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La primavera

“Quando il cielo ritorna sereno

come l’occhio di una bambina,

la primavera si sveglia. E cammina

per le mormoranti foreste,

sfiorando appena

con la sua veste

color del sole

i bei tappeti di borracina.

Ogni filo d’erba reca un diadema,

ogni stilla trema.

Qualche gemma sboccia

un po’ timorosa,

o porge la boccuccia color di rosa

per bere una goccia

di rugiada…

Nei casolari solitari

i vecchi si fanno sulla soglia

e guardano la terra

che germoglia.

La capinera prova una canzonetta

ricamata di trilli

e poi cinguetta

come una scolaretta.

I grilli

bisbigliano maliziose parole

alle margherite

vestite

di bianco. Spuntano le viole…

A notte le raganelle

cantano la serenata per le piccole stelle.

I balconi si schiudono

perché la notte è mite,

e qualcuno s’oblia

ad ascoltare quel che voi dite

alle piccole stelle,

o raganelle

malate di malinconia.”

(UGO BETTI)

BUONA NUOVA PRIMAVERA ALLA VITA!

Grandezza d’animo

“La bellezza è il fiore,

ma la virtù è il frutto della vita.”

(Lorenzo Giustiniani)

 

L’amore è un’altra cosa

MAL D’AMORE

(di Valerio Albisetti – Edizione del 1994)

Quando gli uomini dominano le donne

“Esistono diverse ipotesi sul dominio maschile. Una teoria di tipo psicologico è questa: si pensa che attraverso il possesso il maschio manifesti un bisogno di rivalsa nei confronti della donna, che sente essere più dotata nell’ intuito, nella creatività, sopratutto nella capacità di procreare. Si può ben dire che l’uomo, inconsciamente, provi una profonda invidia e un timore reverenziale nei confronti del potere di procreazione.

Più recentemente altri autori hanno ipotizzato che il ragazzo che c’è interiormente in ogni uomo cerchi di respingere la madre, di negare l’attaccamento e la forte dipendenza che prova nei suoi confronti…Fa ciò rimuovendo tutto quello che sente come femminile dentro di sé e, ancor peggio, denigrando qualsiasi aspetto che egli consideri femminile. Il desiderio adolescenziale, quindi, di affermare la propria autonomia dalla madre continua ad influenzare per tutta la vita il comportamento dei maschi adulti.

D’altra parte, gli stessi genitori incoraggiano i figli maschi a controllare le emozioni, le figlie femmine ad esprimerle. Ai ragazzi viene insegnato, per esempio, che un eccesso di sensibilità non è degna di un uomo. I maschi spesso imparano che è loro consentita ua ristretta gamma di emozioni: l’agressività, la competitività, il dominio. Debolezza, confusione, paura, vulnerabilità, tenerezza sono concesse, in genere, solo alle ragazze. Un ragazzo che esibisca emozioni del genere verrà chiamato femminuccia. Oggi si cerca di evitare stereotipi, ma la maggior parte di noi è condizionata dal proprio vissuto infantile.

Gli uomini agiscono sotto impulsi trasmessi da generazioni e sono condizionati dai genitori e dalla società. Mi rivolgo alle donne: immaginatevi l’uomo della vostra vita negli anni in cui ragazzino, davanti al televisore a guardare un film. Tutti dipingevano gli uomini come esseri forti, freddi, privi di emotività, sempre controllati, senza paura. I sentimenti di intimità erano possibili con un vecchio amico piuttosto che con una donna. Ora capite perché, decidendo di diventare un “vero uomo”, il maschio scelga di assumere proprio quei ruoli che gli impediscono di confidarsi e di sperimentare una vera intimità con la donna che ama. Dominare una donna, secondo gli schemi classici, è sinonimo di virilità.

Oggi fortunatamente, viviamo in tempi di cambiamento, e il vecchio modo di vivere e di amare non funziona più. I maschi sono confusi. Vorrebbero cambiare. Negli ultimi dieci anni ho curato moltissimi uomini e posso assicurarvi che essi desiderano aprirsi, imparare a sentire profonde emozioni e ad esprimerle alle donne che amano, a non vivere il rapporto d’amore come possesso, dominio. Ma il processo di mutamento è lento e non facile.

Quando le donne dominano gli uomini

Anche le donne possiedono gli uomini, pur esprimendo il loro possesso in modo non evidente, non diretto. Due sono i casi più frequenti.

