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100 Anni

G R A N D E  G U E R R A

ANNIVERSARIO

– Battaglia cosidetta “della PIAVE” – Fiume Sacro alla Patria

(15 Giugno – 24 Giugno 1918 / 2018)

SOLSTIZIO D’ESTATE

(Gabriele D’Annunzio)

LA BATTAGLIA DEL PIAVE

di C. TOMASELLI

(tratto “bosco fiorito” – corso di letture per gli alunni di 5° Elementare – anni ’60)

“La vittoria del 4 novembre 1918, che pose fine alla strenua guerra dell’Italia contro gli Imperi centrali, incominciata il 24 maggio 1915, ebbe un prologo stupendo nella battaglia cosidetta del Piave (15 – 24 Giugno 1918 ) che in realtà fu combattuta su un teatro più vasto, ossia su tutto l’arco di fronte dal Pasubio al mare, ardendo prima in montagna e successivamente in collina e in pianura.

Per gli Austriaci doveva essere il corollario di Caporetto, cioè l’occupazione del Veneto occidentale col conseguente arretramento del nostro esercito sulle vecchie linee risorgimentali dell’Adige e del Po; per noi fu il preludio della vittoria.

 

Il morale era altissimo

Quanti anni sono passati! Anche per chi ebbe parte nel dramma l’evento appare lontano, sfumato, denso di penombre. Cercheremo di lumeggiare i primi piani essenziali e di ricostruire il clima di quei giorni gloriosi. Alla vigilia del grande urto il Paese s’era completamente riavuto dell’immeritata sventura di Caporetto.

La nuova linea difensiva, che attraverso l’altopiano di Asiago ed il massiccio del Grappa scendeva al Piave per identificarsi col suo corso fino al mare, era stata consolidata ed irrobustita durante la primavera. Con criteri nuovi erano state rimesse in efficienza le forze armate, che non parevano più quelle di otto mesi prima. Il morale, come si usava dire allora, non era mai stato così alto, sia al fronte sia nelle retrovie. I “complementi” delle nuove classi, i baldi ragazzi del Novantanove e del Novecento arrivavano dalla Penisola con un nuovo spirito, canticchiando “Il Piave mormorò: non passa lo straniero”.

Le illusioni degli austriaci

Anche dall’altra parte, però, non si era lesinato in accorgimenti e preparativi. A ridosso del Grappa e del Piave erano stati concentrati oltre seicentomila uomini con seimila cannoni. Questa potente massa d’urto, che si sommava alle forze presidianti le linee, doveva schiacciare come un rullo compressore le nostre difese e agire poscia come fa l’acqua dopo rotti gli argini, cioè dilagare verso Venezia, Padova, Verona, dopo aver sommerso Treviso e Vicenza.

Poiché la fame assillava le popolazioni dell’Impero, ai soldati l’imminente offensiva era stata dipinta come come una specie di “battaglia del pane”; nel verde Veneto essi avrebbero trovato il frumento pronto al taglio, e depositi di cereali, e cantine piene, e magazzini stivati di prosciutti, di tessuti, di scarpe, insomma di ogni ben di Dio.

Ad Abano, cioè al nostro Comando Supremo, si sapeva tutto sulle intenzioni del nemico, anche il giorno e l’ora dell’attacco, 15 Giugno alle 7,30 del mattino.

 

 

In realtà, anche prima di Caporetto gli uffici d’informazione avevano previsto con esatezza l’offensiva austro-tedesca; solo che allora non erano stati creduti, o solo troppo tardi. Poiché lo scatto delle fanterie sarebbe stato preceduto da un bombardamento martellante, da cominciarsi alle 3,05 antimeridiane, Diaz, il comandante in capo, si assunse la tremenda responsabilità di ordinare due tiri di contropreparazione prima che gli Austrici cominciassero il loro; responsabilità tremenda, perché se questi avessero all’ultimo momento spostato il giorno dell’attacco non si sarebbero potute sostituire rapidamente le migliaia di granate di medio e grosso calibro sparate a vuoto.

 

 

Invece fu la prima delle buone carte giocate nella mortale partita. Giunto mentre stavano marciando, nel fitto dell’oscurità, verso i punti di raccolta, le truppe di von Conrad vennero raggiunte e compigliate da una tempesta di colpi e perciò mossero all’assalto sfiduciate, avendo intuito che la sorpresa era mancata, che c’era stato tradimento.

