Il Volto Santo

 

“Occorre soffrire

perché la verità

non si cristallizzi in dottrina,

ma nasca dalla carne”

(Emmanuel Mounier)

LUIGI VERDI – (dal suo libro – LA REALTA’ SA DI PANE – )

“Quante speranze nel cuore dell’uomo, quanti sogni, quanti desideri!

Ci piacerebbe un mondo ricco d’amore e di pace, un mondo che non mettesse l’uomo contro l’uomo per il potere, per il prestigio e per il denaro.

Un mondo libero dalla paura di noi e dell’altro, libero dalla paura che l’esistenza trascorra senza la vita.

Ci piacerebbe un mondo che somigliasse allo sguardo di un bambino che ha appena iniziato a scorgere la vita, libero dalla paura di camminare senza lasciare impronte.

Era stato bello aver seguito Gesù fino ad ora, era bello che l’amore contasse più della legge e che l’uomo contasse più del sabato, era bello che due spiccioli di una vedova contassero più delle ricchezze e che nessuno scagliasse pietre su chi aveva sbagliato, era bello sapere di un padre che ogni mattina attendeva il ritorno di un giovane figlio.

Era bello e vibrava il cuore quando parlava; speravamo che fosse lui a far riposare nell’erba il lupo e l’agnello. Con lui il cuore ci ardeva. Ma poi il cuore ha rallentato i suoi battiti di fronte a quella croce, a quel VOLTO solcato da lacrime e sangue, a quegli sputi e all’ironia dei forti.

Spesso gli ideali e i pensieri hanno dei margini di compromesso che la vita non ci consente. In un attimo devi riaprire gli occhi e rileggere la tua storia che si colloca fra Adamo che si nasconde e Gesù che dice:

“Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito.”

Gesù, nell’ultima cena ha su di sé le lunghe e scure ombre del fallimento nel vedere che, coloro in cui ha sperato, non capiscono. Non c’è una vita che porti fuori dal cenacolo senza passare per il monte degli ulivi, il monte della spogliazione, il monte dell’abbandono a Dio.

Ci vuole questa trasformazione del monte degli ulivi, questa trasformazione del pianto, per arrivare poi all’abbandono.

Che logica strana è quella della croce: essere sconfitti per vincere, essere poveri per arricchire, essere inutili per essere indispensabili, scomparire per essere trovati, perdere per trovare, donare per possedere.

Un invito fatto da Gesù a quelle persone che non avevano nessuna possibilità di trovare la via che porta a Dio, pubblicani, peccatori, prostitute. Lui si avvicina in modo che un lembo di cielo scenda sulla terra proprio per loro.

Entra a Gerusalemme per squarciare e aprire il tempio e realizzare così la profezia di Geremia: “Questa casa è una casa di preghiera per tutti i popoli”, un mondo aperto per tutti, dall’alba al tramonto.

Quell’uomo trasfigurato, pieno di piaghe, quell’uomo che è preso in giro, quell’uomo a cui vengono tolte tutte le forze, assomiglia tanto alla passione e all’angoscia dell’uomo di oggi.

Noi uomini fuggiamo di fronte al dolore, una fuga simile a quella di Pilato che se ne lava le mani, di Pietro che dice: “Ti seguirò fino alla morte…” e poco dopo afferma di non conoscerlo, di Giuda che ama più il suo obbiettivo rivoluzionario che Gesù, del Cireneo con una croce da sopportare senza mai abbracciarla.

Noi fuggiamo, mentre Gesù va verso la croce, spezzando il pane, lavando i piedi, attirando a sé tutti con il suo cuore aperto.

Non è assurdo che il dolore non porti lontano da Dio chi soffre, ma solo chi ne discute a tavolino, chi non rispetta i tempi lunghi di Dio, chi vede nel dolore degli altri un fastidio da evitare?

La croce ci chiede di verificare se esistono strade diverse dalla sua per giungere ad una vera gioia, o se, come dice Gandhi: “Senza la croce la vita è una morte agitata”.

