Magiche notti d’estate

Ho cercato tanto nel web.

Ma video, suoni, immagini, parole

non rispondono alle emozioni

vissute nelle magiche notti d’estate

dei miei 11 anni….

mentre,

immersa nel silenzio parlante,

ascoltavo la voce del creato.

Il video esprime l’incanto

degli occhi….

ma i “zirli dei grilli”

godono del silenzio dell’uomo,

e del silenzio

del respiro del mare.

Soltanto la Poesia di Vincenzo Gerace

esprime la dolce immensità

conservata nell’anima.

(Nives)

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SIMBOLO

“O piccolo grillo che zirli

fra l’erbe dell’umile prato,

di te vagante si piace

tacendo all’intorno il creato:

si tacciono i venti, si tace

fra i lidi l’immenso oceano,

e t’odon le stelle brillando

dall’alto con tremito arcano;

che cosa la notte sarebbe

privata de’ flauti leggeri

che suoni tu si volentieri

perduto nell’ombra del prato?”

(Vincenzo Gerace)

TRACCE:

Poesia tratta dall’Antologia Italiana LA PRORA (L. Bianchi – V. Mistruzzi ) Nicola Zanichelli Editore – Bologna 1961

Video tratto da You Tube

AUGURI DI SERENA ESTATE 2020!

Le fragilità

(Eugenio Borgna)

“Le fragilità riconosciute, le fragilità accolte pesano infinitamente meno

che non quelle ignorate,  o rifiutate.”

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(Dal diario di Cesare Pavese – 1935/1950)

“Viene la primavera ed io da troppo tempo me ne sto inerte.

Il cielo limpido, le brezze nuove e i profumi ebbri di giovinezza non fanno

che abbuiare sempre più il mio sconforto.”

“Quanto tempo è passato senza parole e senza arte.

Il mio cuore è anelante d’attesa,

tanto anelante che ne è stanco, stanco.”

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Papa Francesco

“Lo spirito di curiosità genera confusione e ci allontana dallo spirito della sapienza che, invece, ci dà pace.”

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Calla

 

Zantedeschia Aethiopica)

LA CRESCITA

Introdotta in Europa nel 1731, la calla è una pianta acquatica delle araliacee, originaria delle paludi tropicali africane. Ne esistono otto varietà, tutte bellissime, ma la più famosa e diffusa è la Zantedeschia Aethiopica, caratterizzata dall’alto stelo rigido e carnoso, al cui vertice si apre il fiore a calice, di un virginale bianco opaco, avvolto intorno a un lungo spatice giallo vivo.

Tra tutti gli stati africani, infatti, l’Etiopia occupa un posto particolare perché sembra che proprio questo paese sia stato la culla dell’uomo: qui, per la prima volta nella storia del nostro pianeta, un essere vivente si è eretto sulle zampe posteriori e ha puntato lo sguardo al cielo. Non sorprende quindi che da lì provenga questo fiore singolare, che rappresenta, visivamente e simbolicamente, l’unione dello Yin e dello Yang, del maschile e del femminile, del cielo e della terra.

Da qui l’uso tradizionale di questo fiore nei matrimoni, in cui si realizza appunto l’unione dei due sessi, ma anche nei funerali, per la promessa di rinascita implicita in questa unione. Nel sistema floriterapeutico californiano la calla individua la capacitàvdi esprimere con chiarezza la propria identità sessuale, la prima differenziazione che s’incontra nel percorso evolutivo individuale.

E’ dunque un fiore “di crescita”: a livello psicologico è legato alla fase primaria dello sviluppo dell’identità; a livello fisico identifica la differenziazione tra i sessi che avviene nel periodo embrionario; a livello spirituale rappresenta l’unione tra anima e animus che conferisce la saggezza illuminata.

LA DONNA CALLA

Identificarsi nella Calla rivela la nostalgia per il periodo fusionale della vita, precedente all’inizio del percorso di individualizzazione, in quel beato stato di “costante e infinito amplesso amoroso” in cui si basta a se stessi perché non c’è null’altro da desiderare. Da qui deriva anche una sorta di “aristocratica” incontentabilità e il rifiuto dei rapporti con l’altro sesso, contro cui vengono erette solide difese, muri che non permettono a nulla di raggiungerti. Ma la scelta della Calla segnala anche il bisogno di andare oltre, di superare questa fase, affrontando le paure che possono bloccare nel percorso verso l’individuazione.

