Festa della Repubblica Italiana

 

Campagna ridente

 

Il grano è quasi dorato. Le rane nei fossi gracchiano innamorate. Le tortore sui fili della luce tubano e si rincorrono. Le fontane scrosciano allegre nei giardini delle case di Preganziol. Le fronde del Gelso arrivano fino a terra e dondolano per me. L’erba brilla del suo verde…ed io, oggi 2 GIUGNO 2020, FESTA DELLA REPUBBLICA, penso al mio PAPA’ che, assieme ad altri 600000 Soldati Italiani, si è lasciato trasportare prigioniero nei Lager nazisti, in nome della LIBERTA’, della GIUSTIZIA, della DEMOCRAZIA…per TUTTI noi, uomini e donne del Futuro!

LIBERA, GIOIOSA, GRATA E FIERA…

AUGURO…

 

BUONA FESTA AGLI ITALIANI!

Festa della Repubblica - Storia, Cerimonia e Regali per Celebrarla

Il Papa della Vita

18 Maggio 1920 – 18 Maggio 2020

“Il Figlio che non doveva nascere”

HO SOGNATO IL PAPA

Era il 1980 e il “figlio che non doveva nascere” aveva pochi mesi. Non mi ero ancora ripresa dal difficile parto quando, in una soavissima  indimenticabile notte, ho sognato il Papa. Giovanni Paolo II in persona bussava alla porta di casa chiedendo ospitalità per la notte.  Il giorno successivo avrebbe dovuto recarsi in Visita Pastorale alla Diocesi di Venezia e si sentiva molto stanco.

Quel mattino tutti dormivano ancora. Era molto presto e Papa Karol (molto famigliarmente) era venuto in cucina per la colazione. Sembrava di fretta. Il caffè era pronto e fumante e l’aria fresca del mattino entrava dalla porta finestra del piccolo poggiolo dell’appartamento. Gli uccellini, molto più allegri del solito…sembravano cinguettare e svolazzare e invitare il Papa ad uscire dalla cucina, per godere della loro gioia di vivere.

Papa Woityla non seppe trattenere il dolcissimo sorriso, uscì per incontrarli e respirando a fondo, in loro compagnia, sorseggiò il piccolo caffè. Si fece tardi e….prima di lasciare la mia casa,

appoggiando teneramente la testa sul mio cuore disse:

“RITA…

GRAZIE PER LA VITA!”

(“Il figlio che non doveva nascere” dormiva beato nella sua culla,

mentre il Papa ci lasciava Benedizione, Festa e Gratitudine.)

A qualche mese dal mio dolcissimo indimenticabile sogno,  durante il discorso sulla Vita, S.S. Giovanni Paolo II sembrava parlare di noi…quasi a testimoniare la Sua discreta ma diretta, incommensurabile preghiera d’intercessione.

Oggi, 18 maggio 2020, ricorrono i 100 anni dalla nascita di questo grande Pastore della Chiesa.

Solamente oggi ho saputo che pure Lui è stato un “Figlio che non doveva nascere”…per questo, oggi il mio cuore è colmo di meraviglia, di lode e gioia!

GRAZIE GRANDE INNAMORATO DELLA VITA!

GRAZIE DI CUORE NOSTRO CARO SAN GIOVANNI PAOLO II

Rita/Nives

 

 

Festa del Lavoro 2020

1° maggio 

Il Presidente della Repubblica SERGIO MATTARELLA, in questo giorno senza celebrazioni, dice che IL LAVORO se l’è portato via il COVID-19.

Papa FRANCESCO ci ricorda il LAVORO DI DIO e la MISSIONE affidata all’uomo, invitandoci a pregare…

Il Parroco del mio Paese si è inscritto alla Protezione Civile come Volontario, consegnando, tra l’altro, la spesa agli anziani ammalati.

Il MONDO intero è in fibrillazione per i milioni di persone rimaste senza lavoro.

I POPOLI dell’Africa temono più la fame che il Coronavirus.

Un estremo improvviso capovolgimento di ogni Organizzazione Locale e Mondiale ha minacciato l’intera UMANITA’.

Persino tanti CAPI DI STATO sono sopraffatti dalla paura, si contraddicono, parlano a sproposito.

Eppure la primavera, la NATURA sembra più bella, più trasparente, più organizzata e libera,  e ci invita più che mai a rispondere alla VITA!

Rispondiamo TUTTI allora, al richiamo saggio del canto e del profumo di nostra MADRE NATURA!

