccolo africano ci vada

perché diventi uguale ai signori della città,

a quei signori “come si deve”.

Preferisco…ascoltare nella notte

la voce rauca di un vecchio che, mentre fuma,

racconta le storie di Zamba e di compare Coniglio

e molte altre che non sono nei libri…

E poi, è troppo triste la loro scuola…

triste come quei signori della città,

quei signori “come si deve”

che non sanno più danzare la sera,

che non sanno più camminare a piedi nudi,

che non sanno più narrare i racconti durante le veglie.

Signore, non voglio più andare alla loro scuola.”

Guy Tirolien

(di Lakota, Costa d’Avorio)

 

Incontro fecondo

COMUNICAZIONE E MISERICORDIA

ABIGAIL E DAVIDE

“Nell’Antico Testamento il termine misericordia si riferisce a Dio, che ama con sentimenti viscerali materni (rahamim) per cui si commuove, si adira verso il male e rimane fedele (hesed) a prezzo della vita, correggendo se necessario. Il profeta Isaia scrive: “Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi (amore tenero) per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai” (fedele)  (Is. 49,13-15).

Dio si presenta a Mosè con queste parole: “Il Signore, il Signore, Dio misericordioso (rahum) e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia (hesed) e di fedeltà” (Es 34,6). La misericordia è la stessa identità di Dio, che si manifesta misericordioso con tutto il suo essere e tutto il suo cuore, sempre e non solo a slanci di misericordia. Il popolo che lo sperimenta misericordioso, nella preghiera gli dice: “Ma tu Signore, Dio di pietà, compassionevole, lento all’ira e pieno di amore, Dio fedele, volgiti a me abbi misericordia…” (Salmo 86, 15-16).

Il comportamento misericordioso di Dio esprime la sua santità, che comunica al popolo perché possa vivere relazioni interpersonali improntate alla fraternità solidale. “Siate santi perché io il Signore vostro Dio sono santo” è la suprema legge del credente. (Lv 19,18).

Il tema “Comunicazione e misericordia, un incontro fecondo”, scelto dal Papa per la 50° giornata mondiale delle comunicazioni sociali, rimanda alle radici della comunicazione umana in quanto relazione interpersonale costruttiva e non solo capacità tecnica a prescindere dal coinvolgimento personale. Tra varie testimonianze bibliche, merita attenzione Abigail, donna “assennata e di bell’aspetto (1Sam 25,3), sposata a Nabal, che incontra Davide, quando questi errante nel deserto, sta per rivendicare i suoi diritti con violenza brutale. Ella con le parole e i gesti che sgorgano dal suo cuore e toccano quello di Davide fa superare l’ostilità e il desiderio di vendetta favorendo serenità e pace.

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L’episodio è narrato in 1Sam 25 ed è, paradossalmente, inserito tra i capitoli 24 e 26 dove Davide, invece, usa misericordia a Saul, che cercava di ucciderlo. Davide, affamato, viene a sapere che Nabal, ricco allevatore, sta tosando il gregge (cfr 1Sam 25, 2-3). Il nome Nabal – dirà Abigail – significa stolto e stoltezza è in lui (cfr v 25). Altri riferimenti biblici ricordano che nabal, cioè, stolta, è la persona che crede che Dio non esiste (Sal 14,1); è stolta, pure, la persona che parla male di Dio e rifiuta il pane all’affamato (cfr Is 32, 5-6).

Davide avanza richieste di cibo, convinto di meritarle per aver protetto i pastori di Nabal quando essi erano nel deserto. Nabal si rifiuta di sfamare Davide e i suoi compagni e, anzi, paragona Davide a uno schiavo che fugge dal padrone: “Chi è Davide e chi è il figlio di Iesse? Oggi sono troppi i servi che vanno via dai loro padroni. Devo prendere il pane, l’acqua la carne che ho preparato per i tosatori e darli a gente che non so da dove venga?” (vv 10b-11).

L’offesa  è gravissima: tutti conoscevano Davide che aveva ucciso Golia e le donne ne avevano celebrato l’impresa! La reazione di Davide è violenta e dietro il giovane e disarmato pastorello, che con la sua musica aveva calmato l’animo di Saul, c’è un uomo scaltro che semina terrore.

“Allora Davide disse ai suoi uomini: – Cingete tutti la spada! -. Tutti cinsero la spada e Davide cinse la sua e partirono dietro a Davide circa quattrocento uomini. Duecento rimasero a guardia dei bagagli” (v13)…Davide andava dicendo: “Dunque ho custodito invano tutto ciò che appartiene a costui nel deserto; niente fu sottratto di ciò che gli appartiene ed egli mi rende male per bene. Tanto faccia Dio a Davide e ancora peggio, se di tutti i suoi lascerò sopravvivere fino al mattino un solo maschio!” (vv13.21-22). Ecco la gravità del peccato di Nabal, secondo Davide: “mi rende male per bene!”. La situazione è senza via d’uscita perché la vendetta che Davide perpetra non ha misura.