IL PROFUMO ALLEATO

Alla turgida Calla si addice il frizzante aroma di limone, pianta di una straordinaria fecondità che gli permette di fruttificare in abbondanza senza mai esaurirsi.

Il suo effetto astringente contrasta la tendenza alla dilatazione e alla ritenzione idrica; riequilibra il metabolismo; elimina le tossine; depura il fegato e il sangue. La sua qualità solare aumenta il tono dei tessuti e la forza vitale. Ogni mattina massaggia tre gocce, diluite in un cucchiaio d’olio di mandorle, sul plesso solare per stimolare l’organismo a “darsi una mossa”.

CONSIGLIO PRATICO

Per chi si avvolge nel virginale candore della Calla è indicato un nobile e bellissimo sport: il tiro con l’arco. L’esercizio dell’arco stimola l’energia yang, affina le capacità di valutazione, rafforza la personalità e la sicurezza, scarica l’aggressività trattenuta, migliora il tono dell’umore. Praticarlo non è difficile, anche se non è molto noto. E’ sufficiente uno spazio all’aria aperta e un minimo di attezzatura, facilmente reperibile.

CONSIGLI ERBORISTICI

La Quercia marina (fucus vesiculosus) è il rimedio erboristico d’elezione per chi soffre di metabolismo lento. Da usare per brevi periodi e solo se si è certi di non avere problemi tiroidei.

IL TUO FIORE DI BACH

Alla donna Calla sono indicati Star of Betlehem, Water Violet e Walnut, con l’aggiunta del californiano Calla Lily.

TRACCE:

Il brano è tratto di RIZA SCIENZE n.221 di Ottobre 2006

Le Foto Ricordo personali, (che mi hanno colmata di gioiosa meraviglia), sono state scattate in una mattina primaverile del 2018, mentre passeggiavo lungo le Vie rurali del mio paese trevigiano.

 

 

Il profumo dei fiori

“Il dolore col suo piccone mina il cuore, ma è un artista sapiente. Approfondisce i canali per i quali possa entrare la felicità e scava nuovi loculi per nascondervi la gioia, dopo che egli se ne è andato.” (Leonardo da Vinci).

“Tremo di piacere quando penso che proprio il giorno della mia scarcerazione l’acacia e il lillà saranno fioriti nei giardini, e vedrò il vento agitare in cangiante bellezza l’ondeggiante oro dell’una e elevare la pallida porpora dei pennacchi dell’altro, così che tutta l’aria intorno sarà impregnata per me dei profumi d’Arabia.

Linneo cadde in ginocchio e pianse di gioia quando vide la prima volta la grande brughiera di qualche altipiano inglese tingersi di giallo per i fulvi fiori aromatici della comune ginestra; e io so che per me, per cui i fiori son parte della passione, lacrime sono in attesa tra i fiori di qualche rosa.

…Provo un singolare desiderio per le cose grandi, semplici e primordiali, come il mare, che per me è una madre, al pari della Terra.

Mi pare che noi tutti guardiamo troppo la natura e viviamo troppo poco con essa. Vedo una gran salute nell’atteggiamento dei Greci. Essi non ciarlavano mai di tramonti né discutevano se le ombre sull’erba fossero effettivamente viola. Ma intesero che il mare era per chi nuota e la sabbia per i piedi di chi corre. Amavano gli alberi per l’ombre che spandevano e la foresta per il suo silenzio meridiano.

…La realtà d’una cosa dipende dal modo in cui la si guarda. “Là dove gli altri, dice Blake, “vedono solo l’alba sorgere sulla collina, io vedo i figli di Dio che gridano gioia”. (Oscar Wilde)

TRACCE:

Foto scelte dalla Galleria Personale

Brani scelti principalmente da “IL SEME” di Giovanni Pastorino

Se la Primavera

“Se la primavera non venisse che una sola volta nel corso della vita, se il sole si levasse e tramontasse una sola volta all’anno, se un arcobaleno apparisse una volta per secolo, se i fiori fossero come i rubini e i diamanti…oh! come tutto sembrerebbe meraviglioso!” (Lubbock)

“La natura, il vicario di Dio onnipotente.” (Geoffrey Chaucer)

PRIMAVERA

“Stanotte s’è messa in cammino

la Primavera.

