Guccione

EMOZIONI SU TELA

..Quarantacinque anni di pittura indagano il mistero del mondo a partire dalla sua bellezza.

Riflessi sulla spiaggia
Riflessi sulla spiaggia

opera di Guccione

…Una bellezza che Guccione non ricerca nella straordinarietà, nel maestoso, nel fuori dal comune, ma in quel paesaggio dal sapore quotidiano che allo sguardo distratto dà l’impressione della calma piatta. Guccione è grande perché nella tavola del mare, nel volo delle rondini, nel cielo sereno ci mostra come la bellezza ci sfiori in ogni istante. “Il semplice vedere è già creare”, dice Gesualdo Bufalino.

Movimenti del mare
Movimenti del mare
Cielo sul mare
Cielo sul mare

E Dino Buzzati: “Il mistero indispensabile perché l’arte sussista, è di vari gradi e qualità…C’è un mistero di più difficile percezione, perché più sottile e profondo…L’importanza di Guccione è nel sentire i misteri, magari piccoli, delle giornate di sole. Non si sentono rumori. Tutto è quieto. La gente passa e non si ferma. Che cosa dovrebbe fermarsi a guardare? Eppure Guccione si ferma, dipinge la cosa, riesce a catturare quel sentimento meridiano delle periferie domenicali dentro cui sono confuse le amare risonanze della nostra vita quotidiana.”

Macchina nel paesaggio
Macchina nel paesaggio

L’arte di Guccione coglie l’uomo non nel suo profilo ma nella sua profondità, nella capacità di vedere e quindi di emozionarsi e di emozionare, di commuoversi e di commuovere. “A Guccione interessa l’assoluto” scrive Vittorio Sgarbi, che sbaglia quando lo identifica nella “percezione dello zero, il sapore del vuoto, la mancanza di finalità preordinate, versione aggiornata della natura romantica.” L’assoluto  di Guccione non è uno zero, ma l’invisibile che nella natura si manifesta e la natura sostiene. ….

Amore amore assai lungi volasti dal petto mio...
Amore amore assai lungi volasti dal petto mio…

….L’invisibile che sfugge alla macchina si offre all’occhio di chi guarda e lo appaga di stupore e gratitudine. Di sé dice Guccione: “Sono un pittore visivo non concettuale: tutto è registrato dall’occhio e l’occhio si fa tramite non solo del cuore ma dell’inconscio. Con il paesaggio ho un rapporto bruciante, eppure un’immagine può rimanermi dentro per anni, come è accaduto per il mare.” (testo di Giovanni Gazzaneo)

Grande riflesso sul mare
Grande riflesso sul mare 
Il grido della luna
Il grido della luna

Porto di Terra

Romena

Pieve di Romena

Piccola Oasi del Casentino

La Pieve

La Pieve

Pieve di Romena

Porto di Terra

Primavera a Romena

“Vieni, vieni

chiunque tu sia,

sognatore, devoto,

vagabondo, poco importa.

Vieni anche se

hai infranto i tuoi voti

mille volte.

Vieni, vieni

nonostante tutto,

vieni.”

(Giala’l Ad-din Rumi)

Romena

Silenzio incantato

Romena

“Teneramente l’eternità

diffonde l’amore

come la luna riversa i suoi raggi

sul mandorlo in fiore.

Romena

Teneramente l’eternità

porta la speranza

quando i nostri occhi

cercano nei suoi

una rotta sicura,

quando ti parla

con parole indifese

dal silenzio incantato.

Il mandorlo in fiore

Teneramente l’eternità

nutre la vita,

donando la luce di un’alba intatta

ai primi occhi che la guardano.”

Romena

UMILTA’

“Non ti vantare , perché non sei tu che porti

la radice, ma la radice porta te.”

(Rom 11.18)

Romena

Che dirVi Amici cari, in quest’Oasi di pace ho soggiornato tre giorni.

Ho trovato vero pane, affetto, casa…gioco.

Non so descrivere l’esperienza perché occorre viverla!

Vi lascio solo la canzone che più mi è rimasta nel cuore.

Paesaggi dell’anima

L’AVVENTURA DELLO SGUARDO

di Alberto Cesare Ambesi

“I paesaggi dell’anima si affacciano nel sogno o nella coscienza come se provenissero da punti diversi del tempo e dello spazio. perciò si dice che i paesaggi dell’anima somiglino alle voci di molti cori impegnati a confrontarsi e a rispondersi in un complesso comtrappunto. I paesaggi del reale, invece, potrebbero dirsi paragonabili al suono di un flauto, in lontananza, o ad un tempo di rondò intonato da un’intera orchestra sinfonica.

Gli uni e gli altri, in ogni modo, paesaggi dell’anima e paesaggi del reale, preferiscono giacere nel preconscio d’ogni individuo per amalgamarsi fra le pieghe della mente, in modo trasfigurato, o per fissarsi, in maniera ben distinta, fra le memorie del cuore.

Esemplare, in tale prospezione, il caso rappresentato dalle grandi cattedrali di Francia, quando appaiono chiamate a regnare sugli spazi aperti o soverchiare minuscoli villaggi, sembrando a volte vivide immagini appena discesce da un cielo autre, paradisiaco, e, altre volte, gigantesche concreazioni scolpite da misteriose forse della natura.

Tale esperienza emotiva e intellettiva si proietta con esiti spesso sorprendenti in tutte le forme delle arti. Non è forse vero, ad esempio, che una foresta dipinta da Jean-Baptiste-Camille Corot (1796-1875) pare appartenere all’interregno dove si distinguono e confondono il reame del vero e il reame dell’incantesimo?

Non è altrettanto vero che la prima delle Elegie duinesi di Rainer Maria Rilke (1875-1926), fin dall’esordio (“Chi, s’io gridassi, mi udrebbe / dalle celesti gerarchie degli Angeli?”), lascia intendere come, grazie a quest’opera, il lettore possa intuire la presenza e la consistenza di talune realtà sottili in grado di donare allo spirito umano sguardo e ascolto rigenerati simultaneamente nell’innocenza e nel sapere? Le medesime, variegate, “visioni” sono offerte dalla Seconda, dalla Terza, dall’Ottava sinfonia di Gustav Mahler (1860-1911).