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La Permacultura

“Il restare, il rimanere fedeli implica un’uscita.

Paradossalmente proprio perché si rimane,

proprio se si è fedeli si cambia.”

(Papa Francesco)

Pianeta Terra

“Ogni pianta che si prepara a fiorire è un fenomeno straordinario: è una nota di perfezione, una strofa d’oro nel poema della vita. Forse l’albero della magnolia fu il primo ad esprimere un fiore; uno solo e bianco con profumo di anemoni e di zagare. Poi i fiori si sono moltiplicati e i colori dal bianco, si sono variamente dipinti; quel profumo delicato apparso per la prima volta non tardò a sciogliersi in una variazione mirabile di fragranze.

Allo schiudersi dei  fiori, insieme con le infiorescenze ricche di nettare e di polline, sono comparse le farfalle dalle ampie ali colorate, e coorti di api e di insetti alati ancora oggi fanno a gara nel favorire la fecondazione volando di fiore in fiore.

La sinfonia dei colori va dal turchino al giallo, dal violetto al bianco, dal rosso purpureo all’amaranto, diversi nello stesso fiore. Se guardi nel fondo del calice del tulipano, rimani sorpreso: qui gli òrafi hanno appreso per la prima volta come il nero dia risalto all’oro. Alla sinfonia dei colori risponde una sinfonia di profumi.

Entro le erbe si annidano spesso fiorellini quasi invisibili dall’intensa anima odorosa che si rivela soltanto quando li calpestiamo. Gara di profumi e di colori in un prato e gara di piccoli esseri volanti (api, bombi, ditteri, coleotteri, farfalle) che vanno e vengono. Fiore  e insetto, sono forme viventi tanto diverse, eppure così legate tra loro. E’ la legge della vita…

Mentre tutta la creazione canta le meraviglie dell’universo, un vero “olocausto” ambientale sta avvenendo sotto gli occhi di tutti; la distruzione della natura, creatura di Dio, avviene in sfregio al Creatore e autore ne è l’uomo stesso, il quale invece dovrebbe difenderla per il bene comune. Il tempio della natura oggi appare devastato, frantumato, con l’ascia e con la scure…bruciato…distrutto; l’uomo, inebriato dall’orgoglio di sentirsi dominatore ed esaltato dal mito del progresso, aggredisce in modo irresponsabile le ricchezze della Terra. “Dove sono i placidi paesaggi della mia infanzia? Dov’è il silenzio della mia terra natìa?

Dove sono i fiori che raccoglievamo lungo il torrente quando eravamo bambini? Dov’è il bianco della neve? Vive soltanto nei dipinti? Il volto della Terra è simile a quello di un essere umano.

La Casa di Claude Monet

Non dimenticare che sei soltanto il viaggiatore su questo pianeta e che niente ti appartiene” (Ivan Lakovic, pittore jugoslavo).

Laghetto di Claude Monet

Nel corso dei secoli, la natura è stata via via considerata dall’uomo come forza sacra, come potenza minacciosa, come madre-padrona, come oggetto da usare e di cui abusare. Se l’uomo un tempo appariva minacciato dalla natura, ora è la natura stessa a essere minacciata dall’uomo, il quale plasma con le sue mani un mondo sempre più artificiale, e non sa più ascoltare il linguaggio genuino del creato.”

(Angelo Viganò – Da: “Pensieri per l’estate” – p. 42)

 

(Foto personali scattate nell’ottobre 2017, a Giverny – Francia)

Biodiversità e Monoculture

 

http://coltivarcondividendo.blogspot.it/

Brano tratto dal Libro di Vandana Shiva:

MONOCOLTURE DELLA MENTE – Biodiversità, biotecnologia e agricoltura “scientifica”

(Pagina 64/67 della Prima edizione del 1995)

La crisi della diversità

“La diversità è il carattere distintivo della stabilità ecologica. Diversi ecosistemi danno luogo a forme di vita e culture diverse. La coevoluzione delle culture, delle forme di vita e degli habitat mantiene intatta la diversità biologica del pianeta. Diversità culturale e diversità biologica si tengono.