Con FIDUCIA, ENTUSIASMO, RESPONSABILITA’, SPERANZA…diciamo SI’ ALLA VITA!

UNIAMOCI in coro e diciamo:

AUGURI UMANITA’!

AUGURI PER UNA CORAGGIOSA, INTELLIGENTE, FECONDA RINASCITA!

LIVIO BERTOLA (Imprenditore)

Resistenza e Liberazione

 

Grazie alle Coraggiose Resistenze

delle più profonde Radici

del nostro bellissimo Giardino

chiamato Italia,

da 75 Anni fioriscono e profumano

la PACE, la LIBERTA’, la DEMOCRAZIA

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RESISTENZA indomita degli Internati Militari Italiani (I.M.I)

Attilio Pizzato – Internato Militare Italiano –

(a sinistra della foto)

Grazie Papà!

(Rita Pizzato)

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RESISTENZA coraggiosa dei Partigiani d’Italia!

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ANNIVERSARIO

25 Aprile 1945 – 25 Aprile 2020

VIVA  L’ITALIA!

 

L’orchestra

 

PLATONE

“Non muovere mai l’anima senza il corpo, né

il corpo senza l’anima, affinché difendendosi

l’uno con l’altra, queste due parti mantengano

il loro equilibrio e la loro salute.”

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GEORGES BERNANOS

“Il buon Dio non ha scritto

che noi siamo il miele della Terra, ragazzo mio, ma il

sale. Il sale, su una pelle a vivo, è una cosa che brucia.

Ma le impedisce anche di marcire.”

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GEORGE BERNARD SHAW

“Io sono dell’opinione che

la mia vita appartenga alla comunità,

e fintanto che vivo è un mio privilegio fare

per essa tutto quello che mi è possibile.”

RUDOLF STEINER

“Una vita sociale sana si trova soltanto, quando

nello specchio di ogni anima la comunità intera

trova il suo riflesso, e quando nella comunità

intera le virtù di ognuno vivono.”

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ASTOLPHE DE CUSTINE

“L’orchestra è così perfetta che si crede di udire

un solo strumento! Un’idea unica espressa con

una diversità infinita: questo è il sublime.”

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SIMONE WEIL

“L’anima umana ha bisogno di partecipazione

disciplinata a un compito condiviso di pubblica

utilità, e ha bisogno di iniziativa personale in

questa partecipazione.”

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L'origine delle sette note musicali - teoria musicale con il M ...

TRACCE:

Immagine Web

Video Youtube

Brani scelti

…in corsia è passato l’Amore!…

 

“Alle Infermiere d’Italia

che si prodigano al servizio dei sofferenti

Santa M. Bertilla Boscardin

umile fiore di divina e umana bellezza

soavemente insegni

come si accende, si dona, si irradia l’Amore”

 

L’AMORE SI ACCENDE

Prefazione dell’Em. Card. G. Urbani Patriarca di Venezia (Venezia 15 Giugno 1962)

“………Suor Maria Bertilla, infatti, viene presentata in questo lavoro, che volentieri presentiamo alle Infermiere d’Italia, nella sua spiritualità semplice, ma solida e persuasiva…In questa luce ecco le virtù proprie dell’infermiera nei suoi rapporti con i malati e i loro famigliari, con i medici e il personale dell’Ospedale: discrezione e delicatezza, serietà e serenità, calma e fiducia, prontezza e generosità, docilità e consapevolezza, senso dell’ordine, della disciplina, dell’esattezza, della pulizia, del decoro e sopra di tutto la Pazienza scritta a caratteri d’oro, come la virtù che meglio d’ogni altro esprime la carità dei cuori.”

 

P.S. = Questo Libro a me tanto caro, è un ricordo dell’amata sorella Anna Maria. Credo che se non si fosse ammalata a 14 anni, forse avrebbe scelto di essere Infermiera, come Annetta, alla quale tanto assomigliava.

Questo Libro mi ha seguito, durante i 9 anni vissuti presso le Suore Mantellate serve di Maria, ammalate anziane.

Prego oggi Santa M. Bertilla per tutto il Personale Infermieristico che, in Italia e nel mondo, in questo tempo della Pandemia da Covid-19, sta mettendo a rischio la propria vita con tanta dedizione, amore, entusiasmo e gratuità.

Con grande stima e gratitudine.

(Nives)

“Certe anime sono privilegiate ma mi,

vado per la via dei carri!”

