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Il metallo originario

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“Più vivo e più mi persuado che la distinzione fra gli uomini non ha per base né la patria, né la razza, né la politica, né la religione. Si può essere fratelli essendo socialisti, anarchici, cattolici, e magari moderati. E si può essere di due razze, anzi di due umanità distinte, appartenendo allo stesso partito e professando la stessa fede. C’è dentro di noi un metallo originario: quando è compatto e di nobile tempra dà in tutti uno stesso suono al quale dobbiamo conoscerci. Il resto, è un accidente, un caso.” (Virgilio Brocchi)

 

Voglio ancora…

“Domani, figlio mio, tutto sarà diverso.

L’angoscia uscirà per la porta di fondo

e la chiuderanno, per sempre,

le mani di uomini nuovi.

Regnerà il contadino sulla sua terra

-piccola ma sua-

fiorita al bacio del suo lavoro gioioso.

Non finiranno prostitute le figlie dell’operaio,

né quelle del contadino;

pane e vestito riveleranno il loro lavoro onorato;

le lagrime della famiglia proletaria si asciugheranno.

Domani, figlio mio, sarà tutto diverso.

Senza frusta, senza carcere,

né fucile che sopprimono le idee.

Camminerai per le vie della tua città,

senza paura, con i figli, la mano nella mano,

come ora io posso fare per te.

Non sarà il carcere né la guerriglia

a chiudere i tuoi anni giovanili come ha chiuso i miei;

non morirai in esilio con gli occhi spaventati,

anelando di rivedere i paesaggi felici della tua patria,

come è morto mio padre.

Domani sarà tutto diverso, figlio mio!

(E. Castro – Nicaragua)

Mezz’ora

“Mezz’ora…. sono trenta minuti;

e trenta minuti al giorno voglion

dire, in fin della settimana, senza

contare la domenica, tre ore di vita

di più; e in fin del mese, dodici ore;

ed in fine dell’anno, centoquaran-

taquattro ore guadagnate.

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Che cos’è una mezz’ora? E chi

non la perde?

Ma sempre nella vita, il tempo

che si perde è momento, il momento

presente; poiché nessuno può perdere

né il passato né l’avvenire;

nessuno può perdere ciò che non ha,

ciò che non possiede più o non

possiede ancora.

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Chi vuol fare buon uso della vita,

deve fare buon uso dei momenti;

non deve permettere che siano spre-

cati mai nemmeno i ritagli di tempo,

nemmeno le mezz’ore.”

M.P.PASCOLATO

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(Da – CORSO DI LETTURE PER GLI ALUNNI DELLA SCUOLA ELEMENTARE – 1966)

Miti

da “Testi Sepolcrali”

“Ti riferisco le quattro buone azioni che fece per me il mio cuore, per mettere a tacere il male. Realizzai quattro buone azioni sotto la porta dell’orizzonte.

  • Creai i quattro venti affinché ogni uomo potesse respirarli come il suo fratello. Questa è la prima buona azione.
  • Creai le acque delle piene affinché il povero potesse goderne come il potente. Questa è la seconda buona azione.
  • Creai ogni uomo simile al suo fratello. Non fui io a comandareche facessero il male, furono i loro cuori a non rispettare ciò che avevo detto. Questa è la terza delle mie buone azioni.
  • Feci in modo che i loro cuori non scordassero l’Occidente, affinché le offerte sacre potessero essere presentate alle divinità delle province. Questa è la quarta delle mie buone azioni.”

(da “Miti dell’Antico Egitto” a cura di Antonella Grignola; ed. Demetra, Bussolengo VR, 1996, p. 19)

 

 

 

Edera e scorza d’albero

“Ne l’animo infantile il grido del pezzente

entrò lama sottile:

si volse e umanamente dal labbro puerile

ei sorrise al dolente.

Non mai bocca d’infante sorrise con più amore;

e, tutto disiante:

“madre”, implorò (dal cuore una fiamma al sembiante

salia ch’era dolore)

“madre, dammi il denaro pel vecchio poveretto,

madre, dammi il denaro!”

E serenò l’aspetto, e gli occhi sfavillarono

quando nel pugno stretto

ebbe l’obolo: corse qual chi ad amar è presto,

e al vegliardo soccorse;

poi, con rapido gesto, le pargolette attorse

braccia al collo del mesto:

così, edera a scorza d’albero secolare

con amorosa forza

s’avvince; così appare, quando il vespro s’ammorza,

stella il cielo a schiarare.

“Nel suo pieno rigoglio, amerà la sua gente,

o madre, il tuo germoglio”,

disse il vecchio veggente. Un palpito d’orgoglio

il cor materno sente.”

(Carlo Malinverni)

Il risparmio

Poesia di  M.DANDOLO

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“Dice la sabbia fine in riva al mare

– Unisci granellino a granellino,

e avrai la spiaggia immensa

dove l’occhio si perde a riguardare. –

Dice una stella in cielo: – Che sono io?

Un lumicino. Ma con le sorelle

divento il firmamento,

lodo in eterno la bontà di Dio. –

E la formica dice: – Non è tutto

questo chicco che porto a casa mia!