Le comunità, dovunque nel mondo, hanno sviluppato un proprio sapere e hanno trovato il modo di ricavare i mezzi di sussistenza dai doni ricevuti dalla diversità della natura, sia nella sua forma selvatica sia in quella addomesticata. Le comunità di caccia e raccolta usano migliaia di piante e di animali per procurarsi, cibo medicine e riparo. Anche le comunità pastorali, agricole e di pescatori hanno sviluppato i saperi e le attitudini necessarie per ricavare il sostentamento dalla diversità vivente della terra, dei fiumi, dei laghi e dei mari. La loro conoscenza ecologica approfondita e sofisticata della biodiversità ha fatto nascere regole culturali di conservazione, che si riflettono in nozioni di sacralità e tabù.

Oggi, tuttavia, la diversità degli ecosistemi, delle forme di vita e dei modi di vivere delle comunità è minacciata dal pericolo di estinzione. Gli habitat sono stati privatizzati e distrutti; la diversità è stata impoverita e i mezzi di sussistenza derivanti dalla biodiversità sono a rischio.

Le foreste umide tropicali coprono ormai solo il 7 per cento della superficie della Terra, ma in esse vive almeno il 50 per cento delle specie viventi. La deforestazione va avanti a un ritmo sostenuto: stime molto prudenti suggeriscono tassi del 6,5 per cento in Costa d’Avorio, e dello 0,6 per cento all’anno (pari a 7,3 milioni di ettari), in media, per tutti i paesi tropicali. A questo tasso netto che tiene conto sia della riforestazione sia della crescita naturale, tutte le foreste tropicali indivise scompariranno entro 177 anni. Raven ha stimato che il 48 percento circa di tutte le specie di piante del mondo sono nelle foreste o in areee limitrofe, il 90 per cento delle quali sarà disboscato nei prossimi venti anni, con la perdita di circa il 25 per cento di tutta la specie. Wilson ha stimato che il saggio di estinzione attuale è di mille specie all’anno. Negli anni novanta questo valore è destinato a salire a diecimila specie all’anno (una ogni ora). Nei prossimi trent’anni, un milione di specie potrebbe essere cancellato.

La diversità biologica degli ecosistemi marini è anch’essa notevole; tavolta le barriere coralline sono paragonate alle foreste tropicali, sotto il profilo della diversità. Gli habitat e la vita del mare sono però gravemente attaccati; con la distruzione della diversità, la pesca locale è sull’orlo del disastro nella maggior parte delle regioni costiere.

L’erosione della diversità è molto avanzata anche negli ecosistemi agricoli. La varietà dei raccolti è scomparsa: nel periodo della Rivoluzione verde, la coltivazione di centinaia e migliaia di raccolti si è ridotta a quella del grano e del riso, tratti da una ristretta base genetica. I semi di grano diffusi in tutto il mondo dallo International Centre for Maize and Wheat Improvement, attraverso Norman Borlaug e gli “apostoli del grano”, sono il risultato di nove anni di sperimentazione sul grano giapponese Norin. Il Norin, brevettato nel 1935, è un incrocio tra il grano nano giapponese denominato Daruma e quello americano denominato Faltz, cheil governo giapponese aveva importato dagli Usa nel 1887. Il Norin fu introdotto negli Usa nel 1946 dal dottor D.C. Salmon – un agromono che operava in Giappone come consigliere militare degli Usa – e dopo fu incrociato con semi americani della varietà chiamata Bevor, ad opera del dottor Orville Vogel, ricercatore del Dipartimento dell’Agricoltura. Negli anni cinquanta Vogel inviò questa varietà in Messico, dove fu usata da Borlaug . un dipendente della Rockefeller Foundation – per sviluppare le sue ben note varietà messicane. Delle migliaia di semi nani creati da Borlaug, solo tre furono impiegati per creare piante di grano della Rivoluzione verde, poi diffuse in tutto il mondo. La disponibilità di cibo di miloni di persone dipende ora precariamente da questa base genetica ristretta e straniera.

