Posts Tagged ‘ferite’

Respiro

“La vita scaturisce sempre da una ferita.  E’ l’amore.”

(Maria Zambrano)

Dio è un bacio

Gesù Bambino

“Dio quando ama

fa gesti molto umani.

L’uomo quando ama

fa gesti molto divini.

(Luigi Verdi)

rosa di natale

“Noi viviamo nell’avvenire

cioè nella speranza”

(Alessandro Manzoni)

Tiziano Vecellio

 (Che Dio baci le nostre ferite, i nostri giorni e ogni nostro inizio.)

AUGURI PER UN NATALE DI SPERANZA

a chi, senza paura, lascia cadere dalle sue mani

semi di amore e nuova vita!

halak (camminare/andare)

“Vado con faticosa leggerezza,

con paziente agilità,

con calcolata ispirazione,

porto la terra lontano

ed essa mi porta vicino a me

ed è lì che abbraccio la mia vita

è lì che darò un bacio ad ogni mia ferita.”

“….camminare, andare….come viandanti innamorati…

convinti che l’amore basta all’amore….”

(Luigi Verdi)

Considero valore

“Considero valore ogni forma di vita,

la neve, la fragola, la mosca.

ape

Considero valore il regno minerale,

l’assemblea delle stelle.

cosmo

Considero valore il vino finché dura il pasto,

un sorriso involontario, la stanchezza di chi

non si è risparmiato, due vecchi che si amano.

vero-amore-coppia_anziani

Considero valore quello che domani non varrà più niente

e quello che oggi vale ancora poco.

Considero valore tutte le ferite.

acqua

Considero valore risparmiare acqua,

riparare un paio di scarpe, tacere in tempo,

accorrere ad un grido, chiedere permesso prima di sedersi,

provare gratitudine senza ricordare di che.

generosità

Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord,

qual’è il nome del vento che sta asciugando il bucato.

vento

Considero valore il viaggio del vagabondo,

la clausura di una monaca,

la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

capinera nido

Considero valore l’uso del verbo amare

e l’ipotesi che esista un creatore.

Molti di questi valori non ho conosciuto.”

punto blù dell'universo

(Erri De Luca)

il disincanto è astratto

ALBERTO BURRI

“Alberto Burri fu uno dei tanti prigionieri che, racimolati dagli americani sui campi di battaglia della Tunisia, vennero nell’estate del 1943 condotti a convivere nel recinto numero 4 del campo per prigionieri di guerra di Hereford, Texas, dove furono costuditi fino alla primavera del 1946. Così ricorda: “Dipingevo tutto il giorno. Era un modo per non pensare a ciò che mi stava intorno e alla guerra. Non feci altro che dipingere fino alla Liberazione. E in quegli anni capii che dovevo fare il pittore….Ricordo che continuavo a cambiar soggetti, a dipingere nuovi quadri e a cambiarli ancora, un’infinità di volte. Quello è stato il mio vero esordio di pittore, e non c’entrano le garze medicali, il sangue e le bruciature della guerra. Tutte storie.”

“Tutte storie.” Pare di sentirlo, questo artista dalla personalità schiva e tenacemente coerente, che ha segnato in maniera indelebile la cultura, e non solo l’arte, del Novecento. “Il più grande astrattista”, ebbe a definirlo Renato Guttuso. Pochi italiani, tra i quali certamente Giorgio Morandi e Marino Marini, possono vantare una rinomanza e un mercato internazionale tali da essere presenti nelle migliori raccolte d’oltreoceano. Pochissimi, poi, hanno intrapreso una ricerca tanto penetrante da lasciare un segno riconoscibile e unico, capace di influenzare le generazioni seguenti, ieri e oggi.

Nella sua ricerca “il più grande astrattista” lavorò sempre in solitaria, tranne nel 1950 quando aderì al Gruppo Origine, insieme con Ballocco, Capogrossi e Colla. Un’esperienza unica per la cultura italiana di quegli anni.

Dal cretto, dallo spazio bianco raffermo, ferito e venato dallo scorrere ineluttabile del tempo, ai rifiuti e ai materiali di recupero come sacchi o ferri, fino alle muffe: un’interpretazione, a firma di Alberto Burri, del segno cromatico che svanisce, dell’esistenza e della sua potenziale infinita autorappresentazione.

Tutte storie, nel disincanto estremo dell’artista capace di intuire, ma anche consapevole che tutto passa.

testo di Luigi Marsiglia

Qui il tempo si è fermato

alle soglie dell'anima“Qui, alle soglie dell’anima…

qui, il tempo s’è fermato.

Non v’è più turbamento negli occhi,

né tensione, né stanchezza.

Vi è soltanto pace!

Non mi spaventano più le ferite e l’arsura,

la solitudine e il silenzio

e la congiura delle cose.

Tutto è fatto per farmi crescere, per non farmi morire.

Tutto è fatto per dare a me il mio volto:

unico e inconfondibile, prezioso e stupendo.

Sono venuta qui…

come ad un incontro con la vita.

Ora so, che non c’è più tramonto

quando lo sguardo vede insieme

la Terra e il Cielo,

quando il tempo si ferma

alle soglie dell’anima.

Si, adesso so, che è questo….

il sapore del mattino.”

(padre Odorico)

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