Posts Tagged ‘generosità’

Il pastorello povero

“La notte che nacque Gesù, gli angeli portarono l’annuncio ai pastori, e questi vollero andare subito a visitarlo. Ognuno prese un dono da offrire al Bambino. Ma uno di loro era poverissimo e non voleva andare perché si vergognava di presentarsi a mani vuote. Quando gli altri pastori vennero a saperlo, tanto fecero che riuscirono a convincerlo ad unirsi a loro. Arrivati alla grotta tutti si inginocchiarono poi cominciarono a presentare i loro doni. Il pastorello povero stava a distanza e osservava tutto, ma non osava avvicinarsi. Quando la Madre, Maria, lo vide gli fece cenno di accostarsi. Il pastorello si guardò intorno: gli altri erano abbastanza discosti, chiamava proprio lui! Allora si avvicinò tremante e Maria, con estrema tenerezza, gli depose il Bambino tra le braccia. Poi si mise ad aiutare Giuseppe a ricevere i doni dagli altri pastori.”

(Brano tratto dal Calendario di Frate Indovino – Mese di Dicembre 2018)

Le ali dei doni

La generosità

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“Dai poco se doni le tue ricchezze

ma se dai te stesso tu doni veramente.

Vi sono quelli che danno con gioia

e la gioia è la loro ricompensa.

Nelle loro mani Dio parla

e dietro i loro occhi egli sorride alla terra.

poveri

E’ bene dare se ci chiedono,

ma è meglio capire quando non ci

chiedono nulla.  E per chi è generoso,

cercar il povero è una gioia più grande

che donare poichè, chi è degno di bere

al mare della vita – può riempire

la coppa alla tua breve corrente.

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E voi che ricevete – e tutti ricevete –

non lasciate che la gratitudine

vi opprima

per non lasciar un giogo in voi

e in chi vi ha dato.

Piuttosto, i suoi doni

siano LE  ALI

su cui volerete insieme “.

(Gibran)

La Ninfea

Sull’onda della leggenda

“All’epoca in cui comincia questa storia la ninfea era solo una pianta acquatica dalle grandi foglie a forma di piatto. Il suo fusto, come adesso, era immerso nell’acqua, e le radici pescavano nel fondo fangoso dello stagno. Ma quella pianta non aveva fiori, e nessuno si fermava a guardarla ammirato come accade spesso ora.

Un giorno, però,  avvenne qualcosa di nuovo. Dal folto delle canne sbucò sulle rive dello stagno un povero uccellino stanco, che non aveva più la forza di volare. E dietro a lui, subito dopo, comparve un grosso gatto dai lunghi baffi e dalla coda ritta:un grosso gatto prepotente. Il gatto inseguiva l’uccellino. I gatti, in fondo, sono delle brave bestie anche loro, ma qualche volta si comportano molto male. E scommetto che non sanno di comportarsi molto male.

Quel gatto prepotente, dunque, inseguiva l’uccellino. Il poveretto, sforzando le alucce stanche, saltava da un ramo all’altro,da un sasso all’altro, ma presto non avrebbe più avuto la forza di a scappare. E il gatto si leccava i baffi con aria malandrina.

Tutti gli abitanti dello stagno guardavano inorriditi la scena. Anche la pianta acquatica, la grande ninfea dalle foglie piatte, guardava dal centro dello stagno, e avrebbe fatto qualunque cosa, pur di salvare l’uccellino.

La povera pianta raccolse tutte le sue forze e cominciò pian piano a spostare una delle foglie verso la riva. Si tese, si snodò, si allungò finché il suo gambo sottile glielo permise, ma non riuscì a spostarsi che di pochi centimetri.

L’uccellino, intanto, stava per cadere fra le grinfie del gatto.

Con un ultimo sforzo, però, si levò improvvisamente in un breve volo, cercando una via di scampo. E andò per sua fortuna a posarsi su una foglia della grande ninfea al centro dello stagno.

Il gatto ci rimane male. Poteva inseguire l’uccellino fra i giunchi e fra le canne, sui sassi e perfino sugli alberi, ma non poteva raggiungerlo dove era ora, al centro dello stagno.

Perché devi sapere che i gatti hanno una tremenda paura dell’acqua.

Decise di aspettare e si acciambellò sulla sponda. Ma l’uccellino spaurito non si muoveva dalla foglia di ninfea, che gli si era accartocciata intorno, come un nido comodo e sicuro.

Scese la notte, l’uccellino si addormentò; si addormentò il gatto sulla sponda. Ma la pianta vegliava, trepida e commossa, sul suo ospite gentile.

All’alba il gatto era stanco di dormire, ma anche di aspettare. Sbadigliò, si stirò, poi, cercando di tenere un contegno indifferente, se ne tornò a casa sua.

L’uccellino, riposato e felice, si levò a volo con un trillo.

Ma tornò subito dopo verso la grande ninfea, per cinguettare il suo saluto: – Arrivederci, grazie! E che il Signore ti benedica! –

Allora avvenne il prodigio. La benedizione del Signore scese dal cielo sull’umile pianta acquatica, e la pianta d’improvviso si adornò di un fiore meraviglioso, candido e grande come la sua bontà.”

(VITTORIA RUOCCO – Da “Un mondo in uno stagno”)

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(Immagine tratta dal web)

 

Solamente se…

“Se…

Se tu credi che un sorriso è più forte di un’arma

Se tu credi alla potenza di una mano offerta

Se tu credi che ciò che unisce gli uomini è più importante di ciò che li divide

Se tu credi che essere differenti è una ricchezza e non un pericolo

Se tu sai guardare il prossimo con un filo di amore

Se tu sai cantare la felicità degli altri e la loro gioia

Se tu puoi ascoltare lo sfortunato che ti fa perdere tempo e gli doni un sorriso

Se sai accettare la critica e ne trai profitto senza ritorcerla

Se sai accogliere e adottare un parere differente dal tuo

Se…

Se tu stimi che tocca a te fare il primo passo piuttosto che al tuo prossimo

Se lo sguardo di un fanciullo riesce ancora a disarmare il tuo cuore

Se tu puoi godere della gioia del tuo vicino

Se l’ingiustizia che colpisce gli altri ti fa reagire come quella che subisci tu

Se per te lo straniero è un fratello che ti viene proposto

Se tu sai donare gratuitamente un po’ del tuo tempo per amore

Se tu sai accettare che un altro ti renda servizio

Se sai dividere con gli altri il tuo pane e sai aggiungervi un po’ del tuo cuore

Se tu credi che un perdono arriva più lontano di una vendetta

Se…

Se tu rifiuti di battere la tua colpa sul petto degli altri

Se per te l’altro è sempre un Fratello

Se la collera è per te una debolezza e non una prova di forza

Se tu preferisci essere danneggiato piuttosto che fare torto a qualcuno

Se tu rifiuti che dopo di te sia il diluvio

Se tu parteggi per il povero e l’oppresso senza ritenerti un eroe

Se tu credi che l’amore è la sola forza di discussione

Se tu credi che la pace è possibile…

Allora ci sarà un mondo nuovo più bello e più umano.

(Autore ignoto)

 

(E la terra non sarà più a pezzettini)

Bambini Siriani

KAYLA MUELLER

Kayla Mueller

Grazie Kayla…per la Tua grande generosità,

per il Tuo esempio di amore e speranza,

per il Tuo grande sogno di Pace!

Il profumo del mirto

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“V’è chi dona gioia.

E’ come il mirto laggiù nella valle,

che sparge il suo profumo.

Dio parla attraverso le mani di costoro

e dietro i loro occhi egli sorride.” 

(Gibran Kalil)

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Detto con franchezza donare e donarsi non è di moda. Sembra un cedimento, una pericolosa scivolata quasi autolesionista. In un mondo di lupi, gli agnelli fanno una brutta fine! Se però si supera lo stato di intimidazione conformista che ci attanaglia, si riesce ad entrare in un altro pianeta, il pianeta della generosità e dell’altruismo, e si diventa altro da quelli che si era prima,decisi, semplificati, attenti, liberi dal potere altrui e dall’altrui riconoscenza, più seri e più ottimisti.

