Le fragilità

(Eugenio Borgna)

“Le fragilità riconosciute, le fragilità accolte pesano infinitamente meno

che non quelle ignorate,  o rifiutate.”

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(Dal diario di Cesare Pavese – 1935/1950)

“Viene la primavera ed io da troppo tempo me ne sto inerte.

Il cielo limpido, le brezze nuove e i profumi ebbri di giovinezza non fanno

che abbuiare sempre più il mio sconforto.”

“Quanto tempo è passato senza parole e senza arte.

Il mio cuore è anelante d’attesa,

tanto anelante che ne è stanco, stanco.”

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Papa Francesco

“Lo spirito di curiosità genera confusione e ci allontana dallo spirito della sapienza che, invece, ci dà pace.”

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L’orchestra

 

PLATONE

“Non muovere mai l’anima senza il corpo, né

il corpo senza l’anima, affinché difendendosi

l’uno con l’altra, queste due parti mantengano

il loro equilibrio e la loro salute.”

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GEORGES BERNANOS

“Il buon Dio non ha scritto

che noi siamo il miele della Terra, ragazzo mio, ma il

sale. Il sale, su una pelle a vivo, è una cosa che brucia.

Ma le impedisce anche di marcire.”

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GEORGE BERNARD SHAW

“Io sono dell’opinione che

la mia vita appartenga alla comunità,

e fintanto che vivo è un mio privilegio fare

per essa tutto quello che mi è possibile.”

RUDOLF STEINER

“Una vita sociale sana si trova soltanto, quando

nello specchio di ogni anima la comunità intera

trova il suo riflesso, e quando nella comunità

intera le virtù di ognuno vivono.”

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ASTOLPHE DE CUSTINE

“L’orchestra è così perfetta che si crede di udire

un solo strumento! Un’idea unica espressa con

una diversità infinita: questo è il sublime.”

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SIMONE WEIL

“L’anima umana ha bisogno di partecipazione

disciplinata a un compito condiviso di pubblica

utilità, e ha bisogno di iniziativa personale in

questa partecipazione.”

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L'origine delle sette note musicali - teoria musicale con il M ...

TRACCE:

Immagine Web

Video Youtube

Brani scelti

Il Volto Santo

 

“Occorre soffrire

perché la verità

non si cristallizzi in dottrina,

ma nasca dalla carne”

(Emmanuel Mounier)

LUIGI VERDI – (dal suo libro – LA REALTA’ SA DI PANE – )

“Quante speranze nel cuore dell’uomo, quanti sogni, quanti desideri!

Ci piacerebbe un mondo ricco d’amore e di pace, un mondo che non mettesse l’uomo contro l’uomo per il potere, per il prestigio e per il denaro.

Un mondo libero dalla paura di noi e dell’altro, libero dalla paura che l’esistenza trascorra senza la vita.

Ci piacerebbe un mondo che somigliasse allo sguardo di un bambino che ha appena iniziato a scorgere la vita, libero dalla paura di camminare senza lasciare impronte.

Era stato bello aver seguito Gesù fino ad ora, era bello che l’amore contasse più della legge e che l’uomo contasse più del sabato, era bello che due spiccioli di una vedova contassero più delle ricchezze e che nessuno scagliasse pietre su chi aveva sbagliato, era bello sapere di un padre che ogni mattina attendeva il ritorno di un giovane figlio.

Era bello e vibrava il cuore quando parlava; speravamo che fosse lui a far riposare nell’erba il lupo e l’agnello. Con lui il cuore ci ardeva. Ma poi il cuore ha rallentato i suoi battiti di fronte a quella croce, a quel VOLTO solcato da lacrime e sangue, a quegli sputi e all’ironia dei forti.

Spesso gli ideali e i pensieri hanno dei margini di compromesso che la vita non ci consente. In un attimo devi riaprire gli occhi e rileggere la tua storia che si colloca fra Adamo che si nasconde e Gesù che dice:

“Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito.”

Gesù, nell’ultima cena ha su di sé le lunghe e scure ombre del fallimento nel vedere che, coloro in cui ha sperato, non capiscono. Non c’è una vita che porti fuori dal cenacolo senza passare per il monte degli ulivi, il monte della spogliazione, il monte dell’abbandono a Dio.

