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Era ieri

 

 ENZO BIAGI – “Era ieri” – “

“Abbiamo combattuto contro il nazismo e il fascismo, molti hanno dato la vita per la libertà, mai avrei pensato che un giorno nel nostro Paese si tornasse a parlare di epurazione, censura, regime, secessione e si mettesse in discussione la Carta dei Padri della Patria.

 

 

 

 

 

 

La dignità di una Nazione libera

“Costruiremo Giustizia e Dignità

in questo mondo solo quando,

al di là delle differenze,

ci riconosceremo

tutti corresponsabili,

tutti parte

di un comune destino di vita.”

LUIGI CIOTTI

 

Lei, che sono io

ELLA, QUE SOY YO

di Clementina Sandra Ammendola

Seimila lingue nel mondo

Prefazione di Tullio De Mauro

“Una lingua, voglio dire una lingua materna in cui siamo nati e abbiamo imparato a orientarci nel mondo, non è un guanto, uno strumento usa e getta. Essa innerva la nostra vita psicologica, i nostri ricordi, associazioni, schemi mentali. Essa apre le vie al con-sentire con gli altri e le altre che la parlano ed è dunque la trama della nostra vita sociale e di relazione, la trama, invisibile e forte, dell’identità di gruppo. E fa parte del suo essere e funzionare quella che un gran linguista di questo secolo, Ferdinand de Saussure, chiamò la force de l’intercourse, la forza di interscambio: essa cioè è la condizione che ci permette come singoli di apprendere altre e nuove lingue e permette alla comunità di cui siamo parte di apririrsi alla conoscenza e al contatto di altre e diverse e nuove genti.

Come si sa, sono oltre seimila le lingue oggi vive nel mondo. E sono decine e decine quelle parlate da consistenti nuclei demografici. Contro vecchie immagini stereotipate, sappiamo oggi che, indipendentemente da recenti flussi migratori, non c’è Paese del mondo di qualche estensione e consistenza demografica che non ospiti cittadini nativi di lingua diversa. L’Italia, con le sue tredici minoranze linguistiche autoctone o insediate fra noi da secoli e con la sua folla di diversi e ancor vivaci dialetti, è solo uno degli innumerevoli casi tra i duecento paesi del mondo.

Già in epoche del passato si erano avuti movimenti migratori di consistenti parti di popolazione. L’intera storia naturale e culturale dell’Homo sapiens fin dalle origini più remote è segnata dal migrare. Lo stabilizzarsi degli stati nazionali ha reso da un lato più evidente dell’altro più difficile, drammatico il fenomeno a partire almeno dal secolo scorso. E tuttavia, fino ad anni recenti, il fenomeno coinvolgeva masse anche estese caraterizzate però da una relativa omogeneità culturale, cioè religiosa, linguistica, di costume con i paesi d’arrivo.

In anni a noi più vicini le condizioni createsi con la decolonizzazione e con il tipo di sviluppo che le aree forti del mondo hanno imposto al Pianeta hanno determinato fatti vistosamente nuovi. Estese aree del Nord del mondo, ma anche Australia e parte del Sud-Est asiatico e, da qualche anno, anche il Giappone, devono fare i conti con imponenti flussi di immigrazione provenienti dal Sud: Asia, Africa, America latina. Stiamo assistendo a un rimescolamento etnico-linguistico senza precedenti nella storia umana. Molti stati del mondo, dal Nord dell’Europa al Canada, dalla Francia o Gran Bretagna all’Australia, si sono attrezzati con un’adeguata legislazione e, specialmente, con un’adeguata ristrutturazione delle scuole. L’obbiettivo, in generale, è salvaguardare l’identità etnico-linguistica dei nuovi arrivati favorendo al tempo stesso (anzi: favorendo così) il loro inserimento linguistico-culturale e sociale nei paesi d’arrivo.

Ormai numerose esperienza ci dicono che, la coesistenza di più etnie e lingue diverse in una medesima area pone problemi anzitutto educativi, scolastici e che, se i paesi si attrezzano per affrontare e risolvere questi in positivo, si attenuano e persino svaniscono i problemi di natura sociale, produttiva, giuridica, politica. Se invece le scuole si chiudono a riccio verso gli alloglotti, antichi o nuovi che siano, prima o poi i problemi consecutivi, extrascolastici, esplodono con violenza.

Il diritto all’uso e prima ancora il diritto al rispetto della propria lingua è un diritto umano primario e la sua soddisfazione nei fatti è una componente decisiva nello sviluppo intellettuale e affettivo della persona. E’ un mediocre, inefficiente amor di patria quello che ancor oggi, in qualche Paese, porta taluni a credere che si debba cercare di celare e cancellare e magari calpestare l’alterità linguistica.

Ma le questioni non sono solo di ordine linguistico. Certamente, mancano in Italia buone leggi che raccolgano l’indicazione che la Costituzione dà per la tutela delle minoranze linguistiche nel suo art. 6: né la Costituzione né i fatti ci permettono di distinguere tra minoranza di antico insediamento e minoranze che si vengono formando per flussi migratori. Ma sopratutto è carente in Italia una cultura antropologica e linguistica diffusa abbastanza capillarmente per consertirci un rapporto conoscitivo e relazionale con gli altri.