D’intorno, sul capo, le svaria

un velo di stelle turchino.

Il suo profumo è un sospiro

diffuso sui freschi giardini.

La terra non ha più confini,

il mare non ha più respiro.

L’alba sorride cogli occhi

dalle lunghe ciglia di cielo.

Vibra negli orti ogni stelo

come se una mano lo tocchi.

Le strade hanno tenui tremori

di verde lungo i fossati.

Gli alberi si sono svegliati

con bianche ghirlande di fiori.” (Giuseppe Villaroel)

Conforto di primavera

“In questi giorni, o cuor, ti riconforta,

anche lo spino le sue rose porta.” (Giovanni Lodovico Uhland)

VOLO SULL’ITALIA

 

“Un ragazzo sogna di compiere un volo meraviglioso, in diverse tappe, in varie parti del mondo, seduto su un aquilone trainato da un germano. Adesso i due amici, il ragazzo e il germano, lasciata l’incantevole Sardegna, stanno sorvolando la Sicilia verso la penisola italiana.

La partenza avvenne al primo sole. – Verso Ponente, ora – gridò Avioletto. – Presto. Il volo procedeva veloce. – Dove siamo? – Aspetta…vedi quell’alto monte coperto di neve? Ha un filo di fumo sulla cima…Ma sì, è il vulcano Etna; siamo in Sicilia, Paperetto mio, la più grande isola italiana.

Risultato immagini per etna vulcano

Dopo un voletto intorno all’Etna, i due ardimentosi puntarono verso il Nord. – Stiamo sorvolando lo Stretto di Messina. Guarda una nave traghetto; trasporta un treno tutto intero. – E dove andiamo? In Calabria. Quanti monti boscosi, e che vista magnifica! Di qua il Mar Ionio, di là il Mar Tirreno. Com’è bella l’ITALIA! – Continuiamo sempre diritto? – Ecco: tu segui il crinale dell‘Appennino. Vedi, la Lucania selvaggia è qui sotto; più a Est, oltre il Golfo di Taranto, si profila la verde piana di Puglia, in riva all’Adriatico. – Ecco là un altro Etna! – esclama Paperverde. – Ma che dici! Quello è il Vesuvio. Un altro vulcano, vuoi dire, ma più piccolo.

Risultato immagini per napoli

 E di fronte riposa Napoli, la bella città della Campania. – quante montagne, ora, qui sotto! – Avvicinati al Tirreno. Oh! – Che c’è? – Ma quella è Roma! E tacque commosso. In breve furono sopra la Città Eterna. – Vedi San Pietro: la cupola, la basilica, la piazza. Ecco la Città del Vaticano, dove abita il Papa. – E quel fiume? – chiese Paperverde, sempre interessato ai corsi d’acqua. – E’ il Tevere perbacco. Che meravigliosa città! Ecco qui il Gianicolo verde, il Colosseo e il bianco Altare della Patria, i palazzi e le chiese, le piazze e le rovine. Salutiamola, Paperverde, è la capitale d’ITALIA.

Risultato immagini per roma

Il volo continuò verso il Nord sopra innumerevoli monti e vallate. – Quanti filari di cipressi e quante vigne! – Dovremmo essere in Toscana.

Risultato immagini per firenze

Sì sì. Vedi Firenze Vecchio.  Animo, Paperverde: scavalchiamo gli Appennini e saremo nella Pianura Padana. Vedi quei due ruscelletti? Sono il Tevere e l’Arno, che nascono su questi monti e poi si ingrosseranno, via via che si avvicinano al mare. Dopo aver attraversato il Po, solenne nel suo maestoso cammino, videro all’orizzonte, in riva al mare, Venezia,

Risultato immagini per venezia

la fiabesca città che sorge dall’acqua coi suoi cento palazzi e i suoi canali tortuosi, nei quali si specchiano le cupole delle chiese e le cupidi dei campanili. Silenziose gondole nere se ne andavano lente di casa in casa. – Su, in alto in alto, Paperverde, che voglio salutare e mandare un bacio a Trieste, che riposa là in fondo, oltre l’Adriatico. Passarono sulla Piazza San Marco, salutati da vicino da uno stormo di piccioni color piombo, che ritornarono però ben presto sulla piazza a cercarvi il becchime.

