Difficoltà superate

Il mostriciattolo con la corona": la favola per spiegare il ...

 

(Da FAVOLE – Supplemento quindicinale del settimanale L’INCONTRO – Anno 4 n° 7 – 28 Giugno 2020)

…per gli adulti che vogliono sognare come i loro bambini e per i bambini che vogliono scoprire il mondo degli adulti…

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Coronavirus, Keyline lancia la sfida: «Riempiamo la fabbrica con i ...

“Un marito gentile ma esigente, due figli adorabili ma vivaci, due gatti, due cani e una tartaruga non lasciavano molto spazio a Serena per una vita sociale e a peggiorare il suo tran tran quotidiano arrivò inaspettatamente un invisibile virus che dichiarò guerra all’intera umanità scatenando una spaventosa pandemia.

L’obbligo di indossare mascherine e guanti, il distanziamento sociale, la chiusura di uffici, negozi e scuole imprigionarono tutti in casa aumentando le molteplici difficoltà di Serena accrescendone il disagio. Nelle consuete telefonate quotidiane con la madre le diceva: “Ma di cosa ti lamenti? Al tuo posto sarei felicissima di averli tutti vicini, credi sia divertente trovarsi soli durante la quarantena?”

“Non sarà divertente ma è sicuramente più rilassante” pensava “mia madre non ha idea di quanti problemi nascano in un appartamento con quattro persone che vagano per casa sospirando, lamentandosi ed innervosendosi per un nonnulla; due cani che pretendono una totale attenzione e due gatti che vogliono riappropriarsi dei loro spazi, fortunatamente Lisetta, la tartaruga, non si lamenta perché adora mordicchiare gli alluci e in questi giorni a disposizione ne ha tanti.”

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L’inizio della quarantena era stato surreale ma divertente, era insolito trovarsi tutti insieme dalla mattina alla sera, o-gnuno proponeva allegri passatempi per superare quel periodo sospeso nell’irrealtà ma più i giorni passavano più diminuiva l’allegria mentre battibecchi, porte sbattute e proteste per la libertà perduta aumentavano.

Nei primi giorni marito e figli dichiararono che ci avrebbero pensato loro a scacciare la triste quarantena preparando manicaretti gustosi. Il portatile era fieramente in cucina e i prodi chef iniziarono a preparare pane, torte, biscotti, gelati e…nient’altro, a Serena venne lasciato il compito, oltre che di ripulire la cucina dai loro disastri anche di cucinare perché si sa che non si vive di soli dolci.

Passato qualche giorno, così proprio com’era iniziato, l’entusiasmo scemò e i famigliari ritirarono la collaborazione e si rintanarono nelle loro postazioni: il marito a quella dello smart working, i figli a quella dello school working e lei? Lei, poiché non esisteva una postazione di house working e non possedeva neppure gli intelligentissimi robottini che spazzano e lavano pavimenti impugnò la vetusta aspirapolvere e tentò di mantenere pulita e in ordine la casa molto affollata.

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Un altro compito gravoso riservato a Serena era quello di recarsi al supermercato ma il suo supermercato preferito era diventato off limits a causa della normativa Covid 19 ed era stata perciò costretta a recarsi in quello più vicino che non solo era poco fornito ma era anche lontano, lontano per le borse pesanti da portare a casa e troppo vicino per spostare la macchina dal parcheggio, parcheggio trovato fortunosamente due giorni prima del blocco.

Nel primo giorno di prigionia si mise in coda, le sembrava di essere una bambina nel suo primo giorno di scuola, si sentiva spaesata e impaurita dal nemico invisibile, nessuno tentò di fare il furbo saltando la coda con la solita frase: “Scusi non mi ero accorto che c’era prima lei” ma nei giorni seguenti iniziarono le difficoltà dovute al nervosismo che serpeggiava ovunque. La difficoltà più ardua da superare per Serena era appiccicare il ticket al sacchetto della frutta indossando guanti troppo larghi che si rompevano facilmente. Ticket, sacchetto e guanti litigavano sempre ferocemente, il ticket si rifiutava di appiccicarsi al sacchetto preferendo di gran lunga i guanti che, infastiditi, si rompevano.

“Si attaccano dappertutto tranne che sul sacchetto” raccontò ai famigliari che l’ascoltarono un po’ infastiditi per essere stati distolti dalle loro importanti attività come leggere il giornale o giocare con i video giochi.

