Posts Tagged ‘genitori’

“Calling for Mommy”

“Mamma”, piange mia figlia quando è arrabbiata o dispiaciuta “mamma, mamma, mamma”. John Hart, blogger e scrittore gay di Toronto, proprio non riesce a capire perché sua figlia adottiva possa implorare l’aiuto della madre quando ha bisogno di “conforto e rassicurazione””. Hart, qualche giorno fa, ha affidato il suo sfogo alle pagine di uno dei più noti siti per genitori omosessuali maschi, dove spiega che la bambina sa benissimo che lui è il “daddy”, mentre il suo partner è il “papà”, e allora, si chiede “Da dove salta fuori la questione della mamma?”.

Nell’articolo dal titolo “Calling for Mommy”, il blogger riferisce che la bimba ha tre anni e ha vissuto con loro da quando aveva nove mesi e mezzo. “Immagino che non ricordi niente prima della padronanza del linguaggio, che la rende consapevole di quello che dice”.

Il papà omosessuale non riesce a darsi pace e ricorda così che anche lui da ragazzo ha potuto contare su una madre che ha incoraggiato i suoi interessi e ha provveduto a rassicurarlo quando ne aveva bisogno. “La cena può essere comprata” si legge nel pezzo, “ma queste qualità no”. Eppure, scrive convinto il blogger gay “conforto e rassicurazione non sono un monopolio delle madri, allora perché sembra chiamarne una?”

…Quello dei figli cresciuti all’interno delle coppie omosessuali è un fenomeno abbastanza recente, ma non mancano i primi studi che evidenziano tutta una serie di problematiche.

(Da “Deriva etica”; in “La Verità”, Milano,13 aprile 2017 p. 13)

 

L’amore è un’altra cosa

MAL D’AMORE

(di Valerio Albisetti – Edizione del 1994)

Quando gli uomini dominano le donne

“Esistono diverse ipotesi sul dominio maschile. Una teoria di tipo psicologico è questa: si pensa che attraverso il possesso il maschio manifesti un bisogno di rivalsa nei confronti della donna, che sente essere più dotata nell’ intuito, nella creatività, sopratutto nella capacità di procreare. Si può ben dire che l’uomo, inconsciamente, provi una profonda invidia e un timore reverenziale nei confronti del potere di procreazione.

Più recentemente altri autori hanno ipotizzato che il ragazzo che c’è interiormente in ogni uomo cerchi di respingere la madre, di negare l’attaccamento e la forte dipendenza che prova nei suoi confronti…Fa ciò rimuovendo tutto quello che sente come femminile dentro di sé e, ancor peggio, denigrando qualsiasi aspetto che egli consideri femminile. Il desiderio adolescenziale, quindi, di affermare la propria autonomia dalla madre continua ad influenzare per tutta la vita il comportamento dei maschi adulti.

D’altra parte, gli stessi genitori incoraggiano i figli maschi a controllare le emozioni, le figlie femmine ad esprimerle. Ai ragazzi viene insegnato, per esempio, che un eccesso di sensibilità non è degna di un uomo. I maschi spesso imparano che è loro consentita ua ristretta gamma di emozioni: l’agressività, la competitività, il dominio. Debolezza, confusione, paura, vulnerabilità, tenerezza sono concesse, in genere, solo alle ragazze. Un ragazzo che esibisca emozioni del genere verrà chiamato femminuccia. Oggi si cerca di evitare stereotipi, ma la maggior parte di noi è condizionata dal proprio vissuto infantile.

Gli uomini agiscono sotto impulsi trasmessi da generazioni e sono condizionati dai genitori e dalla società. Mi rivolgo alle donne: immaginatevi l’uomo della vostra vita negli anni in cui ragazzino, davanti al televisore a guardare un film. Tutti dipingevano gli uomini come esseri forti, freddi, privi di emotività, sempre controllati, senza paura. I sentimenti di intimità erano possibili con un vecchio amico piuttosto che con una donna. Ora capite perché, decidendo di diventare un “vero uomo”, il maschio scelga di assumere proprio quei ruoli che gli impediscono di confidarsi e di sperimentare una vera intimità con la donna che ama. Dominare una donna, secondo gli schemi classici, è sinonimo di virilità.

Oggi fortunatamente, viviamo in tempi di cambiamento, e il vecchio modo di vivere e di amare non funziona più. I maschi sono confusi. Vorrebbero cambiare. Negli ultimi dieci anni ho curato moltissimi uomini e posso assicurarvi che essi desiderano aprirsi, imparare a sentire profonde emozioni e ad esprimerle alle donne che amano, a non vivere il rapporto d’amore come possesso, dominio. Ma il processo di mutamento è lento e non facile.