-Verso Occidente, Paperverde. Ormai siamo vicini a casa. Belle pianure verdi, solcate da fiumi e da canali, si perdevano all’orizzonte, in due ampie cortine di monti. – Vedi le famose città della Pianura Padana? Padova e Vicenza ormai le abbiamo sorpassate: ecco Verona sull’Adige; questo fiume ci porta il saluto di Trento, ch’esso ha visitato prima di giungere qua. Ecco davanti a noi il Lago di Garda.

Risultato immagini per lago di garda

Passarono sulla forte Brescia, dominata dal Castello turrito. – Ora siamo in Lombardia, la più ricca regione d’Italia; ben presto saremo a Milano. Dopo qualche tempo infatti Paperverde disse: – E’ quella Milano? – Proprio.

Risultato immagini per milano

Si vede il Duomo, con le sue cento guglie e la Madonnina dorata. Vedi più in là, nel verde, il Castello Sforzesco, con le sue torri e le sue mura merlate. Ora pieghiamo verso Sud. Vorrei vedere il Mar Ligure, prima di arrivare a casa.

Paperverde deviò e dopo un po’ stava sorvolando l’Appennino Ligure.

Risultato immagini per genova

– Ecco Genova con i suoi palazzi arrampicati sul monte e il suo porto popolato di navi. Torniamo.

Rivalicarono gli Appennini e furono di nuovo sulla Pianura Padana. – Torino!

Guarda la Mole Antonelliana e il Po, e i castelli e i giardini e le officine. Ma ormai si fa sera. Ancora un ultimo sforzo e siamo finalmente a casa.”

Risultato immagini per torino

TRACCE:

Brano tratto da: Letture per le Scuole Elementari – Franco Reiteri Editore – Classe 3° – Anno Scolastico 1964- 1965)

(Si dichiara che cinque esemplari del presente libro sono stati depositati presso il Ministero della P.I. e presso l’Assessorato P.I. della Regione Siciliana secondo le norme vigenti.)

PROMESSA firmata (Evelina anni 8)

“Terrò con cura questo libro che lo Stato mi ha donato e che l’Insegnante ha scelto per me.”

 

 

BUON COMPLEANNO ITALIA!

 

 

 

Le nuvole

Nuvole

 

 

HERMANN HESSE

“Mi si mostri, in tutto il mondo, un uomo che conosca e che ami le nuvole meglio di me! O mi si mostri una cosa al mondo più bella delle nuvole! Esse sono trastullo e conforto per gli occhi, sono grazia e dono divino, sono ira e potenza mortale. Sono tenere, delicate e mansuete come anime di neonati, sono belle, ricche e generose come angeli benefici.

                                                                                   

 

Nuvole

Nuvola rosa

 

 

Hanno forme di isole beate e le forme di angeli benedicenti, somigliano a mani minacciose, a vele palpitanti, a cicogne migranti. Si librano tra il cielo divino e la povera Terra come belle metafore di ogni nostalgia umana, appartenendo ad entrambi, sogni della Terra, nei quali essa stringe la sua anima contaminata al cielo puro.

 

 

 

 

Dono l’eterno simbolo di ogni peregrinazione, di ogni ricerca, esigenza e desiderio di patria. E così, come esse stanno sospese tra Terra e cielo, timide, nostalgiche e spavalde, allo stesso modo sono sospese tra tempo ed eternità, timide nostalgiche e spavalde, le anime degli uomini.”

 

 

Nuvole

 

 

Tracce:

Le Foto appartengono alla Galleria Personale.

