Le ali dei doni

La generosità

Pasto-per-i-poveri

“Dai poco se doni le tue ricchezze

ma se dai te stesso tu doni veramente.

Vi sono quelli che danno con gioia

e la gioia è la loro ricompensa.

Nelle loro mani Dio parla

e dietro i loro occhi egli sorride alla terra.

poveri

E’ bene dare se ci chiedono,

ma è meglio capire quando non ci

chiedono nulla.  E per chi è generoso,

cercar il povero è una gioia più grande

che donare poichè, chi è degno di bere

al mare della vita – può riempire

la coppa alla tua breve corrente.

grande-pesca

E voi che ricevete – e tutti ricevete –

non lasciate che la gratitudine

vi opprima

per non lasciar un giogo in voi

e in chi vi ha dato.

Piuttosto, i suoi doni

siano LE  ALI

su cui volerete insieme “.

(Gibran)

Quando viene dicembre

“La prima neve è apparsa sui monti. E’ il mese delle castagne,

quando i bimbi se ne stanno in casa, e riprendono i giochi

al calduccio, ed hanno un gran da fare a comporre il presepio.

Poi, il 25, la festa di tutte le feste, il Natale.

E’ nato il Redentore del mondo, è nato Gesù.

Ecco, il giorno, ora, va ricrescendo a poco a poco;

di appena qualche minuto, ma cresce verso l’estate.

Così è la vita; quando tutto pare finito, spento, inaridito per sempre,

è proprio allora che essa ricomincia a riprendere, magari,

sotto la neve ed il ghiaccio,

come i semi che vi sono nascosti.”

(Dal Libro di Lettura per gli alunni delle Scuole Elementari, del 1962)

germoglio

La sposa di Raggiodoro

Raggiodoro

“Re Sole mandò per il mondo le principesse Primavera, Fiammetta, Giuniola, convenute al suo palazzo: “Sarà sposa di mio figlio Raggiodoro colei che mi recherà il dono migliore.”

Primavera

Primavera, certa di vincere la prova, appena fu sulla terra sciolse i biondissimi riccioli: e l’aria s’inazzurrò, vennero a volo tutte le rondini, le rose fiorirono, ed essa ne fece una ghirlandella, quindi spiegò le ali verso il palazzo di Re Sole.

Fiammetta

Fiammetta meditò un giorno e una notte, e decise di giocare un tiro ai nani del bosco che, da millenni, stillavano essenze misteriose in bocce e alambicchi. Entrò a sera inoltrata nella loro casina, prese un’ampolla colma di liquido vermiglio e, cammina cammina, giunse all’alba in un frutteto piantato a grandi alberi chiomati: fra la trina delle foglie si scorgevano migliaia e migliaia di pallotoline a ciocche per mezzo di piccioli. Fiammetta immerse le dita nell’ampolla, spruzzò ogni pianta con l’essenza misteriosa, e le pallotoline verdi si arrubinarono all’improvviso. Poi si nascose nella siepe di spino che cingeva il pometo e attese: ed ecco, da un cascinale giungevano voci, risatine, e poi apparivano pel sentiero uno, due, cinque bambini con i capelli arruffati, ma il volto rorido e gli occhi luminosi. – Le ciliegie! – Cominciano a maturare! – Son già mature! – Una bellezza! – Tesero le manine avide ai rami, li curvarono a sé, staccarono qua e là i frutti, con un pispiglio d’uccelli misto a voci trionfali per ogni ciocchetta più opulenta delle altre tolta all’albero; si impiastricciarono di succo le labbra, il mento, e risero a trilli con letizia piena. Fiammetta, quando i bimbi se ne furono andati, staccò un ramo carico di ciliegie e ritornò alla reggia di Re Sole.

Giuniola

Giuniola se ne andava per le vie del mondo quando, al limite di un campo, fu sorpresa da un vento d’uragano. Udì i contadini temere per il frumento ancora verde, e allora fermò con un gesto il turbine: – Re Vento, torna al tuo palazzo, te ne prego! – Che cosa mi dai se ritorno? – Un ricciolo d’oro. Re Vento si contentò e il grano dei campi fu salvo. Trascorsero i giorni e mai nel cielo appariva nuvola o cirro apportatore della pioggia ristoratrice; e Giuniola, sostando presso i casolari, sentì i lagni dei contadini: -Se continua così, senza una goccia di piova, il frumento non farà spiga e sarà miseria.

Allora Giuniola si mise a piangere per la pena di quel sospiro, e le sue lacrime si mutarono in  pioggia tepida e buona, così che il grano poté  far la spiga e imbiondire.  Al tempo della messe, la principessa si vestì da contadinella per seguire i mietitori, aiutandoli a far covoni, e gettare le spighe nella trebbiatrice. poi accompagnò i ragazzi che portavano il grano al molino, intrise con le massaie le mani nella farina e nell’acqua per impastare il pane. Che profumo quando fu sfornato, e che gioia serena nei volti! Anche Giuniola ebbe il suo pane, ma non lo mangiò, pensando di recarlo a Re Sole.