Quando le donne dominano gli uomini

Anche le donne possiedono gli uomini, pur esprimendo il loro possesso in modo non evidente, non diretto. Due sono i casi più frequenti.

Nel primo la donna si comporta come una madre e tratta l’uomo come un bambino. Presume che lui non sappia badare a se stesso, si comporta con lui come nei confronti di un incapace al quale si deve organizzare la vita. Può darsi, a volte, che la donna abbia effettivamente ragione. Ma ciò non cambia il problema. Se tratta un uomo come un bambino, egli si comporterà come un bambino. Se è convinta che sia un incapace, egli rimarrà un incapace. Dunque la donna non si deve preoccupare di cose che egli dovrebbe fare da solo, non deve sgridarlo come se fosse uno scemo, non deve fare commissioni o lavori che crede lui non sappia fare, non deve sempre correggere o guidare. Certamente il motivo profondo che spinge la donna al ruolo materno con l’uomo che ama è quello di renderlo dipendente, di possederlo, come se nell’inconscio si dicesse: “Se avrà bisogno di me, lo potrò sempre controllare e difficilmente riuscirà a lasciarmi”.

L’altro caso di possesso femminile è il comportamento da bambina. Un atteggiamento del genere fa sentire gli uomini forti, importanti, responsabili. Abboccheranno certo  e può darsi che ne siano felici. Di fronte a questo atteggiamento di debolezza, di fragilità, l’uomo reagisce correndo in aiuto della donna.  Fa parte del gioco, “della bambina” mettersi in condizioni di rischio, in modo che l’uomo corra a salvarla. Forse la donna lo fa per mettere alla prova un uomo, per vedere se può contare veramente su di lui. Ma il più delle volte questo meccanismo nasconde il potere di controllo femminile sull’uomo.

Le conseguenze

Può darsi che all’inizio di un rapporto ci si senta felici, perché si sta “conquistando” l’amore del partner e il nostro impegno comincia a dare i suoi frutti. Dopo un po’ di tempo, però, il partner comincia a provare rancore. Nel caso in cui la donna si comporta da madre, l’uomo alla fine si sente castrato e pieno di risentimento verso la donna che non gli permette di prendere iniziative o di assumere responsabilità. Nel caso in cui, invece, la donna si comporta da bambina, viene a cadere il rispetto. L’uomo finirà per trattarla davvero come una bambina, non come la donna che è. Nello stesso modo, l’uomo che domina una donna ne soffoca la libertà e ne impedisce l’espressione della personalità. In tutti i casi ciò significa meno passione e meno vero amore.

L’amore non è possesso. L’amore è un’unione a condizione di preservare l’integrità personale reciproca. L’amore è un potere attivo dell’essere umano, un potere che annulla le pareti che separano l’uomo dai suoi simili, che gli fa superare il senso di isolamento e di separazione, e tuttavia gli permette di essere se stesso e di conservare la propria integrità. Nell’amore due esseri diventano uno, pur rimanendo due.

Smettere di possedere l’altro non vuol dire non aiutarlo e non dargli consigli. Ma se si assume il compito di cercare di risolvere i suoi problemi, lo si libera dalla responsabilità personale. In questo caso, una volta che gli sforzi in suo favore fallissero, la colpa non sarebbe mai sua.

Per staccarsi dall’altro, per smettere di possederlo, di controllarlo, è necessario svincolare il proprio ego da lui, dai suoi sentimenti e sopratutto dalle sue azioni e dalle loro conseguenze. E’ necessario lasciare che sia lui a occuparsi dei problemi che nascono dal suo comportamento. Non bisogna mai possedere un altro essere umano. Significa non rispettare la sua personalità, la sua individualità, la sua peculiarità.”

femminicidio

Forse mi sbaglierò a pensare che tanta violenza in famiglia può dipendere da un gran….“mal d’amore”.

Forse le cause saranno molto più profonde e oscure.

Voglio però credere che ” un amore vero e maturo”,

può ancora qualcosa.

Nella

GIORNATA MONDIALE  CONTRO  LA  VIOLENZA  SULLE  DONNE,

rendo omaggio ad

  OGNI DONNA VITTIMA DEL PIU’ FORTE,

e alle TRE SORELLE MIRABEL!

