ANGELI e CUSTODI

“NON C’E’ ANIMA ALCUNA CHE NON ABBIA SU DI SE’ UN ANGELO GUARDIANO”

(Corano)

“IL SIGNORE MANDA I SUOI ANGELI SUL NOSTRO CAMMINO”

(Salmo 90)

“I LORO ANGELI NEL CIELO VEDONO SEMPRE LA FACCIA DEL PADRE MIO CHE E’ NEI CIELI.”

(Mt. 18, 1-5-10)

“Tu che abiti al riparo dell’Altissimo e dimori all’ombra dell’Onnipotente, dì al Signore: ” Mio rifugio e mia fortezza, mio Dio in cui confido.”

Egli ti libererà dal laccio del cacciatore, dalla peste che distrugge. Ti coprirà con le sue penne, sotto le sue ali troverai rifugio.

La Sua fedeltà ti sarà scudo e corazza; non temerai i terrori della notte nè la freccia che vola di giorno, la peste che vaga nelle tenebre, lo sterminio che devasta a mezzogiorno.

Non ti potrà colpire la sventura, nessun colpo cadrà sulla tua tenda. Egli darà ordine ai Suoi Angeli di custodirti in tutti i tuoi passi.”

(Salmo 90)

“Angelo sconosciuto, che non hai rivelato il tuo nome a Giacobbe dopo aver lottato con lui, ma gli hai dato il nome nuovo di Israele, vieni a lottare con me, insegnami l’esercizio della battaglia spirituale e dona anche a me un nome nuovo, il nome che tu leggi dal cuore stesso di Dio.”

“Angelo della liberazione dalla prova, spesso io non comprendo il mistero del dolore, spesso domando: “O Dio, perchè proprio a me”. Nei giorni della prova, nei giorni in cui non capisco il senso del mio dolore, mandami il Tuo Angelo, l’Angelo che fermò Abramo e gli ridiede Isacco; mandalo in tempo, o Dio, a sciogliere il mio dolore.”

il disincanto è astratto

ALBERTO BURRI

“Alberto Burri fu uno dei tanti prigionieri che, racimolati dagli americani sui campi di battaglia della Tunisia, vennero nell’estate del 1943 condotti a convivere nel recinto numero 4 del campo per prigionieri di guerra di Hereford, Texas, dove furono costuditi fino alla primavera del 1946. Così ricorda: “Dipingevo tutto il giorno. Era un modo per non pensare a ciò che mi stava intorno e alla guerra. Non feci altro che dipingere fino alla Liberazione. E in quegli anni capii che dovevo fare il pittore….Ricordo che continuavo a cambiar soggetti, a dipingere nuovi quadri e a cambiarli ancora, un’infinità di volte. Quello è stato il mio vero esordio di pittore, e non c’entrano le garze medicali, il sangue e le bruciature della guerra. Tutte storie.”

“Tutte storie.” Pare di sentirlo, questo artista dalla personalità schiva e tenacemente coerente, che ha segnato in maniera indelebile la cultura, e non solo l’arte, del Novecento. “Il più grande astrattista”, ebbe a definirlo Renato Guttuso. Pochi italiani, tra i quali certamente Giorgio Morandi e Marino Marini, possono vantare una rinomanza e un mercato internazionale tali da essere presenti nelle migliori raccolte d’oltreoceano. Pochissimi, poi, hanno intrapreso una ricerca tanto penetrante da lasciare un segno riconoscibile e unico, capace di influenzare le generazioni seguenti, ieri e oggi.

Nella sua ricerca “il più grande astrattista” lavorò sempre in solitaria, tranne nel 1950 quando aderì al Gruppo Origine, insieme con Ballocco, Capogrossi e Colla. Un’esperienza unica per la cultura italiana di quegli anni.

Dal cretto, dallo spazio bianco raffermo, ferito e venato dallo scorrere ineluttabile del tempo, ai rifiuti e ai materiali di recupero come sacchi o ferri, fino alle muffe: un’interpretazione, a firma di Alberto Burri, del segno cromatico che svanisce, dell’esistenza e della sua potenziale infinita autorappresentazione.

Tutte storie, nel disincanto estremo dell’artista capace di intuire, ma anche consapevole che tutto passa.

testo di Luigi Marsiglia

Non c’è amore solitario

incontro con un'altra persona
essere innamorato

“Che cosa è amore? Chiamo amore quell’esperienza intensa, indimenticabile e inconfondibile che si può fare soltanto nell’incontro con un’altra persona.

Non c’è quindi un  amore con una cosa astratta, con una virtù.

Non c’è amore solitario.

L’amore suppone sempre un altro e si attua in un incontro concreto.

Per questo l’amore ha bisogno di appuntamenti, di scambi, di gesti, di parole, di doni che, se sono parziali, sono tuttavia simbolo del dono pieno di una persona ed un’altra.

….Uno scopre d’essere innamorato quando si accorge che l’altro gli è divenuto, in qualche modo, più importante di se stesso. Per questo l’amore realizza qualcosa che potremmo chiamare un’estasi, un uscire da sé, dal proprio tornaconto: una sorta di estasi in cui io mi sento tanto più vero e tanto più autentico, tanto più genuinamente io, quanto più mi dono, mi spendo e non mi appartengo più in esclusiva.”

(card. Carlo Maria Martini)