Tra il violento Davide e lo stolto Nabal vi è Abigail, donna che ama la vita e la pace, capace di farsi carico del male degli altri e di sanarlo in modo da bloccarne le conseguenze; brava nel pronunciare parole comunicatrici di vita, decisa nel chiedere pietà e misericordia. Ella va incontro a Davide, facendosi precedere da numerosi doni, che riparano il rifiuto di Nabal e mostrano apprezzamento (vv 18.19). S’inchina fino a terra e chiede di poter pagare lei stessa la colpa del marito: “Su di me soltanto ricada la colpa! Lascia che la tua serva ti parli…Perdona la colpa della tua schiava” (vv 24-28). Le parole di Abigail pervase di umiltà, responsabilità solidale, compassione, e pronunciate con coraggio profetico, toccano il cuore di Davide e ne spengono l’ira. Esse sono come la sua arpa quando placava l’ira omicida di Saul.

Abigail gli fa capire quanto sia assurdo porsi allo stesso livello del marito, che è stolto, e dal quale si dissocia, e gli spiega, con dolcezza, che la rinuncia a farsi giustizia con le proprie mani andrà a gloria della sua stessa persona. Quando sarà re, secondo il desiderio di Dio, sarà libero da ogni rimorso. Farsi giustizia da solo significa scavalcare Dio, mettersi al suo posto. L’arma che assicura la vittoria è la misericordia che rinuncia alla vendetta.

Abigail ha toccato le corde del cuore di Davide e questi ormai, libero dall’odio esalta la pace, pronuncia parole di riconoscenza, formulate in una triplice benedizione: “Benedetto il Signore, Dio d’Israele, che ti ha mandato oggi incontro a me. Benedetto il tuo senno e benedetta tu che sei riuscita ad impedirmi oggi di giungere al sangue e di farmi giustizia da me. Viva sempre il Signore, Dio d’Israele, che mi ha impedito di farti del male; perché, se non fossi venuta in fretta incontro a me, non sarebbe rimasto a Nabal allo spuntar del giorno un solo maschio”. Davide prese poi dalle mani di lei quanto gli aveva portato e disse: “Torna a casa in pace. Vedi: ho ascoltato la tua voce e ho rasserenato il tuo volto” (vv 32-35).

L’incontro di Davide con Abigail – secondo l’etimologia del suo nome, Dio è la mia gioia o gioia del Padre- produce la gioia che proviene da Dio e genera pace. Le parole di Abigail restituiscono a Davide la rettitudine del cuore. “Torna a casa in pace” le dice, soddisfatto di averle rasserenato il volto. Il nome Abigail in ebraico può significare anche porta. Per Davide, Abigail diviene la porta attraverso la quale egli, futuro re d’Israele, lascia le sue pretese di giustizia e impara che la vera bellezza e saggezza sono specchio della misericordia. Abigail mostra che i conflitti e le ingiustizie si risolvono senza violenza; indica chela vera regalità agisce con misericordia. Trasmette che il male si vince con il bene. Quando Davide diventerà re e dovrà scegliere, come scontare il proprio peccato, sceglierà di “cadere” nelle mani di Dio: “Davide rispose a Gad: “Sono in grande angoscia! Ebbene cadiamo nelle mani del Signore, perché la sua misericordia è grande, ma che io non cada nelle mani degli uomini!” (cfr 2Sam 24,14).

(Brano tratto da “La misericordia nella Bibbia” di Filippa Castronovo)

Q Mani di Dio e Adamo, particolare da La Creazione di Adamo, dal soffitto della Cappella Sistina 37975

E’ ancora maggio

E’ maggio, il bel mese fiorito.

Rose, gigli, lillà sono tutti sbocciati

e sulle verande e i balconi si spande odorando il glicine.

Che traffico di maggiolini e di api!

Che gioia di sole nell’orto e nel giardino!

Spuntano le fragole, ridono le prime ciliegie,

le primissime pesche.

Eè il mese della Madonna,

quando la chiesa profuma d’incenso,

quando si infiorano le cellette dei crocicchi

e la notte cantano gli usignoli..”

-Il nome di questo mese deriva da Maia, dea primaverile.

E’ il mese dedicato alla Madonna,

alla quale sembrano far festa anche le rose

che fioriscono particolarmente belle e profumate. –

(Brani scelti da Corsi di Lettura per gli alunni della scuola elementare – 1965)

“Zitti, coi cuori colmi,

ci allontanammo un poco.

Tra il nereggiar degli olmi

brillava il cielo in fuoco.

…Come fa presto sera,

o dolce madre, quì!

