L’orchestra

 

PLATONE

“Non muovere mai l’anima senza il corpo, né

il corpo senza l’anima, affinché difendendosi

l’uno con l’altra, queste due parti mantengano

il loro equilibrio e la loro salute.”

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GEORGES BERNANOS

“Il buon Dio non ha scritto

che noi siamo il miele della Terra, ragazzo mio, ma il

sale. Il sale, su una pelle a vivo, è una cosa che brucia.

Ma le impedisce anche di marcire.”

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GEORGE BERNARD SHAW

“Io sono dell’opinione che

la mia vita appartenga alla comunità,

e fintanto che vivo è un mio privilegio fare

per essa tutto quello che mi è possibile.”

RUDOLF STEINER

“Una vita sociale sana si trova soltanto, quando

nello specchio di ogni anima la comunità intera

trova il suo riflesso, e quando nella comunità

intera le virtù di ognuno vivono.”

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ASTOLPHE DE CUSTINE

“L’orchestra è così perfetta che si crede di udire

un solo strumento! Un’idea unica espressa con

una diversità infinita: questo è il sublime.”

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SIMONE WEIL

“L’anima umana ha bisogno di partecipazione

disciplinata a un compito condiviso di pubblica

utilità, e ha bisogno di iniziativa personale in

questa partecipazione.”

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L'origine delle sette note musicali - teoria musicale con il M ...

TRACCE:

Immagine Web

Video Youtube

Brani scelti

L’altra faccia del cielo

AUGURI A TUTTE LE DONNE

“Vanno le donne di ieri, provviste di oli profumati.

Vanno, anzi no, corrono, le donne di ieri

per smuovere il masso dalla tomba,

per lenire ferite indelebili, per profumare

il corpo straziato del loro Maestro.

Vanno, e nell’intimo un presentimento

antico e sempre nuovo:

la loro audacia obbligherà il Dio della Vita

a svuotare i sepolcri, a inventare la risurrezione,

ad affidare loro, oggi come ieri,

la gioia di raccontare al mondo

la bella notizia e cantare,

nel cuore dell’umanità, inni alla vita

che non muore.”

suor Elisa Kidanè – (Eritrea)

Custodi dei semi

il-frutto-ritrovato

Chiara Spadaro

 Giornalista, collabora con il mensile Altreconomia e con il settimanale Carta.

E’ laureanda in antropologia culturale. –

Civiltà contadina

Il crack finanziario non preoccupa i “custodi dei semi”. Almeno non quelli che – come i soci di Civiltà Contadina –  alle “banche del germoplasma”, blindate e inaccessibili, hanno preferito un’“Arca dei semi”, senza porte né chiavistelli, dove i semi ritrovati di antiche varietà siano a disposizione di tutti.

L’Arca dei semi di Civiltà Contadina raccoglie oltre 2 mila varietà ed è uno spazio biodiverso da condividere: chi vuole (anche chi non è socio dell’associazione) può portare i propri semi (o spedirli per posta) e prenderne in cambio degli altri, da diffondere e riseminare. L’impegno minimo che Civiltà Contadina chiede ai suoi soci, infatti, è di fare la propria parte nel lavoro collettivo di salvaguardia delle varietà antiche e del patrimonio culturale che i semi portano con sé. Ognuno deve difendere almeno una varietà di antiche ortive, piantando il seme, riproducendolo e conservandolo, oppure fare ricerca su quella particolare varietà, o ancora- se non ha a disposizione un pezzetto di orto da coltivare – può aiutare in altro modo, mettendo a disposizione dell’associazione le proprie capacità (ad esempio per tenere la contabilità, o impaginare il giornalino che viene spedito ai soci). Tutti sono volontari e la responsabilità non è delegabile a nessuno: ognuno deve fare qualcosa di concreto per la salvaguardia della biodiversità, nel suo piccolo. Grazie a questo lavoro collettivo, l'”Arca” di Civiltà Contadina è diventata nel tempo un vero e proprio “archivio vivente”, un centro di ricerca e documentazione sulle antiche varietà locali, con libri, enciclopedie agrarie, manifesti e materiali multimediali che ne raccontano la storia, le ricette, gli usi e le tecniche di coltivazione.

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L'”Arca dei semi” è solo una delle attività realizzate da Civiltà Contadina, che dal 1996 è impegnata nella salvaguardia della biodiversità rurale”: un patrimonio che racchiude le piante selvatiche e i semi delle piante alimentari, gli alberi da frutto e quelli boschivi, ma anche le erbe spontanee e gli animali che un tempo avevano un ruolo fondamentale nelle piccole economie locali e famigliari.

I soci oggi sono più di 400, impegnati nella riscoperta dei sapori, colori, forme dei frutti di un tempo; una ricerca che riparte dai territori, dai nodi locali dell’associazione sorti in diverse Regioni, che coordinano e organizzano le attività locali di Civiltà Contadina (tutti i riferimenti si trovano sul sito dell’associazione).

Tra questi, c’è chi conserva nell’orto antichi alberi da frutto, chi si sporca le mani di terra nell’orto della scuola, chi porta in tavola i sapori perduti, chi organizza uno scambio di semi in condominio. Sopratutto l’associazione fa dei “prestiti” di semi ai soci che vogliono diventare “custodi” di vecchie varietà. I semi vanno restituiti a fine stagione con il doppio della quantita prestata. Ma essendo un compito delicato, Civiltà Contadina non lascia soli i contadini custodi ma ha pubblicato sul suo sito alcune preziose guide, esperienze di coltivazione dell’orto conservativo ecologico, consigli, istruzioni per l’uso e tutto ciò che ci aiuterà nel costruirci un orto che rispetti la biodiversità: www.civiltacontadina.it/modules/smartsection/

Via posta, potete mandare i semi (e richiederne a vostra volta) a: Alberto Olivucci, via Varco Biforca 7 – 61010 (RN)

Civiltà Contadina (segreteria)

Via Gadda 300 – 47023 Cesena

tel 0363 709777, associazione@civiltacontadina.it

www.civiltacontadina.it

 

Miti

da “Testi Sepolcrali”

“Ti riferisco le quattro buone azioni che fece per me il mio cuore, per mettere a tacere il male. Realizzai quattro buone azioni sotto la porta dell’orizzonte.