 

In una notte afosa

La notte sul 15 Giugno, una notte afosa con qualche lampo verso la montagna, era trascorsa fin quasi all’alba in un silenzio gonfio di attesa. Alle due c’era stato, sugli altopiani e sul Grappa, il nostro tiro di annientamento; poi era tornata la calma. Tutti erano in piedi, al loro posto. Solo la popolazione ignara dormiva a ridosso del campo di battaglia e nel resto della Penisola. Sulle prime linee, agli osservatori di artiglieria, ai “comandi tattici”, cioè avanzanti, generali e colonelli al corrente dei progetti nemici consultavano gli orologi, fumando e bevendo caffè. Qualche scetticone diceva che “erano tutte balle”, che gli Austriaci erano troppo intelligenti per avventurare un esercito di sessantasei divisioni in una battaglia che, se perduta, avrebbe significato la fine della loro potenza militare, e forse della stessa Monarchia. Ma la ruota del destino era già in movimento. Ad un dato istante, come se un uomo avesse premuto un pulsante elettrico, tutto l’arco del fronte, da Cesuna sull’altopiano a Cortellazzo, si costellò simultaneamente di vampe e rimbombò un tuono spaventoso e lacerante che giunse a Vicenza, a Montebelluna, a Treviso come l’eco di un temporale lontano. Tutti corsero alle finestre guardando verso i monti o verso il PIAVE. La cima del Grappa appariva recinta di una corona di fuoco.

Ma cose grandi stavano avvenendo sul Piave. Paralizzando interi reggimenti nostri, coi gas tossici (su seicentomila proietti rovesciati sulle posizioni, ben duecentomila erano con liquidi speciali) colonne nemiche avevano potuto spingersi ai piedi del Montello, col disegno di puntare su Montebelluna, e a valle del Fiume, mediante il getto di 60 ponti, mettere piede sulla riva destra a sud-est delle Grave di Papadopoli, obbiettivi Meolo e Spresiano. Ai due lati di quello che oggi è il risorto Ponte della Priula (sono anzi due, perché il secondo serve la ferrovia) due branche di tenaglia minacciavano di chiudersi inesorabilmente sulla bella strada napoleonica che da Treviso mena a Conegliano e al Friuli. Anche qui tutto era in pericolo. Perduta la linea del Piave non sarebbe rimasto, a sbarrare la via verso Venezia, che il campo trincerato di Treviso. Ma anche qui si produsse il miracolo.

Piccolo lettore che segui questa succinta rievocazione, se nei tuoi viaggi estivi hai occasione di passare da Nervesa, Spresiano, da Zenson, guardati un istante intorno. Che cosa vedi? Campi di grano, festoni di viti appese agli olmi, filari di gelsi, pioppeti, case coloniche con frammezzo qualche bella dimora padronale e, a un tratto, il terrapieno erboso, dietro il quale scorre il PIAVE.

 

 

 

 

 

Come è possibile pensare ad una battaglia di giorni e notti, a una disputa a palmo a palmo del terreno, ad allineamenti difensivi sotto lo schianto delle cannonate in una campagna come quella della Marca trevigiana, piatta, senza rilievi, senza ripari, dove nemmeno un fosso ti nasconde, dove sei sempre in mezzo al verde e sempre bersaglio? Eppure vedi, fra le viti e i gelsi, fra gli olmi e le spighe, venne prima contenuto, poi ricacciato indietro il tracotante nemico che credeva di marciare su Venezia a passo di strada.

 

 

Questa è la Realtà e la Poesia, la Verità e il mito della Battaglia di Giugno, che D’Annunzio intitolò al Solstizio d’Estate. 

Nove giorni dopo, esattamente nella notte del 24, le divisioni decimate, affamate, senza il bottino fatto baleare dai loro capi, ripassavano il Piave, da cui sarebbero state definitivamente sloggiate quattro mesi più tardi.

La Vittoria di Vittorio Veneto maturò in quei giorni di Giugno, fra il grano biondo, sul campo di battaglia più bucolico del mondo. Infatti ogni traccia è scomparsa. Anche chi l’ha conosciuto da combattente, oggi, coi ricordi affievoliti, pensa di aver sognato.”

