L’amore è un’altra cosa

MAL D’AMORE

(di Valerio Albisetti – Edizione del 1994)

Quando gli uomini dominano le donne

“Esistono diverse ipotesi sul dominio maschile. Una teoria di tipo psicologico è questa: si pensa che attraverso il possesso il maschio manifesti un bisogno di rivalsa nei confronti della donna, che sente essere più dotata nell’ intuito, nella creatività, sopratutto nella capacità di procreare. Si può ben dire che l’uomo, inconsciamente, provi una profonda invidia e un timore reverenziale nei confronti del potere di procreazione.

Più recentemente altri autori hanno ipotizzato che il ragazzo che c’è interiormente in ogni uomo cerchi di respingere la madre, di negare l’attaccamento e la forte dipendenza che prova nei suoi confronti…Fa ciò rimuovendo tutto quello che sente come femminile dentro di sé e, ancor peggio, denigrando qualsiasi aspetto che egli consideri femminile. Il desiderio adolescenziale, quindi, di affermare la propria autonomia dalla madre continua ad influenzare per tutta la vita il comportamento dei maschi adulti.

D’altra parte, gli stessi genitori incoraggiano i figli maschi a controllare le emozioni, le figlie femmine ad esprimerle. Ai ragazzi viene insegnato, per esempio, che un eccesso di sensibilità non è degna di un uomo. I maschi spesso imparano che è loro consentita ua ristretta gamma di emozioni: l’agressività, la competitività, il dominio. Debolezza, confusione, paura, vulnerabilità, tenerezza sono concesse, in genere, solo alle ragazze. Un ragazzo che esibisca emozioni del genere verrà chiamato femminuccia. Oggi si cerca di evitare stereotipi, ma la maggior parte di noi è condizionata dal proprio vissuto infantile.

Gli uomini agiscono sotto impulsi trasmessi da generazioni e sono condizionati dai genitori e dalla società. Mi rivolgo alle donne: immaginatevi l’uomo della vostra vita negli anni in cui ragazzino, davanti al televisore a guardare un film. Tutti dipingevano gli uomini come esseri forti, freddi, privi di emotività, sempre controllati, senza paura. I sentimenti di intimità erano possibili con un vecchio amico piuttosto che con una donna. Ora capite perché, decidendo di diventare un “vero uomo”, il maschio scelga di assumere proprio quei ruoli che gli impediscono di confidarsi e di sperimentare una vera intimità con la donna che ama. Dominare una donna, secondo gli schemi classici, è sinonimo di virilità.

Oggi fortunatamente, viviamo in tempi di cambiamento, e il vecchio modo di vivere e di amare non funziona più. I maschi sono confusi. Vorrebbero cambiare. Negli ultimi dieci anni ho curato moltissimi uomini e posso assicurarvi che essi desiderano aprirsi, imparare a sentire profonde emozioni e ad esprimerle alle donne che amano, a non vivere il rapporto d’amore come possesso, dominio. Ma il processo di mutamento è lento e non facile.

Quando le donne dominano gli uomini

Anche le donne possiedono gli uomini, pur esprimendo il loro possesso in modo non evidente, non diretto. Due sono i casi più frequenti.

Nel primo la donna si comporta come una madre e tratta l’uomo come un bambino. Presume che lui non sappia badare a se stesso, si comporta con lui come nei confronti di un incapace al quale si deve organizzare la vita. Può darsi, a volte, che la donna abbia effettivamente ragione. Ma ciò non cambia il problema. Se tratta un uomo come un bambino, egli si comporterà come un bambino. Se è convinta che sia un incapace, egli rimarrà un incapace. Dunque la donna non si deve preoccupare di cose che egli dovrebbe fare da solo, non deve sgridarlo come se fosse uno scemo, non deve fare commissioni o lavori che crede lui non sappia fare, non deve sempre correggere o guidare. Certamente il motivo profondo che spinge la donna al ruolo materno con l’uomo che ama è quello di renderlo dipendente, di possederlo, come se nell’inconscio si dicesse: “Se avrà bisogno di me, lo potrò sempre controllare e difficilmente riuscirà a lasciarmi”.

