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Paesaggi dell’anima

L’AVVENTURA DELLO SGUARDO

di Alberto Cesare Ambesi

“I paesaggi dell’anima si affacciano nel sogno o nella coscienza come se provenissero da punti diversi del tempo e dello spazio. perciò si dice che i paesaggi dell’anima somiglino alle voci di molti cori impegnati a confrontarsi e a rispondersi in un complesso comtrappunto. I paesaggi del reale, invece, potrebbero dirsi paragonabili al suono di un flauto, in lontananza, o ad un tempo di rondò intonato da un’intera orchestra sinfonica.

Gli uni e gli altri, in ogni modo, paesaggi dell’anima e paesaggi del reale, preferiscono giacere nel preconscio d’ogni individuo per amalgamarsi fra le pieghe della mente, in modo trasfigurato, o per fissarsi, in maniera ben distinta, fra le memorie del cuore.

Esemplare, in tale prospezione, il caso rappresentato dalle grandi cattedrali di Francia, quando appaiono chiamate a regnare sugli spazi aperti o soverchiare minuscoli villaggi, sembrando a volte vivide immagini appena discesce da un cielo autre, paradisiaco, e, altre volte, gigantesche concreazioni scolpite da misteriose forse della natura.

Tale esperienza emotiva e intellettiva si proietta con esiti spesso sorprendenti in tutte le forme delle arti. Non è forse vero, ad esempio, che una foresta dipinta da Jean-Baptiste-Camille Corot (1796-1875) pare appartenere all’interregno dove si distinguono e confondono il reame del vero e il reame dell’incantesimo?

Non è altrettanto vero che la prima delle Elegie duinesi di Rainer Maria Rilke (1875-1926), fin dall’esordio (“Chi, s’io gridassi, mi udrebbe / dalle celesti gerarchie degli Angeli?”), lascia intendere come, grazie a quest’opera, il lettore possa intuire la presenza e la consistenza di talune realtà sottili in grado di donare allo spirito umano sguardo e ascolto rigenerati simultaneamente nell’innocenza e nel sapere? Le medesime, variegate, “visioni” sono offerte dalla Seconda, dalla Terza, dall’Ottava sinfonia di Gustav Mahler (1860-1911).

 

STORIA POSSIBILE

“Appare chiaro che una civiltà può morire di povertà, ma anche di ricchezza, e che muore sempre di stupidità, il cui volto più espressivo è dato dalla voglia di potere di chi vuole stare sopra tutti e non insieme a tutti, condividendo sorte umana e storia possibile”. (Vittorino Andreoli da “L’uomo di vetro”)

Come si sa il popolare psichiatra è anche un fecondo scrittore, che si rivela spesso uomo acuto, originale e sofferente con accenti di accorata partecipazione alle vicende umane. Nel libro citato Andreoli insiste sul valore della fragilità come elemento unificante di umanizzazione della vita e condanna con dure invettive gli uomini di potere, ritenuti sommamente nefasti a sé e agli altri, veri nemici della vita.

Un tanto per capire questa sua riflessione sulla fine di una civiltà, che di sicuro viene procurata dalla mancanza di mezzi e risorse, ma pure dalla ricchezza usata male, non per vivere meglio insieme quanto per godersela per conto proprio. Più volte nel suo libro usa la parola “stupidità”, legandola ad atteggiamenti umani immaturi, scarsamente o per nulla rispettosi dei diritti degli altri e spesso ostili ad uno sviluppo più giusto della distribuzione dei beni. Si tratta di una patologia tipica di chi non coglie il limite della sua ed altrui condizione umana e punta sulla finzione di una vita invincibile e da potente della terra, credendo di così poter immortalare la sua figura umana e di sottrarla al decadimento e alla morte. Non quindi accanto a tutti a condividere sorte e storia possibile, ma sopra, alla disperata ricerca di un primato del comando e della determinazione del destino, che in qualche modo lo priverebbe della debolezza e della fatica di vivere. Andreoli definisce stupida questa commedia, che si trasforma in dramma, perchè è da questi individui che da sempre provengono le maggiori sciagure dell’umanità.

……Scoprirsi fragili è perciò bellissimo, rafforza la voglia di vivere in compagnia, dando a ciascuno la misura giusta per vivere sano di mente, accorto ed attento a quanto avviene attorno a sé disposto a dare e non solamente a depredare.” (da “L’intervallo”; in “Vita Nuova”, Trieste, 4 luglio 2008, p.2)

La Compagnia Teatrale MOMIX è un vero esempio di…. STORIA POSSIBILE!

l’Insegnamento

 voci che giungono...

l'individuo sente

“Un individuo sente la voce (dell’Insegnamento) che giunge dal mondo

come un tutto unico, attraverso il cinguettare degli uccelli,

il muggire delle mucche, le voci e il

tumulto degli esseri umani;

attraverso tutte queste cose,

l’individuo sente la voce di Dio.

(rabbino Kalonymus Kalman Shapira)

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