Tacchi a spillo

Da FAVOLE 

(Supplemento quindicinale del settimanale L’INCONTRO – Anno 4 n° 7 – 28 Giugno 2020)

(…per gli adulti che vogliono sognare come i loro bambini e per i bambini che vogliono scoprire il mondo degli adulti…)

“Vattene vecchiaccio, sei sporco e puzzi, se tu avessi lavorato anche un solo giorno ora godresti di una pensione invece di vagabondare per le strade a raccattare monete, vergognati, che esempio hai dato ai tuoi figli, scommetto che assomigliano a te.”

Il vecchio la guardò, le sorrise, si tolse il cappello, si esibì in un profondo inchino che fece scrocchiare le giunture malandate ed esclamò: “Sei una donna bellissima Gloria, chissà quanti ammiratori hai avuto, si avuto perché ora sei troppo acida per attirarli” e canticchiando si allontanò.

La donna lo guardò sconcertata, mai nessuno aveva osato parlarle così, pensò di denunciarlo per molestie ma non subito perché i suoi piedi stavano urlando di dolore, aveva indossato le scarpe nuove, quelle con i tacchi altissimi, le aveva comperate per attirare l’attenzione degli uomini ma l’unico sguardo che si era posato su di lei era stato quello di un vecchio, di un barbone, di un senza tetto.

Entrò in casa, si tolse le scarpe e si specchiò: “ero molto bella un tempo, lo ero veramente ma ora? Ora assomiglio a un frutto irrancidito, viso e collo sono devastati dalle rughe e il corpo ha smarrito la sua flessuosità, le creme costosissime e la chirurgia plastica non hanno fermato l’avanzare del tempo, per non parlare poi dell’ultima operazione, quella che, secondo l’insigne chirurgo, mi avrebbe ridonato l’antica bellezza e che invece si è rivelata la sua “caporetto”. Quanti uomini ho stregato quando ero giovane mentre ora invece l’unico che mi ammira e mi considera ancora una bella donna è un barbone, allora avevo uno stuolo di corteggiatori che mi desideravano, ovunque andassi ero sempre al centro dell’attenzione, ai ricevimenti gli uomini facevano la fila per ballare con me e ora? Ora in fila c’è solo quel barbone, quel senza tetto”.

Gloria scoppiò in un pianto dirotto, il trucco, impietoso, si sciolse colorando i segni dell’età, mettendo in evidenza le cicatrici di quell’operazione che avrebbe dovuto rifarle la gioventù e che invece le aveva spalancato le porte di una vecchiaia senza ritorno. Gloria serrò le mascelle, andò in bagno, afferrò il flacone dei barbiturici, li ingoiò con l’aiuto del suo liquore preferito e l’oblio l’avvolse lasciandola vuota ma viva.

“Anche le pillole mi hanno tradito, tutti lo hanno fatto, la mia è stata una vita fatta di inganni e di apparenze, sul libro del mio destino non c’era scritto nessun nome accanto al mio e così sono rimasta sola con la mia vecchiaia”.

Si addormentò e nel sogno vide il senza tetto, lo vide sorriderle allegramente, lo vide mentre le prendeva la mano ma poi il nulla l’avvolse nella sua coperta e l’oscurità s’impossessò di lei. Si risvegliò in un letto d’ospedale, la sua cameriera l’aveva trovata immersa nel vomito e aveva chiamato l’ambulanza.

Passò un giorno, una settimana, un mese senza che lei riuscisse a dimenticare il sorriso di quel vecchio, di quell’uomo senza tempo che il caso, mosso a pietà, li fece incontrare. Lui si esibì nel solito inchino ma nel suo sorriso si celavano delle ombre:“Che cosa ti è successo bella signora? Ero pre-sente quando l’autoambulanza ti ha portato via, qualcuno mi ha detto che hai tentato il suicidio, perché? Perché lo hai fatto bella signora? tu hai tutto, hai una casa, la bellezza, la ricchezza, gli amici e allora perché volevi lasciare questo mondo incantevole?”. “Tu non conosci la verità vecchio, non mi è rimasto nulla, il mio passato è stato glorioso al contrario del mio presente che è un buco nero”. “Siediti accanto a me signora e raccontami”.