Nel primo la donna si comporta come una madre e tratta l’uomo come un bambino. Presume che lui non sappia badare a se stesso, si comporta con lui come nei confronti di un incapace al quale si deve organizzare la vita. Può darsi, a volte, che la donna abbia effettivamente ragione. Ma ciò non cambia il problema. Se tratta un uomo come un bambino, egli si comporterà come un bambino. Se è convinta che sia un incapace, egli rimarrà un incapace. Dunque la donna non si deve preoccupare di cose che egli dovrebbe fare da solo, non deve sgridarlo come se fosse uno scemo, non deve fare commissioni o lavori che crede lui non sappia fare, non deve sempre correggere o guidare. Certamente il motivo profondo che spinge la donna al ruolo materno con l’uomo che ama è quello di renderlo dipendente, di possederlo, come se nell’inconscio si dicesse: “Se avrà bisogno di me, lo potrò sempre controllare e difficilmente riuscirà a lasciarmi”.

L’altro caso di possesso femminile è il comportamento da bambina. Un atteggiamento del genere fa sentire gli uomini forti, importanti, responsabili. Abboccheranno certo  e può darsi che ne siano felici. Di fronte a questo atteggiamento di debolezza, di fragilità, l’uomo reagisce correndo in aiuto della donna.  Fa parte del gioco, “della bambina” mettersi in condizioni di rischio, in modo che l’uomo corra a salvarla. Forse la donna lo fa per mettere alla prova un uomo, per vedere se può contare veramente su di lui. Ma il più delle volte questo meccanismo nasconde il potere di controllo femminile sull’uomo.

Le conseguenze

Può darsi che all’inizio di un rapporto ci si senta felici, perché si sta “conquistando” l’amore del partner e il nostro impegno comincia a dare i suoi frutti. Dopo un po’ di tempo, però, il partner comincia a provare rancore. Nel caso in cui la donna si comporta da madre, l’uomo alla fine si sente castrato e pieno di risentimento verso la donna che non gli permette di prendere iniziative o di assumere responsabilità. Nel caso in cui, invece, la donna si comporta da bambina, viene a cadere il rispetto. L’uomo finirà per trattarla davvero come una bambina, non come la donna che è. Nello stesso modo, l’uomo che domina una donna ne soffoca la libertà e ne impedisce l’espressione della personalità. In tutti i casi ciò significa meno passione e meno vero amore.

L’amore non è possesso. L’amore è un’unione a condizione di preservare l’integrità personale reciproca. L’amore è un potere attivo dell’essere umano, un potere che annulla le pareti che separano l’uomo dai suoi simili, che gli fa superare il senso di isolamento e di separazione, e tuttavia gli permette di essere se stesso e di conservare la propria integrità. Nell’amore due esseri diventano uno, pur rimanendo due.

Smettere di possedere l’altro non vuol dire non aiutarlo e non dargli consigli. Ma se si assume il compito di cercare di risolvere i suoi problemi, lo si libera dalla responsabilità personale. In questo caso, una volta che gli sforzi in suo favore fallissero, la colpa non sarebbe mai sua.

Per staccarsi dall’altro, per smettere di possederlo, di controllarlo, è necessario svincolare il proprio ego da lui, dai suoi sentimenti e sopratutto dalle sue azioni e dalle loro conseguenze. E’ necessario lasciare che sia lui a occuparsi dei problemi che nascono dal suo comportamento. Non bisogna mai possedere un altro essere umano. Significa non rispettare la sua personalità, la sua individualità, la sua peculiarità.”

femminicidio

Forse mi sbaglierò a pensare che tanta violenza in famiglia può dipendere da un gran….“mal d’amore”.

Forse le cause saranno molto più profonde e oscure.

Voglio però credere che ” un amore vero e maturo”,

può ancora qualcosa.

Nella

GIORNATA MONDIALE  CONTRO  LA  VIOLENZA  SULLE  DONNE,

rendo omaggio ad

  OGNI DONNA VITTIMA DEL PIU’ FORTE,

e alle TRE SORELLE MIRABEL!

Furono assassinate da scagnozzi del dittatore della Repubblica Dominicana Rafael Trujillo il 25 novembre 1960. Dal 1980 la data divenne il simbolo del loro sacrificio: durante il primo Incontro internazionale femminista, in Colombia, quando la Repubblica Dominicana la propose in onore delle tre sorelle conosciute come Las Mariposas (Le Farfalle, ndr), uccise mentre andavano a trovare in carcere i mariti, prigionieri politici.Solo dopo un po’ di tempo molti Paesi si unirono nella commemorazione di questo giorno, attribuendogli valore simbolico di denuncia del maltrattamento fisico e psicologico verso le donne e le bambine. Il 17 dicembre 1999 l’Assemblea generale delle Nazioni unite, con la risoluzione 54/134, ha scelto la data del 25 novembre per celebrare la lotta contro la violenza sulle donne, in omaggio alle sorelle Mirabal”.

