Difficoltà superate

Il mostriciattolo con la corona": la favola per spiegare il ...

 

(Da FAVOLE – Supplemento quindicinale del settimanale L’INCONTRO – Anno 4 n° 7 – 28 Giugno 2020)

…per gli adulti che vogliono sognare come i loro bambini e per i bambini che vogliono scoprire il mondo degli adulti…

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Coronavirus, Keyline lancia la sfida: «Riempiamo la fabbrica con i ...

“Un marito gentile ma esigente, due figli adorabili ma vivaci, due gatti, due cani e una tartaruga non lasciavano molto spazio a Serena per una vita sociale e a peggiorare il suo tran tran quotidiano arrivò inaspettatamente un invisibile virus che dichiarò guerra all’intera umanità scatenando una spaventosa pandemia.

L’obbligo di indossare mascherine e guanti, il distanziamento sociale, la chiusura di uffici, negozi e scuole imprigionarono tutti in casa aumentando le molteplici difficoltà di Serena accrescendone il disagio. Nelle consuete telefonate quotidiane con la madre le diceva: “Ma di cosa ti lamenti? Al tuo posto sarei felicissima di averli tutti vicini, credi sia divertente trovarsi soli durante la quarantena?”

“Non sarà divertente ma è sicuramente più rilassante” pensava “mia madre non ha idea di quanti problemi nascano in un appartamento con quattro persone che vagano per casa sospirando, lamentandosi ed innervosendosi per un nonnulla; due cani che pretendono una totale attenzione e due gatti che vogliono riappropriarsi dei loro spazi, fortunatamente Lisetta, la tartaruga, non si lamenta perché adora mordicchiare gli alluci e in questi giorni a disposizione ne ha tanti.”

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L’inizio della quarantena era stato surreale ma divertente, era insolito trovarsi tutti insieme dalla mattina alla sera, o-gnuno proponeva allegri passatempi per superare quel periodo sospeso nell’irrealtà ma più i giorni passavano più diminuiva l’allegria mentre battibecchi, porte sbattute e proteste per la libertà perduta aumentavano.

Nei primi giorni marito e figli dichiararono che ci avrebbero pensato loro a scacciare la triste quarantena preparando manicaretti gustosi. Il portatile era fieramente in cucina e i prodi chef iniziarono a preparare pane, torte, biscotti, gelati e…nient’altro, a Serena venne lasciato il compito, oltre che di ripulire la cucina dai loro disastri anche di cucinare perché si sa che non si vive di soli dolci.

Passato qualche giorno, così proprio com’era iniziato, l’entusiasmo scemò e i famigliari ritirarono la collaborazione e si rintanarono nelle loro postazioni: il marito a quella dello smart working, i figli a quella dello school working e lei? Lei, poiché non esisteva una postazione di house working e non possedeva neppure gli intelligentissimi robottini che spazzano e lavano pavimenti impugnò la vetusta aspirapolvere e tentò di mantenere pulita e in ordine la casa molto affollata.

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Un altro compito gravoso riservato a Serena era quello di recarsi al supermercato ma il suo supermercato preferito era diventato off limits a causa della normativa Covid 19 ed era stata perciò costretta a recarsi in quello più vicino che non solo era poco fornito ma era anche lontano, lontano per le borse pesanti da portare a casa e troppo vicino per spostare la macchina dal parcheggio, parcheggio trovato fortunosamente due giorni prima del blocco.

Nel primo giorno di prigionia si mise in coda, le sembrava di essere una bambina nel suo primo giorno di scuola, si sentiva spaesata e impaurita dal nemico invisibile, nessuno tentò di fare il furbo saltando la coda con la solita frase: “Scusi non mi ero accorto che c’era prima lei” ma nei giorni seguenti iniziarono le difficoltà dovute al nervosismo che serpeggiava ovunque. La difficoltà più ardua da superare per Serena era appiccicare il ticket al sacchetto della frutta indossando guanti troppo larghi che si rompevano facilmente. Ticket, sacchetto e guanti litigavano sempre ferocemente, il ticket si rifiutava di appiccicarsi al sacchetto preferendo di gran lunga i guanti che, infastiditi, si rompevano.

“Si attaccano dappertutto tranne che sul sacchetto” raccontò ai famigliari che l’ascoltarono un po’ infastiditi per essere stati distolti dalle loro importanti attività come leggere il giornale o giocare con i video giochi.