Ci vuole questa trasformazione del monte degli ulivi, questa trasformazione del pianto, per arrivare poi all’abbandono.

Che logica strana è quella della croce: essere sconfitti per vincere, essere poveri per arricchire, essere inutili per essere indispensabili, scomparire per essere trovati, perdere per trovare, donare per possedere.

Un invito fatto da Gesù a quelle persone che non avevano nessuna possibilità di trovare la via che porta a Dio, pubblicani, peccatori, prostitute. Lui si avvicina in modo che un lembo di cielo scenda sulla terra proprio per loro.

Entra a Gerusalemme per squarciare e aprire il tempio e realizzare così la profezia di Geremia: “Questa casa è una casa di preghiera per tutti i popoli”, un mondo aperto per tutti, dall’alba al tramonto.

Quell’uomo trasfigurato, pieno di piaghe, quell’uomo che è preso in giro, quell’uomo a cui vengono tolte tutte le forze, assomiglia tanto alla passione e all’angoscia dell’uomo di oggi.

Noi uomini fuggiamo di fronte al dolore, una fuga simile a quella di Pilato che se ne lava le mani, di Pietro che dice: “Ti seguirò fino alla morte…” e poco dopo afferma di non conoscerlo, di Giuda che ama più il suo obbiettivo rivoluzionario che Gesù, del Cireneo con una croce da sopportare senza mai abbracciarla.

Noi fuggiamo, mentre Gesù va verso la croce, spezzando il pane, lavando i piedi, attirando a sé tutti con il suo cuore aperto.

Non è assurdo che il dolore non porti lontano da Dio chi soffre, ma solo chi ne discute a tavolino, chi non rispetta i tempi lunghi di Dio, chi vede nel dolore degli altri un fastidio da evitare?

La croce ci chiede di verificare se esistono strade diverse dalla sua per giungere ad una vera gioia, o se, come dice Gandhi: “Senza la croce la vita è una morte agitata”.

Gesù non ha inventato la croce e davanti a lei appare debole, fragile e indifeso: ha solo messo nella croce un germe di amore, liberandoci non con la sua sofferenza, ma col suo amore.

Si può sigillare un sepolcro, si può mettere davanti una guardia, ma non si può impedire che la vita abbia inizio in coloro che l’hanno compresa!”

AUGURI A TUTTI

PER UN FIDUCIOSO SERENO TEMPO PASQUALE!

 

Il Padre nostro

 

Dal Libro Pregare di Giovanni Vannucci – (Collana “Germogli” Ed. Fraternità di Romena)

(A cura di Massimo Orlandi)

Pregare: Amazon.it: Vannucci, Giovanni: Libri

“Pregare non è mendicare,

ma rendere più intensa

la nostra vita.”

(Giovanni Vannucci Frate nell’Ordine dei Servi di Maria)

 

“Padre Giovanni, com’era, allora, in origine, il Padre Nostro?”

“Io vorrei tanto suggerire a questi giovanotti di studiare l’ebraico…Nell’ebraico ci sono due lingue: la lingua ebraica ufficiale – gli Ebrei parlano l’Ebraico, che è la lingua delle comunicazioni ordinarie – ma poi c’è la lingua sacra, che è differente, e va riscoperta pazientemente, tenacemente, attentamente, ma sopratutto nel silenzio e nell’ascesa del nostro essere. Ora, la lingua sacra ebraica, conosce soltanto due tempi: lo stato di perfezione e lo stato di imperfezione: il frutto maturo che tende verso il marcimento per poter deporre sulla terra il seme, e il frutto non maturo che tende verso la maturità. Quindi c’è un perfetto e un imperfetto (ma non nel nostro senso grammaticale) di una realtà compiuta perfettamente che poi ad un certo momento scoppia per dare origine ad un’altra realtà.