E vidi la Madonna

dell’Acqua, erma e tranquilla,

con un fruscio di gonna,

dentro, e l’odor di lilla.

…pregavo…E la preghiera

di mente già m’uscì!” (G.PASCOLI)

MAGGIO

“Quante rose! La chiesa è piccolina,

Sorride sull’altare la Madonnina.

E’ maggio…Ed ogni rosa è come un cuore

offerto a lei con tacita e devota

tenerezza, con tanto umile amore.

Ondeggia una campana. E’ quasi sera,

(c’è un bimbo piccolino…un vecchio stanco…)

ascolta la Madonna ogni preghiera,

e le ferite d’ogni cuore sa…

In un nimbo di luce e di profumo,

chinato il volto, dolce e grave, sta.” ZIETTA LIU)

Settimana di Pasqua

AVETE VISTO IL SIGNORE?

“Io vorrei donare una cosa

al Signore,

ma non so che cosa.

Andrò in giro per le strade

zufolando, così, fino a che

gli altri dicano: è pazzo!

E mi fermerò sopratutto con i bambini

a giocare in periferia, e poi lascerò

un fiore ad ogni finestra dei poveri

e saluterò chiunque incontrerò

per via inchinandomi fino a terra.

capitello in campagna 1

E poi suonerò con le mie mani

le campane sulla torre a più riprese

finché non sarò esausto.

E a chiunque venga anche al ricco

dirò:

siedi pure alla mia mensa,

(anche il ricco è un povero uomo).

E dirò a tutti: avete visto il Signore?

Ma lo dirò in silenzio e solo con

un sorriso.

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Io vorrei donare una cosa

al Signore, ma non so che cosa.

Tutto è suo dono

eccetto il nostro peccato.

Ecco, gli darò un’icona

dove lui bambino guarda agli occhi

di sua madre:

così dimenticherà ogni cosa.

Gli raccoglierò dal prato una goccia

di rugiada.

margherita assetata

E’ già primavera ancora primavera

una cosa insperata non meritata

una cosa che non ha parole;

e poi gli dirò d’indovinare

se sia una lacrima o una perla di sole

o una goccia di rugiada.

E dirò alla gente:

avete visto il Signore?

Ma lo dirò in silenzio

e solo con un sorriso.

fiori-in-giardino

Io vorrei donare una cosa

al Signore, ma non so che cosa.

Non credo più neppure

alle mie lacrime, e queste gioie

sono tutte povere:

metterò un garofano rosso

sul balcone

canterò una canzone

tutta per lui solo.

Andrò nel bosco questa notte

e abbraccerò gli alberi

e starò in ascolto dell’usignolo,

quell’usignolo che canta sempre solo

da mezzanotte all’alba.

usignolo di notte

E poi andrò a lavarmi nel fiume e

all’alba passerò sulle porte

di tutti i miei fratelli

e dirò a ogni casa: pace!

e poi cospargerò la terra

d’acqua benedetta in direzione

dei quattro punti dell’universo,

poi non lascerò mai morire

la lampada dell’altare

e ogni domenica mi vestirò di bianco.

Io vorrei donare una cosa sola

al Signore, ma non so che cosa.

E non piangerò più non piangerò più

inutilmente;

mistero della Vita

dirò solo: avete visto il Signore?

Ma lo dirò in silenzio

e solo con un sorriso,

poi non dirò più niente.”

(David Maria Turoldo)

Madonna di Lourdes

Ave Vergine Maria

“Santa Maria, madre tenera e forte,

nostra compagna di viaggio sulle strade della vita,

ogni volta che contempliamo

le grandi cose che l’Onnipotente ha fatto in te,

proviamo una così viva malinconia

per le nostre lentezza,

che sentiamo il bisogno di allungare il passo

per camminarti vicino.

Asseconda, pertanto, il nostro desiderio

di prenderti per mano,

e accelera le nostre cadenze di camminatori

un po’ stanchi.

Santa Maria, vergine del mattino,

donaci la gioia di intuire,

pur tra le tante foschie dell’aurora,

le speranze del giorno nuovo.

Ispiraci parole di coraggio.

Non farci tremare la voce quando,

a dispetto di tante cattiverie e di tanti peccati

che invecchiano il mondo,

osiamo annunciare che verranno tempi migliori.

Non permettere

che sulle nostre labbra il lamento prevalga

mai sullo stupore,

che lo sconforto sovrasti l’operosità,

che lo scetticismo schiacci l’entusiasmo,

e che la presenza del passato,

ci impedisca di far credito sul futuro.

Santa Maria, donna della purezza cristallina,

aiutaci a comprendere che additare

le gemme

che spuntano sui rami

vale più che piangere sulle foglie che cadono.

E infondici la sicurezza di chi già vede

l’oriente incendiarsi ai primi raggi del sole.”

(Don Tonino Bello)

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