L’altro caso di possesso femminile è il comportamento da bambina. Un atteggiamento del genere fa sentire gli uomini forti, importanti, responsabili. Abboccheranno certo  e può darsi che ne siano felici. Di fronte a questo atteggiamento di debolezza, di fragilità, l’uomo reagisce correndo in aiuto della donna.  Fa parte del gioco, “della bambina” mettersi in condizioni di rischio, in modo che l’uomo corra a salvarla. Forse la donna lo fa per mettere alla prova un uomo, per vedere se può contare veramente su di lui. Ma il più delle volte questo meccanismo nasconde il potere di controllo femminile sull’uomo.

Le conseguenze

Può darsi che all’inizio di un rapporto ci si senta felici, perché si sta “conquistando” l’amore del partner e il nostro impegno comincia a dare i suoi frutti. Dopo un po’ di tempo, però, il partner comincia a provare rancore. Nel caso in cui la donna si comporta da madre, l’uomo alla fine si sente castrato e pieno di risentimento verso la donna che non gli permette di prendere iniziative o di assumere responsabilità. Nel caso in cui, invece, la donna si comporta da bambina, viene a cadere il rispetto. L’uomo finirà per trattarla davvero come una bambina, non come la donna che è. Nello stesso modo, l’uomo che domina una donna ne soffoca la libertà e ne impedisce l’espressione della personalità. In tutti i casi ciò significa meno passione e meno vero amore.

L’amore non è possesso. L’amore è un’unione a condizione di preservare l’integrità personale reciproca. L’amore è un potere attivo dell’essere umano, un potere che annulla le pareti che separano l’uomo dai suoi simili, che gli fa superare il senso di isolamento e di separazione, e tuttavia gli permette di essere se stesso e di conservare la propria integrità. Nell’amore due esseri diventano uno, pur rimanendo due.

Smettere di possedere l’altro non vuol dire non aiutarlo e non dargli consigli. Ma se si assume il compito di cercare di risolvere i suoi problemi, lo si libera dalla responsabilità personale. In questo caso, una volta che gli sforzi in suo favore fallissero, la colpa non sarebbe mai sua.

Per staccarsi dall’altro, per smettere di possederlo, di controllarlo, è necessario svincolare il proprio ego da lui, dai suoi sentimenti e sopratutto dalle sue azioni e dalle loro conseguenze. E’ necessario lasciare che sia lui a occuparsi dei problemi che nascono dal suo comportamento. Non bisogna mai possedere un altro essere umano. Significa non rispettare la sua personalità, la sua individualità, la sua peculiarità.”

femminicidio

Forse mi sbaglierò a pensare che tanta violenza in famiglia può dipendere da un gran….“mal d’amore”.

Forse le cause saranno molto più profonde e oscure.

Voglio però credere che ” un amore vero e maturo”,

può ancora qualcosa.

Nella

GIORNATA MONDIALE  CONTRO  LA  VIOLENZA  SULLE  DONNE,

rendo omaggio ad

  OGNI DONNA VITTIMA DEL PIU’ FORTE,

e alle TRE SORELLE MIRABEL!

Furono assassinate da scagnozzi del dittatore della Repubblica Dominicana Rafael Trujillo il 25 novembre 1960. Dal 1980 la data divenne il simbolo del loro sacrificio: durante il primo Incontro internazionale femminista, in Colombia, quando la Repubblica Dominicana la propose in onore delle tre sorelle conosciute come Las Mariposas (Le Farfalle, ndr), uccise mentre andavano a trovare in carcere i mariti, prigionieri politici.Solo dopo un po’ di tempo molti Paesi si unirono nella commemorazione di questo giorno, attribuendogli valore simbolico di denuncia del maltrattamento fisico e psicologico verso le donne e le bambine. Il 17 dicembre 1999 l’Assemblea generale delle Nazioni unite, con la risoluzione 54/134, ha scelto la data del 25 novembre per celebrare la lotta contro la violenza sulle donne, in omaggio alle sorelle Mirabal”.

