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Gli uccelli

“Gli uccelli sono la gioia della campagna:

sono fatti di verde come le foglie,

e di raggi d’oro come il sole.

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Sono i figli della terra

e la terra li nutre senza che essi

si affannino a seminare ed a mietere.

Non c’è zolla che neghi loro un chicco

o un insetto;

non c’è ramo che neghi loro almeno

una gemma, un fiore, una bacca, un frutto.

Il danno che fanno ai tuoi campi te lo ripagano.

sunset-at-eragny-camille-pissarro

Tu non sai quanti insetti nocivi essi distruggono:

se ti rubano un chicco, te ne salvano cento.

Quando Gesù camminava gli uccelli scendevano

sulla via, e gli baciavano i piedi,

e gli svolazzavano intorno gorgheggiando festosi.

Quando San Francesco cantava al Signore,

Risultati immagini per san francesco e gli uccelli

gli uccelli si posavano sulle sue spalle

e gli parlavano all’orecchio.

Quando tu zappi la tua vigna, o contadino,

e hai il cuore sgombro d’odio e d’ira,

il pettirosso ti scodinzola dalla cima di un palo,

e ti manda il suo richiamo gaio e sereno.

Risultati immagini per contadino che zappa la terra

Non uccidere gli uccelli: essi sono i tuoi primi amici

e nel loro piccolo cuore

c’è tanta vita quanto nel tuo.”

(F. LANZA)

(Immagini tratte dal WEB)

(Brano tratto dal Testo di Scuola Elementare del 1965)

Il sabato del villaggio

 

“La donzelletta vien dalla campagna,

in sul calar del sole,

col suo fascio dell’erba; e reca in mano

un mazzolin di rose e di viole,

onde, siccome suole,

ornare ella si appresta

dimani, al dì di festa, il petto e il crine.

Siede con le vicine

su la scala a filar la vecchierella,

incontro là dove si perde il giorno;

e novellando vien del suo buon tempo,

quando al dì della festa ella si ornava,

ed ancor sana e snella

solea danzar la sera intra di quel

che’ebbe compagni dell’età più bella.

Già tutta l’aria imbruna,

torna azzurro il il sereno, e tornan l’ombre

giù da colli e da’ tetti,

al biancheggiar della recente luna.

Or la squilla dà segno

della festa che viene;

ed a quel suon diresti

che il cor si riconforta.

I fanciulli gridando

su la piazzuola in frotta,

e qua e là saltando,

fanno lieto romore:

e intanto riede alla sua parca mensa,

fischiando, il zappatore,

e seco pensa al dì del suo riposo.”

(GIACOMO LEOPARDI)

albero di mele quadro 1

Cari Amici, buon sabato dalla vostra Nives!

 

 

 

 

L’inverno torna

“Guarda, passan le gru, l’inverno torna.

Non fa più allegri i campi l’aratore,

la rossa vite pende disadorna

e s’ode solo il flauto del pastore.

Nere e veloci migran, con le nubi

livide sotto questo cielo sordo,

mentre lungo le siepi, tra i carrubi

spaurita vaga la voce del tordo.

 

Il giorno cala. Un altr’anno è passato

su questa terra ferrigna e rugosa;

dove fresca un mattin s’aprì la rosa

un nudo rovo rossigno è restato.

Muto, le mani in ozio, dalla soglia

il nonno guarda la campagna spoglia.”

(G. TITTA ROSA)

Elogio della campagna

campagna

“Usciamo o cuore, dalle fredde mura

della città di candido cemento;

moviamo, o cuore, verso la natura,

andiamo incontro al cielo, al sole, al vento.

campagna 7

Lasciamo questa via per il sentiero

dove non s’ode rombo di motore

né si sente l’odor d’asfalto nero.

Cerchiam la terra che abbia in bocca un fiore.

stagno

Camminiamo, che i colli son vicini

e si sentono gli uomini ed i bovi

condur l’aratro e fare i solchi novi

che odorano di là dai biancospini…

lavandaia

In riva al fosso c’è una lavandaia 

che lava e stende. Fischia lungi un treno…

E c’è nell’aria il buon odor di fieno

raccolto in un gran cumulo sull’aia.

sunset-at-eragny-camille-pissarro

Grugnisce un maialetto e la gallina

racconta a tutti come ha fatto l’ovo.

Ogni cosa festeggia il tempo nuovo

con voce fresca ed anima bambina.

cortile

Dove il sentiero in due sentier si sparte

c’è una Madonna con Gesù Bambino.

Se fosse sopra un muro cittadino

la gente riderebbe di quell’arte.

capitello 3

Qui pieghiamo i ginocchi. E l’orazione

che dondolò la nostra culla, nasce

per quella Donna e per quel Bimbo in fasce,

povero e santo dono di espiazione.”

(R. PEZZANI)

affidamento

Tempo d’estate

“Non è il calendario con i suoi appuntamenti alla luna e alle stelle, ad inaugurare l’estate; è il grano, il color nuovo della spiga, quell’oro verde che pezza la campagna e stacca dalle altre colture quelle a frumento e le fa splendere d’una gloria che nessun’altra ha così piena e perfetta.

La grandezza dei cieli senza macchia di nuvola, le vastità delle marine popolate di navigli, il verde folto delle foreste, i fiumi che camminano vasti e tranqilli, le montagne lanciate verso l’infinito, luccicanti di ghiacci eterni, non eguagliano lo splendore della spiga.

Nel grano che l’estate matura si fa concreta l’alleanza con Dio e l’uomo. Nel grano tutte le fatiche sono premiate, tutte le speranze sono raggiunte. Il lavoro, la pace, la carità, la gioia, il dolore hanno messo nella spiga di grano un sapore, un profumo, una sostanza vitale.

L’uomo verrà a cogliere questo frutto della terra con una tenerezza che non avrà per altri frutti, con amore, con una sollecitudine che non avrà per altre biade.

Mietendo il grano lo abbraccia; raccolto in covoni lo innalza sul carro come il trionfatore della stagione; trebbiandolo lo monda d’ogni impurità perchè splenda nella sua mano come l’oro d’una moneta. E sarà pane per i bimbi e per i vecchi, per le donne e per gli operai, per i saggi e per i meschini, per i ricchi e per i poveri.”  (R. PEZZANI)

Lieta fatica!

fragrante carico

“L’epoca della vendemmia è la più lieta di tutto l’anno.

Nessun altro prodotto della campagna, neppure le spighe d’oro sono portate a casa in mezzo a tanta festa.

Nei lavori della vendemmia tutti possono essere utili.

Curve sui filari le fanciulle e le donne, avvolti intorno al capo i loro bei fazzoletti colorati,

muovono rapidamente le forbici fra i pampini e staccano i grappoli

che pongono dentro i canestri posti ai loro piedi.

Gli uomini con le bigonce si avvicinano e versano in esse l’uva dei cesti, piano, sospingendola con le mani.

I grappoli non ancora scelti vengono portati addiritura con le corbe, sul tavolato

intorno a cui sono sedute le donne più anziane che passano in esame, si può dire,

acino per acino buttando da parte i marci.

Quando esso è colmo, si aggiogano al carro i buoi e si discende

con quel ricco e fragrante carico verso il paese.”

(R. LOMBARDINI)

allegra fatica

acino per acino

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