La poesia dell’ago

Da “Palestra dei piccoli scrittori – Poesia dell’ago”

In “La Domenica dei Fanciulli”

Torino, 3 aprile 1905, p.282

 

 

 

 

“Parlare dell’ago a certe signorine è come parlar loro della cosa più spregevole; esse che hanno in mente la poesia dei cieli azzurri, dei boschi neri, dei giardini dove gli uccelli gorgheggiano, del mare placido, delle barchette che si cullano in esso, mentre il bianco splendore della luna vi si riflette, esse non tovano la poesia in quell’arnese così comune, così minuto, destinato al lavoro; eppure la sua poesia ce l’ha anch’esso. Mi ricordo che da piccina mi piacevano tanto quei piccoli aghi lucenti; pure la mamma mi aveva proibito perfino di toccarli, giacché diceva che avrei potuto farmi del male; ma quale gioia fu per me quando ebbi la prima volta in mano un ago e un brandello di tela logora sul quale sbizzarrire quella mia gran voglia di lavorare, descrivendo col filo tanti geroglifici inqualificabili o attaccando bottoni in modo buffo, sì, ma così saldi che poi ci voleva tutta la pazienza della mamma per poterli staccare! Una volta l’ago mi lasciò il suo ricordo sul ditino: voleva esso avvertirmi che nella vita anche in ciò che ci dà o ci promette una gioia, vi è molto spesso nascosta la punta acuta e penetrante del dolore? Mi sembra ancora di vedere la mamma e il babbo che, spauriti dalle mie strida, avevano temuto mi fossi ferita gravemente: così talvolta quell’umile arnese mi ricorda la poesia degli anni innocenti e gai della mia fanciullezza trascorsi tra gli affetti della mia famiglia, o la poesia amara degli affetti perduti, che mi allietavano da bimba e che ora mi tornano al cuore con la tristezza del rimpianto.

Mi ricordo che la mamma, quando apriva il tavolino da lavoro, o mi mostrava la scattolina piena di aghi, mi diceva che con quelli aveva cucite e ricamate le mie camicine, accanto alla culla. Se quei piccoli aghi potessero parlare! Forse mi narrerebbero tutta la soave poesia dei pensieri della mamma ancor giovane, mi direbbero che mentre essi correvano veloci e lisci per la fine della tela e per le trine, la mia mamma li accompagnava nel loro lavorio con i sogni, con le speranze più dolci del mio avvenire e con le ansie del suo cuore amante quando le sembrava ch’io non stessi bene così come avrebbe voluto…Chi sa con quanta stanchezza, ma pure con quanta riconoscenza guarderanno il piccolo e tanto benefico strumento, il quale non potrà rispondere loro che con il suo modesto lucicchio!  Chi sa quali parole direbbe d’incoraggiamento, di conforto, se potesse parlare, e quanto magnificherebbe la nobiltà del  lavoro! Se noi lo lasciamo inoperoso l’ago arruginisce, e quindi facilmente si spezza; ed esso  allora ci insegna, con la triste poesia delle cose morte, che se noi per inerzia non facciamo lavorare il nostro spirito, esso non si mantiene sveglio e lucido, ma poco a poco intorpidisce e in lui vengono meno quelle sue nobili potenze che ci conducono al buono e al bello.”

Teneramente…l’eternità

 

 

“Teneramente l’eternità

diffonde l’amore

come la luna riversa i suoi raggi

sul mandorlo in fiore.

Teneramente l’eternità

porta la speranza

quando i nostri occhi

cercano nei suoi

una rotta sicura,

quando ti parla

con parole indifese

dal silenzio incantato.

 

Teneramente l’eternità

nutre la vita,

donando la luce di un’alba intatta

ai primi occhi che la guardano.

(Luigi Verdi)

 

Dignità della materia

 

“Quella bellezza che non sanno creare né la natura né l’arte,

e che si dà soltanto quando queste due s’uniscono;

quando all’abborracciato e spesso ottuso lavoro dell’uomo

viene a dar l’ultimo colpo di cesello la natura,

e allegerisce le masse pesanti, toglie la cruda regolarità

…conferisce un meraviglioso tepore a ciò

che fu concepito nel gelo della spoglia, rigida esattezza.”

(Nikolaj Gogol’)