Furono assassinate da scagnozzi del dittatore della Repubblica Dominicana Rafael Trujillo il 25 novembre 1960. Dal 1980 la data divenne il simbolo del loro sacrificio: durante il primo Incontro internazionale femminista, in Colombia, quando la Repubblica Dominicana la propose in onore delle tre sorelle conosciute come Las Mariposas (Le Farfalle, ndr), uccise mentre andavano a trovare in carcere i mariti, prigionieri politici.Solo dopo un po’ di tempo molti Paesi si unirono nella commemorazione di questo giorno, attribuendogli valore simbolico di denuncia del maltrattamento fisico e psicologico verso le donne e le bambine. Il 17 dicembre 1999 l’Assemblea generale delle Nazioni unite, con la risoluzione 54/134, ha scelto la data del 25 novembre per celebrare la lotta contro la violenza sulle donne, in omaggio alle sorelle Mirabal”.

(Dal Web)

gioielli-di-carta

Il teorema dei 4 cantoni

“Per poter leggere i segni dei cambiamenti sociali di questi ultimi anni che ci trovano completamente spiazzati, specie di fronte ai giovani, occorrono delle chiavi di lettura ….”

“Anch’io ho le mie teorie. Non sono importanti e scientifiche come quelle di Galileo, ma hanno un loro dignitoso spessore. Una di queste si intitola: “Teorema dei quattro cantoni”.  In sintesi vorrei dimostrare, deducendo da esperienze molto convissute, quali sono i profondi cambiamenti che hanno caraterizzato gli ultimi trenta o quarant’anni della vita italiana. La chiave di lettura non è politica, sociologica, economica, ma pedagogica.

Annuncio i quattro cantoni:

4 –

La donna

Dalla seconda guerra mondiale in poi, è passata da angelo del focolare a persona investita a 360° nella vita e nelle vicende quotidiane. Le donne nella civiltà contadina erano sopratutto madri, partorienti infaticabili ed esaurivano tutta la loro vita attorno alle facende domestiche. Negli anni ’70 con le battaglie sui diritti e sulle pari opportunità la donna è passata dalle periferie sociali al centro, con tutte le conseguenze che comporta.

1 –

La televisione

E’ entrato pesantemente dentro le nostre case un ospite inquietante che nel giro di pochi anni da ospite si è trasformato in padrone. Ne stiamo dicendo peste e corna. E’ stata forse una delle scoperte più interessanti del secolo scorso, ma non riusciamo a collocarla negli spazi giusti, nei tempi giusti e con il giusto peso. Urge una riflessione generale, no viscerale e tanto meno ideologica. Nei dintorni della televisione, nel frattempo, ha preso piede tutto quello che oggi chiamiamo informatica: dal telefonino ad Internet, dal computer ai videogiochi. Arrivano segnali preoccupanti proprio dal computer. Renderebbero patologicamente dipendenti ragazzi, stregandoli o immergendoli full time nel mondo virtuale. Sarebbe molto più facile da vivere e molto meno impegnativo da affrontare. Vedi gli ultimi fenomeni denominati hikikomori.

2 –

L’adolescenza

E’ esploso da poco tempo questo fenomeno trasformando l’adolescenza dei nostri ragazzi da periodo breve ed elitario alla stagione più strategica. Se vogliamo fare un paragone di tipo naturalistico-ecologico: l’adolescenza è la primavera della vita. E’ entrata così a far parte delle nuove morfologie vitali la quinta stagione: infanzia, adolescenza, giovinezza, adultità, vecchiaia (cosidetta terza età). Ripeto : è un fenomeno nuovo e ancora non sufficientemente esplorato. Noi educatori abbiamo sempre parlato di seconda nascita senza applicarne le straordinarie e positive conseguenze. Oggi, facendoci del male, siamo più portati a discutere di branchi, di bullismo, droghe, discoteche, pornografia, violenza, strafottezza invece che goderci i figli come torrenti in piena, aquiloni coloratissimi, puledri scatenati, alberi giganteschi alla ricerca del loro pezzo di cielo e del loro sentiero centenario.