Gloria seguì il suo invito, si sedette accanto a lui sul marcia-piede e gli dipinse il vuoto nel quale da tempo si era tuffata: “Cosa ci sto a fare al mondo? Io non ho un futuro, io vivo nel ricordo del mio passato, capisci?” “Ascoltami bella signora, il passato e il futuro non sono stampelle alle quali appoggiarsi perché si rischia una caduta rovinosa, è preferibile sedersi comodamente sulla poltrona del presente assaporando ogni attimo come se fosse una golosità, non importa se quell’attimo è insipido o salato e neppure se è amaro o dolce perché quello è l’attimo che ci viene donato ed è l’unico che abbia veramente importanza”.

Gloria lo guardò con gratitudine mentre una lacrima le solcava il viso evitando i percorsi dell’età, lei gli sorrise e gli scoccò un bacio sulla guancia poi lo invitò a pranzo. “No bella signora, sarai tu mia ospite, se accettassi il tuo invito potrebbe sembrare che voglio essere ricompensato per le mie parole ma questo sarebbe scorretto, quindi sarai tu ad essere mia ospite, ti presenterò ai miei amici e pranzeremo in un ristorantino non lussuoso, diciamo pure modesto dove le vivande però vengono insaporite dall’amicizia e dall’allegria”.

Gloria lo seguì e per la prima volta nella sua vita si sentì libera di essere se stessa e non quello che gli altri avrebbero voluto che lei fosse, si sentì libera di godere di quell’attimo prezioso qualunque fosse il suo sapore, si sentì libera di restare a piedi nudi senza l’obbligo di soffrire per una bellezza effimera che con il passare del tempo tradisce.

(Mariuccia Pinelli)

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(Da FAVOLE – Supplemento quindicinale del settimanale L’INCONTRO – Anno 4 n° 7 – 28 Giugno 2020)

…per gli adulti che vogliono sognare come i loro bambini e per i bambini che vogliono scoprire il mondo degli adulti…

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“Un marito gentile ma esigente, due figli adorabili ma vivaci, due gatti, due cani e una tartaruga non lasciavano molto spazio a Serena per una vita sociale e a peggiorare il suo tran tran quotidiano arrivò inaspettatamente un invisibile virus che dichiarò guerra all’intera umanità scatenando una spaventosa pandemia.

L’obbligo di indossare mascherine e guanti, il distanziamento sociale, la chiusura di uffici, negozi e scuole imprigionarono tutti in casa aumentando le molteplici difficoltà di Serena accrescendone il disagio. Nelle consuete telefonate quotidiane con la madre le diceva: “Ma di cosa ti lamenti? Al tuo posto sarei felicissima di averli tutti vicini, credi sia divertente trovarsi soli durante la quarantena?”

“Non sarà divertente ma è sicuramente più rilassante” pensava “mia madre non ha idea di quanti problemi nascano in un appartamento con quattro persone che vagano per casa sospirando, lamentandosi ed innervosendosi per un nonnulla; due cani che pretendono una totale attenzione e due gatti che vogliono riappropriarsi dei loro spazi, fortunatamente Lisetta, la tartaruga, non si lamenta perché adora mordicchiare gli alluci e in questi giorni a disposizione ne ha tanti.”

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L’inizio della quarantena era stato surreale ma divertente, era insolito trovarsi tutti insieme dalla mattina alla sera, o-gnuno proponeva allegri passatempi per superare quel periodo sospeso nell’irrealtà ma più i giorni passavano più diminuiva l’allegria mentre battibecchi, porte sbattute e proteste per la libertà perduta aumentavano.

Nei primi giorni marito e figli dichiararono che ci avrebbero pensato loro a scacciare la triste quarantena preparando manicaretti gustosi. Il portatile era fieramente in cucina e i prodi chef iniziarono a preparare pane, torte, biscotti, gelati e…nient’altro, a Serena venne lasciato il compito, oltre che di ripulire la cucina dai loro disastri anche di cucinare perché si sa che non si vive di soli dolci.