DISEGNI - Il Messaggero

“Ci riescono tutti tesoro perché tu no?” rispose il marito con un sorriso bonario quanto indifferente. “Tutti chi?” si domanda Serena “Tutti devono lottare contro quelle maledette etichette appiccicose, no non proprio tutti, solo quelli che non rimangono a casa a trastullarsi”, ma non espresse ad alta voce il suo pensiero per non eccitare ulteriormente l’aria già satura di tensione.

Un consiglio prezioso per superare il delicato problema eti-chette che si attaccano a tutto glielo diede un amico: “Avvi-cina il sacchetto alla dispensatrice e vedrai che il ticket non si appiccicherà più ai guanti”. Quel trucchetto funzionò e lei fu immensamente grata all’amico: “Ho sempre sostenuto che i problemi nascono per essere risolti soprattutto quando si hanno amici validi” si disse con orgoglio.

Anche quella mattina Serena si recò al supermercato per a-dempiere al travagliato compito di rifornire la dispensa ma proprio mentre stava per etichettare il sacchetto delle ciliegie il cellulare si esibì nella marcia trionfale, suoneria scelta dal figlio maggiore, e l’ansia crebbe a dismisura: “Come faccio a rispondere? Possibile che nessuno della mia famiglia riesca a capire la difficoltà di rispondere al cellulare proprio mentre sto incollando l’etichetta al sacchetto?”

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Il telefono continuò a suonare come un forsennato chiedendo attenzione a Serena, tentando di zittirlo, si ritrovò a dover combattere una battaglia persa: l’etichetta si appiccicò su tutte e due i guanti, una signora le diede una spinta urlando che aveva altro da fare che non restare delle ore ad aspettare i suoi comodi e per peggiorare la disfatta, il sacchetto cadde, si ruppe e tutte le ciliegie rotolarono sul pavimento. Avrebbe voluto piangere ma una donna adulta, sposata con figli, cani, gatti e una tartaruga a carico non può lasciarsi prendere dallo sconforto, deve reagire e lei reagì, mollò tutto e uscì: “Vengano loro a fare la spesa se vogliono mangiare!” gridò a se stessa ma loro si rifiutarono e preferirono digiunare piluccando biscotti e altri dolciumi.

Il suo amico le venne nuovamente in aiuto e le consigliò di rispondere con…il naso, sì proprio con il naso: “Speriamo che non capiti ma seguirò anche questo consiglio perché il mio amico è uno che sa come aggirare le difficoltà del lock down “.

Quella mattina si recò al supermercato come al solito, stava lottando con successo con l’etichetta appiccicosa e con il fragile sacchetto colmo di ciliegie quando, improvvisamente, il suo cellulare vibrò e una voce agghiacciante urlò: AL FUOCO, AL FUOCO.

“Chi è quel dannato che ha cambiato nuovamente la suoneria del mio cellulare, chi?” urlò disperata dentro di sé. A quel grido iniziò una parapiglia da incubo, tutti si lanciarono verso l’uscita urtandosi e dimenticandosi del Covid che si mise in coda anche lui per lo spavento, lei afferrò il cellulare e tentò di rispondere ma quel maledetto le si chiuse sul naso quasi volesse dire: “Via da me, chi mi dice che non sei positiva?”

Riuscì ad uscire senza essere arrestata con l’accusa di terrorismo, tornò a casa nascose il cellulare nella cassaforte di cui solo lei conosceva la combinazione e sperò che la sua famiglia e il Covid 19 si prendessero una lunghissima vacanza in una lontana galassia.

Essere bambini al tempo del Coronavirus - Vatican News

La comparsa di quel microscopico virus ha gettato il mondo intero nel caos ma Serena è riuscita a superare le mille difficoltà avvalendosi del suo spirito di adattamento, del suo buonsenso e ascoltando i consigli di un amico perché ascoltare i consigli di una persona fidata è indice di intelligenza e non sminuisce l’autostima bensì la rafforza ma soprattutto superò quell’increscioso periodo trasferendosi dalla madre per farle compagnia e abbandonando i famigliari all’ingrato compito di appiccicare le etichette ai sacchetti.

Qualcuno potrebbe pensare che Serena abbia abbandonato la sua famiglia ma non è vero, lei si è solo allontanata per educarli a sopravvivere senza la presenza della chioccia.