DISEGNI - Il Messaggero

“Ci riescono tutti tesoro perché tu no?” rispose il marito con un sorriso bonario quanto indifferente. “Tutti chi?” si domanda Serena “Tutti devono lottare contro quelle maledette etichette appiccicose, no non proprio tutti, solo quelli che non rimangono a casa a trastullarsi”, ma non espresse ad alta voce il suo pensiero per non eccitare ulteriormente l’aria già satura di tensione.

Un consiglio prezioso per superare il delicato problema eti-chette che si attaccano a tutto glielo diede un amico: “Avvi-cina il sacchetto alla dispensatrice e vedrai che il ticket non si appiccicherà più ai guanti”. Quel trucchetto funzionò e lei fu immensamente grata all’amico: “Ho sempre sostenuto che i problemi nascono per essere risolti soprattutto quando si hanno amici validi” si disse con orgoglio.

Anche quella mattina Serena si recò al supermercato per a-dempiere al travagliato compito di rifornire la dispensa ma proprio mentre stava per etichettare il sacchetto delle ciliegie il cellulare si esibì nella marcia trionfale, suoneria scelta dal figlio maggiore, e l’ansia crebbe a dismisura: “Come faccio a rispondere? Possibile che nessuno della mia famiglia riesca a capire la difficoltà di rispondere al cellulare proprio mentre sto incollando l’etichetta al sacchetto?”

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Il telefono continuò a suonare come un forsennato chiedendo attenzione a Serena, tentando di zittirlo, si ritrovò a dover combattere una battaglia persa: l’etichetta si appiccicò su tutte e due i guanti, una signora le diede una spinta urlando che aveva altro da fare che non restare delle ore ad aspettare i suoi comodi e per peggiorare la disfatta, il sacchetto cadde, si ruppe e tutte le ciliegie rotolarono sul pavimento. Avrebbe voluto piangere ma una donna adulta, sposata con figli, cani, gatti e una tartaruga a carico non può lasciarsi prendere dallo sconforto, deve reagire e lei reagì, mollò tutto e uscì: “Vengano loro a fare la spesa se vogliono mangiare!” gridò a se stessa ma loro si rifiutarono e preferirono digiunare piluccando biscotti e altri dolciumi.

Il suo amico le venne nuovamente in aiuto e le consigliò di rispondere con…il naso, sì proprio con il naso: “Speriamo che non capiti ma seguirò anche questo consiglio perché il mio amico è uno che sa come aggirare le difficoltà del lock down “.

Quella mattina si recò al supermercato come al solito, stava lottando con successo con l’etichetta appiccicosa e con il fragile sacchetto colmo di ciliegie quando, improvvisamente, il suo cellulare vibrò e una voce agghiacciante urlò: AL FUOCO, AL FUOCO.

“Chi è quel dannato che ha cambiato nuovamente la suoneria del mio cellulare, chi?” urlò disperata dentro di sé. A quel grido iniziò una parapiglia da incubo, tutti si lanciarono verso l’uscita urtandosi e dimenticandosi del Covid che si mise in coda anche lui per lo spavento, lei afferrò il cellulare e tentò di rispondere ma quel maledetto le si chiuse sul naso quasi volesse dire: “Via da me, chi mi dice che non sei positiva?”

Riuscì ad uscire senza essere arrestata con l’accusa di terrorismo, tornò a casa nascose il cellulare nella cassaforte di cui solo lei conosceva la combinazione e sperò che la sua famiglia e il Covid 19 si prendessero una lunghissima vacanza in una lontana galassia.

Essere bambini al tempo del Coronavirus - Vatican News

La comparsa di quel microscopico virus ha gettato il mondo intero nel caos ma Serena è riuscita a superare le mille difficoltà avvalendosi del suo spirito di adattamento, del suo buonsenso e ascoltando i consigli di un amico perché ascoltare i consigli di una persona fidata è indice di intelligenza e non sminuisce l’autostima bensì la rafforza ma soprattutto superò quell’increscioso periodo trasferendosi dalla madre per farle compagnia e abbandonando i famigliari all’ingrato compito di appiccicare le etichette ai sacchetti.

Qualcuno potrebbe pensare che Serena abbia abbandonato la sua famiglia ma non è vero, lei si è solo allontanata per educarli a sopravvivere senza la presenza della chioccia.