Passato qualche giorno, così proprio com’era iniziato, l’entusiasmo scemò e i famigliari ritirarono la collaborazione e si rintanarono nelle loro postazioni: il marito a quella dello smart working, i figli a quella dello school working e lei? Lei, poiché non esisteva una postazione di house working e non possedeva neppure gli intelligentissimi robottini che spazzano e lavano pavimenti impugnò la vetusta aspirapolvere e tentò di mantenere pulita e in ordine la casa molto affollata.

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Un altro compito gravoso riservato a Serena era quello di recarsi al supermercato ma il suo supermercato preferito era diventato off limits a causa della normativa Covid 19 ed era stata perciò costretta a recarsi in quello più vicino che non solo era poco fornito ma era anche lontano, lontano per le borse pesanti da portare a casa e troppo vicino per spostare la macchina dal parcheggio, parcheggio trovato fortunosamente due giorni prima del blocco.

Nel primo giorno di prigionia si mise in coda, le sembrava di essere una bambina nel suo primo giorno di scuola, si sentiva spaesata e impaurita dal nemico invisibile, nessuno tentò di fare il furbo saltando la coda con la solita frase: “Scusi non mi ero accorto che c’era prima lei” ma nei giorni seguenti iniziarono le difficoltà dovute al nervosismo che serpeggiava ovunque. La difficoltà più ardua da superare per Serena era appiccicare il ticket al sacchetto della frutta indossando guanti troppo larghi che si rompevano facilmente. Ticket, sacchetto e guanti litigavano sempre ferocemente, il ticket si rifiutava di appiccicarsi al sacchetto preferendo di gran lunga i guanti che, infastiditi, si rompevano.

“Si attaccano dappertutto tranne che sul sacchetto” raccontò ai famigliari che l’ascoltarono un po’ infastiditi per essere stati distolti dalle loro importanti attività come leggere il giornale o giocare con i video giochi.

DISEGNI - Il Messaggero

“Ci riescono tutti tesoro perché tu no?” rispose il marito con un sorriso bonario quanto indifferente. “Tutti chi?” si domanda Serena “Tutti devono lottare contro quelle maledette etichette appiccicose, no non proprio tutti, solo quelli che non rimangono a casa a trastullarsi”, ma non espresse ad alta voce il suo pensiero per non eccitare ulteriormente l’aria già satura di tensione.

Un consiglio prezioso per superare il delicato problema eti-chette che si attaccano a tutto glielo diede un amico: “Avvi-cina il sacchetto alla dispensatrice e vedrai che il ticket non si appiccicherà più ai guanti”. Quel trucchetto funzionò e lei fu immensamente grata all’amico: “Ho sempre sostenuto che i problemi nascono per essere risolti soprattutto quando si hanno amici validi” si disse con orgoglio.

Anche quella mattina Serena si recò al supermercato per a-dempiere al travagliato compito di rifornire la dispensa ma proprio mentre stava per etichettare il sacchetto delle ciliegie il cellulare si esibì nella marcia trionfale, suoneria scelta dal figlio maggiore, e l’ansia crebbe a dismisura: “Come faccio a rispondere? Possibile che nessuno della mia famiglia riesca a capire la difficoltà di rispondere al cellulare proprio mentre sto incollando l’etichetta al sacchetto?”

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Il telefono continuò a suonare come un forsennato chiedendo attenzione a Serena, tentando di zittirlo, si ritrovò a dover combattere una battaglia persa: l’etichetta si appiccicò su tutte e due i guanti, una signora le diede una spinta urlando che aveva altro da fare che non restare delle ore ad aspettare i suoi comodi e per peggiorare la disfatta, il sacchetto cadde, si ruppe e tutte le ciliegie rotolarono sul pavimento. Avrebbe voluto piangere ma una donna adulta, sposata con figli, cani, gatti e una tartaruga a carico non può lasciarsi prendere dallo sconforto, deve reagire e lei reagì, mollò tutto e uscì: “Vengano loro a fare la spesa se vogliono mangiare!” gridò a se stessa ma loro si rifiutarono e preferirono digiunare piluccando biscotti e altri dolciumi.