Donna saggia?”

Children's Museum Verona - 313 fotografija - 1 osvrt ...

Mariuccia Pinelli

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Immagini tratte dal Web

La Salvia

L'aroma intenso della salvia dalla cucina alla cosmesi - Italia a ...

Maurice Mességué

” Il suo stesso nome, derivato dal latino salvare, dice tutto. Nel 1300 i medici della Scuola Salernitana si domandavano: “Perché muore l’uomo che ha la salvia in giardino?” e gli stessi saggi davano la risposta: “Perché nessuna erba è abbastanza potente da debellare la morte”. Certo sarebbe eccessivo pretendere l’immortalità dalla salvia, però questa erba vi può consentire di trascorrere piacevolmente e in buona salute i giorni che il buon Dio vi ha concesso di passare su questa terra. Il greco Dioscoride, già ai suoi tempi, la prescriveva per la cura dei malanni più diversi: emorragie, tagli, febbri, calcoli genito-urinari, mestruazioni irregolari. I Capitolari di Carlo Magno ordinavano di dare alla salvia un posto d’onore nell’orto. Santa Ildegarda, nel 1100, considerava la salvia una vera panacea: non mi basterebbe mezza pagina per elencare tutti i disturbi contro i quali questa brava santa la riteneva efficace. Al tempo della tremenda pestilenza di Tolosa, nel 1630, astuti ladri si dedicavano alla spoliazione dei cadaveri senza tema di contagio; furono arrestati e i magistrati offrirono loro salva la vita in cambio del segreto che li proteggeva dal contagio della peste; ammisero che per difendersi dall’infezione si strofinavano il corpo con aceto nel quale era stata fatta macerare della salvia con un po’ di timo, di lavanda e di rosmarino. Un secolo dopo, in simili circostanze, furono imitati a Marsiglia da altri malfattori i quali aggiungevano alla ricetta originale dell’aglio, e da allora “l’aceto dei quattro ladroni” è entrato a far parte della farmacopea naturale. Potrete sempre ricorrervi in caso di epidemie (influenze, ecc.).

Settembre, moltiplicare per talea: la salvia | PolliceGreen

La salvia, alla quale il Boccaccio e altri poeti hanno attribuito delle complicità con il rospo, il più perfido compare del demonio, riunisce in sé tutte le virtù medicinali della famiglia delle Labiate alla quale appartiene assieme al timo, alla menta e alla melissa. Se ne conoscono numerose specie (salvia pratense, salvia verbena, salvia etiopica) tutte caratterizzate dalle foglie morbide, ovali, allungate e vellutate, e dagli strani fiori simili a labbra socchiuse dalle quali sporga una lingua biforcuta (il pistillo). Le due salvie più diffuse e più comuni sono: la salvia officinale (detta anche tè di Grecia o erba sacra) che si trova sopratutto nel mezzogiorno e che si può benissimo coltivare in giardino e la salvia sclarea (o erba moscatella, scanderona, chiarella) che ha la stessa diffusione della vite e che, infatti, si trova spesso lungo i filari.

La salvia, di cui si utilizzano le foglie e i fiori, è prima di tutto stimolante: attiva la circolazione del sangue e favorisce egregiamente l’equilibrio del sistema nervoso. La raccomando vivamente alle persone affaticate (in particolare agli intellettuali e agli studenti sotto esami), agli anemici, ai convalescenti, agli ipernervosi, ai nevrastenici e agli esauriti. Ho guarito in poche settimane una signora, vittima di un grave esaurimento nervoso, con una cura intensa a base di salvia. La pianta è anche un forte tonico: calma il vomito e le diarree e, meglio di qualunque altra, agevola le funzioni dello stomaco e dell’intestino. Le virtù astringenti ne raccomandano l’uso per combattere emorragie, mestruazioni anormali, perdite bianche e tosse. Le virtù diuretiche, antispasmodiche e ricostituenti, fanno della salvia un prezioso medicamento contro malanni fastidiosi e anche gravi come la ritenzione delle urine, la disfunzione dei reni, gli edemi, la gotta, i reumatismi e le emicranie.

Risultati immagini per salvia selvatica | Piante selvatiche ...

Non si ferma però qui la lista delle virtù della mia cara salvia; essa è anche febbrifuga e limita l’eccessiva sudorazione notturna che si accompagna a molte malattie infettive. Ha un’azione molto benefica sul delicato apparato genitale femminile (tonificando l’utero, regolarizzando le mestruazioni, combattendo le perdite bianche, aiutando le giovinette a trovare il necessario equilibrio ormonale e combattendo i disagi della menopausa). Sono state riconosciute alla salvia proprietà antidiabetiche: il decotto riporta in breve tempo alla normalità il tasso di zucchero nel sangue. Per uso esterno ha forti qualità antisettiche (lo sapevano già i “quattro ladroni” di Tolosa e di Marsiglia). In più guarisce ferite, emorragie e agevola la cicatrizzazione; la raccomando pertanto in gargarismi e sciacqui (contro gengiviti, infiammazioni del palato e della gola, afte, tonsilliti dei bambini, carie e ascessi dei denti); la consiglio in lozioni, in impacchi e in bagni per curare piaghe, ascessi, ulcerazioni, foruncoli, geloni, contusioni, storte e slogature. Dulcis in fundo, faccio presente che ha delle virtù di “pianta di bellezza” poiché, come nessun’altra, difende la salute della pelle e ritarda la caduta dei capelli con un’azione tonica e disinfettante del cuoio capelluto.

Raccolta

Sia pure in misura diversa, le salvie hanno tutte le medesime virtù. Cogliete pertanto quella che vi sarà più comodo trovare. Prendete le foglie e i fiori subito prima della fioritura che avviene in periodi determinati dalla località, dal clima e dall’altitudine. Essiccate all’ombra in un locale ben ventilato e conservate la pianta in mazzetti appesi al soffitto o in sacchetti di carta. Se potete coltivarla nell’orto, scegliete la specie officinale che predilige terreno asciutto, leggero, calcareo e pietroso. Potete seminarla o piantare in cespi interi, che vi sarete procurati da un orticoltore, o stoloni,  talee, margotte. Sarchiate spesso e, il primo inverno, proteggetela con della paglia per difenderla dal gelo; se abitate in una regione dove gli inverni sono particolarmente rigidi, dovrete ripetere questa operazione ogni anno. Per tradizione, in Francia, la salvia si raccoglie, nel Mezzogiorno, il giorno di san Giovanni (24 giugno) e altrove da luglio e agosto.

Salvia: coltivazione, potatura e usi della pianta - Cure-Naturali.it

Preparazione e impiego

In cucina usate salvia in abbondanza: sulle carni arrostite, nelle salse, nella zuppa al pesto, ecc. Più ne mangerete e meglio vi sentirete. 

INFUSO di foglie e di fiori: mettete una mezza manciata di miscela essiccata in un litro d’acqua. (Una tazza dopo i pasti, come tonico, digestivo, stimolante; una tazza prima di dormire, contro l’insonnia, le angosce e i sudori freddi.)

DECOTTO di foglie e di fiori (per uso esterno: lozioni, frizioni, shampooings, impacchi, irrigazioni vaginali, clisteri, ecc.): mettete una manciata e mezzo di salvia in un litro d’acqua.

BAGNI ALLE MANI E PEDILUVI: stesse proporzioni del decotto precedente.

VINO (fortificante, ricostituente, ecc.): su due manciate di salvia versate un litro di vino rosso bollente; lasciate in infusione per 1/4 d’ora; passate e zuccherate a volontà. (Un bicchierino ai pasti, un altro prima di dormire.) Altra ricetta: lasciate macerare 3 o 4 manciate di salvia in un litro di buon vino bianco o rosso, per una settimana. (Un bicchierino ai pasti.)

VINO per uso esterno (sulle piaghe): lasciate macerare una manciata di salvia in 1/4 di litro di vino, per tre giorni.

LIQUORE: si può preparare un ottimo liquore, profumato e ricco di virtù medicinali, lasciando macerare per una settimana una manciata di salvia in 1/2 litro d’acquavite. (Un cucchiaino da caffè al giorno, per via interna. Si usa anche per uso esterno in frizioni sulle parti doloranti.)

TINTURA: fate macerare per due settimane una manciata di foglie della pianta in 1/4 di litro d’alcool a 90°; filtrate (uso esterno: contro i dolori, in frizioni per accelerare la circolazione del sangue, ecc.)

