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Questione di occhi

“Cesare Pavese parla del “mestiere di vivere”, che è cosa terribilmente importante e raffinata: mestiere che si impara giorno per giorno, che non si trasmette in eredità, che soprattutto non si è mai sicuri di aver appreso una volta per tutte. Il più difficile tra tutti i mestieri. Si comincia ad impararlo da piccoli, con la soddisfazione dei primi passi e la delusione delle prime cadute, con le carezze morbide e le sgridate amare: ci si allena un po’ alla volta, ma mai abbastanza e mai come nella giovinezza sembra aspro e incerto. O immediato e sicuro. Come la stella, che c’è e non c’è, si verifica una coincidenza di stati che nel suo sovrapporsi forse rendono possibile la luce.

E brilla in noi, anche quando quell’età è passata da un pezzo, la tenue speranza di non aver perso la prospettiva di un futuro, di poter capovolgere la sorte, di possedere uno sguardo che fa vedere nuove tutte le cose. Mi convinco che è una questione di occhi, solo di occhi, che riescono a trovare la vita, tutta la vita, nelle cose che guardano. Allora decido: la mia stella è viva.” (Maria Teresa Albignente)

 Brano tratto dal Giornalino della FRATERNITA’ DI ROMENA – dedicato ai GIOVANI – Anno 2015)

Sentinella della notte

“L’angelo nella casa

ora ricordavi

prometteva u  trono al Figlio,

il trono di Davide suo padre.

annunciazione

Ma il vecchio d’anni nel tempio

prefigurava la spada,

lancia che ti lacera

al cuore.

Ti si immergevano

gli occhi nel pianto

alla vista del Figlio

che saliva senza esitare

il suo trono.

Maria incontra il Figlio

Quasi lo sfiorasti

volto su volto:

pallido di paura il tuo,

rosso di sangue

e di amore il suo.

Mormorasti con lui:

– Avvenga di me

secondo la Parola -.

E gridava il ventre

come per il parto.”

Maria di Nazaret

Dedicata a Oklahoma City

Con queste struggenti note di Morricone…

….abbraccio l’immenso dolore di questa città.

L’anelito a salpare

di Roberto Mussapi

 

“Desiderio di cose leggere”

“Giuncheto lieve biondo

come un campo di spighe

presso il lago celeste

e le case di un’isola lontana

color di vela

pronte a salpare.

Desiderio di cose leggere

nel cuore che pesa

come pietra

dentro una barca.

Ma giungerà una sera

a queste rive

l’anima liberata:

senza piegare i giunchi

senza muovere l’acqua o l’aria

salperà – come le case

dell’isola lontana,

per un’altra scogliera

di stelle.”

(Antonia Pozzi)

La poesia realizza pienamente quanto indicato dal titolo: la vista di un giuncheto si muta immediatamente in una visione di quiete e leggerezza spirituale assolute. Con prodigiosa semplicità il giuncheto appare biondo come un campo di spighe, evocando la sacralità dell’oro, del grano e del pane, il lago non ha tonalità pallide ma è subito celeste come un cielo grottesco e le case dell’isoletta lontana appaiono sospese, prive di fondamenta, come barche pronte a salpare. A lasciare il porto e la terra del dolore il cui peso grava sull’anima del poeta, che sente il cuore come una pietra nella barca, impedendole quindi o rallentandole il movimento scivolante e sereno. E la disperata aspirazione religiosa della lirica si manifesta, rafforzata, nella speranza dell’ultima strofa: l’avvento di una sera in cui l’anima liberata salperà, senza peso, quindi senza piegare nemmeno i giunchi, verso un cielo definitivo, un’alta scogliera di stelle.

E’ questa una delle molte poesie di ardente desiderio d’infinito di Antonia Pozzi, nata aMilano nel 1912, morta suicida ventisei anni dopo: Una vita che ha lasciato, pur nella sua tragica brevità, uno dei canzonieri più alti del Novecento italiano.

Qui, in queste case-barche, pronte a salpare, si configura quell’aspirazione a un mondo ulteriore e felice che è una delle grandi forze animanti e ispiratrici della poesia di ogni tempo e luogo.

Edouard Manet “Sulla spiaggia” 1873

armonia

Spesso ho bisogno di fare silenzio…

per ascoltare l’eco e l’armonia

delle cose che mi circondano.

Scrivere su pergamena

con pennino ed inchiostro…

è per me…come fare yoga.

Per ritrovare il mio equilibrio

devo darmi tempo…

                 ascoltare l’armonia del creato

e farne parte.

“La parola è del tempo

il silenzio è dell’eternità.”

(THOMAS CARLYLE)

Alla luna

.....su quella selva,

“O graziosa luna, io mi rammento

che, or volge l’anno, sovra questo colle

io venia pien d’angoscia a rimirarti:

e tu pendevi allor su quella selva,

siccome or fai, che tutta la rischiari.

Ma nebuloso e tremulo dal pianto

che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci

il tuo volto apparia, ché travagliosa

era mia vita: ed è, né cangia stile,

o mia diletta luna. E pur mi giova

la ricordanza, e il noverar l’estate

del mio dolore. Oh come grato occorre

nel tempo giovanil, quando ancor lungo

la speme e breve ha la memoria il corso,

il rimembrar delle passate cose,

ancor che triste, e che l’affanno duri!”

(G.LEOPARDI)

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