(Dal Web)

gioielli-di-carta

Coppia di Cigni

Fiume Sile

ORAZIO E PENELOPE

ACACIA

Ai piedi di una meravigliosa ACACIA scorre dolcemente il Fiume SILE.

Fiume Sile

Sulla sponda, sopra un lembo di terra…Penelope, teneramente cova…

Nido di cigni

Orazio torna a controllare…mentre Penelope dorme beata.

Il Sile a Casier di Treviso

Poco prima…avevo scorto Orazio che, solo e regale…dominava l’altra sponda del Fiume.

Coppia di cigni

Ora Orazio arriva al nido e Penelope saluta e copre le sue due grosse uova…

Coppia di Cigni

Assisto commossa ad uno scambio di ruoli…spontaneo e naturale

Coppia di Cigni

La cura della vita nascente… per la Coppia…sembra il massimo impegno.

Coppia di cigni

Mentre Orazio s’asciuga le candide e morbide piume…

Coppia di Cigni

Penelope raggiunge velocemente il largo…mamma cigna

…per un fresco e salutare bagno!!!

antica barca veneziana

Mentre l’antica Peata Veneziana…

Antica Peata veneziana

assiste felice…al tenero Ciclo della vita!

VIVA GLI SPOSI!

ENRICO E ILARIA

ECCOLI! AMICI CARISSIMI!  ARRIVANO DALL’…AUSTRALIA!

PER CORONARE IL LORO…SOGNO D’AMORE!

ilpiubellodeigiorni

L’11-12-13 E’…”IL PIU’ BELLO DEI GIORNI”!

viva gli sposi!

MUSICA, FIORI, BIMBI GIOIOSI…ANNUNCIANO LA SPOSA!

ilpiubellodeigiorni

 E’ BELLISSIMA…PREZIOSA…RAGGIANTE!

viva gli sposi!

LO SPOSO INNAMORATO…TRASCENDE!

viva la sposa!

 E NELLA MAGIA DEL SOLARE INCONTRO…

viva gli sposi!

E’ SUBITO CASA!

“IL PIU’ BELLO DEI MARI

E’ QUELLO CHE NON NAVIGAMMO

IL PIU’ BELLO DEI NOSTRI FIGLI

NON E’ ANCORA CRESCIUTO

I PIU’ BELLI DEI NOSTRI GIORNI

NON LI ABBIAMO ANCORA VISSUTI

E QUELLO

CHE VORREI DIRTI DI PIU’ BELLO

NON TE L’HO ANCORA DETTO.”

(Nazim Hikmet)

il giorno più bello

VIVA GLI SPOSI!

Sulla vetta più alta

Due grandi nella vita

Prima ancora che sulle cime degli “Ottomila” raggiunte insieme:

Romano e Nives

ripartono per il Tibet dopo due anni

di una verticale contro il dolore.

“E’ una storia che sa di montagna, che nasce e si alimenta dove l’aria inizia a rarefarsi e il respiro si fa corto. E’ la storia di Nives Meroi e di suo marito Romano Benet. Da 25 anni sono sposati e insieme, in doppia cordata, hanno scalato senza ossigeno, montagne dai nomi impronunciabili. Addiritura 11 dei 14 “ottomila metri” che dominano il mondo. La loro è una storia di successi. Di conquiste. Ma anche di ritirate e sconfitte. Molte volte la montagna ha avuto la meglio sui loro tentativi. Ammantandosi improvvisamente di nebbia. Coprendosi di neve. Spazzando via ogni cosa con la furia dei suoi venti. Stavano salendo per guadagnarsi anche la dodicesima cima, due anni fa. Mancava poco. Ma all’improvviso l’apripista Romano non sta bene. Sono i sintomi di una evenienza che lo costringerà a fermarsi per due anni a causa di una malattia che fa tremare i polsi anche a chi come lui, ha visto molti abissi spalancarsi sotto di sé. Decidono di rientrare, lasciandosi alle spalle quel dodicesimo Ottomila, che porterebbe Nives ancora più vicina ad essere la prima donna che scala tutti e 14 i giganti della terra. Due anni di cure, caratterizzati da quell’altalena di speranze e cadute che ben conosce chi combatte o ha combattuto la stessa sua battaglia. Alla fine, il responso è positivo. La malattia è alle spalle. Quante siano le cicatrici rimaste nell’anima non ci è dato di sapere. Oggi, Romano e Nives annunciano di voler riprendere la via delle montagne. I progetti sono tanti. Il primo, un trekking in Nepal: “Tranquillo”.