Il suo amico le venne nuovamente in aiuto e le consigliò di rispondere con…il naso, sì proprio con il naso: “Speriamo che non capiti ma seguirò anche questo consiglio perché il mio amico è uno che sa come aggirare le difficoltà del lock down “.

Quella mattina si recò al supermercato come al solito, stava lottando con successo con l’etichetta appiccicosa e con il fragile sacchetto colmo di ciliegie quando, improvvisamente, il suo cellulare vibrò e una voce agghiacciante urlò: AL FUOCO, AL FUOCO.

“Chi è quel dannato che ha cambiato nuovamente la suoneria del mio cellulare, chi?” urlò disperata dentro di sé. A quel grido iniziò una parapiglia da incubo, tutti si lanciarono verso l’uscita urtandosi e dimenticandosi del Covid che si mise in coda anche lui per lo spavento, lei afferrò il cellulare e tentò di rispondere ma quel maledetto le si chiuse sul naso quasi volesse dire: “Via da me, chi mi dice che non sei positiva?”

Riuscì ad uscire senza essere arrestata con l’accusa di terrorismo, tornò a casa nascose il cellulare nella cassaforte di cui solo lei conosceva la combinazione e sperò che la sua famiglia e il Covid 19 si prendessero una lunghissima vacanza in una lontana galassia.

Essere bambini al tempo del Coronavirus - Vatican News

La comparsa di quel microscopico virus ha gettato il mondo intero nel caos ma Serena è riuscita a superare le mille difficoltà avvalendosi del suo spirito di adattamento, del suo buonsenso e ascoltando i consigli di un amico perché ascoltare i consigli di una persona fidata è indice di intelligenza e non sminuisce l’autostima bensì la rafforza ma soprattutto superò quell’increscioso periodo trasferendosi dalla madre per farle compagnia e abbandonando i famigliari all’ingrato compito di appiccicare le etichette ai sacchetti.

Qualcuno potrebbe pensare che Serena abbia abbandonato la sua famiglia ma non è vero, lei si è solo allontanata per educarli a sopravvivere senza la presenza della chioccia.

Donna saggia?”

Children's Museum Verona - 313 fotografija - 1 osvrt ...

Mariuccia Pinelli

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Immagini tratte dal Web

Le fragilità

(Eugenio Borgna)

“Le fragilità riconosciute, le fragilità accolte pesano infinitamente meno

che non quelle ignorate,  o rifiutate.”

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(Dal diario di Cesare Pavese – 1935/1950)

“Viene la primavera ed io da troppo tempo me ne sto inerte.

Il cielo limpido, le brezze nuove e i profumi ebbri di giovinezza non fanno

che abbuiare sempre più il mio sconforto.”

“Quanto tempo è passato senza parole e senza arte.

Il mio cuore è anelante d’attesa,

tanto anelante che ne è stanco, stanco.”

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Papa Francesco

“Lo spirito di curiosità genera confusione e ci allontana dallo spirito della sapienza che, invece, ci dà pace.”

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Il Papa della Vita

18 Maggio 1920 – 18 Maggio 2020

“Il Figlio che non doveva nascere”

HO SOGNATO IL PAPA

Era il 1980 e il “figlio che non doveva nascere” aveva pochi mesi. Non mi ero ancora ripresa dal difficile parto quando, in una soavissima  indimenticabile notte, ho sognato il Papa. Giovanni Paolo II in persona bussava alla porta di casa chiedendo ospitalità per la notte.  Il giorno successivo avrebbe dovuto recarsi in Visita Pastorale alla Diocesi di Venezia e si sentiva molto stanco.

Quel mattino tutti dormivano ancora. Era molto presto e Papa Karol (molto famigliarmente) era venuto in cucina per la colazione. Sembrava di fretta. Il caffè era pronto e fumante e l’aria fresca del mattino entrava dalla porta finestra del piccolo poggiolo dell’appartamento. Gli uccellini, molto più allegri del solito…sembravano cinguettare e svolazzare e invitare il Papa ad uscire dalla cucina, per godere della loro gioia di vivere.

Papa Woityla non seppe trattenere il dolcissimo sorriso, uscì per incontrarli e respirando a fondo, in loro compagnia, sorseggiò il piccolo caffè. Si fece tardi e….prima di lasciare la mia casa,

appoggiando teneramente la testa sul mio cuore disse:

“RITA…

GRAZIE PER LA VITA!”