Così nel Padre nostro non c’è il congiuntivo e l’ottativo, ma c’è soltanto un’affermazione di fede: non “venga il tuo Regno”, ma il tuo Regno viene. Non “sia fatta la tua volontà”, ma la tua volontà è fatta in cielo e in terra. Non “dacci oggi il nostro pane quotidiano”, ma tu dai a noi il pane di oggi e quello di domani (quotidiano significa questa). Tu perdoni a noi i nostri debiti quando noi li perdoniamo ai nostri debitori. Tu non ci induci in tentazione, ma ci liberi dal male. Sono tutte affermazioni di fede, perché, se crediamo in Dio…Cristo dice: “Il Padre vostro che è nei cieli sa benissimo quello di cui abbisognate”; quindi non è necessario chiedere! Però abbiamo bisogno di questa affermazione. “Tu dai a noi il nostro pane di oggi e di domani: Tu non ci induci in tentazione, ma, quando ci troviamo nella prova, ci liberi dal male.” Vedete, è differente…

“Padre nostro che sei nei cieli

Santo è il tuo nome

il Tuo regno viene

la Tua volontà è fatta in cielo e in terra

Tu dai a noi il pane di oggi e quello di domani

Tu perdoni a noi i nostri debiti quando noi li perdoniamo ai nostri debitori

Tu non ci induci in tentazione ma ci liberi dal male.”

 

“Il Viaggio più lungo è quello interiore. Non si nasce umani….si diventa umani.”

(Lidia Maggi – Pastora della chiesa battista di Varese)

Tracce:

Video di You Tube

Edizioni@romena.ithttp://www.romena.it

Il profumo dei fiori

“Il dolore col suo piccone mina il cuore, ma è un artista sapiente. Approfondisce i canali per i quali possa entrare la felicità e scava nuovi loculi per nascondervi la gioia, dopo che egli se ne è andato.” (Leonardo da Vinci).

“Tremo di piacere quando penso che proprio il giorno della mia scarcerazione l’acacia e il lillà saranno fioriti nei giardini, e vedrò il vento agitare in cangiante bellezza l’ondeggiante oro dell’una e elevare la pallida porpora dei pennacchi dell’altro, così che tutta l’aria intorno sarà impregnata per me dei profumi d’Arabia.

Linneo cadde in ginocchio e pianse di gioia quando vide la prima volta la grande brughiera di qualche altipiano inglese tingersi di giallo per i fulvi fiori aromatici della comune ginestra; e io so che per me, per cui i fiori son parte della passione, lacrime sono in attesa tra i fiori di qualche rosa.

…Provo un singolare desiderio per le cose grandi, semplici e primordiali, come il mare, che per me è una madre, al pari della Terra.

Mi pare che noi tutti guardiamo troppo la natura e viviamo troppo poco con essa. Vedo una gran salute nell’atteggiamento dei Greci. Essi non ciarlavano mai di tramonti né discutevano se le ombre sull’erba fossero effettivamente viola. Ma intesero che il mare era per chi nuota e la sabbia per i piedi di chi corre. Amavano gli alberi per l’ombre che spandevano e la foresta per il suo silenzio meridiano.

…La realtà d’una cosa dipende dal modo in cui la si guarda. “Là dove gli altri, dice Blake, “vedono solo l’alba sorgere sulla collina, io vedo i figli di Dio che gridano gioia”. (Oscar Wilde)

TRACCE:

Foto scelte dalla Galleria Personale

Brani scelti principalmente da “IL SEME” di Giovanni Pastorino

Stupore e inquietudine

GIOVANNI PASTORINO

“Sotto la neve ogni vita sembra scomparsa. Eppure milioni di gemme e di semi sono lì nel buio, in attesa della primavera. Ed è proprio la neve che li salva dal gelo inesorabile. Senza di esso, i nostri prati non si coprirebbero di fiori al ritorno della primavera: o, perlomeno non di quelli più belli e delicati.

La stessa cosa accadde per l’anima umana. La sofferenza i drammi, il buio tempo della prova sono condizione della nostra fecondità interiore. “Ad un selvaggio che non sapesse nulla di fotografia, parrebbe irragionevole che le negative si dovessero sviluppare al buio”. Il dolore e la sofferenza sono la camera oscura di Dio.

Il dolore, scrive il Sacchetti, fa nell’anima quello che fa nella terra l’aratro: la ferisce, la strazia, la rivolta sottosopra: ma, con ciò stesso, le dona la vita, vigore, fecondità.”

(Tratto da “Il seme è per sempre” – p. 69)

Il BENE

Prima viola

Epicuro

“Consideriamo una gran cosa l’indipendenza dai bisogni non perché sempre ci si debba accontentare del poco, ma per godere anche di quel poco se ci capita di non avere molto, convinti come siamo che l’abbondanza si gode con più dolcezza se meno da essa dipendiamo. In fondo ciò che veramente serve non è difficile a trovarsi, l’inutile è difficile.