Gesù non ha inventato la croce e davanti a lei appare debole, fragile e indifeso: ha solo messo nella croce un germe di amore, liberandoci non con la sua sofferenza, ma col suo amore.

Si può sigillare un sepolcro, si può mettere davanti una guardia, ma non si può impedire che la vita abbia inizio in coloro che l’hanno compresa!”

AUGURI A TUTTI

PER UN FIDUCIOSO SERENO TEMPO PASQUALE!

 

La Passione di Cristo

 

“L’orrendo, spaventoso e fiero suono

che lampeggiando e rimbombando freme,

le dirupate pietre, e seco insieme

de le spezzate nubi il grave tuono;

le sepolture ch’oggi aperte sono

dal tremendo crollar che ‘l centro preme

de la commossa terra, e ‘l sol che geme

tant’alta offesa, indegna di perdono;

l’aer gravato d’ognintorno d’ombra,

del tempio sì famoso il rotto muro,

e li cangiati di natura modi,

mostran che ‘l Re del ciel morendo il duro

imperio di Pluton da noi disgombra,

felice Croce, dolci e cari chiodi!”

(Matteo Bandello)

Il Padre nostro

 

Dal Libro Pregare di Giovanni Vannucci – (Collana “Germogli” Ed. Fraternità di Romena)

(A cura di Massimo Orlandi)

Pregare: Amazon.it: Vannucci, Giovanni: Libri

“Pregare non è mendicare,

ma rendere più intensa

la nostra vita.”

(Giovanni Vannucci Frate nell’Ordine dei Servi di Maria)

 

“Padre Giovanni, com’era, allora, in origine, il Padre Nostro?”

“Io vorrei tanto suggerire a questi giovanotti di studiare l’ebraico…Nell’ebraico ci sono due lingue: la lingua ebraica ufficiale – gli Ebrei parlano l’Ebraico, che è la lingua delle comunicazioni ordinarie – ma poi c’è la lingua sacra, che è differente, e va riscoperta pazientemente, tenacemente, attentamente, ma sopratutto nel silenzio e nell’ascesa del nostro essere. Ora, la lingua sacra ebraica, conosce soltanto due tempi: lo stato di perfezione e lo stato di imperfezione: il frutto maturo che tende verso il marcimento per poter deporre sulla terra il seme, e il frutto non maturo che tende verso la maturità. Quindi c’è un perfetto e un imperfetto (ma non nel nostro senso grammaticale) di una realtà compiuta perfettamente che poi ad un certo momento scoppia per dare origine ad un’altra realtà.

Così nel Padre nostro non c’è il congiuntivo e l’ottativo, ma c’è soltanto un’affermazione di fede: non “venga il tuo Regno”, ma il tuo Regno viene. Non “sia fatta la tua volontà”, ma la tua volontà è fatta in cielo e in terra. Non “dacci oggi il nostro pane quotidiano”, ma tu dai a noi il pane di oggi e quello di domani (quotidiano significa questa). Tu perdoni a noi i nostri debiti quando noi li perdoniamo ai nostri debitori. Tu non ci induci in tentazione, ma ci liberi dal male. Sono tutte affermazioni di fede, perché, se crediamo in Dio…Cristo dice: “Il Padre vostro che è nei cieli sa benissimo quello di cui abbisognate”; quindi non è necessario chiedere! Però abbiamo bisogno di questa affermazione. “Tu dai a noi il nostro pane di oggi e di domani: Tu non ci induci in tentazione, ma, quando ci troviamo nella prova, ci liberi dal male.” Vedete, è differente…

“Padre nostro che sei nei cieli

Santo è il tuo nome

il Tuo regno viene

la Tua volontà è fatta in cielo e in terra

Tu dai a noi il pane di oggi e quello di domani

Tu perdoni a noi i nostri debiti quando noi li perdoniamo ai nostri debitori

Tu non ci induci in tentazione ma ci liberi dal male.”

 

“Il Viaggio più lungo è quello interiore. Non si nasce umani….si diventa umani.”

(Lidia Maggi – Pastora della chiesa battista di Varese)

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