3 –

La crisi dei padri

E’ un mio pallino sul quale vado ogni volta picchiando la testa. Purtroppo trova sempre più conferme nelle cronache e nelle storie dei nostri giorni. Dentro la crisi dei padri non voglio dimenticare la terribile fragilità nella quale sopravvive l’intera famiglia. Se i padri fossero meno mammi, amanti, peter pan, babbi (non è un errore), padri part-time, ma capissero che l’adolescenza è il loro tempo e che la seconda nascita dei figli deve trovare sopratutto loro come protagonisti, ci sarebbero meno problemi e più serenità nell’intero quadro politico, sociale e scolastico, ricreativo e religioso. Ho usato un giochino dei miei tempi per farvi capire come sta cambiando il tessuto nel quale noi, senza accorgerci, collochiamo le vicende quotidiane. Se partiamo dai quattro cantoni per leggere quanto accade nella scuola, nella politica, nel tempo libero e nella famiglia abbiamo alcuni riferimenti in più non per spaventarci ma per progettare meglio il nostro domani.”

(Don Antonio Mazzi – 2009)

Quel cantiere…

….di energie e di speranze

di Pier Luigi Ricci

“Il pediatra e psicanalista inglese Winnicott diceva: “Il mondo andrà avanti finché ci sarà un adolescente a metterlo in crisi.” Mi è sempre piaciuta questa frase perché in un attimo infatti sposta l’accento da quello che noi possiamo dare e insegnare ai nostri giovani dietro l’idea che essi siano il nostro futuro, a tutto ciò che noi possiamo prendere da loro e costruire insieme a loro, in quanto essi rappresentano il nostro presente.

Ogni giovane infatti racchiude e rappresenta un universo in movimento, un bagaglio di risorse, un cantiere di energie e di speranze. E questo è vero anche quando ci provoca, anche quando non si riesce immediatamente a capire o a condividere ciò che pensa e ciò che fa.

Winnicott prosegue: “Dove c’è un ragazzo che lancia la sua sfida per crescere, là deve esserci un adulto pronto a raccoglierla. Non sarà sempre una cosa piacevole. Ma a livello profondo, nella fantasia inconscia, si tratta di una questione di vita o di morte per l’adolescente…e poi forse anche per quell’adulto.” Il mondo degli adulti muore fintanto che si rigira su se stesso. E fino a che continua a pensare di aver solo cose da insegnare ai ragazzi. Pensare che i giovani siano il nostro presente significa potersi mettere nella condizione di raccogliere quelle sfide e di percepirsi in cammino insieme a loro e in questo tragitto rivedere le nostre visioni, rinfrescare i nostri sogni, imparare i nostri significati.

Ma perché tutto ciò non sembri e non rimanga teoria vorrei sottolineare due cose. La prima è l’importanza della relazione.

 C’è relazione solo quando due soggetti, uno difronte all’altro si percepiscono alla pari, con uguale dignità. E quando si può riconoscere che l’altro di fronte rappresenta un’opportunità, un dono. Anche se ti mette in crisi. Anzi proprio perché ti mette in crisi. In quel momento entra in relazione solo chi pensa di sfruttare l’occasione e di prendere qualcosa di utile per sé e non chi pensa di essere lì unicamente per convincere e per controllare il conflitto.

Se in una relazione, forse per chiudere alla svelta la tensione, ti capita di usare troppo spesso il ruolo, hai perso, sei fuori dalla relazione. Il ruolo chiude il rapporto e va usato solo quando tensione e ansia hanno raggiunto livelli troppo alti. Credo che su questo punto ancora abbiamo tanto da camminare.

La seconda idea che vorrei proporre è quella della “scatola vuota”.

L’ho imparata da un ragazzo dal mio vecchio parroco che ogni tanto, facendo finta di non avere idee pronte e brillanti ci diceva: “Ragazzi queste mie stanze sono per voi, sono vostre. Io ci metto queste, un po’ di soldi se vi servono. E chiamatemi se avete bisogno….” Così, dopo i primi tentennamenti partimmo noi. “Sennò lui, si diceva, è uno che non fa niente.” E noi invece inventammo un sacco di cose. E siccome, erano nostre quelle idee, non si poteva neanche contrastarle.

La regola della “scatola vuota” è bellissima. L’ho sempre usata, imparando a metter su quella faccia da tonto, che poi non è cosa così difficile e poi aspettando. E i miei centri hanno sempre funzionato. Poi col tempo si cresce e ho capito anche che non era tanto una cosa tecnica, ma che poteva diventare uno stile di rapporto e uno stile educativo. E dico spesso agli educatori, ai genitori e a me stesso che non si tratta di “fare i tonti”, ma di essere semplicemente se stessi. Tanto ci sono giornate che lo siamo. Ed invece di fingere è molto meglio dire: “non so…tu che ne pensi?”