100 ANNIVERSARIO DEI RAGAZZI DEL ’99

1° MEMORIA

Fante:  CARLO PASQUALETTO  –

nato a Mestre/Venezia – il 09 Agosto 1899

morto il 04 Luglio 1918 forse per le ferite riportate durante la Battaglia.

E’ ricordato nella grande Lapide davanti al Municipio di Mestre/Venezia.

La Famiglia l’ha considerato disperso per molto tempo.

Solo per caso, durante una visita all’OSSARIO DI FAGARE’- TREVISO,

il nipote PIETRO CARLO PASQUALETTO

(con grande emozione e stupore)

ha ritrovato il Luogo della Memoria dello zio CARLO, cosidetto RAGAZZO DEL ’99!

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2° MEMORIA

Soldato dell’ 11° REGGIMENTO BERSAGLIERI

PIETRO SCATTOLIN

nato a Mestre/Venezia il 22 Gennaio 1898

Morto e Disperso in Combattimento sul CARSO il 18 Agosto 1917

Riposa con i soldati senza nome nel Monumento SACRARIO DI OSLAVIA – GORIZIA.

Dopo 100 anni, grazie all’instancabile Ricerca di ANNALISA PASQUALETTO, 

(Figlia di Pietro Carlo Pasqualetto)

la Famiglia sa dove pregare per questo suo Figlio Disperso!

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I coniugi Pasqualetto/ Scattolin

 sono i Nonni paterni di ANNALISA PASQUALETTO,

 (autrice – custode dell’importante Ricerca)

e sono anche i miei Nonni materni.

(Pizzato Rita – Nives)

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Treviso –  Concerto lirico dell’Assunta  2018 –

Piazza Santa Maria Maggiore – Dedicato alla fine della Grande Guerra.

Titolo del Programma: Confini

 

Il Fiume sacro

Non poteva mancare il Fiume sacro, che nella memoria

della gente rivierasca è “La Piave” non solo il teatro della Battaglia,

ma una placenta materna, rifugio e asilo nel fragore della battaglia.

“Non abbiamo voluto proporre lo scintillio della bravura, o il virtuosismo

d’evasione spiega il direttore Marco Titotto – tenevamo a tenere un

colore scuro, composto e compatto. Il nostro è un tributo alla sofferenza

enorme di tantissime famiglie, di tantissimi genitori e di tantissimi figli.”

La guerra cruenta, la guerra dei luoghi, la guerra cattiva: è questa la

Grande Guerra di cui il galà lirico dell’Assunta ha scelto di celebrare

una sola cosa: la conclusione. 1918 – 2018.

(Mattia Zanardo – Gazzettino di Treviso – 15 Agosto 2018)

Madre Terra…

…AUGURI!

“Non c’è nulla di quanto Dio ha fondato

su una causa naturale costante,

e che perciò avviene ogni giorno,

che non ci sembrerebbe un miracolo

degno di ammirazione

se avvenisse una sola volta.”

(John Donne)

Dedicata

A mia Sorella Evelina

“Chi sa dove la musica ha un luogo, e chi sa dove

questa luce ad orecchi è un lontano squillare…

Solo ai nostri sensi tutto sembra così

diviso…E tra l’uno e l’altra vibrazione

vibra quell’eccedenza senza nome…”

(Rainer Maria Rilke)

Rose bianche per Evelina

Evelina è nata in Cielo all’età di 20 anni.

Ogni anno, il 30 settembre, fioriscono le rose bianche

che mamma raccoglie per Lei!

Evelina

VOLO SULL’ITALIA

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ISOLA DEI GABBIANI – SARDEGNA

Un ragazzo sogna di compiere un volo meraviglioso, in diverse tappe, in varie parti del mondo, seduto su un aquilone trainato da un germano. Adesso i due amici, il ragazzo e il germano, lasciata l’incantevole Sardegna, stanno sorvolando la Sicilia verso la penisola italiana.

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VULCANO ETNA

“La partenza avvenne al primo sole.

– Verso Ponente, ora – gridò Avioletto. – Presto. il volo procedeva veloce. – Dove siamo? – – Aspetta…vedi quell’alto monte coperto di neve? Ha un filo di fumo sulla cima…Ma sì è l’ETNA; siamo in SICILIA , Paperetto mio, la più grande isola italiana. Dopo un voletto intorno all’Etna, i due ardimentosi puntarono verso il Nord.

Stretto di Messina

STRETTO DI MESSINA

– Stiamo sorvolando lo STRETTO DI MESSINA. Guarda una traghetto; trasporta un treno tutto intero. – E dove andiamo? – In CALABRIA. Quanti monti boscosi, e che vista magnifica! Di qua il MAR IONIO, di la il MAR TIRRENO. Com’è bella l’ITALIA!

Calabria

CALABRIA

Calabria

CALABRIA

 Continuiamo sempre diritto? – Ecco: tu segui il crinale dell’APPENNINO. 

Lucania selvaggia

LUCANIA selvaggia

Vedi, la LUCANIA selvaggia è qui sotto;

più a Est, oltre il GOLFO DI TARANTO, 

si profila verde la piana di PUGLIA, in riva all’ADRIATICO. 

Puglia

PUGLIA

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GARGANO

– Ecco là un altro Etna! – esclama Paperverde! – Ma che dici! Quello è il VESUVIO. Un altro vulcano, vuoi dire, ma più piccolo. E di fronte riposa NAPOLI, la bella città della CAMPANIA.

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NAPOLI

– Quante montagne, ora, qui sotto! – Avvicinati al TIRRENO. Oh! – Che c’è? – Ma quella è ROMA! E tacque commosso.

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ROMA

In breve furono sopra la CITTA’ ETERNA.

 

 

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ROMA E IL TEVERE

CUPOLA DI SAN PIETRO

CUPOLA DI SAN PIETRO

– Vedi SAN PIETRO: la cupola, la Basilica, la Piazza. Ecco la CITTA’ DEL VATICANO, dove abita il Papa.

Basilica San Pietro

PIAZZA SAN PIETRO

Roma dall'alto italiano

ROMA E IL TEVERE

– E quel fiume? – chiese Paperverde, sempre interessato ai corsi d’acqua!

E’ il TEVERE perbacco. Che meravigliosa città! Ecco qui il GIANICOLO verde, il COLOSSEO, e il bianco ALTARE DELLA PATRIA, i palazzia e le chiese, le piazze e le rovine. Salutiamola, Paperverde, è la CAPITALE D’ITALIA. 

Roma

Il volo continuò verso il Nord sopra innumerevoli monti e vallate. Quanti filari di cipressi e quante vigne!

Toscana

TOSCANA

Toscana

– Dovremo essere in TOSCANA. Sì, sì!

FIRENZE

FIRENZE

Vedi FIRENZE sulle rive dell’ARNO? Quel palazzone merlato è Palazzo Vecchio. 

Animo, Paperverde: scavalchiamo gli APPENNINI e saremo nella PIANURA PADANA.

Vedi quei due ruscelletti? Sono il Tevere e l’Arno, che nascono su quei monti e poi si ingrosseranno, via via che si avvicinano al mare.

Dopo aver attraversato il PO, solenne nel suo maestoso cammino,

fiume Po

FIUME PO

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FIUME PO

videro all’orizzonte, in riva la mare, VENEZIA, la fiabesca città che sorge dall’acqua con i suoi cento palazzi e i suoi canali tortuosi, nei quali si specchiano le cupole delle chiese e le cuspidi dei campanili.

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VENEZIA

Venezia

VENEZIA

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MAGIA A VENEZIA

Silenziose gondole nere se ne andavano lente di casa in casa.

Su, in alto in alto, che voglio salutare TRIESTE, che riposa là in fondo, oltre l’ADRIATICO.

Passarono sulla PIAZZA SAN MARCO, salutati da vicino da uno stormo di piccioni color piombo, che ritornarono però presto sulla piazza a cercarvi il becchime.

LA SERENISSIMA

LA SERENISSIMA

– Verso Occidente, Paperverde. Ormai siamo vicino a casa. Belle Pianure verdi, solcate da fiumi e da canali, si perdevano all’orizzonte, in due ampie cortine di monti. – Vedi le famose città della Pianura Padana? PADOVA E VICENZA ormai le abbiamo sorpassate: ecco VERONA sull’ADIGE:

balcone di Giulietta

balcone di Giulietta

 

questo fiume ci porta il saluto di TRENTO, ch’esso ha visitato prima di giungere qua. Ecco davanti a noi il

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 LAGO DI GARDA

Passarono sulla forte BRESCIA, dominata dal CASTELLO turrito.