L’Editrice Sinnos con le sue iniziative ha cominciato da alcuni anni a muoversi nella direzione di colmare una lacuna culturale della nostra società offrendo testi bilingui di storie, invenzioni, autobiografie in grado di favorire nelle nostre scuole la conoscenza reciproca di ragazzi che vengono da tradizioni culturali diverse.

Ci si deve augurare che Sinnos “faccia scuola” e che insegnanti sempre più numerosi ricorrano a questi preziosi strumenti di efficace promozione di una civiltà plurilinguistica e pliriculturale, che è una necessità per il nostro mondo.”

Collana I MAPPAMONDI

Ideata da Vinicio Ongini

Sana e Robusta COSTITUZIONE

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AL SICURO, GRAZIE ALLA COSTITUZIONE

(a cura di Duccio Facchini, giornalista di Altreconomia)

“Un punto che è importante definire è il cambiamento nello statuto politico dei cittadini e del popolo, che era un tempo il depositario della sovranità. Nello Stato di sicurezza si assiste a una tendenza inarrestabile verso una depolicizzazione progressiva dei cittadini, la cui partecipazione alla vita politica si riduce ai sondaggi elettorali. Questa tendenza è tanto più inquietante, in quanto era stata teorizzata dai giuristi nazisti, che definivano il popolo come elemento essenzialmente impolitico cui lo Stato doveva garantire protezione e crescita.” 

(Giorgio Agamben, 23 dicembre 2015)

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“PERCHE’ SIAMO PREOCCUPATI”

(Appello di 56 costituzionalisti)

Siamo anzitutto preoccupati per il fatto che il testo della riforma – ascritto ad una iniziativa del Governo – si presenti ora come risultato raggiunto da una maggioranza (peraltro variabile e ondeggiante) prevalsa nel voto parlamentare (“abbiamo i numeri”) anziché come frutto di un consenso maturato fra le forze politiche; e che ora addiritura la sua approvazione referendaria sia presentata agli elettori come decisione determinante ai fini della permanenza o meno in carica di un Governo. La Costituzione, e così la sua riforma, sono e debbono essere patrimonio comune il più possibile condiviso, non espressione di un indirizzo di Governo e risultato del prevalere contingente di alcune forze politiche su altre. La Costituzione non è una legge qualsiasi, che persegue obbiettivi politici contingenti, legittimamente voluti dalla maggioranza del momento, ma esprime le basi comuni della convivenza civile e politica……

….si è configurato un Senato estremamente indebolito, privo delle funzioni essenziali per realizzare un vero regionalismo cooperativo: esso non avrebbe infatti poteri effettivi nell’approvazione di molte leggi più rilevanti per l’assetto regionalistico, né funzioni che ne facciano un valido strumento di concertazione fra Stato e Regioni. In esso non si esprimerebbero le Regioni in quanto tali, ma rappresentanze locali inevitabilmente articolate in base ad appartenenze politico-partitiche…

….configurazione di una pluralità di procedimenti legislativi differenziati a seconda delle diverse modalità di intervento del nuovo Senato…con rischi di incertezze e conflitti.

L’assetto regionale della Repubblica uscirebbe da questa riforma fortemente indebolito…Si è rinunciato a costruire strumenti efficienti di cooperazione fra centro e periferia. Invece di limitarsi a correggere alcuni specifici errori della riforma del 2001, promuovendone una migliore attuazione, il nuovo progetto tende sostanzialmente, a soli quindici anni di distanza, a rovesciarne l’impostazione, assumendo obbiettivi non solo diversi ma opposti a quelli allora perseguiti di rafforzamento del sistema delle autonomie.

Il progetto è mosso anche dal dichiarato intento (espresso addirittura nel titolo della legge) di contenere i costi di funzionamento delle istituzioni (costi sui quali è giusto intervenire…) ma… il buon funzionamento delle istituzioni non è prima di tutto un problema di costi legati al numero di persone investite di cariche pubbliche…bensì di equilibrio fra organi diversi, e di potenziamento, non di indebolimento, delle rappresentanze elettive. …questi non sono modi adeguati per garantire la ricchezza e la vitalità del tessuto democratico del paese…

Sarebbe ingiusto disconoscere che nel progetto vi siano anche previsioni normative che meritano di essere guardate con favore: tali la restrizione del potere del Governo di adottare decreti legge, e la contestuale previsione di tempi certi per il voto della Camera sui progetti del Governo che ne caratterizzano l’indirizzo politico; la previsione (che peraltro in alcuni di noi suscita perplessità) della possibilità di sottoporre in via preventiva alla Corte costituzionale le leggi elettorali, così che non si rischi di andare a votare (come è successo nel 2008 e nel 2013) sulla base di una legge incostituzionale; la promessa di una nuova legge costituzionale (rinviata peraltro ad un indeterminato futuro) che preveda referendum propositivi e di indirizzo e altre forme di consultazione popolare.