Donna saggia?”

Children's Museum Verona - 313 fotografija - 1 osvrt ...

Mariuccia Pinelli

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Immagini tratte dal Web

Il Filugello

La falena della seta (il baco da seta) | Briciolanellatte Weblog

 

PIETRO BARGELLINI

“Alla frontiera cinese, il fraticello fu frugato.

  • Avete oro? – gli chiesero le guardie.
  • No.
  • Avete argento?
  • No.
  • Avete seta?

Il fraticello rimase un istante perplesso. Non voleva dire il falso. Ma rispose poi francamente:

  • No.

Non volevano che gli altri popoli della terra conoscessero il segreto di quel preziosissimo filo, col quale fabbricavano un bellissimo tessuto, lucido e morbido.

  • Passate pure – gli dissero allora le guardie.

Il frate raccolse il suo bastone di bambù e passò la frontiera.

TRAMA E ORDITO - il blog della moda: SETA

Cammina, cammina, sempre appoggiandosi alla sua canna, giunse finalmente al suo paese.

  • Ho portato un tesoro!
  • Dov’è?

Credevano fosse oro, argento, pietre preziose. Il pellegrino sorrise.

Gli abitanti del paese lo guardarono increduli. Era povero, non aveva bagagli, e pensarono che durante il lungo viaggio avesse smarrito la ragione.

Il frate allora mostrò il suo bastone.

  • E’ qui dentro.

Gli altri risero di lui. Ma il frate ruppe la canna di bambù e mostrò alcuni semini scuri.

Il baco da seta | Redazione Web – Anno Scolastico 2011-2012

  • Ecco il tesoro – disse.

Tutti credettero che si volesse burlare di loro. Gli voltarono le spalle e lo lasciarono solo.

Allora il frate mise i semini al caldo. Dopo pochi giorni dai semini, che erano uova, uscirono alcuni bachini neri. Il frate li pose con grande cura sopra una foglia tenera di gelso. I bacolini cominciarono a mangiare e ridussero la foglia alle sole nervature.

In poco tempo i bacolini ingrossarono e diventarono chiari, lucidi e mollicci.

Durmìi de la quarta", un prezioso ricordo di famiglia

  • Venite a vedere il grande tesoro – diceva la gente. – Quattro o cinque bachi che fanno ribrezzo!

Il frate sorrideva:

  • Aspettate – diceva, – aspettate e vedrete.

I bachi crescevano sempre di più. Quando furono grossi come un fuscellino, smisero di mangiare e si misero a dormire.

  • Sono morti – disse la gente.

Invece, dopo poco tempo, ripresero a mangiare. Quando furono grossi come un dito indice s’addormentarono nuovamente.

Intanto il fraticello aveva cercato un rametto di scopa secca; vi fece salire i suoi bachi e disse ai suoi increduli paesani:

  • Ripassate fra qualche giorno e vedrete!

Invertebrati: Bombice del gelso - Sapere.it

Dalla bocca dei bachi usciva un filo d’oro, che le bestiole appiccicavano nei diversi punti della scopa. Poi cominciarono a girarsi su loro stessi tessendo un finissimo bozzolo dentro il quale restarono prigionieri.

Quando la gente chiese di vedere il prodigio, il fraticello mostrò il rametto di scopa dal quale pendevano tanti bozzoli d’oro.

S’alzò un grido di meraviglia!

  • Sono frutti d’oro?
  • No – rispose il frate, – sono semplicemente bozzoli di seta.

Così anche gli Europei allevarono il filugello e produssero come i Cinesi i preziosi tessuti lucidi e resistenti.”

(Da “Bellariva” – Vallecchi, Firenze) – (Letture per le Scuole Elementari – Classe 3° – Anno 1963)

il Filugello (@ilFilugello) | Twitter

 

Mamma chioccia

La chioccia (Giovanni Cena)

“La chioccia empiea di gridi la radura,

ché aveva scorto la vivanda ghiotta,

e i pulcini correan, avidi, in frotta,

quand’ella vide in ciel la macchia scura.

Grifagno roteò su la pastura

il falco, e scese, l’ali chiuse, a rotta:

ella aspettò, stridendo, irta, la lotta,

sopra i pulcini muti di paura.

