Solo vita

“L’incarnazione di Dio è la certezza che la nostra carne in qualche sua radice è santa, che la nostra storia in qualche sua pagina è sacra. E guardando il fratello nessuno potrà più dire: qui finisce Dio, qui comincia l’uomo, perché il Creatore e creatura sono abbracciati. Finito ed infinito sono dentro di noi in miscela prodigiosa per intensità di progetti, per vigore di trasformazione.

Dio si è fatto uomo perché l’uomo si faccia Dio.” (Ermes Ronchi)

Dignità della materia

 

“Quella bellezza che non sanno creare né la natura né l’arte,

e che si dà soltanto quando queste due s’uniscono;

quando all’abborracciato e spesso ottuso lavoro dell’uomo

viene a dar l’ultimo colpo di cesello la natura,

e allegerisce le masse pesanti, toglie la cruda regolarità

…conferisce un meraviglioso tepore a ciò

che fu concepito nel gelo della spoglia, rigida esattezza.”

(Nikolaj Gogol’)

La Musica

“La musica addolcisce l’animo, lo rende nobile.

Catone raccomandava di non far ascoltare musica ai soldati altrimenti

avrebbero perso lo spirito bellicoso.

(Andrea Bocelli)

 

“Di tutte le belle arti, la musica è quella che più influisce sulle passioni

e il legislatore più d’ogni altro deve incoraggiare.

Uno spartito composto da mano maestra tocca ben più il sentimento,

ed ha maggior influenza di qualsiasi buon lavoro morale che convince la ragione

senza influire sulle nostre abitudini.”

(Napoleone Buonaparte)

 

Didgeridoo o Digeridù  (uno dei primi strumenti aerofoni)

 

Desiderare l’infinito

 

“Davanti alla bellezza ci si ferma, non per consumarla, ma perché ci promette qualcosa di più grande, di infinito. E’ a questo livello di esperienza che Dio ci viene incontro, incontro a questa tendenza in noi allo stupore di fronte al bello, che lui stesso ha disposto nel nostro cuore creandolo: “Fermatevi, sappiate che io sono Dio.” (Sal 45,11).

L’atteggiamento dell’uomo che si lascia sorprendere dalla bellezza del reale è allo stesso tempo sosta e desiderio verso l’infinito. Una cultura del bello è così anche una cultura della calma e del desiderio, del silenzio e dell’ascolto, della pace e del fervore.

Una cultura dove il gusto di possedere, di gioire è dato dall’attesa dell’infinito. Ecco: una cultura della bellezza è l’attesa dell’infinito, l’attesa dell’eterno. Questo non vuol dire un’attesa infinita, disperante, ma l’attesa di un bene che non si esaurirà mai. C’è nel nostro cuore umano uno spazio di desiderio che sarà sodisfatto, che sarà sodisfatto dall’infinito, che quindi non finirà mai di essere sodisfatto. C’è nel nostro cuore un vuoto, che solo l’infinito può colmare, e che quindi non finirà mai di essere colmato. Credo che sia questo ciò che ci dà l’esperienza della bellezza.

Recentemente facevo una passeggiata con una giovane famiglia nei dintorni dell’abbazia, con due bambini. Quel che mi ha colpito era l’incapacità di questi bambini di fermarsi in un’esperienza di novità, di sorpresa. Bisognava continuamente passare da un’esperienza alla successiva, e non erano mai contenti di nulla. Scoprivano le vacche: trenta secondi di stupore, poi bisognava correre al fiume. Al fiume abbiamo tirato i sassi nell’acqua, abbiamo fatto loro vedere che si poteva farli rimbalzare. Ma due minuti dopo se ne erano stancati. Allora andiamo fino alle rocce in fondo al sentiero, uno spazio misterioso dove, alla loro età e anche più tardi, io avrei potuto giocare delle ore, inventandomi mille avventure. Anche là la cosa non è durata che qualche minuto. Volevano rientrare per bere, poi per tornare a casa, chiaramente passando da un supermercato per comprare un giocattolo col quale si sarebbero divertiti tre minuti. Ero inorridito…Possibile che il bambino che rimane a bocca aperta davanti alle novità del reale sia diventato una specie rara, un animale in via di estinzione del quale bisognerebbe conservare qualche esemplare in uno zoo?

La cultura dei mezzi di comunicazione e d’informazione odierni ha la sua responsabilità in questo fenomeno. E’ la cultura del tutto e subito. Non c’è più posto per l’attesa, non c’è più posto per desiderare l’infinito.”

(p. Mauro Giuseppe Lepori)