Nell’ultimo mezzo secolo, in India, sono cresciute probabilmente 30.000 diversità indigene – o ceppi locali – di riso. La situazione è cambiata radicalmente negli ultimi quindici anni, e il dottor H.K. Jain, direttore dello Agricultural Research Institute di New Delhi, ritiene che in questi quindici anni questa enorme varietà di specie si ridurrà a non più di 50, con le prime dieci che coprono tre quarti del terreno coltivato a riso nell’intero subcontinente.

Anche le popolazioni di bestiame sono state omogeneizzate e la loro diversità è andata perduta irrimediabilmente. Le razze pure di bovini, formatesi nel tempo in India, sono in via di estinzione. Sahiwal, Red Sindhi, Rathi, Tharparkar, Hariana, Ongole, Kankreji e Gir sono razze bovine sviluppatesi in specifiche nicchie ecologiche, dove ciascuna di esse poteva sopravvire e soddisfare i bisogni di comunità locali. Oggi esse sono sistematicamente sostituite dalle razze incrociate Jersej e Holstein Cows.

Con la scomparsa degli animali – che sono una componente essenziale dei sistemi di coltivazione – e la sostituzione del loro contributo alla fertilità agricola da parte dei fertilizzanti chimici, anche il suolo, la flora e la fauna sono andati perduti. Si sono estinti, o hanno subìto una forte riduzione della loro base genetica, i batteri azotofissatori specifici dei diversi luoghi: i funghi che in associazione favoriscono l’assorbimento dei nutrienti; i predatori d’insetti nocivi, gli impollinatori, i diffusori dei semi e altre specie coevolutesi nel corso dei secoli, dalle quali dipendeva la protezione ambientale degli agrosistemi tradizionali. Privati della flora con la quale coevolvono, sono scomparsi anche i microbi del terreno.

L’erosione della biodiversità avvia una reazione a catena. La scomparsa di una specie è connessa con l’estinzione d’innumerevoli altre specie, con le quali la prima è interrelata attraverso le catene alimentari, fatti che l’umanità ignora totalmente. La crisi della biodiversità non significa solo la scomparsa delle specie che hanno il potenziale di portare dollari alle imprese, rifornendole di materie prime industriali. E’ un problema di fondo, è una crisi che minaccia i sistemi di supporto della vita e dei mezzi di sostentamento di milioni di persone nei paesi del Terzo Mondo.”

 

 

Luce bianca

 

“Prima di voler conoscere cosa sia la luce, godiamola. Mentre le ultime stelle si spengono una ad una, il cielo all’alba s’imbianca; e un fiume d’oro irrompe sulla terra e il sole, resosi visibile, scroscia giù dalle cime rimbalzando sui fianchi dei monti fino a riempire le valli, e raggiungere il tremolare della marina. Il vento che sale, raccoglie e trasporta il mistero di una musica che parla di miracoli. Le vette colpite dal primo raggio si circondano di un’aureola, come se un essere sovrumano vi prendesse dimora; e l’acqua del fiume o del mare quando si imbeve di luce, si illumina come di un manto di stelle lucenti. Le cose ammantate di luce si vestono di bellezza; la carezza solare trasmette vitalità e canto al fiore, agli alberi, agli insetti, ai nidi, alle foglie, ai frutti. Basta un po’ di sole e si rinnova il volto della vita. Cos’è questo sole? Cos’è questa vita? Cos’è questa luce? La luce che ci appare bianca reca in sè una gamma di radiazioni di varia lunghezza. Lo spettro solare, nel passare attraverso lo sciogliersi delle nubi, talvolta si manifesta in arcobaleno, che è un’insieme di diversi colori che vanno leggermente sfumando l’uno nell’altro e sono: il rosso, l’arancio, il giallo, il verde, il turchino, l’indaco e il violetto. E quando queste radiazioni convergono in un solo punto, allora la luce riappare bianca.”