Per molti versi sembra una storia estrema la loro. E per molti versi lo è. Estrema come le cime che risalgono. I rischi che corrono. Le vertigini che provano. La bellezza che sfiorano. Dall’altro non è che la storia di una vita. Di un matrimonio. La loro parabola non è molto diversa da quella di altre coppie. Per Romano e Nives la sfida si svolge verticalmente, per la maggioranza di noi, la sfida e orizzontale. I nostri ostacoli stanno nel quotidiano. Grandi o a volte infinitamente piccoli, con cui ci arrabattiamo tutti i giorni. Ma non per questo il nostro cammino è meno eroico o meno degno di rispetto. I nostri “ottomila” li scaliamo ogni giorno un po’. Raramente veniamo indennizzati con panorami mozzafiato. Il nostro andare per lo più procede nella nebbia, nello smog. Intorno a noi, invece, del silenzio immoto che ci parla dell’Infinito, rumore continuo.In questo scenario è arduo resistere.  Far sì che la nebbia non ci penetri, la noia non ci conquisti, la sciatteria non inizi a logorare i nostri rapporti con gli altri. Tante, quasi troppe, a volte le pietre d’inciampo sulla nostra via. Iniziamo così a vivere la quotidianità a basso regime, come una inevitabile condanna da scontare. Infelici. Insoddisfatti. Stressati. anche Nives e Romano conoscono la sconfitta. E’ la nebbia che si alza all’improvviso rendendo impraticabile quella manciata di metri che li divide dalla vetta. E’ la malattia che li coglie senza preavviso. E’ normale dice Nives. “Per un alpinista le ritirate, le sconfitte sono altrettanto numerose che non le riuscite”. Per noi no. Per noi, le sconfitte, in molti casi, sono decisive. Generalmente noi, gente di pianura, abbiamo una bassa soglia di tolleranza. Anzi, non chiamiamo neppure sconfitte i nostri “inciampi”. Diamo loro tanti nomi: tradimenti, disinnamoramento, problemi coi figli, coi vicini, licenziamenti e tanti altri ancora. Forse disabituati ad essere in balìa di forze molto più grandi della nostra volontà, come venti che spirano “con la forza di buttarti a terra e spezzarti una gamba”, temperature che gelano il respiro al suo formarsi, altitudine che rende piombo il sangue, non sappiamo fare i conti con quanto ci sovrasta. Per noi sempre ci devono essere dei colpevoli. Spesso, il primo indagato è il nostro compagno di cordata: il marito, la moglie. Forse, se imparassimo ad alzare lo sguardo oltre la cortina di nebbia entro cui ci muoviamo e sopratutto a scegliere una cima virtuale verso cui dirigere i nostri passi, forse -dico forse- potremmo iniziare anche noi a verticalizzare i nostri passi. E a dare al nostro incedere il senso di un cammino. Ma, l’aver individuato una ragione, un motivo a questo nostro muoverli. Nives e Romano andranno in Tibet. E hanno deciso di andarci insieme. Credo sia questo il loro segreto. “Un alpinista non è un estremista del coraggio. Ma uno che non si scoraggia mai” spiega Romano. Nives non ha cambiato il suo compagno di cordata, perchè non ce l’ha fatta. Non lo ha lasciato al campo-base per cogliere da sola il suo record. Insieme sono scesi dalla montagna. Per curarsi. Per prendersi l’uno cura dell’altro. Per due anni. E ora sono pronti a ripartire.”  (Corinne Zaugg)

due grandi nella vita
sulla vetta più alta

(io, tu, noi)