Tuttavia questi aspetti positivi non sono tali da compensare gli aspetti critici di cui si è detto. Inoltre, se il referendum fosse indetto – come oggi si prevede – su un unico quesito, di approvazione o no dell’intera riforma, l’elettore sarebbe costretto ad un voto unico, su un testo non omogeneo, facendo prevalere, in un senso o nell’altro, ragioni “politiche” estranee al merito della legge….

Per tutti i motivi esposti….l’orientamento che esprimiamo è contrario, nel merito, a questo testo di riforma.

(Aprile 2016)

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Francesco Amirante, Magistrato; Vittorio Angiolini, Università di Milano Statale; Luca Antonini, Università di Padova; Antonio Baldassare, Università LUISS di Roma; Sergio Bartole, Università di Trieste; Ernesto Bettinelli, Università di Pavia; Franco Bile, Magistrato; Paolo Caretti, Università di Firenze; Lorenza Carlassare, Università di Padova; Francesco Paolo Casavola, Università di Napoli Federico II; Enzo Cheli, Università di Firenze; Riccardo Chieppa, Magistrato; Cecilia Corsi, Università di Firenze; Antonio D’Andrea, Università di Brescia; Ugo De Siervo, Università di Firenze; Mario Doglioni, Università di Torino; Gianmaria Flik, Università LUISS di Roma; Franco Gallo, Università LUISS di Roma; Silvio Gambino, Università della Calabria; Mario Gorlani, Università di Brescia; Stefano Grassi, Università di Firenze; Enrico Grosso, Università di Torino; Riccardo Guastini, Università di Genova; Giovanni Guiglia, Università di Verona; Fulco Lanchester, Università di Roma La Sapienza; Sergio Lariccia, Università di Roma La Sapienza; Donatella Loprieno, Università della Calabria; Joerg Luther, Università Piemonte orientale; Paolo Maddalena, Magistrato; Maurizio Malo, Università diPadova; Andrea Manzella, Università LUISS di Roma; Luigi Mazzella Avvocato dello Stato; Alessandro Mazzitelli, Università della Calabria; Stefano Merlini, Università di Firenze; Costantino Murgia, Università di Cagliari; Guido Neppi, Università di Torino; Walter Nocito,Università della Calabria; Valerio Onida, Università di Milano Statale; Saulle Panizza, Università di Pisa; Maurizio Pedrazza Gorlero, Università di Verona; Barbara Pezzini, Università di Bergamo; Alfonso Quaranta, Magistrato; Saverio Regasto, Università di Brescia; Giancarlo Rolla, Università di Genova; Roberto Romboli, Università di Pisa; Claudio Rossano, Università di Roma La Sapienza; Fernando Santosuosso, Magistrato; Giovanni Tarli Barbieri, Università di Firenze; Roberto Toniatti, Università di Trento; Romano Vaccarella, Università di Roma La Sapienza; Filippo Vari, Università Europea di Roma; Luigi Ventura, Università di Catanzaro; Maria Paola Viviani Sclein, Università dell’Insubria; Roberto Zaccaria, Università di Firenze; Gustavo Zagrebelsky, Università di Torino.

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La bibliografia essenziale

AA.VV. “Costituzione bene comune” (Ediesse/Comitato per il no).

Scritti di Azzariti, Besostri, Carlassare, Ferrara, Gallo, Grandi, Pace, Rodotà, Villone, Zagrebelsky.

Andrea Aurelio Di Todaro “Referendum costituzionale. 20 domande, 20 risposte” (Ediesse/Comitato per il no)

Gustavo Zabrebelsky con Francesco Pallante “Loro diranno, noi diciamo” (Laterza)

Marco Travaglio, Silvia Truzzi “Perché no”.  (PaperFirst)

V. Onida, G. Quagliarello “Perché è saggiodire no: la vera storia di una riforma che ha cambiato verso” (Rubbettino)

Arturo Carlo Jemolo “Che cos’è la Costituzione) (Donzelli)

PaoloBarile “Tra Costituzione e riforme” (Passigli)

Emilio Gentile “Il capo e la folla” (Laterza)

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I link ai materiali

Il testo della riforma costituzionale:

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/04/15/16A03075/sg

Il testo dell’Italicum

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2015/05/08/15/G00066/sg

La sentenza n. 1 2014 della Corte costituzionale sul Porcellum

http://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2014&numero=1

Vademecum sulle ragioni del no:

http://www.libertàegiustizia.it/wp-content/uploads/2016/07/Vademecum-LeG-v.2.pdf

Brani tratti da “Le RAGIONI del NO” Guida al voto per il referendum costituzionale 

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“L’informazione corretta, non falsificata,

è premessa indispensabile per il voto consapevole

dei cittadini, e chi ha le conoscenze necessarie

devemetterle a disposizioni di tutti.”

(Stefano Rodotà)

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