La presenza dei nostri giovani con noi non ci chiede scaltrezza e bravura, ma di essere veri. E se accettiamo questa sfida, davvero potremmo crescere insieme.”

Gazpacho pazzo

….ALL’ANITA!

gazpacho

Ingredienti:

– 1 cetriolo

– 2 bei pomodori

– 4 yogurt interi

– i mazzetto di prezzemolo

– spezie miste in polvere

– sale e pepe

gazpacho

1 – Pela il cetriolo

2- Taglialo a pezzi e privalo dei semi

3- Pela i pomodori La buccia si elimina facilmente immergendoli per 10 secondi in una pentola d’acqua bollente)

4- Taglia i pomodori a pezzi

5- Versa i 4 yogurt in una zuppiera

6- Aggiungi i pomodori e il citriolo a pezzi

7- Passali al mixer

8- Condiscili con il misto di spezie, il sale e il pepe

9- Lava il prezzemolo e dividilo in ciuffetti. Mescolalo al gazpacho

10- Mescola con cura il composto e mettilo in frigo per almeno due ore. Ve servito freddo.

gazpacho

Foto dal web!

Eh sì! Perché questo risultato fresco…per mamma e papà, Anita e nonna, l’hanno solamente desiderato!

O meglio…alla fine del lavoro, il risultato è stato….moltoooo caldo!

gazpacho

A dire il vero…eravamo on po’ perplesse e scettiche…incorporando i 4 vasetti di yogurt intero!

Ma, essendo una ricetta di CORINNE ALBAUT,

e volendo stupire mamma e papà con…”qualcosa di pazzo”,

molto seriamente e fiduciose, abbiamo cominciato ad eseguire alla lettera, le indicazioni della fantastica ricetta!

spezie miste

Ma… ad ogni assaggio…facevamo di quelle facce!

Manca sale? E via…col sale! Forse un po’ di peperoncino…ma no: peperoncino con lo yogurt…?!

Aggiungiamo prezzemolo, timo, menta, basilico fresco…e sale! Per Anita mancava sempre il sale!

– Nonna che dici dell’anguria? – Ma scherzi Anita…!!!

Ok per il gazpacho pazzo…ma gazpacho agrodolce?…che schifo!

spezie– Ma Anita, che dici se cambiamo ricetta e facciamo una torta salata…pazza?

– Va bene nonna, dopo l’aggiunta del sedano, dell’aglio e della cipolla…se proprio non ci piace…

passeremo a qualcosa di diverso!  E…. via col mixer, ormai stanchissimo di lavorare!

burro e formaggio

Burro e formaggio…farina e uova…

uova e farina

E fantasia….risate…e baci!

mixer

– Ma che forma diamo al gazpacho torta? – Che bello se riusciamo a fare la faccia di Hello Kitty!!!

torta rossa

– Dai proviamo! ….(E giù pomodoro)!!!

torta al pomodoro

Dopo mezz’ora circa di forno..il GAZPACHO PAZZO ALL’ANITA… era pronto per essere tagliato a quadrattini…

e servito per un’aperitivo  rigorosamente caldo!

P.S = MAMMA E PAPA’ hanno apprezzato….talmente, che sono stati fervorosi e generosi

verso i nonni che…da tre giorni, continuano a prendere l’aperitivo caldo

…prima dei pasti!

animazione

Anita e nonna aspettano commenti e ricette fantastiche…magari di gazpacho non pazzo!   

 

Beato il bambino

primo sorriso

Beato il bambino che inizia la vita incontrando un sorriso.

tanto amore

Beato il bambino che ha più attenzioni dell’auto pulita.

bimbo e cellulare

Beato il bambino che è circondato da tanto amore più che tante cose.

bimba e papà

Beato il bambino che non è guastato da eccesso di facilità.

capricci

eccesso di facilità

Beato il bambino che non è ubriacato dalla televisione e dalla pubblicità.

giocare in giardino

gioco libero

Beato il bambino che non è “asfissiato” ma può andare a giocare in cortile.

giocare in giardino

Beato il bambino che non è obbligato a leggere a tre anni, a ballare a quattro, a suonare a cinque, a essere campione a sei.

bambino prodigio

Beato il bambino che può essere un bambino.

grande troppo presto

Beato il bambino che può vivere e giocare da bambino.

gioco libero

giocare in giardino

Beato il bambino che si sente sussurrare alla sera prima di addormentarsi e al mattino al risveglio:

preghiera e affido

“Amore mio ti affido al buon Dio”

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: