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10 FEBBRAIO – Giorno del Ricordo

FOIBE

ESODO E CENTRO RACCOLTA PROFUGHI

LAGHER

Domenica 14 Febbraio 2016

assieme ad altre duecento persone,

sotto una pioggia scrosciante che sembrava benedire e lenire,

ho visitato LUOGHI della nostra recente STORIA ITALIANA.

LUOGHI DIMENTICATI

che urlano

alla coscienza di ogni cuore che si considera “umano”.

——-

purezza d'animo

Mamme, papà, figli, nonni…

famiglia

“Consentitemi una digressione: ben strano è l’essere umano, il quale è pronto a scendere in piazza, se sull’etichetta del proprio cereale da colazione c’è scritto Ogm (organismo geneticamente modificato), evidentemente perché con questa manipolazione si è contravvenuto alla naturalità con cui cresce il frumento o la quinoa (pianta erbacea, n.d.r.).

Naturalità che non ha inventato l’uomo, che riceviamo miracolosamente ogni volta che mettiamo un seme nella terra e che se ci ricordiamo di innaffiarlo, la primavera successiva si trasformerà in spiga. Ecco, l’essere umano è disposto a morire purché la spiga di frumento che darà da mangiare ai propri figli, sia solo naturale, incontaminata, e assolutamente non modificata.

…Che lodevole fermezza, che principi, che appassionata difesa di madre natura! Strano che poi per lo stesso essere umano, quando si tratta di famiglia, l’identico concetto di natura e naturalità diventi ingombrante e obsoleto; anzi, su questo argomento l’essere umano di questi tempi sta dando il meglio in termini di fantasia e immaginazione: modificazione del gene e dell’embrione.

Utilizzo, temporaneo, di seme o di ovulo di persone sconosciute per poter fecondare l’ovulo di famiglia fallato o per poter sostituire il seme, sempre di famiglia, inadempiente; affitto, temporaneo, di uteri per poter far lievitare un bel bambino (si può scegliere, non lo sapevate?) che poi verrà accolto da due papà o da due mamme, non è escluso che in un futuro le mamme possano essere anche tre: una mette l’ovulo, la seconda ci mette l’utero e la terza lo fa crescere, di solito la nonna o la tata.” (Giacomo Poretti – da “Mamme, papà, figli, nonni: viva la famiglia non Ogm”)

 

Condividere l’amore

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http://rebeccaantolini.wordpress.com/

(Grazie Pif per la stima…ma sopratutto per quello che sei!)

rosa di natale

(L’importante è seminare)

“Semina, semina: l’importante è 

seminare – poco, molto, tutto –

il grano della speranza.

Semina il tuo sorriso perché splenda

intorno a te.

Semina le tue energie per affrontare

le battaglie della vita.

Semina il tuo coraggio

per risollevare quello altrui.

Semina il tuo entusiasmo

la tua fede, il tuo amore.

Semina le più piccole cose

i nonnulla.

Semina e abbi fiducia:

ogni chicco arricchirà

un piccolo angolo della terra.”

grano

(Non importa)

“L’uomo è irrazionale ed egoista.

Non importa: amalo.

Se fai del bene: diranno che

hai secondi fini.

Non importa: fallo!

(Teresa di Calcutta)

campagna

Cara Rebecca, come hai suggerito,

“raccolgo e semino”

L’AWARD DELL’AMORE

a: ANNALISA MORETTI….  http://enniomoretti.com/

(tenerissima mamma e maestra di scuola materna)

a: ROSSANA MORANDINI…  http://rossanamorandini.wordpress.com/

(mamma e creatrice di bellezza)

a: ELENA…. http://accendilavita.wordpress.com/

(impegnata ad accendere la vita!)

a: LIBERA….http://accantoalcamino.wordpress.com/

( promotrice e protettrice zelante di prodotti autoctoni)

a: ROBERTO KESSA…http://rchessa.wordpress.com/

(giovane scrittore, innamorato della speranza nel mondo del lavoro)

albero di mele quadro

GRAZIE REBECCA ANTOLINI (PIF)

PER IL TUO GRANDE CUORE

COLMO DI AMORE!

Omaggio agli eroi

sydney

FIORI….TANTI FIORI…

alla porta della Cioccolatteria di SYDNEY!

OMAGGIO DEI CITTADINI

in onore degli EROI…

morti in difesa dei deboli!

Sydney, il giorno dopo la strage

VOLO SULL’ITALIA

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ISOLA DEI GABBIANI – SARDEGNA

Un ragazzo sogna di compiere un volo meraviglioso, in diverse tappe, in varie parti del mondo, seduto su un aquilone trainato da un germano. Adesso i due amici, il ragazzo e il germano, lasciata l’incantevole Sardegna, stanno sorvolando la Sicilia verso la penisola italiana.

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VULCANO ETNA

“La partenza avvenne al primo sole.

– Verso Ponente, ora – gridò Avioletto. – Presto. il volo procedeva veloce. – Dove siamo? – – Aspetta…vedi quell’alto monte coperto di neve? Ha un filo di fumo sulla cima…Ma sì è l’ETNA; siamo in SICILIA , Paperetto mio, la più grande isola italiana. Dopo un voletto intorno all’Etna, i due ardimentosi puntarono verso il Nord.

Stretto di Messina

STRETTO DI MESSINA

– Stiamo sorvolando lo STRETTO DI MESSINA. Guarda una traghetto; trasporta un treno tutto intero. – E dove andiamo? – In CALABRIA. Quanti monti boscosi, e che vista magnifica! Di qua il MAR IONIO, di la il MAR TIRRENO. Com’è bella l’ITALIA!

Calabria

CALABRIA

Calabria

CALABRIA

 Continuiamo sempre diritto? – Ecco: tu segui il crinale dell’APPENNINO. 

Lucania selvaggia

LUCANIA selvaggia

Vedi, la LUCANIA selvaggia è qui sotto;

più a Est, oltre il GOLFO DI TARANTO, 

si profila verde la piana di PUGLIA, in riva all’ADRIATICO. 

Puglia

PUGLIA

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GARGANO

– Ecco là un altro Etna! – esclama Paperverde! – Ma che dici! Quello è il VESUVIO. Un altro vulcano, vuoi dire, ma più piccolo. E di fronte riposa NAPOLI, la bella città della CAMPANIA.

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NAPOLI

– Quante montagne, ora, qui sotto! – Avvicinati al TIRRENO. Oh! – Che c’è? – Ma quella è ROMA! E tacque commosso.

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ROMA

In breve furono sopra la CITTA’ ETERNA.

 

 

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ROMA E IL TEVERE

CUPOLA DI SAN PIETRO

CUPOLA DI SAN PIETRO

– Vedi SAN PIETRO: la cupola, la Basilica, la Piazza. Ecco la CITTA’ DEL VATICANO, dove abita il Papa.

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PIAZZA SAN PIETRO

Roma dall'alto italiano

ROMA E IL TEVERE

– E quel fiume? – chiese Paperverde, sempre interessato ai corsi d’acqua!

E’ il TEVERE perbacco. Che meravigliosa città! Ecco qui il GIANICOLO verde, il COLOSSEO, e il bianco ALTARE DELLA PATRIA, i palazzia e le chiese, le piazze e le rovine. Salutiamola, Paperverde, è la CAPITALE D’ITALIA. 

Roma

Il volo continuò verso il Nord sopra innumerevoli monti e vallate. Quanti filari di cipressi e quante vigne!

Toscana

TOSCANA

Toscana

– Dovremo essere in TOSCANA. Sì, sì!

FIRENZE

FIRENZE

Vedi FIRENZE sulle rive dell’ARNO? Quel palazzone merlato è Palazzo Vecchio. 

Animo, Paperverde: scavalchiamo gli APPENNINI e saremo nella PIANURA PADANA.

Vedi quei due ruscelletti? Sono il Tevere e l’Arno, che nascono su quei monti e poi si ingrosseranno, via via che si avvicinano al mare.

Dopo aver attraversato il PO, solenne nel suo maestoso cammino,

fiume Po

FIUME PO

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FIUME PO

videro all’orizzonte, in riva la mare, VENEZIA, la fiabesca città che sorge dall’acqua con i suoi cento palazzi e i suoi canali tortuosi, nei quali si specchiano le cupole delle chiese e le cuspidi dei campanili.

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VENEZIA

Venezia

VENEZIA

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MAGIA A VENEZIA

Silenziose gondole nere se ne andavano lente di casa in casa.

Su, in alto in alto, che voglio salutare TRIESTE, che riposa là in fondo, oltre l’ADRIATICO.

Passarono sulla PIAZZA SAN MARCO, salutati da vicino da uno stormo di piccioni color piombo, che ritornarono però presto sulla piazza a cercarvi il becchime.

LA SERENISSIMA

LA SERENISSIMA

– Verso Occidente, Paperverde. Ormai siamo vicino a casa. Belle Pianure verdi, solcate da fiumi e da canali, si perdevano all’orizzonte, in due ampie cortine di monti. – Vedi le famose città della Pianura Padana? PADOVA E VICENZA ormai le abbiamo sorpassate: ecco VERONA sull’ADIGE:

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balcone di Giulietta

 

questo fiume ci porta il saluto di TRENTO, ch’esso ha visitato prima di giungere qua. Ecco davanti a noi il

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 LAGO DI GARDA

Passarono sulla forte BRESCIA, dominata dal CASTELLO turrito.

– Ora siamo in LOMBADIA, la più ricca Regione d’Italia; ben presto saremo a…

MILANO

MILANO

Dopo qualche tempo infatti Paperverde disse: – E’ quella Milano? – Proprio. Si vede il DUOMO, con le sue cento guglie e la Madonnina dorata.

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LA MADONNINA

 

la Madonnina a Milano

DUOMO DI MILANO

 

Vedi più in là, nel verde, il Castello Sforzesco, con le sue torri e le sue mura merlate. Ora pieghiamo un po’ verso Sud. Vorrei vedere il MAR LIGURE, prima di arrivare a casa. Paperverde deviò e dopo un po’ stava sorvolando l’APPENNINO LIGURE.

 

 

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GENOVA

-Ecco GENOVA con i suoi palazzi arrampicati sul monte e il suo Porto popolato di navi.

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CINQUE TERRE

Torniamo. Rivalicarono gli Appennini e furono di nuovo sulla Pianura Padana. – TORINO!

TORINO

TORINO

– Guarda la Mole Antonelliana e il PO, e i castelli e i giardini e le officine.

Ma ormai si fa sera. Ancora un’ultimo sforzo e siamo finalmente a casa.

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ITALIA

(EUGENIO ZANI)

– dal Libro di Lettura di Terza Elementare dell’anno scolastico 1964-1965 –

 

 

Festa della Repubbica

AUGURI…AUGURI…AUGURI….

ALLA NAZIONE ITALIANA!

ONORE E MERITO A CHI L’HA FONDATA E DIFESA!

La canzone del Piave

Il Piave mormorava

calmo e placido, al passaggio

dei primi fanti, il 24 maggio:

l’esercito marciava

per raggiunger la frontiera,

per far contro il nemico una barriera…

Muti passarono quella notte i fanti:

tacere bisognava,  andare avanti!

S’udiva intanto dalle amate sponde,

sommesso e lieve il tripudiar dell’onde.

Era un presagio dolce e lusinghiero.

Il Piave mormorò: “Non passa lo straniero!”

Ma in una notte trista

si parlò di tradimento

e il Piave udiva l’ira e lo sgomento…

Ahi, quanta gente ha vista

venir giù, lasciare il tetto,

poi che il nemico ruppe a Caporetto!

sposa e madre dei soldati

Profughi ovunque! Dai lontani monti,

venivano a gremir tutti i suoi ponti.