(“Il figlio che non doveva nascere” dormiva beato nella sua culla,

mentre il Papa ci lasciava Benedizione, Festa e Gratitudine.)

A qualche mese dal mio dolcissimo indimenticabile sogno,  durante il discorso sulla Vita, S.S. Giovanni Paolo II sembrava parlare di noi…quasi a testimoniare la Sua discreta ma diretta, incommensurabile preghiera d’intercessione.

Oggi, 18 maggio 2020, ricorrono i 100 anni dalla nascita di questo grande Pastore della Chiesa.

Solamente oggi ho saputo che pure Lui è stato un “Figlio che non doveva nascere”…per questo, oggi il mio cuore è colmo di meraviglia, di lode e gioia!

GRAZIE GRANDE INNAMORATO DELLA VITA!

GRAZIE DI CUORE NOSTRO CARO SAN GIOVANNI PAOLO II

Rita/Nives

 

 

Mamma!

LA BUONA MADRE E’ QUELLA CHE DIVENTA INUTILE

“La buona madre è quella che diventa inutile col passare del tempo.
È giunto il momento di reprimere l’impulso naturale materno di voler mettere il piccione sotto l’ala, protetto da tutti gli errori, tristezze e pericoli. È una battaglia difficile, lo confesso. Quando comincio a indebolirmi nella lotta per controllare la super-madre che tutte abbiamo dentro, mi ricordo la frase del titolo. ” La buona madre è quella che diventa inutile…”
Se ho fatto il mio dovere di madre correttamente, devo diventare inutile. E prima che una madre mi accusi di disamore, spiego cosa significa. Essere “inutile” è non lasciare che l’amore incondizionato di madre, che esisterà sempre, provochi vizio e dipendenza nei figli, come se fosse una droga, a tal punto, che loro non siano in grado di poter essere autonomi, fiduciosi e Indipendenti. Devono essere pronti a tracciare la loro rotta, a fare le loro scelte, a superare le loro frustrazioni e a commettere i propri errori anche con ogni fase della vita, una nuova perdita è un nuovo traguardo; per entrambe le parti: madre e figlio.
L’amore è un processo di liberazione permanente, e quel legame continua a trasformarsi nel corso della vita. Fino al giorno in cui i figli diventano adulti, costituiscono la loro famiglia e ricominciano il ciclo. Quello che hanno bisogno è di avere la certezza che saremo con loro, fermi, nell’accordo o nella divergenza, nel trionfo o nel fallimento, pronte e presenti, l’abbraccio stretto, e il conforto nei momenti difficili. I genitori e le madri, in sostanza, allevano i loro figli affinché siano liberi e non schiavi delle nostre paure. Questa è la più grande sfida e la missione principale.
Quando impariamo ad essere “inutili”, ci trasformiamo in un porto sicuro dove possono attraccare.

A Chi Ami Dai:
– Ali per volare.
– Radici per tornare.
– Motivi per restare.

Facciamo figli indipendenti e sicuri di se stessi per vivere una vita piena e onesta. “Quando una madre ama davvero educa i suoi figli per imparare a volare”.

Annalisa Pintus

(tratto dal web)

AUGURI MAMMA!

Festa del Lavoro 2020

1° maggio 

Il Presidente della Repubblica SERGIO MATTARELLA, in questo giorno senza celebrazioni, dice che IL LAVORO se l’è portato via il COVID-19.

Papa FRANCESCO ci ricorda il LAVORO DI DIO e la MISSIONE affidata all’uomo, invitandoci a pregare…

Il Parroco del mio Paese si è inscritto alla Protezione Civile come Volontario, consegnando, tra l’altro, la spesa agli anziani ammalati.

Il MONDO intero è in fibrillazione per i milioni di persone rimaste senza lavoro.

I POPOLI dell’Africa temono più la fame che il Coronavirus.

Un estremo improvviso capovolgimento di ogni Organizzazione Locale e Mondiale ha minacciato l’intera UMANITA’.

Persino tanti CAPI DI STATO sono sopraffatti dalla paura, si contraddicono, parlano a sproposito.