– Ora siamo in LOMBADIA, la più ricca Regione d’Italia; ben presto saremo a…

MILANO

MILANO

Dopo qualche tempo infatti Paperverde disse: – E’ quella Milano? – Proprio. Si vede il DUOMO, con le sue cento guglie e la Madonnina dorata.

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LA MADONNINA

 

la Madonnina a Milano

DUOMO DI MILANO

 

Vedi più in là, nel verde, il Castello Sforzesco, con le sue torri e le sue mura merlate. Ora pieghiamo un po’ verso Sud. Vorrei vedere il MAR LIGURE, prima di arrivare a casa. Paperverde deviò e dopo un po’ stava sorvolando l’APPENNINO LIGURE.

 

 

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GENOVA

-Ecco GENOVA con i suoi palazzi arrampicati sul monte e il suo Porto popolato di navi.

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CINQUE TERRE

Torniamo. Rivalicarono gli Appennini e furono di nuovo sulla Pianura Padana. – TORINO!

TORINO

TORINO

– Guarda la Mole Antonelliana e il PO, e i castelli e i giardini e le officine.

Ma ormai si fa sera. Ancora un’ultimo sforzo e siamo finalmente a casa.

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ITALIA

(EUGENIO ZANI)

– dal Libro di Lettura di Terza Elementare dell’anno scolastico 1964-1965 –

 

 

La goccia d’acqua pulita

PICCOLA MADRE….. TERESA DI CALCUTTA…

GRAZIE!

…PICCOLA GOCCIA D’ACQUA PULITA!

Anniversario della Liberazione

anniversario

E’ questa una data che, sopra tutte, richiama la nostra attenzione!

Il 25 aprile è una festa nazionale che fa esporre la bandiera tricolore in tutta ITALIA:

EROI DELLA RESISTENZA

è l’anniversario della Liberazione (25 Aprile 1945).

In quel lontano giorno voi ragazzi non eravate ancora nati.

25 aprile 1945

L’ITALIA attraversava giorni oscuri di dolore e lotta, spesso fraterna e crudele,

ma una grande parte del popolo seppe scegliere la via della LIBERTA’,

e per essa battersi fino in fondo.

25 aprile 1945 a

Dopo molti anni, l’ITALIA riprese allora la via della libera democrazia.

images

memoria

EVELINA

anniversario

fioriscono i colchici

30 Settembre

…..(“Nel tèpido sole di Settembre…

nell’aria inconfondibile di fine estate….

il profumo di Evelina

 e la tragica fine dei suoi 20 anni!”)…..

luce del mattino

palpiti di vita

….dov’è morte la tua vittoria???….

il cuore della vita

scoprire....

….”la luce del mattino effonde palpiti di vita….

e la speranza irrompe nel cuore della terra…”

(Jannucci)

dal mite tuo cuore

non ti scorda di me

….Evy!….Evy i tuoi grandi occhi…

Evy, il tenero cuore…

Evy, la sensibilità…

Evy…l’amore….il coraggio….la bandiera….

infuoca nel petto

esce dal cuore...

“Sai Evelina!….Chi ti ha amata, non sa toglierti dal cuore…

chi ti ha conosciuta, ti cita come esempio…

…….Chi non ti conosceva, deve sapere

che eri una luce, una speranza, una guida, una bandiera…

la nostra Bandiera!!!!

vorrei chiamarti Padre

sulla terra arida

Vorrei chiamarti Padre!

Ma sulla terra arida non nasce la speranza!

Se vieni piangerò di gioia!

(V. Jannucci)

se vieni...

piangerò di gioia...

“Ma come potrete scoprire

il segreto della morte…

se non cercando

nel cuore della vita?”

(K. Gibran)

EVELINA

“Vestita di luce….

raggiante di gioia…

profumi di candore,

esprimi l’amore!

La tua voce è musica dolcissima…

le tue movenze

leggere e soavi!

Non t’importa della vita! No!

Stai vivendo felice

l’Eternità!”

(tua sorella)

profumo....colore...bellezza

soave bellezza

(30 settembre 1976-2011)

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