O ire generose! Ma ghermita

rapidamente dentro l’unghie ladre

ascende nel tranquillo azzurro e spare.

Guardano in alto le pupille ignare.

Ed io che vidi, ho l’anima smarrita,

e, ricordando, gemo: “Madre, Madre!”

TRACCE:

Video di YOU TUBE

Poesia tratta da LA PRORA – Antologia italiana (L. Bianchi – V.Mistruzzi) –

VOLO SULL’ITALIA

 

“Un ragazzo sogna di compiere un volo meraviglioso, in diverse tappe, in varie parti del mondo, seduto su un aquilone trainato da un germano. Adesso i due amici, il ragazzo e il germano, lasciata l’incantevole Sardegna, stanno sorvolando la Sicilia verso la penisola italiana.

La partenza avvenne al primo sole. – Verso Ponente, ora – gridò Avioletto. – Presto. Il volo procedeva veloce. – Dove siamo? – Aspetta…vedi quell’alto monte coperto di neve? Ha un filo di fumo sulla cima…Ma sì, è il vulcano Etna; siamo in Sicilia, Paperetto mio, la più grande isola italiana.

Risultato immagini per etna vulcano

Dopo un voletto intorno all’Etna, i due ardimentosi puntarono verso il Nord. – Stiamo sorvolando lo Stretto di Messina. Guarda una nave traghetto; trasporta un treno tutto intero. – E dove andiamo? In Calabria. Quanti monti boscosi, e che vista magnifica! Di qua il Mar Ionio, di là il Mar Tirreno. Com’è bella l’ITALIA! – Continuiamo sempre diritto? – Ecco: tu segui il crinale dell‘Appennino. Vedi, la Lucania selvaggia è qui sotto; più a Est, oltre il Golfo di Taranto, si profila la verde piana di Puglia, in riva all’Adriatico. – Ecco là un altro Etna! – esclama Paperverde. – Ma che dici! Quello è il Vesuvio. Un altro vulcano, vuoi dire, ma più piccolo.

Risultato immagini per napoli

 E di fronte riposa Napoli, la bella città della Campania. – quante montagne, ora, qui sotto! – Avvicinati al Tirreno. Oh! – Che c’è? – Ma quella è Roma! E tacque commosso. In breve furono sopra la Città Eterna. – Vedi San Pietro: la cupola, la basilica, la piazza. Ecco la Città del Vaticano, dove abita il Papa. – E quel fiume? – chiese Paperverde, sempre interessato ai corsi d’acqua. – E’ il Tevere perbacco. Che meravigliosa città! Ecco qui il Gianicolo verde, il Colosseo e il bianco Altare della Patria, i palazzi e le chiese, le piazze e le rovine. Salutiamola, Paperverde, è la capitale d’ITALIA.

Risultato immagini per roma

Il volo continuò verso il Nord sopra innumerevoli monti e vallate. – Quanti filari di cipressi e quante vigne! – Dovremmo essere in Toscana.

Risultato immagini per firenze

Sì sì. Vedi Firenze Vecchio.  Animo, Paperverde: scavalchiamo gli Appennini e saremo nella Pianura Padana. Vedi quei due ruscelletti? Sono il Tevere e l’Arno, che nascono su questi monti e poi si ingrosseranno, via via che si avvicinano al mare. Dopo aver attraversato il Po, solenne nel suo maestoso cammino, videro all’orizzonte, in riva al mare, Venezia,

Risultato immagini per venezia

la fiabesca città che sorge dall’acqua coi suoi cento palazzi e i suoi canali tortuosi, nei quali si specchiano le cupole delle chiese e le cupidi dei campanili. Silenziose gondole nere se ne andavano lente di casa in casa. – Su, in alto in alto, Paperverde, che voglio salutare e mandare un bacio a Trieste, che riposa là in fondo, oltre l’Adriatico. Passarono sulla Piazza San Marco, salutati da vicino da uno stormo di piccioni color piombo, che ritornarono però ben presto sulla piazza a cercarvi il becchime.

-Verso Occidente, Paperverde. Ormai siamo vicini a casa. Belle pianure verdi, solcate da fiumi e da canali, si perdevano all’orizzonte, in due ampie cortine di monti. – Vedi le famose città della Pianura Padana? Padova e Vicenza ormai le abbiamo sorpassate: ecco Verona sull’Adige; questo fiume ci porta il saluto di Trento, ch’esso ha visitato prima di giungere qua. Ecco davanti a noi il Lago di Garda.