Nota: Anche se la salvia possiede mille virtù, ciò non toglie che questa sia contro-indicata per gli individui dal temperamento sanguigno (molto esuberanti, dal viso rosso, ecc.); in pratica non farebbe che aumentare il loro “eccesso di sangue”. I bilioso, i malinconici, gli apatici vi troveranno invece ciò che manca loro per riacquistare un giusto equilibrio. Alle persone che soffrono di arterite raccomando un infuso di salvia e menta (un pizzico di ognuna per ciotola), e a coloro che soffrono di disturbi di circolazione consiglio di aggiungere all’infuso precedente un pizzico d’anice, un pizzico di basilico e un pizzico di verbena.”

TRACCE:

(da IL MIO ERBARIO – Edizione su licenza della Arnoldo Mondadori Editore, riservata ai soci del Club degli Editori, Viale Maino 10, Milano)

Foto scelte dal Web

Ricetta Tisana di alloro, salvia, aglio e limone - Giornale del cibo

Il Papa della Vita

18 Maggio 1920 – 18 Maggio 2020

“Il Figlio che non doveva nascere”

HO SOGNATO IL PAPA

Era il 1980 e il “figlio che non doveva nascere” aveva pochi mesi. Non mi ero ancora ripresa dal difficile parto quando, in una soavissima  indimenticabile notte, ho sognato il Papa. Giovanni Paolo II in persona bussava alla porta di casa chiedendo ospitalità per la notte.  Il giorno successivo avrebbe dovuto recarsi in Visita Pastorale alla Diocesi di Venezia e si sentiva molto stanco.

Quel mattino tutti dormivano ancora. Era molto presto e Papa Karol (molto famigliarmente) era venuto in cucina per la colazione. Sembrava di fretta. Il caffè era pronto e fumante e l’aria fresca del mattino entrava dalla porta finestra del piccolo poggiolo dell’appartamento. Gli uccellini, molto più allegri del solito…sembravano cinguettare e svolazzare e invitare il Papa ad uscire dalla cucina, per godere della loro gioia di vivere.

Papa Woityla non seppe trattenere il dolcissimo sorriso, uscì per incontrarli e respirando a fondo, in loro compagnia, sorseggiò il piccolo caffè. Si fece tardi e….prima di lasciare la mia casa,

appoggiando teneramente la testa sul mio cuore disse:

“RITA…

GRAZIE PER LA VITA!”

(“Il figlio che non doveva nascere” dormiva beato nella sua culla,

mentre il Papa ci lasciava Benedizione, Festa e Gratitudine.)

A qualche mese dal mio dolcissimo indimenticabile sogno,  durante il discorso sulla Vita, S.S. Giovanni Paolo II sembrava parlare di noi…quasi a testimoniare la Sua discreta ma diretta, incommensurabile preghiera d’intercessione.

Oggi, 18 maggio 2020, ricorrono i 100 anni dalla nascita di questo grande Pastore della Chiesa.

Solamente oggi ho saputo che pure Lui è stato un “Figlio che non doveva nascere”…per questo, oggi il mio cuore è colmo di meraviglia, di lode e gioia!

GRAZIE GRANDE INNAMORATO DELLA VITA!

GRAZIE DI CUORE NOSTRO CARO SAN GIOVANNI PAOLO II

Rita/Nives

 

 

Mamma!

LA BUONA MADRE E’ QUELLA CHE DIVENTA INUTILE

“La buona madre è quella che diventa inutile col passare del tempo.
È giunto il momento di reprimere l’impulso naturale materno di voler mettere il piccione sotto l’ala, protetto da tutti gli errori, tristezze e pericoli. È una battaglia difficile, lo confesso. Quando comincio a indebolirmi nella lotta per controllare la super-madre che tutte abbiamo dentro, mi ricordo la frase del titolo. ” La buona madre è quella che diventa inutile…”
Se ho fatto il mio dovere di madre correttamente, devo diventare inutile. E prima che una madre mi accusi di disamore, spiego cosa significa. Essere “inutile” è non lasciare che l’amore incondizionato di madre, che esisterà sempre, provochi vizio e dipendenza nei figli, come se fosse una droga, a tal punto, che loro non siano in grado di poter essere autonomi, fiduciosi e Indipendenti. Devono essere pronti a tracciare la loro rotta, a fare le loro scelte, a superare le loro frustrazioni e a commettere i propri errori anche con ogni fase della vita, una nuova perdita è un nuovo traguardo; per entrambe le parti: madre e figlio.
L’amore è un processo di liberazione permanente, e quel legame continua a trasformarsi nel corso della vita. Fino al giorno in cui i figli diventano adulti, costituiscono la loro famiglia e ricominciano il ciclo. Quello che hanno bisogno è di avere la certezza che saremo con loro, fermi, nell’accordo o nella divergenza, nel trionfo o nel fallimento, pronte e presenti, l’abbraccio stretto, e il conforto nei momenti difficili. I genitori e le madri, in sostanza, allevano i loro figli affinché siano liberi e non schiavi delle nostre paure. Questa è la più grande sfida e la missione principale.
Quando impariamo ad essere “inutili”, ci trasformiamo in un porto sicuro dove possono attraccare.