S’udiva, allor, dalle violate sponde,

sommesso e triste il mormorio dell’onde:

come un singhiozzo, in quell’autunno nero,

il Piave mormorò: “Ritorna lo straniero”

E ritornò il nemico

per l’orgoglio e per la fame….

voleva sfogar tutte le sue brame…

Vedeva il piano aprico,

di lassù; voleva ancora

sfamarsi e tripudiare come allora!…

“No!” disse il Piave. “Non” dissero i fanti

“mai più il nemico faccia un passo avanti!”

Si vide il Piave rigonfiar le sponde!

E come i fanti combattevan l’onde…

Rosso del sangue del nemico altero

il Piave comandò: “Indietro va’, straniero!”

(E.A.Mario)

LA BATTAGLIA DEL PIAVE

“La vittoria del 4 novembre 1918, che pose fine alla strenua guerra dell’Italia contro gli Imperi centrali, incominciata il 24 maggio 1915, ebbe un prologo stupendo nella battaglia cosidetta del PIAVE (15-24 giugno) che in realtà fu combattuta su un teatro vasto, ossia su tutto l’arco di fronte dal PASUBIO al mare, ardendo prima in montagna e successivamente in collina e in pianura. Per gli Austriaci doveva essere il corollario di CAPORETTO, cioè l’occupazione del VENETO OCCIDENTALE, col conseguente arretramento del nostro esercito sulle vecchie linee risorgimentali dell’Adige e del Po; per noi fu il preludio della vittoria.

Il morale era alto

Quanti anni sono passati! Anche per chi ebbe parte nel dramma l’evento appare lontano, sfumato, denso di penombre. Cercheremo di lumeggiare i primi piani essenziali e di ricostruire il clima di quei giorni gloriosi. Alla vigilia del grande urto il Paese s’era completamente riavuto dell’immeritata sventura di Caporetto. La nuova linea difensiva, che attraverso l’altipiano di ASIAGO ed il massiccio del GRAPPA scendeva al PIAVE per identificarsi col suo corso fino al mare, era stata consolidata ed irrobustita durante la primavera. Con criteri nuovi erano state rimesse in efficienza le forze armate, che non parevano più quelle di otto mesi prima. Il morale, come si usava dire allora, non era mai stato così alto, sia al fronte sia nelle retrovie. I “complementi” delle nuove classi, i baldi ragazzi del Novantanove e del Novecento arrivavano dalla Penisola con un nuovo spirito, canticchiando ” il Piave mormorò: non passa lo straniero”.” (C.Tomaselli)

fante_ww1Il fante affardellato

“Polveroso od infangato,

stanco morto o riposato,

sotto il sole o lo stellato,

marcia il fante affardellato,

perchè (piova o faccia bello)

da filosofo qual’è

egli porta nel fardello

tutti i beni suoi con sé.

Che bagaglio tintinnante,

quando marcia, ha indosso il fante!

Quali musiche moderne

fanno maschera e giberne!

Che concerto dolce e gaio

fan la tazza ed il cucchiaio,

chiusi dentro la diletta

stonatissima gavetta!

Un armadio gonfio e grosso

porta il fante sempre indosso;

quel mobilio un po’ pesante

fa sudar talvolta il fante;

con le spalle un suo colpetto

il buon fante allor gli dà,

e lo zaino sull’elmetto

tintinnando a batter va.

Come fa la chiocciletta

che cammina senza fretta,

la sua casa sulla schiena porta il fante senza pena;

casa fatta d’un sol telo

per rugiada, pioggia e gelo,

fatta cono, fatta gonna,

con paletti per colonna.

Con le cose le più strane

gonfia il fante il tascapane:

stringhe, sigari, pagnotte,

pettinini, calze rotte,

munizioni, scatolette,

bombe a man, pezze, gallette,

carte e buste color rosa

con cui scrivere all’amorosa.

Senza chieder dove vada

batte il fante la sua strada;

batte il fante lo stradone

con la pioggia o il polverone,

ché la santa fanteria

marcia sempre in pedovia,

marcia al caldo, marcia al fresco

sul caval di San Francesco.”

Sacrario del monte Grappa

Sacrario del Monte Grappa 1Sacrario di Nervesa della Battaglia

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