Risultato immagini per lago di garda

Passarono sulla forte Brescia, dominata dal Castello turrito. – Ora siamo in Lombardia, la più ricca regione d’Italia; ben presto saremo a Milano. Dopo qualche tempo infatti Paperverde disse: – E’ quella Milano? – Proprio.

Risultato immagini per milano

Si vede il Duomo, con le sue cento guglie e la Madonnina dorata. Vedi più in là, nel verde, il Castello Sforzesco, con le sue torri e le sue mura merlate. Ora pieghiamo verso Sud. Vorrei vedere il Mar Ligure, prima di arrivare a casa.

Paperverde deviò e dopo un po’ stava sorvolando l’Appennino Ligure.

Risultato immagini per genova

– Ecco Genova con i suoi palazzi arrampicati sul monte e il suo porto popolato di navi. Torniamo.

Rivalicarono gli Appennini e furono di nuovo sulla Pianura Padana. – Torino!

Guarda la Mole Antonelliana e il Po, e i castelli e i giardini e le officine. Ma ormai si fa sera. Ancora un ultimo sforzo e siamo finalmente a casa.”

Risultato immagini per torino

TRACCE:

Brano tratto da: Letture per le Scuole Elementari – Franco Reiteri Editore – Classe 3° – Anno Scolastico 1964- 1965)

(Si dichiara che cinque esemplari del presente libro sono stati depositati presso il Ministero della P.I. e presso l’Assessorato P.I. della Regione Siciliana secondo le norme vigenti.)

PROMESSA firmata (Evelina anni 8)

“Terrò con cura questo libro che lo Stato mi ha donato e che l’Insegnante ha scelto per me.”

 

 

BUON COMPLEANNO ITALIA!

 

 

 

Carnevale

“Il febbraio pazzerello

ci ha portato Carnevale

a caval d’un asinello

e con seguito regale:

Pantalone e Pulcinella

e Rosaura e Colombina,

Balanzone con Brighella

e Pieretta piccolina.

A braccetto con Gioppino,

che dimena un gran bastone,

con Gianduia e Meneghino,

sempre pronti a far questione.

Arlecchin chiude la schiera,

che, fra canti, balli e lazzi,

lieta va, da mane a sera,

con gran coda di ragazzi.

Va, tra salti e piroette,

seminando per la via,

tra un frastuono di trombette,

di coriandoli una scia.”

(Teresa Stagni)

 

“Innanzi tutto: sapete che cosa sono le maschere?

Sono figure dell’antica arte comica che col tempo, concentrando in sé caratteri ed usi diversi da luogo a luogo, hanno finito col diventare vere e proprie caricature dei difetti dominanti negli abitanti dei diversi luoghi.

Le maschere sono nate insieme al teatro e nel teatro popolaresco si assunsero il compito di rendere vivaci le commedie con le loro parole e gesti. Ma oggi le maschere si vedono ben raramente sul teatro e sono invece diventate le figure dominanti del teatro dei burattini! Credo che tutti le avrete viste e avrete capito la loro origine.

Arlecchino, dal viso impiastricciato di nero e il vestito a scacchi di tutti i colori, e Brighella sempre vestito col camiciotto bianco, tipi di servi ghiottoni, furbi, imbroglioni sono di Bergamo, Pantalone dei Bisognosi, il vecchio brontolone che viene sempre burlato, è la maschera di Venezia, come pure di Venezia è Colombina, la servotta chiacchierona.

Facanapa è di Verona; Gianduja è di Torino; Meneghino e la Cecca son di Milano; il pedante e intrigante dottor Balanzone e Fagiolino sono di Bologna, mentre Sandrone è la maschera di Modena e di Reggio. Roma ha dato Meo Patacca, Pasquariello e Rugantino; Firenze, Stenterello e la Toscana il capitan Spaventa e Pagliaccio; Napoli, Pulcinella e Tartaglia e la Sicilia Beppe Nappa.”

(Tratto dal Corso di Letture per alunni della Scuola Elementare – BOSCO FIORITO – Anno 1965?)

 

Tracce: Immagini e video sono tratti dal web.