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E’ come aver piantato le radici di un albero nuovo, un albero che cresce dando ossigeno e vita e persino profumo. Questi nuovi “alberi” sono una benedizione di Dio per l’umanità. Egli infatti porta se stesso attraverso quel profumo di dolcezza e di tenerezza, uno dei tantimiracoli poco notati dalla massa, ma un miracolo di cui usufruiscono tutti.

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Cosa sarebbe l’esistenza senza quei mirti profumati?

Fa paura solo pensarci. Perché allora non tentare di diventare un po’ di più dei mirti profumati? Perché facciamo tanta fatica ad essere il sorriso di Dio per gli uomini? Dalla risposta a queste decisive domande dipende spesso la nostra e l’altrui felicità.” (da Vita Nuova -Trieste-)

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Chi non dà…

…non gode.

albero di mele quadro

“Un uomo mangiava un pomo così di gusto da non accorgersi che un bimbo lo stava a guardare. -Danne un boccone anche a me-, gli disse infine il bambino. – Deve essere ben dolce quel pomo!  Ma l’uomo continuò a mangiare, e non buttò via che il torsolo. – Con la sete che ho, – disse – se ne davo a te non mi sarebbe rimasto niente-.  Si asciugò la bocca col dorso della mano e se ne andò. Ritornò da quelle parti dopo molti anni. Era una giornata calda e aveva sete. Vide una bella pianta carica di pomi e sulla pianta un fanciullo.

albero di mele quadro

– Buttami un pomo, che ho sete. – Il bambino gli disse: – Vieni a prenderlo – L’uomo si alzò in punta di piedi ma i frutti erano una spanna più alti di lui. Allora con gran fatica andò a prendere un sasso e lo portò vicino all’albero per arrivare ai frutti. Ma i pomi erano ancora una spanna più in alto di lui. Prese un altro sasso, lo mise sul primo e si alzò, ma pareva che l’albero nel fratempo fosse cresciuto di un’altra spanna. L’uomo era disperato. Allora il bambino gli disse:

albero di mele

– Ricordi tanti anni fa? Proprio qui mangiavi un pomo e buttasti via il torsolo. Ma nel torsolo c’erano i semi. Dai semi è nata una pianta. – Ah, – disse l’uomo – allora la pianta è mia! – Prendila se è tua! – Sicuro che la prenderò! – E cavata un’accetta, cominciò a menar colpi sul tronco. Al rumore che faceva, un contadino saltò fuori da una casa vicina a vedere che succedeva. L’uomo, senza cessare di picchiare, gli raccontò ogni cosa.

albero di mele

– E dove lo prendeste il pomo che avete mangiato? – Da quel campo laggiù. – Allora, andiamo adagio, perché quel pomo l’avete rubato a me e la pianta è mia. – I due cominciarono ad azzuffarsi, e ne nacque una rissa così rumorosa e violenta che tutta la gente del paese vicino corse a vedere e ciascuno, per dare un giudizio, volle assaggiare di quei pomi. In breve la pianta fu scaricata d’ogni frutto. Non ne rimase che uno sul ramo più alto e l’uomo finalmente poté prenderselo.

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Lasciò che la gente se ne andasse e già si disponeva a mangiarlo, quando s’accorse che un bambino lo guardava. Allora gli disse: – Vuoi dare un morso anche tu?- Il bambino prese il pomo e a piccoli morsi se lo mangiò tutto. L’uomo lo guardava e non faceva nessun gesto per dirgli: – Ora tocca a me –

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Disse invece: – Io ne ho assaggiato un boccone, eppure solo a vederti mangiare, mi sono levato la sete. –

alberi di mele

– Perché – disse il bambino – si gusta più il boccone che si dà, che il boccone che si nega. –

Renzo Pezzani

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