(Ebbe a dire un giorno…Santa M.Bertilla)

 

MEMORIA – Il prezzo di una scelta

Tratto da – Umanità nei Lager nazisti – di Luigi Francesco Ruffato – Patrizio Zanella – (Edizioni Messaggero di Padova) –

“Il terrore esercitato su milioni di individui non è concepibile senza i Lager. A questa terribile realtà bisogna guardare considerando quali fossero i compiti assegnati ai prigionieri deportati. Facendo le cose per bene, il Terzo Reich, quando il 20 marzo 1933 istituisce il primo campo di concentramento a Dachau, lo concepisce come luogo di detenzione temporaneo per internarvi gli oppositori politici del nazismo, ebrei e religiosi. L’aumento dei prigionieri di guerra catturati dall’esercito tedesco determina anche il proliferare dei campi di concentramento. Presto vengono fatte delle distinzioni: gli ebrei verranno internati nei veri e propri campi di sterminio (Vernichtungslager); i soldati e i civili italiani catturati in Italia e Germania vengono classificati come IMI (Internati Militari Italiani) anziché come prigionieri di guerra (Kriegsgefangenen), in questo modo il Terzo Raich li sottrae al patrocinio della Croce Rossa Internazionale e allo status di prigionieri di guerra previsto dalle convenzioni di Ginevra. In seguito vengono smistati nei campi per lavoratori stranieri sottoposti a un regime di coazione (Arbeiterlager); gli ufficiali vengono rinchiusi nei cosidetti Oflager, sottoufficiali e soldati negli Stammlager (campi madre). Dei circa 900 mila italiani presenti in territorio tedesco negli ultimi 20 mesi della Seconda Guerra Mondiale, ben 800 mila erano stati trasferiti dopo l’8 settembre 1943.

Terrore di massa, arbitrio assoluto, annichilimento dell’uomo, lavoro in condizione di schiavitù, denutrizione sono questi i caratteri essenziali dei Lager. La disumanizzazione, la trasformazione di persone in non persone, in esseri animati ma non umani, non è sempre facile se di fronte ci sono individui capaci si opporre una certa resistenza interiore. Allora entrano in azione le tecniche più sottili per giungere alla depersonalizzazione: privare gli esseri umani degli abiti, spogliarli, dare loro un numero, è considerarli alla stregua delle bestie. L’obbligo di vivere tra i propri escrementi, il regime di denutrizione vigente nei Lager, costringere i detenuti a essere costantemente in cerca di cibo e pronti a ingoiare qualunque cosa sono tutti elementi che portano i guardiani a non identificarsi mai con gli internati perché questi sono visti come bestie. Parlando di loro i guardiani evitavano di usare termini come “persone”, “individui”, “uomini”, indicandoli invece come “elementi”, “pezzi”, oppure servendosi di costruzioni impersonali. Gli esseri umani da uccidere sono sempre designati come “il carico”, o non sono designati affatto”…altri hanno subito il “trattamento”.

La depersonalizzazione è portata a compimento anche attraverso un culto della durezza e una sistemica denigrazione di ogni senso di pietà. Teodoro Eiche, uno dei responsabili dell’attuazione dei Lager, insiste spesso sull’argomento: “Fare mostra di carità nei confronti dei “nemici dello stato” sarebbe una debolezza di cui loro approfitterebbero immediatamente. Un senso di pietà per questi uomini sarebbe indegno di un SS: nei ranghi delle SS non c’è posto per le “pappe molli” che farebbero meglio ritirarsi in convento.”

Le manifestazioni di solidarietà fra internati si ebbero in forme diverse (atti quotidiani di cameratismo, amicizia, aiuto reciproco, distribuzione di cibo), ed erano sia individuali e spontanee sia collettive ed organizzate. Se le prime scaturivano da un moto interiore al soggetto, le seconde erano opera di gruppi di soccorso e organizzazioni clandestine formatesi fra prigionieri.

Nelle deposizioni e nei ricordi di quanti sopravvissero al Lager di Auschwitz si possono leggere molte informazioni sulle modalità messe in atto per aiutare i soggetti più deboli. La sociologa polacca Anna Pawelczynska (n. 44764) in un suo libro elenca le seguenti forme di aiuto: “…nascondere all’interno della colonna i più deboli (i lati della colonna erano i più esposti alle percosse) sostituendoli nei lavori più faticosi, dando loro vestiti più caldi, dividendo con loro il cibo. A questa categoria di aiuto appartiene anche tutta una serie di forme di incoraggiamento di quei prigionieri che hanno perso quel minimo di resistenza psichica necessaria per andare avanti: sdrammatizzare il pericolo, ricorrendo all’humour e al riso, raccontando favole e ricordi, parlando del futuro fuori dal Lager, ricercando gli argomenti e gli scherzi più disparati per distogliere l’attenzione dal presente. Ogni manifestazione di solidarietà e di compassione, ogni ora di vita vissuta (….), ogni sorriso, ogni scherzo, facevano parte dell’insieme di autodifesa collettiva”.