La Scuola…ieri e oggi

“Ieri, a scuola ogni mattina

con rispetto e disciplina.

Oggi, oltre ogni decenza,

va il maestro in penitenza.”

 

 

 

“La Scuola oggi in Italia si trascina all’insegna dello “sbadigliando s’impara”, quando non si giunge al tragicomico “alunni in cattedra e prof. alla lavagna”. Gli esperti puntano l’indice sui mali cronici della scuola italiana: sovraffollamento delle classi, vuoti di organico, mancanza di innovazione, precariato, eccessiva mobilità…

I tentativi di riformare la Scuola si sono succeduti pressoché ad ogni cambiamento di governo, ma probabilmente una riforma seria nessuno la vuole; né gli alunni, ai quali fa comodo una scuola all’acqua di rose; nè alle famiglie, che tengono più al pezzo di carta, che ad una formazione autentica ed integrale dei figli; né alle stanze del potere, dove le menti pensanti hanno fatto sempre paura. Se può consolare, anche altrove non si balla. Diceva Winston Churchill: “La mia istruzione si è interrotta solo quando andavo a scuola!”

Brano scelto dal Calendario di FRATE INDOVINO (Mese di Settembre 2019)

Visione immaginale

“Un sogno sembra un sogno

fino a quando non si comincia

da qualche parte,

solo allora diventa un proposito,

cioè qualcosa di infinitamente

più grande.”

ADRIANO OLIVETTI

 

 

“Per perdere una cosa

occorre averla

prima posseduta.

Noi non abbiamo

mai avuto nulla

di nostro

in questa vita,

nulla da fare

se non cantare, cantare

con la gola, la pancia, la

testa, il cuore, lo spirito,

con tutta la polvere

delle nostre

anime innamorate.”

CHRISTIAN BOBIN

 

La Casa di Anna

Mondo Volontariato

di Matteo Riberto

(da L’incontro – Settimanale della Fondazione CARPINETUM – Venezia – Domenica 23 Giugno 2019)

La Casa di Anna

“Prodotti biologici di prima qualità: ortaggi freschi, minestroni, composte, confetture, marmellate, miele e molto altro. Tutto coltivato nel rispetto dell’ambiente da persone che vivono, per diverse ragioni, condizioni di svantaggio. Casa di Anna è una realtà modello nata nel 2015 per volontà della Famiglia Pellegrini. Armonia, sviluppo, natura e impegno sociale sono le fondamenta di una struttura che negli anni è cresciuta, riuscendo a farsi conoscere e apprezzare sempre di più nel territorio: per la qualità dei prodotti e per la capacità di offrire percorsi di inserimento lavorativo a persone spesso escluse dal mercato del lavoro. Piero Pellegrini è il fondatore della Casa di Anna.

Ci dice chi siete e cosa fate?

“Siamo una fattoria sociale, l’unica della Provincia di Venezia, che si occupa di creare opportunità di lavoro e occupazione a persone in condizioni di svantaggio. Con noi lavorano persone con disabilità, persone che hanno avuto problemi con la giustizia, migranti e le cosidette “nuove povertà”. Non lavorano tutti i giorni, ognuno fa ciò che riesce a secondo delle sue capacità e possibilità”.

Vi occupate di orticoltura…

“Esatto, produciamo diversi prodotti biologici certificati che poi vengono immessi nel libero mercato: li vendiamo a bordo campo, nel punto vendita che abbiamo all’interno di Campagna Amica in centro a Mestre. Ma vendiamo anche online e al settore della ristorazione”.

Di recente avete anche inaugurato un orto-giardino…

“E’ il fiore all’occhiello della nostra fattoria. Negli anni siamo cresciuti: abbiamo aggiunto l’agriturismo dove è possibile pernottare, una sala polifunzionale dove facciamo diverse attività (Yoga, conferenze, concerti, incontri culturali) e abbiamo anche un ristorante aperto il fine settimana dove è possibile assaggiare i nostri prodotti. E, poi, c’è appunto l’orto-giardino appena inaugurato. E’ uno spazio di duemila metri quadrati dove coltiviamo erbe officinali ed erbe aromatiche. Ne abbiamo tantissime: 140 specie diverse. La caratteristica particolare è che le aiuole sono rialzate a 75 cm da terra per consentire anche alle persone in carrozzina o agli anziani come me di lavorarci senza difficoltà”.

