Posts Tagged ‘Crescita’

L’unica rivoluzione

“Tra i rami nudi sbircia

il cielo, il tuo;

sii terra ora e canto serale

e campagna su cui regna il cielo.”

(Rainer Maria Rilke)

Educare significa ferirsi

ERALDO AFFINATI   (Insegnante – Scrittore)

– TESTIMONIANZA –

Educare

“Dietro ogni adolescente, dietro ogni ragazzo diffcile c’è sempre una bellezza, un tesoro, una motivazione che noi dobbiamo scoprire. Dobbiamo accendere un fuoco dentro questi studenti per farlo divampare. Però è un lavoro che richiede impegno, forza, consapevolezza anche degli ostacoli che si trovano, perché non tutte sono storie belle.

Ci sono anche fallimenti, ci sono amarezze, ci sono momenti di sconforto e l’insegnante deve sapere che educare significa ferirsi. Ferirsi perché quando insegni ti devi mettere in gioco. Non puoi essere solo il depositario di un regolamento da applicare.

Educare vuol dire condurre mano per la mano il ragazzo lungo un’esperienza conoscitiva. E’ un percorso a ostacoli, lui si può rifiutare, ti può anche combattere. E tu devi essere amico, nel momento in cui condividi i suoi entusiasmi e le sue malinconie, ma devi essere anche maestro, cioè portarlo a capire che la libertà, per ogni persona, non consiste nel superamento, ma nell’accettazione del limite.

I ragazzi e la scuola

I ragazzi di oggi sono cresciuti in un vuoto dialettico, per questo non hanno ancora preso coscienza della loro identità e spesso non hanno senso del limite. Il loro smarrimento denuncia una crisi antropologica. Questi ragazzi hanno avuto una deflagrazione del desiderio. Tutto è possibile, tutto è accessibile. L’informazione? Vai su google e trovi tutto. Ma poi chi ti mette in squadra questo mare magnum, chi ti ristabilisce le gerarchie di valori?

La scuola ha questa responsabilità. Dobbiamo far amare di nuovo ai nostri ragazzi il processo conoscitivo. La scuola deve recuperare quello che un tempo si chiamava lo spirito critico.

La responsabilità della parola

Quando chiesero ad Albert Camus nei “Discorsi in Svezia” perché scrivi? Lui rispose: “Io scrivo in nome di chi non può farlo”. Quando lessi questa frase a 17 anni capii che la letteratura deve essere questo, deve parlare a nome di chi non può farlo.

Scrittore e insegnante sono custodi della parola. La responsabilità della parola è fondamentale sia per chi scrive che per chi insegna. Quello che dici e che fai in aula può incidersi in maniera indelebile nella percezione dell’adolescente. Le parole sono importanti. Se tu non hai un sistema verbale, come fai ad esprimere un’emozione? Quell’emozione resta un grumo emotivo, non si traduce in niente, in nessuna forma espressiva. Insegnare le parole è importante per condurre alla maggior età i ragazzi che hai di fronte.

Il futuro

La scuola italiana corrisponde soltanto in minima parte alla sua immagine mediatica. Vedo professori che non si limitano a svolgere il mansionario.

Esistono ragazzi e ragazze che sono spugne, pronte ad assorbire l’acqua che tu riesci a versare. La nostra provincia è vitale. Le metropoli sono piene di giovani attivi.

Per questo non dobbiamo mai soccombere alla brutalità e alla volgarità del nostro tempo, ma provocare un contagio, dando luce a quest’Italia più bella e più vera. Un’Italia che spesso non compare, che non viene rappresentata in Tv. Ma che esiste.

Ed è questa l’Italia in cui credo. Se non avessi fiducia in quest’Italia non entrerei in classe ogni mattina.”

 

(Sintesi dell’incontro “Osare passi nuovi”)

(Giornalino Fraternità di Romena – n° 3 – 2014)

Pieve di Romena - Arezzo

 

Chiamati dal futuro

“Il fiume comincia con la prima goccia d’acqua,

l’amore con il primo sguardo,

la notte con la prima stella,

la primavera con il primo fiore.”

(Primo Mazzolari)

Coppia di cigni

“Il futuro entra in noi molto prima che accada”

(Simone Weil)

“Il tempo vitale, il tempo vissuto,

non parte dal passato verso il presente

ma parte dal futuro verso il presente.

Il seme che cresce nei nostri campi

perché sviluppa ora le sue radici?

Perché c’è il tempo vivente

che lo chiama dal futuro,

e il grano che cresce

“sogna” la figura, la spiga,

che un giorno riuscirà a raggiungere

nella sua maturazione.

Il presente è una risposta

nella vita concreta, nel reale,

agli appelli che ci vengono dal futuro.”

(Giovanni Vannucci)

Nuova vita sul fiume Sile

Brani scelti dal libro:

“Il futuro ha un cuore di tenda”

di Ermes Ronchi

 

Il flauto

NEI SOLCHI DEL SILENZIO

canneto sul fiume Sile

“Il flauto geme, sognando il

canneto da cui fu reciso, e il

suo suono è nostalgia del canto

dell’acqua dov’è cresciuto, del

vento che dolcemente e fortemente

giocava con lui, del sole che cangiava

in oro la sua veste.”

(Giovanni Vannucci)

Il Ritmo che guida il mondo

Appartiene alla DONNA!