A Chi Ami Dai:
– Ali per volare.
– Radici per tornare.
– Motivi per restare.

Facciamo figli indipendenti e sicuri di se stessi per vivere una vita piena e onesta. “Quando una madre ama davvero educa i suoi figli per imparare a volare”.

Annalisa Pintus

(tratto dal web)

AUGURI MAMMA!

Festa del Lavoro 2020

1° maggio 

Il Presidente della Repubblica SERGIO MATTARELLA, in questo giorno senza celebrazioni, dice che IL LAVORO se l’è portato via il COVID-19.

Papa FRANCESCO ci ricorda il LAVORO DI DIO e la MISSIONE affidata all’uomo, invitandoci a pregare…

Il Parroco del mio Paese si è inscritto alla Protezione Civile come Volontario, consegnando, tra l’altro, la spesa agli anziani ammalati.

Il MONDO intero è in fibrillazione per i milioni di persone rimaste senza lavoro.

I POPOLI dell’Africa temono più la fame che il Coronavirus.

Un estremo improvviso capovolgimento di ogni Organizzazione Locale e Mondiale ha minacciato l’intera UMANITA’.

Persino tanti CAPI DI STATO sono sopraffatti dalla paura, si contraddicono, parlano a sproposito.

Eppure la primavera, la NATURA sembra più bella, più trasparente, più organizzata e libera,  e ci invita più che mai a rispondere alla VITA!

Rispondiamo TUTTI allora, al richiamo saggio del canto e del profumo di nostra MADRE NATURA!

Con FIDUCIA, ENTUSIASMO, RESPONSABILITA’, SPERANZA…diciamo SI’ ALLA VITA!

UNIAMOCI in coro e diciamo:

AUGURI UMANITA’!

AUGURI PER UNA CORAGGIOSA, INTELLIGENTE, FECONDA RINASCITA!

LIVIO BERTOLA (Imprenditore)

Cercare con il cuore

GIOVANNI PASCOLI

“Vivi tu, vivi, o santa

natura? Vivi e il dissueto orecchio

della materna voce il suono accoglie?

Già di candide ninfe i rivi albergo,

placido albergo e specchio

furo i liquidi fonti.”

SAINT-EXUPERY

“Coltivano cinquemila rose in un unico, modesto giardino, e non trovano ciò che cercano.

E pensare che quel che cercano lo possono trovare in un’unica rosa.

Ma gli occhi sono ciechi, con il cuore bisogna cercare”.

 

Cara Terra…

…in questo tempo sospeso del virus COVID 19…

…nel giorno dedicato a Te…

Auguri di Buona Resurrezione!

 

 

GALILEO GALILEI

“….io per me reputo la Terra nobilissima

ed ammirabile per le tante e sì diverse alterazioni,

mutazioni, generazioni, etc.,

che in lei incessabilmente si fanno;

e quando, senza esser suggetta ad alcuna mutazione,

ella fusse tutta una vasta solitudine d’arena o una massa di diaspro,

o che al tempo del diluvio diacciandosi l’acque che la coprivano

fusse restata un globo immenso di cristallo,

dove mai non nascesse né si alterasse o si mutasse cosa veruna,

io la stimerei un corpaccio inutile al mondo,

pieno di ozio e, per dirla in breve,

superfluo e come se non fusse in natura.”