(Da “Parlami di Dio, pensieri per l’estate”. ed. Sacro Cuore, Bologna, giugno 2000, p. 14)

 

Gli uccelli

“Gli uccelli sono la gioia della campagna:

sono fatti di verde come le foglie,

e di raggi d’oro come il sole.

Risultati immagini per migrazione delle ballerine di montagna

Sono i figli della terra

e la terra li nutre senza che essi

si affannino a seminare ed a mietere.

Non c’è zolla che neghi loro un chicco

o un insetto;

non c’è ramo che neghi loro almeno

una gemma, un fiore, una bacca, un frutto.

Il danno che fanno ai tuoi campi te lo ripagano.

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Tu non sai quanti insetti nocivi essi distruggono:

se ti rubano un chicco, te ne salvano cento.

Quando Gesù camminava gli uccelli scendevano

sulla via, e gli baciavano i piedi,

e gli svolazzavano intorno gorgheggiando festosi.

Quando San Francesco cantava al Signore,

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gli uccelli si posavano sulle sue spalle

e gli parlavano all’orecchio.

Quando tu zappi la tua vigna, o contadino,

e hai il cuore sgombro d’odio e d’ira,

il pettirosso ti scodinzola dalla cima di un palo,

e ti manda il suo richiamo gaio e sereno.

Risultati immagini per contadino che zappa la terra

Non uccidere gli uccelli: essi sono i tuoi primi amici

e nel loro piccolo cuore

c’è tanta vita quanto nel tuo.”

(F. LANZA)

(Immagini tratte dal WEB)

(Brano tratto dal Testo di Scuola Elementare del 1965)

Ascolta il ruscello

“Quando passi vicino ad un fiume, fermati, e fermati magari anche se quell’acqua corrente è solamente quella di un torrente o un ruscello. fermati e ascolta.

Ti pare che i grandi fiumi, che vanno lenti, non abbiano voci, nella loro marcia sonnolenta.  Ma hanno voce anch’essi, lì vicino alla riva, dove l’acqua passa tra le erbe e le canne, o lì, all’ombra, dove urta il pilone del ponte.  Più allegro e rumoroso è il ruscello: proprio come lo sono i bambini, perché i ruscelli non sono che dei fiumi-bambini.

Val Pusteria

E anche i grandi fiumi, proprio come gli uomini, sono stati bambini, sono stati dei fanciulletti che vengon giù correndo, dai prati di montagna e dai prati di collina.

Come sono allegri, i ruscelli, quando saltan giù di balza, in balza!  Ascolta la loro voce: è la più antica voce del mondo.  La terra era appena formata, nel gran mistero dell’universo: le acque erano state appena separate dalla terra, e già cominciavano a correre, allegre e spumeggianti.  Non si udiva voce di uomo o di animali, ma già si udiva questa voce d’acque.

Fiume Isarco

E il mondo cammina attraverso i cieli da millenni e da millenni, e non si ferma mai: l’acqua, nella sua corsa, non si ferma mai: e arriva, per infinite strade, al mare, e nel mare evapora e diventa altissima e leggera nuvola, e poi cade in pioggia, e la sua storia ricomincia, diventa ghiaccio, neve, e finalmente, ancora una volta, sorgente azzurra e allegro ruscello.

Diventerà fiume il ruscello?

Sì: perché di cento e di mille ruscelli si fa un fiume: così come di cento e di mille fanciulli si fa un popolo.  Ascolta questa voce.

E’ la voce della vita.”

(O. VERGANI)

Fiume Sile - TV

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