“La funzione della Donna è quella passiva del suolo, che non solo aiuta l’albero a crescere, ma mantiene la sua crescita entro certi limiti. L’albero deve provare l’avventura della vita, innalzare e allargare i suoi rami da ogni parte, ma i suoi più profondi legami sono con la terra, e ciò l’aiuta a vivere. Anche la nostra civiltà deve avere il suo elemento passivo, una base larga e stabile; non dev’essere solo crescita, ma crescita armonica. Essa deve avere tempo, una misura di tempo. Il tempo non è un ostacolo; è ciò che le sponde sono per il fiume: esse guidano la corrente che altrimenti si perderebbe nella palude. E un Ritmo, il Ritmo che guida il mondo, nei suoi movimenti, verso la verità e la bellezza.”

(Rabindranath Tagore – da “Il mondo della personalità)

matrioske

 TANTI AUGURI AD OGNI DONNA 2016!

E’ il bimbo di ieri

“Il vigliacco di oggi

è il bimbo che schernivamo ieri.

L’aguzzino di oggi

è il bimbo che sfruttavamo ieri.

L’impostore di oggi

è il bimbo che non credevamo ieri.

Il contestatore di oggi

è il bimbo che opprimevamo ieri.

L’innamorato di oggi

è il bimbo che carezzavamo ieri.

Il non complessato di oggi

è il bimbo che incoraggiavamo ieri.

Il giusto di oggi

è il bimbo che non calunniavamo ieri.

L’espansivo di oggi

è il bimbo che non trascuravamo ieri.

Il saggio di oggi

è il bimbo che ammaestravamo ieri.

L’indulgente di di oggi

è il bimbo che perdonavamo ieri.

L’uomo che respira amore e bellezza

è il bimbo che viveva nella gioia anche ieri.”

(Autore ignoto)

P.S.  – Su precisazione del figlio, l’autrice della Poesia è  Anita Popolo Lentini.

Arrivederci, signor maestro!

maestro di scuola

“Non c’è stato tanto sole stamattina, la finestra è spalancata, ed entra in classe un maggiolino con le ali d’oro.  – Un maggiolino! Un maggiolino!

Tutti vorrebbero prenderlo, l’unico che lo guarda appena, distrattamente, è Martinelli.

Come? Martinelli che vede un maggiolino e non gli corre incontro, cantando la canzoncina magica per prendere i maggiolini!

maggiolino

Se Martinelli rimane fermo vuol dire che ha qualcosa nel cuore, vuol dire che gli dispiace che la scuola finisca, ch’io me ne vada…

– Addio ragazzi.

Sulla classe scende un gran silenzio.

Il maggiolino dalle ali d’oro vola ancora un po’ poi se ne va meravigliato.

Improvvisamente le cicale smettono di cantare rimanendo nascoste sotto le immobili foglie dell’albero del cortile. Il silenzio si fa più grande.

– Addio, ragazzi. Siamo stati tanto tempo insieme, e adesso, al suono della campanella, voi ve ne andrete da una parte, io dall’altra. Chi sa se ci rivedremo, e quando. Forse molto tardi, quando ci passeremo vicino senza riconoscerci, quando del vostro maestro vi sarete già dimenticati…

– No, no, signor maestro!

– Silenzio, lasciatemi parlare.

Siate buoni, seguitate a studiare, avrete insegnanti più severi nelle scuole secondarie. Tu, Martinelli, non potrai più portare fiori e farfalle in classe, Né sassi coi luccichini  d’oro, né scatolette con le lucciole dentro. Salutiamoci adesso, perché dopo, giù, ci sarà tanta gente.

Addio, ragazzi, io mi ricorderò sempre di voi. Quello che v’ho insegnato, ve l’ho insegnato col cuore. Non dimenticatelo. Se qualche volta sono stato ingiusto…

Martinelli, con gli occhi pieni di lagrime, lascia il banco e viene verso la cattedra. Tutti gli altri lo seguono, mi si fanno intorno.

– Ti sequestrai la trottola, Manili; i francobolli svizzeri, Danieli…Giordani, tu mi scuserai se tutti i giorni ti hofatto tirar l’orecchio da tuo padre…

Anche Giordani ha gli occhi con le lacrime.

– Non fa niente, signor Maestro. M’è venuto il callo. – Mi s’avvicina e me lo fa sentire.

Tutti si stringono intorno alla cattedra. Ognuno ha qualche cosa da farmi vedere, per avere la scusa d’avvicinarsi: un dito ferito, una bruciatura, una cicatrice sotto i capelli…

Ed ecco il suono della campanella.

campanella della scuola

Vien su dal cortile, entra in tutte le classi, corre su per le scale, si spande per i corridoi…

Il brusìo, dalla strada, si fa più forte.

– Addio, addio ragazzi.

Allora Martinelli spicca un salto, mi abbraccia e mi bacia su una guancia lasciandomela tutta sporca di liquirizia.

– Addio, addio signor Maestro.

Mi prendono per le mani, per la giacca. Danieli mi mette in tasca i francobolli svizzeri, Spadoni la scatoletta delle cartucce, Manili mi chiede l’indirizzo perché vogliono mandarmi una cartolina, una lettera.

La campanella suona sempre. Le altre classi sono già all’uscita.

– Ragazzi, è ora, dobbiamo andare.

Dovrei metterli in fila ma è impossibile, usciamo quasi correndo, io in mezzo e tutti i ragazzi intorno, e così scendiamo per le scale, ma appena arrivati sulla strada, ecco, come per incanto, i ragazzi spariti. Se li son presi le mamme, i padri, le nonne, le sorelle più grandi.

Da lontano sento le voci:

– Arrivederci, signor maestro!

– Signor maestro, manderò una cartolina!

– Addio, ragazzi.

E piano piano la strada rimane deserta. ” (G. MOSCA)

http://www.intornoalmelo.it/scuola.htm

saluti delle vacanze

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