…in corsia è passato l’Amore!…

 

“Alle Infermiere d’Italia

che si prodigano al servizio dei sofferenti

Santa M. Bertilla Boscardin

umile fiore di divina e umana bellezza

soavemente insegni

come si accende, si dona, si irradia l’Amore”

 

L’AMORE SI ACCENDE

Prefazione dell’Em. Card. G. Urbani Patriarca di Venezia (Venezia 15 Giugno 1962)

“………Suor Maria Bertilla, infatti, viene presentata in questo lavoro, che volentieri presentiamo alle Infermiere d’Italia, nella sua spiritualità semplice, ma solida e persuasiva…In questa luce ecco le virtù proprie dell’infermiera nei suoi rapporti con i malati e i loro famigliari, con i medici e il personale dell’Ospedale: discrezione e delicatezza, serietà e serenità, calma e fiducia, prontezza e generosità, docilità e consapevolezza, senso dell’ordine, della disciplina, dell’esattezza, della pulizia, del decoro e sopra di tutto la Pazienza scritta a caratteri d’oro, come la virtù che meglio d’ogni altro esprime la carità dei cuori.”

 

P.S. = Questo Libro a me tanto caro, è un ricordo dell’amata sorella Anna Maria. Credo che se non si fosse ammalata a 14 anni, forse avrebbe scelto di essere Infermiera, come Annetta, alla quale tanto assomigliava.

Questo Libro mi ha seguito, durante i 9 anni vissuti presso le Suore Mantellate serve di Maria, ammalate anziane.

Prego oggi Santa M. Bertilla per tutto il Personale Infermieristico che, in Italia e nel mondo, in questo tempo della Pandemia da Covid-19, sta mettendo a rischio la propria vita con tanta dedizione, amore, entusiasmo e gratuità.

Con grande stima e gratitudine.

(Nives)

“Certe anime sono privilegiate ma mi,

vado per la via dei carri!”

(Ebbe a dire un giorno…Santa M.Bertilla)

 

Mamma chioccia

La chioccia (Giovanni Cena)

“La chioccia empiea di gridi la radura,

ché aveva scorto la vivanda ghiotta,

e i pulcini correan, avidi, in frotta,

quand’ella vide in ciel la macchia scura.

Grifagno roteò su la pastura

il falco, e scese, l’ali chiuse, a rotta:

ella aspettò, stridendo, irta, la lotta,

sopra i pulcini muti di paura.

O ire generose! Ma ghermita

rapidamente dentro l’unghie ladre

ascende nel tranquillo azzurro e spare.

Guardano in alto le pupille ignare.

Ed io che vidi, ho l’anima smarrita,

e, ricordando, gemo: “Madre, Madre!”

TRACCE:

Video di YOU TUBE

Poesia tratta da LA PRORA – Antologia italiana (L. Bianchi – V.Mistruzzi) –

Risveglio

“C’è tanto cinguettar d’uccelli

stamattina, tutt’attorno.

E, mentre il giorno s’apre a fatica

un varco tra le nubi,

quasi par che l’incanto

della verde campagna,

sceso dalla montagna,

sia straripato giù per la città.

Dagli alberi dei parchi,

dai lecci dei viali,

dai filari di bossi e biancospini,

uno squittir di cicaleggi, si leva,

un tramestìo di piccoli piedini,

un sommesso gridìo: quasi

un allegro cianciare di comari.

A frotte,

su le piazze e le ville,

s’inseguon le rondini,

fin sopra le terrazze delle case,

e i vicoli piccini.

Rasentan le grondaie,

i tetti ed i camini.

Scendono, salgono, planano,

discendono: si posano sui nidi

e poi ripartono.

e l’aria è tutta un fremito di stridi.

Ruderi, antri semibui,

macerie e muri in pericolo,

e qua e là qualche capanno

coperto di latta e di stracci.

Volti macilenti di vecchi,

volti tesi di adulti,

volti diafani di bimbi;

e sopra, dardeggiante,

lo stesso sole

che illumina le case dei ricchi.

Un sordo rancore

matura adagio tra le macerie.

I nervi paiono rompersi

per la tensione e l’impotenza.

I colpi di tosse degli innocenti

sono sommersi

dal rombo delle macchine

che sfrecciano,

al di là dello steccato.

Gli anni passano:

lenti ma passano.

Resta, della guerra,

questa nostra vergogna:

di non trovare l’amore che occorre

per sanare le ferite dell’odio.”  (Giovanni Pastorino)

TRACCE:

Poesia tratta dalla pag. 10 del Libro “Il Seme è per sempre”

1957 – Il Seme compie sessant’anni – 2017

Video tratti da YOUTUBE