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Stelle di cannella

Per non dimenticare:

Letteratura infantile – “Premio Elsa Morante” – 2003

Fritz e David giocano a palle di neve, come ciascun bambino ha fatto almeno una volta durante quel rigido inverno. Vivono a Wilmersdorf, un quartiere piuttosto benestante della Berlino del 1932.  Due famiglie diverse, per ceto sociale e appartenenza religiosa, con in comune però l’amore per i gatti, tanto che i loro giocheranno e diverranno adulti insieme ai figli. Poi accade qualcosa che non c’entra nulla, e cioè che il partito nazista vince le elezioni affidando le chiavi del popolo a Hitler. E da quel momento si sciogono tutti i legami, perfino quelli tra i gatti le cui code non si intrecciano più a formare avvolgenti figure mitologiche. I ragazzi tentano di osservare “l’altro” con gli occhi nuovi, secondo i dettami del regime politico, governati dagli istinti più bassi,  tanto che Fritz rinnega David, in quanto ebreo, e arriva a compiere qualcosa di imperdonabile: uccidergli nientemeno che il gatto…
La Schneider ritiene i bambini super partes nel valutare l’amicizia, ma purtroppo, quando si tratta della guerra, il grano viene mietuto strappandolo alla terra, sia esso maturo oppure no. Anche in una zona della pacifica Berlino in cui le famiglie vivono allietandosi l’un l’altra, in cui le differenze sono soltanto peculiarità, l’ingiuriosa lotta bellica trasforma invece le persone. O forse le rende sincere, come solo il dolore acuto si permette di fare. Chi è un po’ intollerante diventa fanatico, chi è ribelle sovversivo, il più timoroso un servo dello stato. Anche se nella quarta di copertina è riportata una ricetta per le “stelle di cannella” tradizionali, non viene la classica acquolina in bocca; ma restano vaporosi i pensieri, sopra lo zucchero e prima della cannella, e non si vogliono depositare.

Considerazioni

Nel complesso l’autrice scrive con un linguaggio semplice e immediato che alterna descrizioni a dialoghi che ti fanno entrare nella realtà del romanzo, coinvolgendoti.

La storia è semplice e perciò ancora più triste: racconta la vittoria della forza della propaganda, della paura e dell’egoismo.

Grazie alla semplicità del testo e alla profondità dei contenuti che ne esaltano la drammacità, questo libro è stato molto piacevole da leggere e ci ha coinvolto molto emotivamente, perchè  è riuscito a condurci a profonde riflessioni sui concetti di giustizia e ingiustizia, bene e male.

Introduzione di Mariangela Campo

Recensione e considerazioni di Jennifer Rusconi e Elyass Mouhamadi

 

 

Helga Schneider

Fonte: Wikipedia

Nasce nel 1937 in Slesia, territorio tedesco che dopo la seconda guerra mondiale sarà assegnato alla Polonia. Nel 1941 Helga e suo fratello Peter, rispettivamente di 4 anni e 19 mesi, con il padre già al fronte, vengono abbandonati a Berlino dalla madre che arruolatasi come ausiliaria nelle SS diverrà guardiana al campo femminile di Ravensbrück e successivamente a quello di Auschwitz-Birkenau.

Helga e Peter vengono accolti nella lussuosa villa della sorella del padre, zia Margarete (dopo la guerra morirà per suicidio), in attesa che la nonna paterna arrivi dalla Polonia per occuparsi dei nipoti. La donna accudisce i bambini per circa un anno nell’appartamento situato a Berlin-Niederschönhausen (Pankow), dove i piccoli avevano vissuto in precedenza con i genitori.

Durante una licenza dal fronte, il padre conosce una giovane berlinese, Ursula, e nel 1942 decide di sposarla. Ma la matrigna accetta solo il piccolo Peter e fa internare Helga prima in un istituto di correzione per bambini difficili, e poi in un collegio per ragazzi indesiderati dalle famiglie, o provenienti da nuclei familiari falliti.

Dal collegio, che si trova a Oranienburg-Eden, presso Berlino, nell’autunno del 1944 la zia acquisita Hilde (sorella della matrigna), riconduce Helga in una Berlino ormai ridotta a un cumulo di rovine e macerie. Dagli ultimi mesi del 1944 fino alla fine della guerra, Helga e la sua famiglia sono costretti a vivere in una cantina a causa dei continui bombardamenti effettuati dagli inglesi e dagli americani, patendo il freddo e la fame.

Nel dicembre del 1944 Helga e suo fratello Peter, grazie alla zia Hilde collaboratrice nell’ufficio di propaganda del ministro Joseph Goebbels, vengono scelti, insieme a molti altri bambini berlinesi, per essere “i piccoli ospiti del Führer“, null’altro che un’operazione propagandistica escogitata da Goebbels, che li porterà nel famoso bunker del Führer dove incontreranno Adolf Hitler in persona, descritto dalla scrittrice come un uomo vecchio, con uno sguardo ancora magnetico ma dal passo strascicato, la faccia piena di rughe e la stretta di mano molle e sudaticcia.[2] [3] Nel 1948 Helga e famiglia rimpatriano in Austria stabilendosi in un primo momento ad Attersee am Attersee, accolti dai nonni paterni.