I sapori semplici danno lo stesso piacere dei più raffinati, l’acqua e un pezzo di pane fanno il piacere più pieno a chi ne manca.

acqua di risorgiva

Saper vivere di poco non solo porta salute e ci fa privi d’apprensione verso i bisogni della vita ma anche, quando ad intervalli ci capita di menare un’esistenza ricca, ci fa apprezzare meglio questa condizione e indifferenti verso gli scherzi della sorte.

Chiostro

Quando dunque diciamo che il bene è il piacere, non intendiamo il semplice piacere dei goderecci, come credono coloro che ignorano il nostro pensiero, o lo avversano, o lo interpretano male, ma quanto aiuta il corpo a non soffrire e l’animo a essere sereno.

giocare a nascondino

(Da “Lettera a Menaceo” , Ed. BUR, Milano, 1980, p.45)

Le foto sono della Galleria Personale di Nives

 

 

Le nuvole

Nuvole

 

 

HERMANN HESSE

“Mi si mostri, in tutto il mondo, un uomo che conosca e che ami le nuvole meglio di me! O mi si mostri una cosa al mondo più bella delle nuvole! Esse sono trastullo e conforto per gli occhi, sono grazia e dono divino, sono ira e potenza mortale. Sono tenere, delicate e mansuete come anime di neonati, sono belle, ricche e generose come angeli benefici.

                                                                                   

 

Nuvole

Nuvola rosa

 

 

Hanno forme di isole beate e le forme di angeli benedicenti, somigliano a mani minacciose, a vele palpitanti, a cicogne migranti. Si librano tra il cielo divino e la povera Terra come belle metafore di ogni nostalgia umana, appartenendo ad entrambi, sogni della Terra, nei quali essa stringe la sua anima contaminata al cielo puro.

 

 

 

 

Dono l’eterno simbolo di ogni peregrinazione, di ogni ricerca, esigenza e desiderio di patria. E così, come esse stanno sospese tra Terra e cielo, timide, nostalgiche e spavalde, allo stesso modo sono sospese tra tempo ed eternità, timide nostalgiche e spavalde, le anime degli uomini.”

 

 

Nuvole

 

 

Tracce:

Le Foto appartengono alla Galleria Personale.

Sculture della Val Gardena

 

In un’importante estate di molti anni fa, ho avuto l’ occasione di visitare le nostre splendide DOLOMITI (Patrimonio dell’umanità).

Ero una turista speciale in Viaggio di Nozze…che soggiornava per qualche giorno nella magia di Valli incantate.

La ridente e bellissima Val Gardena – Alta Badia, è adagiata ai piedi dei Gruppi del Sella col suo Piz Boè; del Puez-Odle col Sassongher; del Sassolungo col Sassopiatto, e del Massiccio dello Sciliar  col Spitze Santener che affettivamente veglia sulla sua fiabesca Alpe di Siusi.

Pascoli alpini

Con occhi e cuore colmi di amore, pace e gioia mi sono lasciata rapire dal fascino delle cose, delle persone, della storia, delle tradizioni e delle leggende.

Ameni pascoli e parchi naturali dall’aria fresca e purissima m’inebriavano di profumi d’erbe e fiori appena falciati, ma anche di pane fresco e dolci, e resine e legni…

Pascoli alpini

Ricordo mandrie di cavalli selvaggi al galoppo, pacifiche mucche che si beavano al sole…carretti colmi di fieno, gente serena, sorridente, schietta. Visibilmente stanca ma fiera del grembiule blu che indossava.

 

Ogni luogo, cosa, persona, lasciava trasparire il cuore…e al cuore arrivava…

Anche le curatissime cittadine di Ortisei, Castelrotto, Selva, Corvara…ecc…pur essendo cittadine essenzialmente turistiche, mi avevano colmata di stupore per l’ordine e l’arte, l’anima e il decoro.

Anche oggi, come allora i negozi espongono prevalentemente sculture in legno, in cere, in metallo…e tessuti e manufatti pregiati.

Vere e preziose Opere d’arte, amorevolmente create con paziente lavoro, durante le fredde giornate invernali dai lunghissimi silenzi.

Ogni Opera esprime l’essenziale del sè e si dona con poesia e amore.

Nives

P.S – Le foto sono personali