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“Calling for Mommy”

“Mamma”, piange mia figlia quando è arrabbiata o dispiaciuta “mamma, mamma, mamma”. John Hart, blogger e scrittore gay di Toronto, proprio non riesce a capire perché sua figlia adottiva possa implorare l’aiuto della madre quando ha bisogno di “conforto e rassicurazione””. Hart, qualche giorno fa, ha affidato il suo sfogo alle pagine di uno dei più noti siti per genitori omosessuali maschi, dove spiega che la bambina sa benissimo che lui è il “daddy”, mentre il suo partner è il “papà”, e allora, si chiede “Da dove salta fuori la questione della mamma?”.

Nell’articolo dal titolo “Calling for Mommy”, il blogger riferisce che la bimba ha tre anni e ha vissuto con loro da quando aveva nove mesi e mezzo. “Immagino che non ricordi niente prima della padronanza del linguaggio, che la rende consapevole di quello che dice”.

Il papà omosessuale non riesce a darsi pace e ricorda così che anche lui da ragazzo ha potuto contare su una madre che ha incoraggiato i suoi interessi e ha provveduto a rassicurarlo quando ne aveva bisogno. “La cena può essere comprata” si legge nel pezzo, “ma queste qualità no”. Eppure, scrive convinto il blogger gay “conforto e rassicurazione non sono un monopolio delle madri, allora perché sembra chiamarne una?”

…Quello dei figli cresciuti all’interno delle coppie omosessuali è un fenomeno abbastanza recente, ma non mancano i primi studi che evidenziano tutta una serie di problematiche.

(Da “Deriva etica”; in “La Verità”, Milano,13 aprile 2017 p. 13)

 

Passato e Futuro

Crescere sul passato di altri

(p. Odorico)

“Abbiamo avuto un passato intenso e fecondo: avremo un avvenire ricco di realizzazioni stupende. Noi siamo nel mezzo. Siamo gli eredi di un tesoro inestimabile, siamo i preparatori di un’epoca meravigliosa. Non abbiamo il diritto di lagnarci, di chiuderci, di sciupare. La Provvidenza ci ha affidato un ruolo unico. Ha messo nelle nostre nostre mani il tesoro di domani. Siamo come il filamento luminoso di una lampada. La corrente è la ricchezza della giornata di ieri; la luce è lo splendore della giornata di domani. Noi siamo il filamento che si deve lasciar percorrere dalla corrente per diventare luce. Ed è nostro il fremito della forza che investe e che consuma, è nostro il dramma della resistenza istintiva, del tentativo di ribellione, la voglia della opacità inerte e sicura; è nostra la “sconfitta rassegnata”, è nostra l’ebbrezza di essere divenuti calore incandescente, di sentirsi bruciati, mentre la luce brilla e si diffonde. E’ in questo momento che “nostro” diventa il passato e “nostro” diventa l’avvenire.

Vedo tanta luce intorno a me. E’ la luce del domani che esplode nella misura nella quale io mi so lasciar bruciare. 

Chi dice che il domani è oscuro non ha capito o non ha accettato la ricchezza di ieri. 

Ieri abbiamo amato, abbiamo gioito, abbiamo pianto, abbiamo odiato. Siamo stati grandi, siamo stati commoventi, siamo stati miserabili. E tutto ciò è grazia. E’ la grazia di ieri. Abbiamo avuto una determinata misura dell’agire e dell’essere, un modo specifico di percepire i valori e di viverli, una nostra maniera di esprimere la giustizia e la bontà, di intendere la dignità, di interpretare la sofferenza, la gioia, la libertà, l’amore, perfino la verità. 

Adesso andare oltre non significa rinnegare nulla; significa piuttosto salvare tutto.

Il domani è la maturazione, lo sviluppo logico delle premesse di ieri.

Non aver fiducia nel domani significa squalificare, significa non credere in ciò che abbiamo fatto ieri, significa svuotare la nostra vita e la nostra esperienza, significa tradire ciò che ieri abbiamo servito e che ci ha costruito, significa tradire noi stessi. Significa RINUNCIARE AD ESSERE UOMINI. Significa accettare il ruolo di BURATTINI.

