Posts Tagged ‘benedizione’

Carezza di Rugiada

rugiada

La carezza è la fisicità di una benedizione.

(Jean-Paul Hernàndez)

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Nella carezza sillabo la lingua sconosciuta del tatto.

(Christos Yannaras)

rugiada

Lasciarsi sfuggire la tenerezza è lasciarsi sfuggire la vita.

(Lino Pedron)

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Cos’è la preghiera? E’ lasciare che il Signore ci accarezzi, così come siamo fatti.

(Jean-Paul Hernàndez)

rugiada

Il mondo non è comprensibile ma abbracciabile.

(Martin Buber)

rugiada

Basta una inutile carezza a capovolgere il mondo.

(Alda Merini)

rugiada

Se visione e abbraccio si uniscono, si colmano di grazia.

Se pensi di non riuscire a ottenerle tutte e due,

cerca l’abbraccio dell’amato.

(Gilberto d’Hoyland)

rugiada

Questo è il miracolo da implorare sempre: qualcuno che sappia

toccare il cuore.

(Ermes Ronchi)

Brani scelti dal Calendario 2016 della Fraternità di Romena 

Foto primaverili 2016 del Giardino di Nives/Rita

La Ninfea

Sull’onda della leggenda

“All’epoca in cui comincia questa storia la ninfea era solo una pianta acquatica dalle grandi foglie a forma di piatto. Il suo fusto, come adesso, era immerso nell’acqua, e le radici pescavano nel fondo fangoso dello stagno. Ma quella pianta non aveva fiori, e nessuno si fermava a guardarla ammirato come accade spesso ora.

Un giorno, però,  avvenne qualcosa di nuovo. Dal folto delle canne sbucò sulle rive dello stagno un povero uccellino stanco, che non aveva più la forza di volare. E dietro a lui, subito dopo, comparve un grosso gatto dai lunghi baffi e dalla coda ritta:un grosso gatto prepotente. Il gatto inseguiva l’uccellino. I gatti, in fondo, sono delle brave bestie anche loro, ma qualche volta si comportano molto male. E scommetto che non sanno di comportarsi molto male.

Quel gatto prepotente, dunque, inseguiva l’uccellino. Il poveretto, sforzando le alucce stanche, saltava da un ramo all’altro,da un sasso all’altro, ma presto non avrebbe più avuto la forza di a scappare. E il gatto si leccava i baffi con aria malandrina.

Tutti gli abitanti dello stagno guardavano inorriditi la scena. Anche la pianta acquatica, la grande ninfea dalle foglie piatte, guardava dal centro dello stagno, e avrebbe fatto qualunque cosa, pur di salvare l’uccellino.

La povera pianta raccolse tutte le sue forze e cominciò pian piano a spostare una delle foglie verso la riva. Si tese, si snodò, si allungò finché il suo gambo sottile glielo permise, ma non riuscì a spostarsi che di pochi centimetri.

L’uccellino, intanto, stava per cadere fra le grinfie del gatto.

Con un ultimo sforzo, però, si levò improvvisamente in un breve volo, cercando una via di scampo. E andò per sua fortuna a posarsi su una foglia della grande ninfea al centro dello stagno.

Il gatto ci rimane male. Poteva inseguire l’uccellino fra i giunchi e fra le canne, sui sassi e perfino sugli alberi, ma non poteva raggiungerlo dove era ora, al centro dello stagno.

Perché devi sapere che i gatti hanno una tremenda paura dell’acqua.

Decise di aspettare e si acciambellò sulla sponda. Ma l’uccellino spaurito non si muoveva dalla foglia di ninfea, che gli si era accartocciata intorno, come un nido comodo e sicuro.

Scese la notte, l’uccellino si addormentò; si addormentò il gatto sulla sponda. Ma la pianta vegliava, trepida e commossa, sul suo ospite gentile.

All’alba il gatto era stanco di dormire, ma anche di aspettare. Sbadigliò, si stirò, poi, cercando di tenere un contegno indifferente, se ne tornò a casa sua.

L’uccellino, riposato e felice, si levò a volo con un trillo.

Ma tornò subito dopo verso la grande ninfea, per cinguettare il suo saluto: – Arrivederci, grazie! E che il Signore ti benedica! –

Allora avvenne il prodigio. La benedizione del Signore scese dal cielo sull’umile pianta acquatica, e la pianta d’improvviso si adornò di un fiore meraviglioso, candido e grande come la sua bontà.”

(VITTORIA RUOCCO – Da “Un mondo in uno stagno”)

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(Immagine tratta dal web)

 

Dio dei Nostri Padri

PREGHIERA COMUNE

“Dio dei nostri Padri, Tu sei il nostro Re,

il nostro liberatore,

la nostra salvezza nella sventura, il nostro

prodigioso rifugio nei giorni di dolore.

Benedici noi con la triplice benedizione

scritta nella legge.

Che Dio ti benedica e ti custodisca.

Che Dio abbia un luminoso volto per te.

Che Dio ti guardi e ti dia Pace.”

 

Una grande benedizione…

…LA CRISI!

Munch - l'urlo -

“Non pretendiamo che le cose cambino, se continuiamo a fare sempre le stesse cose.

La crisi può essere una grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi.

La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura.

E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.

Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato.

Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e disagi, inibisce il proprio talento

e dà più valore ai problemi che alle soluzioni.

Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia.

Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, 

perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze.

Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo.

Invece lavoriamo duro.

Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa,

che è la tragedia di non voler lottare per superarla.”

(Albert Einstein)

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