Scopo della Casa di Anna è infatti vendere prodotti, ma sopratutto aiutare persone in difficoltà…

“Cerchiamo di offrire opportunità a chi fa fatica a trovare collocamento nel mercato del lavoro. Per esempio, durante il periodo di detenzione, alcune persone vengono da noi a lavorare. Una volta scontata la pena, qui da noi hanno anche la possibilità di continuare il percorso intrapreso. Posso assicurare che c’è un ottimo clima tra le persone che lavorano nella Casa di Anna: a fine giornata sono tutti contenti.”

Avete dei progetti particolari per il futuro?

“Ce n’è uno, per esempio, legato all’orto-giardino. A fine autunno, a titolo sperimentale in collaborazione con la Facoltà di Agraria dell’Università di Padova e la Birreria Crak, faremo delle birre artigianali aromatizzate con le nostre erbe. Vogliamo creare un prodotto alternativo alle birre di puro luppolo, riducendo al minimo la concentrazione.”

Con quali attività coinvolgete i giovani?

“Ce ne sono molte. Abbiamo appena ospitato i ragazzi che giocano nel Venezia per fargli conoscere la nostra realtà che è un’isola ecostenibile”.

Che significa?

“Che facciamo tutto nel rispetto della natura: alle piante diamo acqua potabile che preleviamo in falde profonde, poi tutti i rifiuti vegetali che produciamo vengono riciclati e facciamo il compost. C’è inoltre una cosa particolare: attraverso delle specifiche canne riusciamo a depurare l’acqua dei servizi igenici che viene poi ceduta ai fossi comunali. Anche l’energia elettrica la facciamo in casa. Ci impegniamo perché ogni attività sia fatta nel rispetto dell’ambiente e con minor impatto possibile”.

LA SCHEDA

A Zelarino aiuti e lavoro per chi è svantaggiato

La Casa di Anna è una fattoria sociale che, nata nel 2015, l’anno successivo viene riconosciuta come biologica. L’azienda si estende su 4 ettari e mezzo di terreni di proprietà e 2 e mezzo in affitto, con 3 e mezzo coltivati a orticole e frutti. E’ iscritta all’elenco regionale delle fattorie sociali della Regione Veneto, come azienda agricola dove si danno opportunità di inserimenti lavorativi a persone in condizioni di svantaggio sociale. La Casa si trova in via Sardi 16 a Zelarino dove ci sono le serre, gli orti, il ristorante e la sala polifunzionale. Per qualsiasi informazione sulle tante attività e sul lavoro svolto è possibile visitare il sito http://www.casadianna.net che, costantemente aggiornato, permette anche di ordinare e acquistare i prodotti online. Per ulteriori informazioni è possibile contattare il 3489015321 o il 3451605479 oppure mandare una mail a info@casadianna.net.

Il sorriso della mamma

Benedetta la casa illuminata dal sorriso della mamma!

Il sorriso della mamma è più luminoso del primo raggio di sole, quando il bambino riapre gli occhi al mattino e si trova dentro la sicurezza del suo nido.

Il sorriso della mamma è un’ultima carezza, quando saluta e dice addio dal davanzale della finestra, accompagnando il bambino che va a scuola sino alla svolta della strada. E il bambino lo porta con sé, nel cuore, come un caro segreto; la strada gli sembra più amabile, il mondo più roseo, la vita più buona e quasi rinnovelata.

Il sorriso della mamma è soave sino alle lagrime, quando attende sull’uscio il ritorno del bimbo; e il bimbo, dopo il freddo cammino, alzando gli occhi, lo riceve come un premio alla sua fatica, come un sollievo alla sua stanchezza, come una benedizione e un augurio, perché gli dà, d’un colpo, tutte le gioie della casa.

Accendi la fiamma del camino, fai che essa riempia la casa del suo tepore, mentre la tramontana spazza le strade e fugge per i tetti ululando.

Questo tepore riscalderà le tue mani e il tuo cuore intirizziti. Ma più ti scalda e conforta il sorriso della mamma, quando si sofferma, tenero e carezzevole, ora su di te ora sui tuoi fratelli e di una stanza disadorna fa un giardino, e del crudo inverno fa primavera. (A.S. NOVARO)

(Corso di Letture BOSCO FIORITO – 5° Classe – Edizione 1965?)