  • Creai i quattro venti affinché ogni uomo potesse respirarli come il suo fratello. Questa è la prima buona azione.
  • Creai le acque delle piene affinché il povero potesse goderne come il potente. Questa è la seconda buona azione.
  • Creai ogni uomo simile al suo fratello. Non fui io a comandareche facessero il male, furono i loro cuori a non rispettare ciò che avevo detto. Questa è la terza delle mie buone azioni.
  • Feci in modo che i loro cuori non scordassero l’Occidente, affinché le offerte sacre potessero essere presentate alle divinità delle province. Questa è la quarta delle mie buone azioni.”

(da “Miti dell’Antico Egitto” a cura di Antonella Grignola; ed. Demetra, Bussolengo VR, 1996, p. 19)

 

 

 

Edera e scorza d’albero

“Ne l’animo infantile il grido del pezzente

entrò lama sottile:

si volse e umanamente dal labbro puerile

ei sorrise al dolente.

Non mai bocca d’infante sorrise con più amore;

e, tutto disiante:

“madre”, implorò (dal cuore una fiamma al sembiante

salia ch’era dolore)

“madre, dammi il denaro pel vecchio poveretto,

madre, dammi il denaro!”

E serenò l’aspetto, e gli occhi sfavillarono

quando nel pugno stretto

ebbe l’obolo: corse qual chi ad amar è presto,

e al vegliardo soccorse;

poi, con rapido gesto, le pargolette attorse

braccia al collo del mesto:

così, edera a scorza d’albero secolare

con amorosa forza

s’avvince; così appare, quando il vespro s’ammorza,

stella il cielo a schiarare.

“Nel suo pieno rigoglio, amerà la sua gente,

o madre, il tuo germoglio”,

disse il vecchio veggente. Un palpito d’orgoglio

il cor materno sente.”

(Carlo Malinverni)

Noi

“Noi” è un insieme di persone che condividono uno stato: “noi”, quelli della scuola, o partito, fede, famiglia…Noi del Gruppo WhatsApp. Noi come squadra. Anche in un vagone di treno si delina un temporaneo “noi”, che tale deve restare fino all’arrivo, perché il tempo trascorra piacevole. Ognuno può far parte di tanti “noi” diversi anche nella stessa giornata: “noi”, è un gruppo come soggetto, in cui ognuno accetta le regole che permettono una convivenza gradevole e priva di incidenti.

Per far parte di un “noi” è importante comprendere queste regole e adeguarvisi serenamente, senza ribellioni adolescenziali e senza volersi distinguere accentrando l’attenzione e disturbando l’armonia. Ogni “noi” è diverso dai tanti “io” che lo compongono e si relaziona con “voi” secondo le proprie caratteristiche, in cui quelle individuali si annullano se disturbanti e si valorizzano se utili alla comunità, esprimendosi in diversi ruoli, rendendo il gruppo coeso e variegato. Di fatto, questo è assai difficile da realizzare. E’ facile che si creino dei “noi contro”, che coincidono con altri noi “pro” qualcosa. Ma ci sono dei “noi” puramente affettivi, noi per noi. Sono la coppia, la famiglia, la comunità religiosa. C’è un gran bisogno che all’invadenza e alla prepotenza dell’io sostituiamo il più coinvolgente e armonico noi. Le convergenze nel noi, se non sono ben costruite, spesso scricchiolano o franano, ma se “tengono”, sono trascinanti. Certo non è facile traghettarsi dall’io al noi. Eppure, vivere in questo noi, da cui si esce ogni giorno per andare ad interpretare io e noi diversi, sapendo che alla sera ci si ritorna a pigliar pace e ristoro, è una ricchezza impagabile.

(da “Alfabeto della Serenità” di Frate Indovino )

 

 

 

 

Cosa ti manca per essere felice?

SIMONA ATZORI

simona atzori

“Perché ci identifichiamo sempre con quello che non abbiamo,

invece di guardare quello che c’è?

Spesso i limiti non sono reali, i limiti sono solo negli occhi di chi ci guarda.

E’ nostra responsabilità darci la forma che vogliamo,

liberarci di un po’ di scuse e diventare chi vogliamo essere,

manipolare la nostra esistenza perché ci assomigli.

http://www.simonarte.net/ctmxef.html

Non importa se hai le braccia o non le hai,

se sei lunghissimo o alto un metro e un tappo,

se sei bianco o nero, giallo o verde.

La diversità è ovunque, è l’unica cosa che ci accomuna tutti.

Io credo nella legge dell’attrazione:

quello che dai ricevi.

Se trasmetti amore, attenzione, serenità,

se guardi alla vita con uno sguardo costruttivo,

se scegli di essere attento agli altri e al loro benessere;

se conservi le cose che ami e lasci scivolare via quelle negative,

la vita ti sorriderà.

Se avessi avuto paura sarei andata all’indietro, invece che avanti.

Se mi fossi preoccupata mi sarei bloccata, non mi sarei buttata,

avrei immaginato foschi scenari e mi sarei ritirata.

Invece ho immaginato.

Adesso sono felice, smodatamente,

spudoratamente felice.

Ed è una gioia raccontarla,

questa mia felicità.

(Simona)