Non mancarono le azioni e i gesti di umanità fatti dai singoli internati. Più di qualcuno rinunciava alla già modestissima razione di cibo a vantaggio dei compagni più giovani. In molte relazioni gli ex detenuti ricordano come Massimiliano Kolbe dividesse la sua porzione di cibo con altri, a volte ignoti, compagni di sventura.

“Non muoio neanche se mi ammazzano!” è un (evidente) paradosso. Eppure, se pensiamo che a pronunciare questa frase fu il “papà” di Don Camillo e Peppone, Giovannino Guareschi, in un Lager nazista nell’autunno del 1943, ci rendiamo perfettamente conto dello stato d’animo, della forza di volontà e della disperata speranza di un uomo che, come tanti altri militari del Regio Esercito, in un momento tragico della storia del suo paese, fece una scelta di coscienza e non di convenienza, e si sa che per questo tipo di scelte si paga un prezzo molto, molto alto.

8 Settembre 1943: l’armistizio dell’Italia con gli Alleati, la “fuga” del re e dei maggiori responsabili militari, l’esercito allo sbando, per tanti la “Morte della Patria”, con la nuova parola d’ordine: “Tutti a casa!”, per altri ancora la cattura da parte dei tedeschi e una scelta da fare – hic et nunc – una scelta improrogabile e fondamentale: collaborare coi tedeschi o, rifiutando, prendere la via dei Lager.

Chi decise di non collaborare (e in seguito di non aderire alla Repubblica Sociale di Mussolini) lo fece per fedeltà al giuramento al re, o per dignità personale, o per antifascismo.

Furono oltre 650 mila i militari che rifiutarono la collaborazione con l’ex alleato. L’ufficiale (uno dei 40 mila che dissero no) Giovannino Guareschi volle restare fedele al giuramento fatto a suo tempo al re: costasse quel che sarebbe potuto costare.

Ma la via del Lager e la condizione di prigioniero, se lo colpirono duramente, al limite, a volte, della disperazione, non lo videro soccombere. Anzi.

Non muoio neanche se mi ammazzano!”, appunto. Ma quella resistenza personale, quella determinazione di sopravvivere, Guareschi la estese, per così dire, agli altri compagni di prigionia, nel senso che egli non si isolò, non badò al suo “particulare”, ma cercò di aiutare gli altri. Ci sono delle situazioni, delle circostanze della (e nella) vita nelle quali ciascuno di noi si rivela per quello che realmente è. Guareschi si rivelò coraggioso, generoso, uomo di grande fede. Quella fede che gli era stata infusa da una madre, maestra, molto religiosa e quindi da alcuni sacerdoti che aveva incontrato nell’infanzia, nell’adolescenza e nella giovinezza.

Ignorati, abbandonati, soli con i loro ideali, con la loro sofferenza derivante da quella scelta di coscienza che avevano fatto, non di meno resistettero, come Guareschi (“Non muoio neanche se mi ammazzano!”. Ma per resistere bisognava cercare di vivere – di sopravvivere – come nella vita normale, da civili. Fu così che sotto lo spirito di iniziativa e lo stimolo di Guareschi, nel Lager Wietzendorf nacquero i giornali parlati, le lezioni, le conferenze, il teatro, la musica.

(Tutta questa forza e umanità ha aiutato anche il mio papà e i miei zii (Soldati IMI), a resistere e a tornare a casa.

Pure un cugino del papà è tornato ma purtroppo, è tornato morto…di fame, malattie e stenti.)

 

MEMORIA

 

 PIZZATO EUGENIO

Riposa nella Tomba Famiglia a Mogliano Veneto Treviso.

E’ ricordato presso il Monumento cittadino dedicato ai CADUTI NEI LAGER – 1943/1945

Caduti per la PATRIA in nome della LIBERTA’.

(Pizzato Rita- Nives)

 

Era ieri

 

 ENZO BIAGI – “Era ieri” – “

“Abbiamo combattuto contro il nazismo e il fascismo, molti hanno dato la vita per la libertà, mai avrei pensato che un giorno nel nostro Paese si tornasse a parlare di epurazione, censura, regime, secessione e si mettesse in discussione la Carta dei Padri della Patria.