Eppure la primavera, la NATURA sembra più bella, più trasparente, più organizzata e libera,  e ci invita più che mai a rispondere alla VITA!

Rispondiamo TUTTI allora, al richiamo saggio del canto e del profumo di nostra MADRE NATURA!

Con FIDUCIA, ENTUSIASMO, RESPONSABILITA’, SPERANZA…diciamo SI’ ALLA VITA!

UNIAMOCI in coro e diciamo:

AUGURI UMANITA’!

AUGURI PER UNA CORAGGIOSA, INTELLIGENTE, FECONDA RINASCITA!

LIVIO BERTOLA (Imprenditore)

Cercare con il cuore

GIOVANNI PASCOLI

“Vivi tu, vivi, o santa

natura? Vivi e il dissueto orecchio

della materna voce il suono accoglie?

Già di candide ninfe i rivi albergo,

placido albergo e specchio

furo i liquidi fonti.”

SAINT-EXUPERY

“Coltivano cinquemila rose in un unico, modesto giardino, e non trovano ciò che cercano.

E pensare che quel che cercano lo possono trovare in un’unica rosa.

Ma gli occhi sono ciechi, con il cuore bisogna cercare”.

 

Resistenza e Liberazione

 

Grazie alle Coraggiose Resistenze

delle più profonde Radici

del nostro bellissimo Giardino

chiamato Italia,

da 75 Anni fioriscono e profumano

la PACE, la LIBERTA’, la DEMOCRAZIA

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RESISTENZA indomita degli Internati Militari Italiani (I.M.I)

Attilio Pizzato – Internato Militare Italiano –

(a sinistra della foto)

Grazie Papà!

(Rita Pizzato)

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RESISTENZA coraggiosa dei Partigiani d’Italia!

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ANNIVERSARIO

25 Aprile 1945 – 25 Aprile 2020

VIVA  L’ITALIA!

 

Cara Terra…

…in questo tempo sospeso del virus COVID 19…

…nel giorno dedicato a Te…

Auguri di Buona Resurrezione!

 

 

GALILEO GALILEI

“….io per me reputo la Terra nobilissima

ed ammirabile per le tante e sì diverse alterazioni,

mutazioni, generazioni, etc.,

che in lei incessabilmente si fanno;

e quando, senza esser suggetta ad alcuna mutazione,

ella fusse tutta una vasta solitudine d’arena o una massa di diaspro,

o che al tempo del diluvio diacciandosi l’acque che la coprivano

fusse restata un globo immenso di cristallo,

dove mai non nascesse né si alterasse o si mutasse cosa veruna,

io la stimerei un corpaccio inutile al mondo,

pieno di ozio e, per dirla in breve,

superfluo e come se non fusse in natura.”

L’orchestra

 

PLATONE

“Non muovere mai l’anima senza il corpo, né

il corpo senza l’anima, affinché difendendosi

l’uno con l’altra, queste due parti mantengano

il loro equilibrio e la loro salute.”

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GEORGES BERNANOS

“Il buon Dio non ha scritto

che noi siamo il miele della Terra, ragazzo mio, ma il

sale. Il sale, su una pelle a vivo, è una cosa che brucia.

Ma le impedisce anche di marcire.”

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GEORGE BERNARD SHAW

“Io sono dell’opinione che

la mia vita appartenga alla comunità,

e fintanto che vivo è un mio privilegio fare

per essa tutto quello che mi è possibile.”

RUDOLF STEINER

“Una vita sociale sana si trova soltanto, quando

nello specchio di ogni anima la comunità intera

trova il suo riflesso, e quando nella comunità

intera le virtù di ognuno vivono.”

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ASTOLPHE DE CUSTINE

“L’orchestra è così perfetta che si crede di udire

un solo strumento! Un’idea unica espressa con

una diversità infinita: questo è il sublime.”

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SIMONE WEIL

“L’anima umana ha bisogno di partecipazione

disciplinata a un compito condiviso di pubblica

utilità, e ha bisogno di iniziativa personale in

questa partecipazione.”

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L'origine delle sette note musicali - teoria musicale con il M ...

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