Ma insieme ad altri chicchi

è la provvista per il tempo brutto. –

E in cuor all’uomo la saggezza dice:

– Tu spendi oggi la piccola moneta,

che un giorno, unita a mille,

potrà bastare a renderti felice.

Frena adesso un capriccio e un giorno avrai

un bene vero; chiudi nella terra

oggi un chicco soltanto,

e una spiga domani troverai.”

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Educare significa ferirsi

ERALDO AFFINATI   (Insegnante – Scrittore)

– TESTIMONIANZA –

Educare

“Dietro ogni adolescente, dietro ogni ragazzo diffcile c’è sempre una bellezza, un tesoro, una motivazione che noi dobbiamo scoprire. Dobbiamo accendere un fuoco dentro questi studenti per farlo divampare. Però è un lavoro che richiede impegno, forza, consapevolezza anche degli ostacoli che si trovano, perché non tutte sono storie belle.

Ci sono anche fallimenti, ci sono amarezze, ci sono momenti di sconforto e l’insegnante deve sapere che educare significa ferirsi. Ferirsi perché quando insegni ti devi mettere in gioco. Non puoi essere solo il depositario di un regolamento da applicare.

Educare vuol dire condurre mano per la mano il ragazzo lungo un’esperienza conoscitiva. E’ un percorso a ostacoli, lui si può rifiutare, ti può anche combattere. E tu devi essere amico, nel momento in cui condividi i suoi entusiasmi e le sue malinconie, ma devi essere anche maestro, cioè portarlo a capire che la libertà, per ogni persona, non consiste nel superamento, ma nell’accettazione del limite.

I ragazzi e la scuola

I ragazzi di oggi sono cresciuti in un vuoto dialettico, per questo non hanno ancora preso coscienza della loro identità e spesso non hanno senso del limite. Il loro smarrimento denuncia una crisi antropologica. Questi ragazzi hanno avuto una deflagrazione del desiderio. Tutto è possibile, tutto è accessibile. L’informazione? Vai su google e trovi tutto. Ma poi chi ti mette in squadra questo mare magnum, chi ti ristabilisce le gerarchie di valori?

La scuola ha questa responsabilità. Dobbiamo far amare di nuovo ai nostri ragazzi il processo conoscitivo. La scuola deve recuperare quello che un tempo si chiamava lo spirito critico.

La responsabilità della parola

Quando chiesero ad Albert Camus nei “Discorsi in Svezia” perché scrivi? Lui rispose: “Io scrivo in nome di chi non può farlo”. Quando lessi questa frase a 17 anni capii che la letteratura deve essere questo, deve parlare a nome di chi non può farlo.

Scrittore e insegnante sono custodi della parola. La responsabilità della parola è fondamentale sia per chi scrive che per chi insegna. Quello che dici e che fai in aula può incidersi in maniera indelebile nella percezione dell’adolescente. Le parole sono importanti. Se tu non hai un sistema verbale, come fai ad esprimere un’emozione? Quell’emozione resta un grumo emotivo, non si traduce in niente, in nessuna forma espressiva. Insegnare le parole è importante per condurre alla maggior età i ragazzi che hai di fronte.

Il futuro

La scuola italiana corrisponde soltanto in minima parte alla sua immagine mediatica. Vedo professori che non si limitano a svolgere il mansionario.

Esistono ragazzi e ragazze che sono spugne, pronte ad assorbire l’acqua che tu riesci a versare. La nostra provincia è vitale. Le metropoli sono piene di giovani attivi.

Per questo non dobbiamo mai soccombere alla brutalità e alla volgarità del nostro tempo, ma provocare un contagio, dando luce a quest’Italia più bella e più vera. Un’Italia che spesso non compare, che non viene rappresentata in Tv. Ma che esiste.

Ed è questa l’Italia in cui credo. Se non avessi fiducia in quest’Italia non entrerei in classe ogni mattina.”

 

(Sintesi dell’incontro “Osare passi nuovi”)

(Giornalino Fraternità di Romena – n° 3 – 2014)

Pieve di Romena - Arezzo

 

Chiamati dal futuro

“Il fiume comincia con la prima goccia d’acqua,

l’amore con il primo sguardo,

la notte con la prima stella,

la primavera con il primo fiore.”

(Primo Mazzolari)

Coppia di cigni

“Il futuro entra in noi molto prima che accada”

(Simone Weil)

“Il tempo vitale, il tempo vissuto,

non parte dal passato verso il presente

ma parte dal futuro verso il presente.

Il seme che cresce nei nostri campi

perché sviluppa ora le sue radici?

Perché c’è il tempo vivente

che lo chiama dal futuro,

e il grano che cresce

“sogna” la figura, la spiga,

che un giorno riuscirà a raggiungere

nella sua maturazione.

Il presente è una risposta

nella vita concreta, nel reale,

agli appelli che ci vengono dal futuro.”

(Giovanni Vannucci)

Nuova vita sul fiume Sile

Brani scelti dal libro:

“Il futuro ha un cuore di tenda”

di Ermes Ronchi

 

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