(Dal Web)

gioielli-di-carta

Da qualche parte

“L’unverso non ha un centro,

ma per abbracciarsi si fa così:

ci si avvicina lentamente

eppure senza motivo apparente,

poi allargando le braccia,

si mostra il disarmo delle ali,

e infine si svanisce,

insieme,

nello spazio di carità

tre te

e l’altro.”

(Chandra Livia Candiani)

Una nazione

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AUGURI AMERICA!

=====

“Una nazione non è grande perché è forte;

una nazione non è grande perché è ricca;

una nazione non è grande che quando è capace di molto amore.”

  • – Raul Follereau –

(Conferenza tenuta nel grande Anfiteatro della Sorbona – 15.10.1967)

Miti

da “Testi Sepolcrali”

“Ti riferisco le quattro buone azioni che fece per me il mio cuore, per mettere a tacere il male. Realizzai quattro buone azioni sotto la porta dell’orizzonte.

  • Creai i quattro venti affinché ogni uomo potesse respirarli come il suo fratello. Questa è la prima buona azione.
  • Creai le acque delle piene affinché il povero potesse goderne come il potente. Questa è la seconda buona azione.
  • Creai ogni uomo simile al suo fratello. Non fui io a comandareche facessero il male, furono i loro cuori a non rispettare ciò che avevo detto. Questa è la terza delle mie buone azioni.
  • Feci in modo che i loro cuori non scordassero l’Occidente, affinché le offerte sacre potessero essere presentate alle divinità delle province. Questa è la quarta delle mie buone azioni.”

(da “Miti dell’Antico Egitto” a cura di Antonella Grignola; ed. Demetra, Bussolengo VR, 1996, p. 19)

 

 

 

Edera e scorza d’albero

“Ne l’animo infantile il grido del pezzente

entrò lama sottile:

si volse e umanamente dal labbro puerile

ei sorrise al dolente.

Non mai bocca d’infante sorrise con più amore;

e, tutto disiante:

“madre”, implorò (dal cuore una fiamma al sembiante

salia ch’era dolore)

“madre, dammi il denaro pel vecchio poveretto,

madre, dammi il denaro!”

E serenò l’aspetto, e gli occhi sfavillarono

quando nel pugno stretto

ebbe l’obolo: corse qual chi ad amar è presto,

e al vegliardo soccorse;

poi, con rapido gesto, le pargolette attorse

braccia al collo del mesto:

così, edera a scorza d’albero secolare

con amorosa forza

s’avvince; così appare, quando il vespro s’ammorza,

stella il cielo a schiarare.

“Nel suo pieno rigoglio, amerà la sua gente,

o madre, il tuo germoglio”,

disse il vecchio veggente. Un palpito d’orgoglio

il cor materno sente.”

(Carlo Malinverni)

Noi

“Noi” è un insieme di persone che condividono uno stato: “noi”, quelli della scuola, o partito, fede, famiglia…Noi del Gruppo WhatsApp. Noi come squadra. Anche in un vagone di treno si delina un temporaneo “noi”, che tale deve restare fino all’arrivo, perché il tempo trascorra piacevole. Ognuno può far parte di tanti “noi” diversi anche nella stessa giornata: “noi”, è un gruppo come soggetto, in cui ognuno accetta le regole che permettono una convivenza gradevole e priva di incidenti.

Per far parte di un “noi” è importante comprendere queste regole e adeguarvisi serenamente, senza ribellioni adolescenziali e senza volersi distinguere accentrando l’attenzione e disturbando l’armonia. Ogni “noi” è diverso dai tanti “io” che lo compongono e si relaziona con “voi” secondo le proprie caratteristiche, in cui quelle individuali si annullano se disturbanti e si valorizzano se utili alla comunità, esprimendosi in diversi ruoli, rendendo il gruppo coeso e variegato. Di fatto, questo è assai difficile da realizzare. E’ facile che si creino dei “noi contro”, che coincidono con altri noi “pro” qualcosa. Ma ci sono dei “noi” puramente affettivi, noi per noi. Sono la coppia, la famiglia, la comunità religiosa. C’è un gran bisogno che all’invadenza e alla prepotenza dell’io sostituiamo il più coinvolgente e armonico noi. Le convergenze nel noi, se non sono ben costruite, spesso scricchiolano o franano, ma se “tengono”, sono trascinanti. Certo non è facile traghettarsi dall’io al noi. Eppure, vivere in questo noi, da cui si esce ogni giorno per andare ad interpretare io e noi diversi, sapendo che alla sera ci si ritorna a pigliar pace e ristoro, è una ricchezza impagabile.

(da “Alfabeto della Serenità” di Frate Indovino )

 

 

 

 

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