Non lo possiamo fare. Ci sono troppe lacrime, c’è troppo sangue, ci sono troppe gioie, c’è troppa VITA nel nostro passato. Per tutto questo l’avvenire è bello, è sicuro, è solido. Può darsi che a volte si delineino esuberanze incomposte; ma è soltanto segno di vitalità e di sanità. Può darsi che a volte la maturazione vada così avanti che noi non vi riconosciamo più i nostri valori. Ma, ancora una volta, dobbiamo ricordare che non accettare le conseguenze significa tradire le premesse. Noi crediamo nelle nostre premesse, CREDIAMO NEL NOSTRO PASSATO. 

Abbiamo vissuto consapevoli di non essere i primi arrivati, di non creare nulla da soli, DI CRESCERE SUL PASSATO DI ALTRI.

La vita è il domani, e il domani avrà luce se il nostro bruciare avrà saputo ACCENDERSI.

Un’umile meraviglia

Il maestro Vannucci spiega:

“Siamo stati seminati nella vita e ognuno di noi ha ricevuto un seme particolare che non è sostituibile da nessun altro: se noi tradiamo la nostra singolarità introduciamo nell’universo una disarmonia. Non dobbiamo imporre la nostra singolarità agli altri, ma essa deve muoversi armoniosamente con le altre singolarità. L’accettare le proprie vibrazioni, la propria intelligenza, le proprie capacità creative, è un atto di profonda umiltà, perché così diventiamo fecondi.
C’è una parte della nostra vita cristiana che consiste nel piangere i propri difetti, i propri peccati, nel battersi il petto: Signore, non son degno; Signore, non sono niente. Ma è possibile? Dio ci ha creati per la gioia e per la vita, non per piangere! Hai peccato? Va bene, il peccato è la rivelazione di quello che tu sei. Vai avanti! Cristo ti dice: «Io ho preso su di me il tuo peccato». Cristo ci vuole generosi, ci vuole coraggiosi. Il fermarsi a piangere continuamente sui nostri difetti non è sano. Noi dobbiamo ritrovare la gioia e lo slancio di vivere, la fiducia nella vita. La vita è dura, ma è forte, è solare! Non introduciamo mai delle cose che ci possano portare a un appassimento di vita, anche nella nostra chiesa.
L’umiltà è accettare la vita con gioia, con entusiasmo, desiderosi di dare la vita a tutto quello che abbiamo ricevuto e che deve maturare sul nostro terreno che, essendo “umile”, è fertile, e quanto più è umile tanto più è fertile.”
E allora lasciamoci irrigare dalla pioggia che scende dal cielo e facciamo della nostra vita un’umile meraviglia!

KOREA

Saranno le OLIMPIADI 2018 DI PYEONGCHANG  il momento più felice

per la creazione dell’armonia e della pace?

I sorrisi, la determinazione e la gioia dei giovani atleti…

saranno il cambiamento necessario per il futuro di una KOREA finalmente unita?

(Nives)

Un insieme

 

“Il solo tempio veramente sacro è un insieme di tanti uomini

riuniti nell’amore.”

(Leone Tolstoj)

Grandezza d’animo

“La bellezza è il fiore,

ma la virtù è il frutto della vita.”

(Lorenzo Giustiniani)

 

L’ultimo nato

Arrivato col Natale,

l’ultimo “stupore” della Famiglia riparte!

OLIVER BENJAMIN,

ha  sette mesi e già due passaporti!

Fra qualche giorno ritorna in Australia, dov’ è nato!

Sì, in Terra Australe è germinato il nostro nuovo “seme” !

Lì, un’esplosiva intensità di vita, colori, armonia, festa, fantasia…

l’ha nutrito e plasmato!

L’ ultimo nostro “gioiello” di Famiglia,

dall’altra parte del mondo è nato…

ed ora vi ritorna!

E’ il Cerchio della Vita!

Ciao nostro “cucciolo d’uomo”!

…………..

Vai, tenero “cittadino” del mondo!

Vai, nuova creatura “primizia” di Vita!

……………

Semina Tu, ovunque,

Innocenti sorrisi di Speranza sempre Nuova!

Nonna Tua, innamorata,

Ti accompagna e benedice!

(Nives)

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