Re Sole

Il sovrano della luce accolse le tre reginette e ammirò il serto di rose: avvicinò una corolla all’orecchio e vi sentì un gorgheggio d’usignolo. – Il tuo dono è veramente meraviglioso, o Primavera!.       Tese la mano al ramo picchiettato di ciliegie mature che gli porgeva Fiammetta, se l’accostò all’orecchio e udì un trillo di bimbo, gioia eterna del mondo. – E’ cosa veramente deliziosa! .         Prese il pane bruno che Giuniola gli porgeva in umiltà, se l’appoggiò alla guancia, ascoltando a lungo, quasi assorto; poi disse sfolgorando: – Scelgo te, Giuniola: sarai sposa a mio figlio; e tu, Raggiodoro, non potresti avere compagna migliore.

simbolo

Il principe s’inchinò alla reginetta che, sorpresa, sgranava gli occhi glauchi; poi chiese al padre: – Che hai udito nel piccolo pane?.     Re Sole rispose: – Una preghiera.”     (Olga Visentini)

preghiera

congedo

“Ormai sei un piccolo uomo e fa proprio piacere discorrere con te. Il tuo sguardo chiaro e leale che non sfugge e non trema, e la tua stretta di mano ferma e vigorosa, rivelano l’animo tuo. Così, giovanissimo amico, ora vorrei confidarti una di quelle cose che ci diciamo fra noi, uomini già avanti negli anni, e maturi di esperienza. E anche se scuoti il capo, ascoltami ugualmente.

Forse ti hanno già insegnato che ogni uomo ha tre doni da custodire: la giustizia, la verità e la libertà. Non dimentichiamo che per difendere questi tre doni preziosi, molti uomini hanno sofferto e moltissimi sono morti. E nulla sembra più bello a te, come è stato per tanti anni prima di te, riparare un’ingiustizia, combattere la menzogna e liberare la schiavitù. Tutto questo nel nome della dignità umana di cui molte volte avrai sentito parlare.

Ma col tempo capirai sempre meglio e di più. E con gli anni, giorno per giorno, nascerà in te il senso di responsabilità delle parole e delle azioni. E vedrai che divenire adulto è proprio acquistare coscienza della propria responsabilità e della propria dignità.

Sii sicuro che l’uomo è sopratutto un cuore, un pensiero, una volontà.”

(il tuo maestro elementare)

Tempo d’estate

“Non è il calendario con i suoi appuntamenti alla luna e alle stelle, ad inaugurare l’estate; è il grano, il color nuovo della spiga, quell’oro verde che pezza la campagna e stacca dalle altre colture quelle a frumento e le fa splendere d’una gloria che nessun’altra ha così piena e perfetta.

La grandezza dei cieli senza macchia di nuvola, le vastità delle marine popolate di navigli, il verde folto delle foreste, i fiumi che camminano vasti e tranqilli, le montagne lanciate verso l’infinito, luccicanti di ghiacci eterni, non eguagliano lo splendore della spiga.

Nel grano che l’estate matura si fa concreta l’alleanza con Dio e l’uomo. Nel grano tutte le fatiche sono premiate, tutte le speranze sono raggiunte. Il lavoro, la pace, la carità, la gioia, il dolore hanno messo nella spiga di grano un sapore, un profumo, una sostanza vitale.

L’uomo verrà a cogliere questo frutto della terra con una tenerezza che non avrà per altri frutti, con amore, con una sollecitudine che non avrà per altre biade.

Mietendo il grano lo abbraccia; raccolto in covoni lo innalza sul carro come il trionfatore della stagione; trebbiandolo lo monda d’ogni impurità perchè splenda nella sua mano come l’oro d’una moneta. E sarà pane per i bimbi e per i vecchi, per le donne e per gli operai, per i saggi e per i meschini, per i ricchi e per i poveri.”  (R. PEZZANI)

periferia

“La periferia di sé”

E’ formata da ricchezze d’essere sentite come costitutive di sé, ma non così centrali come quelle che si trovano nel cuore di sé. Possono far parte della periferia di sé certi doni relazionali come l’amabilità, la sollecitudine, il senso dell’umorismo, certe capacità artistiche, manuali, intellettuali, certi doni d’azione come l’organizzazione, l’efficacia, ecc. Il fatto di vivere queste ricchezze dà soddisfazioni, meno dense però di quelle che provengono dalla messa in atto dei doni che fanno parte del cuore di sé. L’aspirazione a esistere diminuisce d’intensità man mano che si va verso la periferia dell’essere, di modo che se certi doni non vengono mai sfruttati in proporzione al potenziale disponibile, la persona non ne sente la mancanza.  (tratto da: “La persona e la sua crescita” PRH-Internazionale)