Dal 1963 Helga vive in Italia, a Bologna.

Nel 1971, venuta a sapere dell’esistenza ancora in vita della madre che l’aveva abbandonata sente il desiderio di andarla a visitare a Vienna dove vive la donna. Scoprirà che la madre, condannata dal Tribunale di Norimberga a sei anni di carcere come criminale di guerra, dopo 30 anni, non ha rinnegato nulla del suo passato, di cui conserva orgogliosamente come caro ricordo la divisa di SS che vorrebbe che Helga indossasse, e vuole regalarle gioielli di ignota provenienza.[4] Stravolta da quell’incontro tuttavia Helga vorrà, con gli stessi risultati, tornare a trovare la madre nel 1998. Da questo secondo incontro negativo e traumatico a causa della fede irriducibile della madre nell’ideologia nazista nasce il libro Lasciami andare, madre uscito in Italia nel 2001.

GIORNO DELLA MEMORIA – 27 GENNAIO 2019

 

Felice l’uomo

“Felice l’uomo che semina il bene

e la verità. Il raccolto non gli mancherà!”

(Jean Baptiste-Henri Lacordaire)

Il risparmio

Poesia di  M.DANDOLO

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“Dice la sabbia fine in riva al mare

– Unisci granellino a granellino,

e avrai la spiaggia immensa

dove l’occhio si perde a riguardare. –

Dice una stella in cielo: – Che sono io?

Un lumicino. Ma con le sorelle

divento il firmamento,

lodo in eterno la bontà di Dio. –

E la formica dice: – Non è tutto

questo chicco che porto a casa mia!

Ma insieme ad altri chicchi

è la provvista per il tempo brutto. –

E in cuor all’uomo la saggezza dice:

– Tu spendi oggi la piccola moneta,

che un giorno, unita a mille,

potrà bastare a renderti felice.

Frena adesso un capriccio e un giorno avrai

un bene vero; chiudi nella terra

oggi un chicco soltanto,

e una spiga domani troverai.”

Risultati immagini per spiga di grano


 

 

L’isola che non c’è

“Nel profondo, è una nuova umanità che vuole farsi,

è il moto irresistibile della storia.

Di contro a sconcertanti e forse transitorie esperienze

c’è quello che solo vale ed al quale bisogna inchinarsi,

un modo nuovo di essere nella condizione umana.

E’ l’affermazione di ogni persona,

in ogni condizione sociale, dalla scuola al lavoro,

in ogni luogo del nostro Paese,

in ogni lontana e sconosciuta regione del mondo;

è l’emergere di una legge di solidarietà,

di eguaglianza, di rispetto

di gran lunga più seria e coerente

che non sia mai apparsa nel corso della storia.”

(Aldo Moro)

“La giustizia cammina con la pace e sta con essa in relazione costante e dinamica.

Giustizia e pace mirano al bene di ciascuno e di tutti, per questo esigono ordine e verità.

Quando una è minacciata, entrambe vacillano; quando si offende la giustizia,

si mette a repentaglio anche la pace.”

(Giovanni Paolo II)

Non voglio più andare

 

 

“Signore, non voglio più andare alla loro scuola.

Fa, te ne prego, che non ci vada più.

Voglio seguire mio padre tra i sentieri della foresta,

dove si muovono gli spiriti che ogni alba viene a cacciare.

Voglio camminare a piedi nudi

attraverso i sentieri della terra rossa.

Voglio fare la mia siesta appoggiato ad un mango

e svegliarmi quando, laggiù, fischia la sirena dei bianchi.

Signore, non voglio più andare alla loro scuola.

Fa,te ne prego, che non ci vada più.

Dicono che è necessario che un piccolo africano ci vada

perché diventi uguale ai signori della città,

a quei signori “come si deve”.

Preferisco…ascoltare nella notte

la voce rauca di un vecchio che, mentre fuma,

racconta le storie di Zamba e di compare Coniglio

e molte altre che non sono nei libri…

E poi, è troppo triste la loro scuola…

triste come quei signori della città,

quei signori “come si deve”

che non sanno più danzare la sera,

che non sanno più camminare a piedi nudi,

che non sanno più narrare i racconti durante le veglie.

Signore, non voglio più andare alla loro scuola.”

Guy Tirolien

(di Lakota, Costa d’Avorio)

 

Fontane

“Ci si chiede:

– Ma come è possibile

che questa fontana Speranza scorra eternamente,

eternamente giovane, fresca, viva -.

Dio dice:

– Brava gente, ciò non è poi così difficile…

Se fosse con acqua pura

che essa avrebbe voluto fare fonti pure,

non ne avrebbe mai trovate abbastanza

in tutta la mia creazione.

Ma è proprio con le acque cattive

che essa fa le sue fonti di acqua pura.

Ed è per questo che non le manca mai.

Ma è anche per questo che essa è la Speranza…

Ed è il più bel segreto

che esista nel giardino del mondo.”

(O. Maillard)

Perfetta letizia

“I giusti camminano, i sapienti corrono, solo gli innamorati volano!”

(Davide Montagna)

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