Coppia triadica

coppia sana
scissione della coppia 

“Io sono io, tu sei tu, ma nel momento che diventiamo “noi”

diventiamo tutta un’altra cosa,

che ha poco a che vedere con te e con me da soli.

Questa “coppia utile”,

ha fra gli obbiettivi fondamentali,

quello di favorire il processo evolutivo dei due che ne fanno parte.”

Molte volte, nel rapporto di coppia,

ci si sceglie per diversi gradevoli motivi,

ma prima o poi l’altro diventa un po’ tiranno,

una persona che ci costringe a vedere l’altra faccia di noi stessi,

che sa mettere a nudo, proprio perchè ci è così intimo,

degli aspetti che noi avevamo ignorato, che volevamo ignorare,

o che avevamo semplicemente dimenticato, della nostra personalità.

             Praticamente non ha senso cercare conferme alla nostra personalità,

come non ha senso cercare di distruggerla,

cercare di stravolgerla.

Bisogna piuttosto imparare a riconoscere quali sono le proprie caratteristiche e

…incanalare queste caratteristiche e la relazione di coppia in un processo di crescita:

e in questo senso la relazione di coppia ci può aiutare moltissimo.”

(Simonetta Ferrante)

La comunicazione nella coppia

           “Crisi, in senso etimologico, vuol dire separazione”  

   “La coppia sana è una coppia non simbiotica.”

“Dio, distaccando da Adamo la donna stessa, lo educa alla separazione.”

“All’origine delle sofferenze umane è la non accettazione del distacco.”

“Adamo ed Eva, pur riconoscendo la loro “separazione-diversità”,

restano estranei, non hanno ancora imparato ad amarsi,

perchè Adamo si difende biasimando Eva, senza difenderla.”

“L’uomo, nei progressivi distacchi di sé da sé,

non può che maturare quella nostalgia del ricongiungimento,

che è la base dell’affettività, dell’imparare ad amare.”

“Imparare ad amarsi per superare la separazione

nel vero raggiungimento….

è condividere non il Paradiso,

ma la sofferenza esistenziale,

superandone i disagi.”

“Luce della separazione” : significa vedere,  con un’angolazione diversa da quella delle “convenienze morali”,

questo evento di una possibile separazione dall’altro.”

“L’attrazione reciproca è determinata da elemento inconsapevoli,

comunque di affinità psicologica ed emotiva”

“”Una coppia è una coppia non complementare”

“Una coppia sana è una coppia non parallela, non simmetrica”

“Scoprirci diversi senza paura, accettando di vederci diversi

attraverso gli occhi dell’altro ci consente,

di non avere paura di crescere.”

“Se per rapporto di coppia intendessimo “rapporto evolutivo per le autonomie”

troveremmo una corrispondenza con l’altro

che porta a un rispetto profondo della necessità di crescita

attraverso la reciproca autonomia.

Non è possibile l’autonomia dell’uno senza l’aiuto dell’altro;

se avessimo chiaro questo, avremmo chiaro anche il nostro ruolo reciproco,

che è di distacco progressivo….per un attaccamento più profondo.”

“Parlare di “luce della separazione” o di “venire alla luce”…

ha a che fare con il nascere della persona,

ha a che fare anche con la necessità della separazione.”

“Nel processo evolutivo della “coppia”…

il lavoro grande è quello della capacità relazionale:

quella capacità di trasformare….il “Rammendo” in “Ricamo”……

in virtù di quell’occasione grande di crescita,

data dall’aver attraversato la vita insieme.”

(Stefania Guerra Lisi)